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Le madonne del cemento

tavfiAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ovunque abitiate, se venite a  sapere che sta per arrivare in visita pastorale  la ministra De Micheli, datevela a gambe, perché come una  funesta dama dell’apocalisse, a dispetto del suo fare giulivo e brioso, è portatrice di sicura rovina.

Abbiamo avuto un saggio di quello che ci può succedere guardando alla sua apparizione in veste di madonnina del cemento a Firenze, intenzionata a seppellire la città del Giglio sotto una colata  e voi dentro a un pilone, come da tradizione.

Accolta trionfalmente dal sindaco Nardella, ha dato nuovo vigore all’asse Firenze-Bologna, che l’immaginifico successore del sindaco d’Italia vuole realizzare compiutamente con una candidatura olimpica nel 2032: eh si perché il sogno visionario del garrulo primo cittadino e della sua partner nell’inarrestabile tandem è proprio quello:   “l’idea delle Olimpiadi a Firenze e Bologna non è nuova  e non è una boutade velleitaria“, dice l’eterno n.2,  Nardella parlando di un progetto “che può essere realizzabile concretamente e sostenibile, in due città che rappresentano in pieno il meglio del made in Italy”, a dimostrazione che “non dobbiamo avere paura e che dobbiamo pensare in grande …Quando Firenze ha puntato oltre i suoi confini, ha pensato in grande, da Brunelleschi a La Pira, ha sempre avuto successo”. Non è certo la prima volta che si spaccia un grande evento costoso, inquinante, oggetto di azioni speculative e di corruzione, come la ricetta infallibile per reperire risorse pubbliche stanziate grazie all’eccezionalità dell’occasione e alla immediata trasformazione di una ipotesi insensata in emergenza da fronteggiare con fondi e misure eccezionali. E chissà magari Nardella, come altrove Sala o Ghedina, metterà in calendario la regimazione dell’Arno e il consolidamento dei suoi fragili argini.

Ma intanto la Ministra – della quale abbiamo appreso che si avvale dei servizi, secondo lei a titolo gratuito di un manager in veste di gran suggeritore di priorità, quel Moretti della strage di Viareggio, quello che ha consolidato la gestione iniqua delle ferrovie italiane, promuovendo gli interessi dei ricchi, che viaggiano in limousine e aereo personale ma sono dentro alle grandi cordate dei tunnel, dei buchi, delle vertiginose velocità, penalizzando i poveracci, pendolari e viaggiatori del Sud, dove la capitale europea della cultura è estromessa dalle direttrici di traffico – si è impegnata in previsione della chimera olimpica.

E vuol dimostrare di fare meglio perfino del Giglio renziano o dell’imbelle successore nel quale si erano riposte speranze per via del marasma che albergava nella sua testolina ricciuta e dell’inclinazione all’entusiastico assoggettamento del suo movimento. Promettendo di tornare entro fine anno  per discutere con le “parti sociali” delle questioni infrastrutturali presenti nel Patto per lo sviluppo, sottoscritto dal presidente Enrico Rossi con i sindacati e le categorie economiche della regione, ha garantito investimenti miliardari per l’Alta velocità, da quelli necessari per imprimere un’accelerazione alla Tav Torino-Lione fino alla ripartenza dell’Alta velocità tra Brescia e Padova e alla festosa conclusione del sottoattraversamento ferroviario in città,  insieme al completamento del corridoio tirrenico, della Grosseto-Siena, alla realizzazione delle estensioni della tramvia fiorentina e allo sviluppo del sistema delle ciclabili.

E infatti si legge che la ministra si è detta impressionata nel vedere con i propri occhi quanto già sia stato fatto, affacciata sull’intero primo piano della stazione sotterranea dell’alta velocità già costruito, dichiarando che “questa non è solo un’opera in stato avanzato, ma molto avanzato“. E “le opere in stato avanzato vanno avanti…. A questo fine, stiamo lavorando insieme ai 5Stelle per definire le nuove opere perché la cura del ferro per la salvaguardia dell’ambiente e la mobilità delle persone è una delle priorità del governo“. Ecco, già i 5stelle avevano dimostrato di non saper dire no a un alleato che ai creduloni pareva proprio il peggiore, per via di modi inurbani, di sbruffonate incresciose, di istinti animali lasciati liberi di esprimersi. Invece nel nuovo sodalizio così ben visto da chi preferisce il politically correct al buon governo  ha la meglio un’indole molto umana, quella dell’avidità, della dissipazione, dell’accumulazione distruttiva che nella giungla non hanno dimora.

E dato che le opere sono avanzate, come con il Mose, la metro romana, la Torino-Lione, non si può né si deve tornare indietro anche se quello dei cantieri fiorentini della Tav è un “problema tutto italiano, tipico del nostro Paese e del nostro sistema di appalti pubblici. Un caso emblematico che non ci fa onore” a detta perfino di Cantone quando era in forza all’Anac, quando volle ripercorrere  i guai del grande appalto   vinto dalle cooperative rosse, con una programmazione “come al solito carente“, un aumento contrattuale molto elevato che ha comportato “enormi ritardi”, un contenzioso “rilevante, con 300 milioni di riserve, ancora non riconosciuto ma comunque pesantissimo” e, non ultima, la “difficoltà ad interfacciarsi con i cittadini” con le istituzioni locali, in primis Comune e Regione che sulla trasparenza continuano a fare orecchi da mercante. O anche un concentrato di illegalità, come diagnosticò  la Procura di Firenze, sequestrando i cantieri e procedendo all’arresto  dell’ex presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti, già presidente della Regione Umbria in quota Partito Democratico insieme ad altri con accuse che vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione, dalla frode, al falso e truffa in accordo con i clan casalesi interessati dallo smaltimento dei rifiuti.

Ma c’è anche un altro aspetto “morale” che riguarda la vocazione dell’opera costosa per i bilanci pubblici, dannosa per l’ambiente e la qualità di Firenze città d’arte (il tracciato sfiora e passa sotto la fortezza Basso) ma soprattutto inutile, se si pensa che addirittura l’Università di Firenze ha prodotto un approfondito studio che dimostra come un passante di superficie, e non sotterraneo, consenta all’Alta velocità di attraversare la città spendendo un quarto e rafforzando il trasporto pendolare.

Perché allora si è compiuta questa scelta se non per confermare il destino di una città dalla quale vengono espulsi i cittadini ( dagli anni ’90, i residenti di cittadinanza italiana sono stati progressivamente sostituiti da cittadini stranieri, e non quelli a basso reddito, molesti e dunque irricevibili per il che alle rimostranze dell’Unesco in merito rispose proibendo il kebab e i le merci dei vu cumpra’, no, si tratta di ospiti esteri e city users – “fruitori” o “utenti” – poco interessati a investire nell’abitare di lungo periodo in città che hanno cambiato il volto della città insieme alle multinazionali del turismo, alle grandi firme, alle imprese immobiliari alle prese con la conversione del tessuto abitativo in albergo diffuso o in terziari, tutti senza “voto” ma con potente facoltà lobbistica, la popolazione ideale dunque per governare senza problemi.

Gli stessi cui è dedicata idealmente l’altra grande opera iniziata e che si deve concludere per forza, quell’ampliamento dell’aeroporto, che in occasione del pellegrinaggio ministeriale è stato pudicamente definito  “la questione della messa in sicurezza dell’infrastruttura”, per nasconderne la superfluità criminale sotto la parvenza della necessità di dotare la città di un’aerostazione sovradimensionata rispetto alle previsioni del traffico aereo, inquinante e che esercita una tremenda pressione sul territorio e incompatibile con altri insediamenti e attività, pensata per appagare gli appetiti di corrotti e corruttori o di chi vuole a tutti costi diventarlo.

Gli stessi in corsa per un’altra iniziativa altrettanto infame, lo stadio voluto da Della Valle e pagato da noi che la stampa alla presentazione del progetto descrisse come un monumento del Rinascimento,  un tempio sopraelevato “che ci permetterà di superare i limiti”,  davanti al quale “Tokyo in confronto sembrerà Sorgane, per via dell’aria molto sexy” di quell’arena, che richiederà la demolizione, la bonifica e lo smaltimento di milioni di metri cubi di costruzioni esistenti, l’acquisto dell’area di Unipol (a vedere il nome sappiamo che non sarà a prezzi stracciati), la costruzione del nuovo mercato all’ingrosso spostato dall’area prescelta. Quindi i turisti  che visiteranno la periferia nord ovest fiorentina e che secondo la stessa stampa avranno “lo stesso sguardo sognante che indossano (sic) quando passano su Ponte Vecchio”, si troveranno davanti quella che si chiamerà  la Cittadella Viola, con stadio, mega-outlet, uffici e attività varie, il nuovo Mercafir, il nuovo aeroporto, il Polo universitario, il costruendo inceneritore di Case Passerini, più le attività e i supermercati esistenti o di progetto, “ognuno di questi grande attrattore di traffico”, tutte funzioni gravanti sul principale ingresso dall’area metropolitana verso Firenze, quel nodo di Peretola già attualmente e sistematicamente congestionato.

A speriamo che non piova sul bagnato o peggio, che nevichi, con l’esperienza del grande consigliori della ministra bisognerebbe muovere la protezione civile per portare il tè caldo e le coperte ai forzati delle partite prigionieri della modernità.

 

 

 

 

 

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One response to “Le madonne del cemento

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