Oggi Putin è arrivato a Pechino e questa è la migliore smentita di ciò che la peggiore stampa europea si sta inventando sul vertice con Trump. Secondo il Financial Times, un giornale di riferimento per il globalismo, Xi Jinping avrebbe detto a-Trump che il presidente russo Vladimir Putin potrebbe finire per pentirsi dell’invasione dell’Ucraina. Naturalmente si tratta di assurdità all’inglese: perché mai Xi avrebbe dovuto fare un commento negativo sul leader del più importante alleato della Cina e per giunta al leader del suo più feroce nemico? Tutto questo è privo di senso e oltretutto anche di fonti degne di questo nome ed è stata recisamente negata dalle autorità cinesi, ma si tratta di un’azione di disturbo programmata per l’arrivo di Putin: seminare sfiducia tra alleati “ostili” attraverso storie false è uno strumento ben noto della strategia statunitense del “divide et impera”.
Del resto il Financial Times ha stretti legami con i servizi segreti britannici ed è di proprietà della giapponese Nikkei Inc., un conglomerato mediatico noto per i suoi intimi rapporti con il governo e le industrie giapponesi. Il suo generale orientamento anti-cinese deriva proprio da questo. Ma ci si è messa anche la Reuters a fare guerriglia in vista del vertice tra Cina e Russia: in un articolo in cui si citano “alcune fonti” che sarebbero poi tre non svelati servizi in di intelligence europei, le forze armate cinesi avrebbero addestrato segretamente circa 200 militari russi alla fine dello scorso anno e alcuni di loro sarebbero poi tornati a combattere in Ucraina. Ora perché mai questi scambi tra eserciti che fanno parte di due Paesi che intrattengono una “partnership strategica globale” dovrebbero rimanere segreti, quando invece in altre alleanze, vedi Nato sono all’ordine del giorno? In realtà la Reuters , come si evince dall’articolo, vorrebbe insinuare che siano stati i cinesi ad addestrare i russi all’uso dei droni. Ma se quegli addestramenti riguardavano davvero i droni, è molto probabile che siano stati i russi, forti di una maggiore esperienza pratica nell’impiego di queste armi in combattimento, ad addestrare i soldati cinesi, non ancora messi alla prova sul campo.
Del resto qualcosa ci si deve pure inventare di fronte all’evidente fallimento dei colloqui tra Cina e Usa, soprattutto per il fatto che Trump è rimasto deluso nella sua aspettativa o per meglio dire illusione di indurre Xi a dargli una mano. Lo spettacolo è stato quasi comico con The Donald che ha adulato Xi Jinping, elogiandolo come un grande leader, come del resto fa con Putin e persino con Kim Jong-Un. Ma questa volta le sue lusinghe non sono state ricambiate. Al contrario, il leader cinese gli ha detto la verità : haa affermato senza mezzi termini che gli Stati Uniti sono una potenza in declino. Trump, ovviamente, ha abilmente ribaltato la situazione, precisando che la cosa si riferiva all’America di Joe Biden, non alla sua. In realtà, l’America era una potenza in declino ben prima della presidenza del vegetale di Biden che era solo un sintomo di questo declino. La realtà è amara: l’Iran ha dimostrato che gli Stati Uniti non sono in grado di proteggere le proprie dipendenze nel Golfo. Tale protezione, peraltro, era un quid pro quo per il sistema del petrodollaro, che è la chiave per mantenere solvibile il governo più debitore del mondo. Questo sistema si sta ora sgretolando. E Trump non sa più che fare perché anche attaccando di nuovo e selvaggiamente, ormai questa è la realtà: le monarchie del Golfo si stanno rivolgendo ad altri Paesi per proteggersi dall’Iran; le merci vengono ora quotate in valute diverse dal dollaro; gli Stati Uniti stanno concedendo ingenti prestiti agli Emirati Arabi Uniti, in difficoltà finanziarie, per impedire loro di vendere titoli statunitensi a sconto; il Tesoro ha iniziato ad aumentare i tassi di interesse sui nuovi titoli, il che significa che gli Stati Uniti pagheranno di più ai creditori e di meno ai clienti per mantenere a galla l’intero sistema.
Non c’è soluzione: se Trump decidesse di agire con tutte le sue forze, l’Iran avrebbe probabilmente la capacità non solo di distruggere l’intera economia del Golfo, ma anche di rendere la regione inabitabile colpendo gli impianti di desalinizzazione. Ciò scatenerebbe una depressione globale, se già non ci siamo dentro. La cosa migliore sarebbe chiudere la partita anche di fronte a una sconfitta parziale prima che tutto precipiti.


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