Ogni giorno accade qualcosa di nuovo, le speranze di pace traballano  come funamboli sulla corda, ma tutti i giorni, in un modo o nell’altro abbiamo la dimostrazione del ruolo nefasto che l’Ue ha sui Paesi e sui popoli che ha azzannato con i denti aguzzi delle oligarchie finanziarie. Ogni giorno una nuova ipocrisia, una nuova follia o, nel migliore dei casi, una nuova banalità, illumina il desolato mondo in cui viviamo, la marginalità rituale della democrazia, le narrazioni apocrife del potere. L’ultima trovata è quella delle sanzioni contro il ministro della sicurezza di Israele, Itamar Ben-Gvir, per i maltrattamenti inflitti a membri della flottiglia che cerca, sia pure in modo dilettantesco, di portare aiuto alla popolazione di Gaza. E perché solo un ministro e non il capo del governo di Tel Aviv come sarebbe logico e doveroso, tanto più che questo personaggio è essenziale alla sopravvivenza di Netanyahu? Dopo aver fornito armi e copertura politica alla pulizia etnica, dopo aver, sia pure informalmente, disubbidito al giudizio della Corte internazionale che aveva condannato Bibi per genocidio, ordinandone l’arresto, adesso si fa finta di reagire al modus operandi del governo israeliano, cercando di salvare capra e cavoli, prendendosela solo con un ministro.

Contemporaneamente assistiamo al giubilo di un ceto politico brussellesco di infimo ordine e anche dei governi di alcune capitali, per gli attacchi terroristici, formalmente attribuiti all’Ucraina, ma chiaramente orditi dalla Nato contro la Russia. E con il pretesto di una guerra e di un appoggio al regime nazista di Kiev si aumenta in maniera folle la bolletta energetica che, ovviamente, pesa sempre di più sulle spalle dei ceti popolari. Risparmiare carburante, abbandonare l’auto, vivere una vita da topi di quartiere, pagare bollette altissime per energie presunte rinnovabili che tuttavia sono al tempo stesso insufficienti, inefficienti e straordinariamente costose. Ma bisogna salvare il pianeta, spendendo un po’ di nostri soldini per pagare un apparato propagandistico e soprattutto bisogna salvare le oligarchie di comando che sono di fronte al loro spettro più grande, ovvero la caduta tendenziale del saggio di profitto. Non è qui il caso di illustrare come la causa prima delle guerre che vediamo esplodere a ripetizione (così come quelle del XX° secolo) sia proprio la progressiva diminuzione della remunerazione produttiva, per cui si cerca da una parte la distruzione al solo scopo di ricostruire e quindi di riaccumulare capitale, dall’altra di allestire  artificialmente occasioni di investimento che possano riempire le casse dei potenti sulle spalle dei cittadini. La saga del cambiamento climatico è appunto uno di questi pretesti, così come lo è la costante riedizione di emergenze che servono a militarizzare la società e a renderla meno libera, anzi di fatto sotto ipnosi.

Stiamo combattendo contro un progetto fallito che ha assunto in pieno le stigmate del neoliberismo, nella quale l’economia non è più vista come uno strumento per il benessere generale, ma come  strumento di arricchimento per pochi e basato esclusivamente sulla crescita e sulla cosiddetta competitività che è poi quasi esclusivamente dovuta ai blocchi salariali. Ma tutto questo ha funzionato fino a quando il meccanismo produttivo ha potuto godere di energia a basso costo, adesso tale  logica è stata buttata alle ortiche dalla guerra per procura in Ucraina e dalle sanzioni che si sono rivelate letali per chi le ha imposte.  Così si naviga nel buio con il tentativo di risalire la china attraverso la costruzione di armi e il razionamento delle risorse energetiche che è nel nostro futuro prossimo venturo. Le riserve di gas sono ora appena un po’ sopra il 32% e prima dell’inverno bisognerà portarle di nuovo al 90%, con spese stratosferiche visti i costi che gli Usa ci impongono. Così si sta pensando a un piano per produrre gas dal letame, un’altra delle tante illusioni che attraversano un milieu politico, senza bussola, senza idee, senza alcuna autonomia.  Oddio a guardare la corruzione che esiste sull’asse Kiev – Bruxelles e ad esaminare tutti i provvedimenti che vengono presi non perché utili, ma sulla spinta delle lobby, si direbbe che di materiale da trasformare in gas ce n’è molto, ma il procedimento è lento e per giunta costoso. Si tratta di un’ennesima narrazione volta a farci vivere in una situazione di guerra. E nella speranza di mettere a tacere la voce della ragione.