Annunci

Archivio dell'autore: ilsimplicissimus

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come.

Ceta, ovvero il Ttip nascosto che condanna a morte la nostra agricoltura

23Alla fine dell’agosto scorso ho scritto un post avvertendo che con il Ceta tra Canada ed Europa, si voleva attuare il Ttip in forma surrettizia e indolore, permettendo alle oligarchie europee di bypassare  la massiccia avversione contro il sedicente trattato commerciale che si voleva stipulare con Washington, senza tuttavia rinunciare alla natura politica di natura reazionaria e antidemocratica che si voleva attuare.

Nulla da allora è cambiato se non il fatto che adesso il Ceta arriva all’approvazione dei parlamenti nazionali senza una visibile opposizione popolare e decretando il successo dell’operazione cavallo di Troia che è stato imbastita dalle oligarchie brussellesche. Innanzitutto il trattato commerciale con Ottawa, ha gli stessi contenuti di quello che si voleva fare con gli Usa: anch’esso contempla la facoltà delle grandi imprese di fare causa ai governi che dovessero danneggiare i loro interessi attraverso leggi a tutela dell’ambiente, della salute, del lavoro, dei cittadini il che precostituisce un precedente per il definitivo abbattimento della democrazia. Certo il Canada fa molto meno paura degli Usa anche se le sue potenzialità agricole sono tali da far temere la distruzione finale dell’agricoltura europea per la felicità delle grandi aziende alimentari con i loro prodotti omologanti. Già un anno fa il pizzicagnolo del renzismo Oscar Farinetti aveva preparato il terreno al Ceta impegnandosi in un assist nei confronti del grano canadese, proprio lui che finge di andare a cercare il locale e il gourmand (qui).

Ma questo è ancora il meno: il Canada infatti è strettamente legato agli Usa con il Nafta, un accordo del tutto simile a quello transatlantico e ospita sedi ufficiali di moltissime multinazionali Usa, per cui il Ceta finirà per rivelarsi un Ttip indotto per osmosi, ovvero una nuova dose di globalizzazione selvaggia e di distruzione della democrazia. Già da ora, grazie all’opera instancabile di un parlamento illegittimo, i consumatori italiani potranno progressivamente dare l’addio alle tutele alimentari le quali a partire dal momento in cui il trattato verrà approvato, cominceranno ad essere considerate come un indebito ostacolo ai profitti delle multinazionali e dunque passibili di processi di fronte a tribunali formati da lobbisti. Ogm a catinelle, polli al cloro, carni all’ormone selvaggio, mega ortaggi insapori saranno inarrestabili causando per giunta lo scasso finale del nostro settore agroalimentare, il quale sopravviverà solo in prodotti di nicchia acquistabili esclusivamente  dai ricchi. Non ha alcuna importanza dire che ogm o carni agli ormoni non fanno direttamente parte del Ceta, anzi si tratta di un vero e proprio inganno:  il trattato introduce nelle norme UE relative alla sicurezza alimentare le regole sanitarie e fitosanitarie dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, dettate in sostanza dagli Usa, già utilizzate in passato con successo per attaccare  in sede internazionale, proprio le normative europee. Domani potranno contare anche sulla persuasione delle multe.

Secondo i pensierini grossolani della Commissione Europea, neo liberista e neo primitivista, l’arrivo dei prodotti agroalimentari canadesi potrà contribuire a mantenere bassi i prezzi a beneficio dei consumatori, mentre l’agricoltura UE trarrà benefici dalla possibilità di esportare alimenti di alta qualità a beneficio dei canadesi più abbienti. Si tratta di ragionamenti idioti e fuori di senno, compitini da liberisti elementari  intanto perché proprio i più abbienti già utilizzano questi prodotti di qualità senza spaventarsi per qualche soldo di dazio ( per i Paesi Europei sono già bassi) e poi perché il Canada ha una popolazione dieci volte inferiore a quella europea, il che significa che i produttori di altra qualità in Europa sono probabilmente più dei consumatori benestanti canadesi. A questo si aggiunge il fatto che la superficie media delle aziende agricole canadesi è circa venti volte più grande di quella europea (315 ettari contro 16) che di fatto mette fuori gioco i nostri agricoltori con costi di produzione più bassi.

Qui di seguito una sorta di tabella che mostra visivamente l’abominio costituito dal Ceta:

  • Il Canada è il maggior produttore al mondo di Ogm e i non c’è alcun obbligo di segnalarli in etichetta, il che al di là di ogni considerazione, ci dà la certezza di ricevere prodotti inquinati dai glifosati e dalle micotossine.
  • Gli standard delle aziende agroalimentari canadesi sono inferiori a quelli imposti nella Ue
  • Il Canada non impone agli allevatori di bestiame standard minimi di benessere animale riconosciuti invece nel nostro continente
  • In Canada il pollame e la carne bovina vengono igienizzati, dopo la macellazione, con un risciacquo di acqua e candeggina: una pratica che l’UE non consente, dato che essa affida l’igiene delle carni macellate al rispetto di una serie di procedure relative ad ogni fase della lavorazione
  • Il Canada permette l’uso di ormoni della crescita per l’allevamento dei bovini, l’uso della ractopamina – un promotore della crescita – nell’allevamento di maiali, tacchini e bovini; talvolta permette anche l’uso di antibiotici come promotori della crescita. Nell’UE queste pratiche sono vietate per salvaguardare la salute umana.
  • Le denominazioni geografiche d’origine dei prodotti sono completamente sconosciute in Canada come negli USA.

E’ inutile illudersi o fingere di credere alle buone intenzioni: in poco tempo tutto questo sarà giocoforza accettato anche da noi, come lo sono state le imposizioni del Wto anche perché altrimenti il trattato stesso non avrebbe senso, mentre per quanto riguarda i prodotti di qualità che dovremmo esportare sotto protezione essi sono soltanto 175 su alcune migliaia di Dop e Igp continentali di cui 1500 italiani, ma godono di un presidio pressoché nullo visto che chi già oggi in Canada produce feta, fontina, gorgonzola, asiago, parmesan (la trasformazione del nome è dovuta solo all’inettitudine linguistica anglosassone), mortadella – sono solo esempi – potranno continuare a farlo e lo stesso vale per chi ha soltanto depositato dei marchi. In futuro nuovi eventuali produttori dovrebbero essere costretti ad usare l’espressione “tipo” o “stile”, ma si tratta in realtà di un truffone: poichè i prodotti di eccellenza, ovvero i Dop e Igp sono composti di più nomi a loro basterà usarne solo uno per essere in regola. Ad esempio non potranno scrivere mortadella di Bologna, ma mortadella e Bologna sì, non Prosciutto di Parma, ma Prosciutto o Parma si,  non cotechino o zampone di Modena, ma cotechino o zampone sì, non riso nano vialone Veronese, ma riso Veronese o riso nano sì. Senza contare le infinite possibilità di inglesizzazione o semplicemente la facoltà di aggiungere al nome del prodotto l’aggettivo Canadese che comunque non toglie del tutto l’appetibilità di un prodotto tipico.

E’ evidente che il colpo da dare alla democrazia attraverso l’introduzione di trattati commerciali che in realtà ratificano la facoltà delle multinazionali di fare legislazione con il pretesto della protezione degli investimenti, è più importante dell’agricoltura che peraltro ormai garantisce pochi voti.  Del resto l’ottusità a tutta prova di alcune filere di produzione “nobile” si illudono di vendere chissà cosa in più, viene in aiuto a questi piani: quando dopo aver ballato due o tre anni si accorgeranno che sarà il parmesan a vincere e non loro, capiranno l’errore. Troppo tardi ovviamente, ma chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Annunci

Banca con Intesa al renzismo

banksterNell’era del neo liberismo lo Stato serve principalmente a questo: a sollevare i ricchi privati dalle loro responsabilità e ad evitare che paghino per gli errori, le manipolazioni, i giochi irresponsabili, le grassazioni  che hanno compiuto. Ed è quanto sta accadendo anche con la generosa offerta di Banca Intesa di comprare per un euro la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, soffocate ormai dalle conseguenze di gestioni opache: detto così, come del resto viene comunicato dai canali televisivi, sembrerebbe un atto di generosità mentre al contrario si tratta di una vera e propria truffa nei confronti dei cittadini, uno di quei giochi che l’elite è ormai libera di fare avendo in mano l’informazione e tenendo in tasca la politica.

Banca Intesa infatti vuole affrontare la spesa di un euro, ma solo per la parte buona dei due istituti di credito, ovvero gli sportelli, i beni patrimoniali, i titoli di stato posseduti e i crediti esigibili, ovvero quelli in massima parte detenuti dai poveracci col mutuo o con il micro prestito , mentre lascerà i titoli tossici, i crediti inesigibili o che non si vogliono esigere, le partecipazioni azionarie fallimentari alla creanda “cattiva banca” (in italiano si esce fuori dagli eufemismi anglofoni) che in sostanza si accollerà tutti i debiti e che ovviamente verrà finanziata dallo stato e dai piccoli risparmiatori con in mano le obbligazioni subordinate. Il mondo della politica ringrazia perché questa generosa offerta gli evita di perdere la faccia nel caso di una bancarotta che prevederebbe anche la mattanza dei conti sopra i centomila euro, secondo gli accordi che loro stessi hanno firmato. Conti che prevalentemente sono quelli di chi per vocazione o necessità fa affari con la politica e che si vendicherebbero.

Banca Intesa sa bene come sfruttare questa gratitudine estorta al prezzo di un euro: per ora si accontenta appena di chiedere la messa in mora della democrazia, della giustizia e della stessa Costituzione, esigendo per portare a termine l’operazione una serie di norme che la sollevino da tutte le pendenze legali presenti, future o semplicemente possibili che riguardano gli istituti incamerati. Insomma lo Stato, ovvero tutti noi, non è altro che un donatore di sangue affinché i ricchi possano fare affari estorcendo di fatto prestiti a fondo perduto per ripianare le voragini create dagli errori e dagli inganni. Nulla viene dato in cambio, non c’è alcuna contropartita in denaro e nemmeno alcuna nazionalizzazione che dovrebbe essere quanto meno doverosa in questi casi, ma solo debito pubblico che i cittadini dovranno ripagare in corpore vili e arricchimento privato: una delle ragioni per cui l’Europa canaglia chiude un occhio sugli sforamenti su questo capitolo e su quello di Monte Paschi.

Quanto all’arricchimento privato non c’è alcun dubbio: i soli prestiti personali e al consumo ( senza contare i mutui casa) ammontano ormai a quasi 260 miliardi di euro e con un interesse medio del 9 per cento l’anno, significa per il sistema bancario un trasferimento di circa 24 miliardi l’anno. E così Banca Intesa che già fa la parte del leone in questo campo si approprierà di molte posizioni sul microcredito al consumo sui quali potrà ampiamente lucrare. Del resto questo è il nuovo territorio di caccia delle banche dal momento che una parte notevole di questi prestiti avviene direttamente con la cessione del quinto dello stipendio (parliamo in gran parte dell’impiego pubblico a quello privato o precario ci pensano le finanziarie) realizzando un corto circuito tra lavoro e rapina. Parlo di rapina perché in realtà le operazioni di prestito delle banche non corrispondono a nulla se non alla digitazione di cifre su una tastiera, sono operazioni fittizie che trasferiscono il valore reale del lavoro in un debito senza alcun corrispettivo o con corrispettivo minimo, mai più alto del 5% del valore nominale complessivo.

Tutto questo ovviamente sta creando una bolla italiana che si aggiunge a quella in preparazione al di là dell’atlantico: per ora fa pil, anche se in misura molto modesta visto che il credito al consumo finisce per gran parte su prodotti importati e dunque realizzati altrove, ma si prepara a fare boom in un futuro probabilmente più prossimo di quanto non si pensi. L’unica soddisfazione sarà almeno di veder travolto un governo indecoroso e un ceto politico che azzanna democrazia per sopravvivere.


Terroristi col porto d’armi

Ogni limite ha la sua pazienza come diceva Totò. Ma questi limiti vengono ormai superati quotidianamente e talvolta in modo così grottesco da far comprendere che la verosimiglianza è ormai un lusso inutile per l’informazione e la dignità del giornalismo una macchia da cancellare. Prendiamo il cosiddetto attentato dell’altro giorno quando un’auto si è schiantata agli Champs Elisees contro una camionetta della polizia, facendo subito gridare al terrorismo, come da apposita velina governativa. Leggo da Repubblica: “Una vettura si è schiantata contro una camionetta della polizia prima di prendere fuoco. Il conducente, estratto dalla macchina in fiamme, è morto. Era noto ai servizi di sicurezza. Nella macchina c’erano anche una bombola di gas e un kalashnikov. Ministro dell’Interno: “È stato un tentativo di attentato. La minaccia terroristica resta altamente elevata”.  Successivamente France Info ci ha fatto sapere che nel bagagliaio della vettura c’erano addirittura novemila munizioni e che “stando all’inchiesta, l’uomo è morto a causa dell’incendio nell’abitacolo della sua Renault Megane, forse, per l’esplosione di parte delle 9.000 munizioni che aveva caricato a bordo insieme ad almeno una bombola di gas, un kalashnikov e due pistole”

Ora tutti noi possiamo avere un’idea di come possa essere ridotta un’auto che prima va sbattere e poi prende fuoco con munizioni nel bagagliaio che esplodono, invece le foto, sempre prese da Repubblica, perché non si dica che mancava questa fondamentale informazione visiva,  mostrano tutt’altro e ditemi voi se la versione ufficiale ha un qualche rapporto con la realtà:

170036494-5e68f98a-0092-4f87-9a3e-ef6e3099ca9d

Police operation underway on Champs Elysees Avenue

 

Lamiere assolutamente intatte quando sappiamo bene cosa provochi il minimo urto, bagagliaio pure e al massimo può aver preso fuoco il sedile posteriore come accade per i mozziconi che finscono a tradimento sulle tappezzerie, mentre i vetri sono stati rotti dai poliziotti accorsi. Chissà magari è un attentato sponsorizzato dalla Renault. Ma il bello deve ancora venire perché  questo terrorista è davvero stravagante e lo sono ancora di più quei servizi destinati a offrire la sicurezza degli spot in cambio di libertà: secondo la televisione pubblica francese l’uomo era schedato e segnalato come islamico radicalizzato, ma nonostante questo aveva regolare porto d’armi che gli era stato rinnovato a febbraio scorso. Non paghi di questo mar di Cambronne in cui navigano e comunque inchiodati alla versione terroristica, gli inquirenti non possono però nemmeno dire che sono stati presi completamente alla sprovvista e così hanno fatto sapere che l’attentatore “avrebbe giurato fedeltà all’Isis e si sarebbe vantato di fare il doppio gioco, utilizzando l’hobby del tiro sportivo per creare un arsenale finalizzato a scopi terroristici”. La pezza è ancora peggiore del buco. Magari si dilettava di tiro al piattello col kalashnikov e per prenderlo ci volevano centinaia di proiettili.

Ma andiamo, mi piacerebbe sapere quale funzionario dei servizi o commissario sia sia inventato questa versione alla Clouseau per mettere insieme una storia senza senso imperniata sulla necessità di mantenere viva la paura del terrorismo, ma nel contempo in grado di nascondere l’area grigia quale fermentano intrecci oscuri e nefasti tra servizi e terrorismo, particolarmente evidenti nella Francia neocoloniale, ma  destinati inevitabilmente a finire al di fuori di ogni controllo. Di certo ben pochi potrebbero pensare a un attentato più fasullo di questo che è totalmente privo di senso da qualunque parte lo si guardi. D’accordo che l’insensatezza è una delle cifre della contemporaneità, ma qui siamo al terrorismo dadaista che oltre a permettere la continuazione dello stato di emergenza, distrae da notizie molto più allarmanti: per esempio da quella del costante  aumento delle disuguaglianze in Francia: secondo i dati pubblicati meno di due mesi fa, il tenore di vita del 10% più ricco è aumentato mediamente di 3000 euro l’anno, mentre quello del 10% più povero è sceso di 360 euro. Ci sono insomma oltre un milione di poveri in più. E si ha paura del terrorismo.

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: