Annunci

Archivio dell'autore: ilsimplicissimus

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come.

Privatizzazioni: anche Ft ora fa marcia indietro

OcrgNGFCome volevasi dimostrare Macron continua a fare il suo mestiere che rispetto ai ricchi e ai banchieri è il più antico del mondo: adesso sta facendo circolare l’idea di una privatizzazione delle ferrorie sul modello inglese, nonostante l’evidenza di un clamoro fallimento dell’iniziativa lanciata dalla Thatcher, ma poi concretizzata da Blair che ha provocato un vero e proprio sfascio nei trasporti  Dall’inizio della privatizzazione che ha comportato la segmentazione delle linee in moltissimi tronchi e sotto tronchi di gestione, mentre il materiale rotabile è di proprità di nuna panoplia infinita di società, ha fatto alzare i prezzi del 23% in termini reali, cioè senza contare l’inflazione, altrimenti si arriverrebbe a quasi il 50%, ha aumentato i tempi delle percorrenze, ha reso più affollate le carrozze, ha aumentato di quasi il 30% le cancellazioni, ha fatto invecchiare le attrezzature, ha creato una serie di scandali ingnobili mentre l’indifferenza alla sicurezza e  la voracità di profitti ha fatto talmente aumentare gli incidenti al punto che il goberno è stato costretto nel 2002 a rinazionalizzare la rete (non il servizio di trasporto) per evitare che l’incuria creasse nuovi drammi come quello di Hatfield Railway. Così che adesso si ha un servizio mediocre e costoso che di fatto si regge sui finanziamente pubblici di mantenumento delle struttured i base.

Si è arrivato a situazioni grottesche come quella di Virgin Trains e il gruppo di trasporto Stagecoach, le due società private che gestivano la linea principale della costa orientale – parte della rete Londra-Edimburgo lungo la costa orientale – che hanno annunciato che avrebbero abbandonato la loro concessione tre anni prima della fine del contratto, senza aver ancora pagato una sterlina di concessione. Evidentemente la concessione non è stata così redditizia come speravano queste aziende, ma dev’essere un gioco a prendi i soldi e scappa perché la linea principale della costa orientale è stata gestita direttamente dal governo dal 2009 al 2014 in seguito al fallimento successivo di due operatori privati per essere ri-privatizzato nel 2015. Immaginate comunque l’efficienza che tutto questo può produrre e che si è verificato anche su molte altre linee

Si tratta per di più di operazioni opache che costringono regolarmente  il governo , a causa del fallimento degli attori privati, a rinazionalizzare i servizi che aveva privatizzato a spese del contribuente. E questo non soltanto per ciò che concerne le ferrovie, ma praticamente tutto: strade, ospedali, scuole, persino prigioni che rischiano di finire nell’abbandono. Insomma un caos che non è estraneo anche alla rinascita dei laburisti visto che il il 76% dei britannici è favorevole alle rinazionalizzazioni. Però non c’è nulla da fare gli ottusi e gli integralisti del mercato non riescono a prendere atto della realtà, oppure se per caso la riconoscono non possono certo evadere dal complesso di interessi che li ha portati su qualche scranno.

Eppure tra gennaio e febbraio una delle più prestigiose testate che ha capeggiato le privatizzazioni, il private financing initiative e insomma tutto quello strano mondo di pregiudizi, semplicismi, retorica che volevano distruggere il pubblico come inefficiente, ha dovuto fare marcia indietro e riconoscere che tutta questa filiera finita poi in mano alle società di investimento, si è rivelata più inefficiente e costosa del pubblico. Si proprio il Financial Times che certo non può essere accusato di simpatie per Corbyn ha pubblicato tutta una serie di articoli edstremamente documnentati, sul fallimento delle privativazioni nel campo delle strutture e dei servizi di pubblica utilità restituendo l’immagine di un disastro ( qui ). Comè ovvio e immaginabile si cerca un qualche colpevole non nel fatto che i servizi universali mal tollerano le logiche del profitto privato, ma in qualche falla del sistema, anche se per la verità la tenuta di queste reti di salvataggio ideologiche non sembra a prova di bomba, anzi soffre di una certa pomposa vacuità. Ma intanto il dado è tratto e certe parti del catechismo neo liberista cominciano ad essere rivisitate, ancorché, come si vede nel caso Macron, non si riesce a percepire il vecchiume di certe tesi, Voi mi direte che magari l’inquilino dell’Eliseo è il meno adatto a questa scoperta, ma intanto carta canta, i dati parlano e la speculazione quanto meno non può più spacciare l’espansione infinita del profitto come una sorta di redenzione dallo Stato e dal pubblico. “Dobbiamo rimettere queste industrie nelle mani delle persone che le gestiscono e le usano ogni giorno, i lavoratori e gli utenti. Nessuno sa meglio di come gestirli “, ha detto John McDonnell, il numero due del labour, aggiungendo: “Dobbiamo essere radicali come lo era Thatcher ai suoi tempi.” Il che confrontato con il miserabile, servile e automatico discorso pubblico in Italia in vista delle elezioni, dovrebbe provocare vergogna e rigetto.

Annunci

Pd Juncker

gentiloni-junckerBruxelles è il regno delle lingue biforcute, quelle che lanciano segnali in codice agli adepti del culto europeista, evitando che gli infedeli le capiscano fino in fondo. E così il prode Juncker che la lingua ce l’ha pure impastata troppo spesso ha lanciatp uno strano grido di allarme:  “l’Unione si deve preparare allo scenario peggiore, cioè un Governo non operativo in Italia”.

Che cosa vuol dire? Un governo è di per se stesso sempre operativo e anche facendo la tara dell’ottusità indotta dalla neo lingua angloliberista non c’è modo di dare senso a questa espressione se non si ricorre all’ipotesi che si tratta di una frase in codice, dove operativo si deve sostituire con “completamente prono ai voleri dell’oligarchia europea e pronto a fare ciò che essa dice” . Così tutto torna, il messaggio diventa intellegibile e illumina di repellenza l’indebita ingerenza del corrotto ubriacone lussemburghese che minaccia gli elettori italiani di non  provarsi nemmeno a non dare il loro suffragio al duo comico Berlusconi – Renzi con fritto misto di accompagno. Ma egli sa che questi consigli per gli acquisti non varrebbero nulla se non fossero accompagnati da una concreta minaccia, ovvero quella che egli suggerisce come se fosse l’aruspice dei voleri divini; perché se il prossimo governo non dovesse essere quello che Bruxelles vuole  “è possibile una forte reazione dei mercati nella seconda metà di marzo, noi ci prepariamo a questo scenario”. E per meglio sottolineare la cosa ha dato ai suoi complici l’ordine di creare una qualche maretta in borsa dopo le sue parole.

Siamo al solito ricatto esercitato tante volte con successo, ma che quando non ha funzionato, come per esempio per la Brexit, si è rivelato inconsistente. E sono assolutamente che se i greci avessero avuto un leader vero e non il levantino Tsipras avrebbero avuto successo nell’opporsi alla troika dopo il referendum fatto e svenduto: a minacciare sono tutti buoni finché ci si guadagna, ma quando si rischia di trovarsi in mano carta straccia le cose cambiano perché, a parte i timori di ridislocazione geopolitica sempre più probabili, il tallone di Achille del neoliberismo è l’incapacità ontologica di rinunciare alla massimizzazione dei profitti. I cravattari terrorizzano, ma non uccidono, sono semmai le vittime che si suicidano. Ecco perché l’atmiosfera di paura è così vitale a mantenere lo status qui ante.

Ma dal momento che subito dopo le parole di Juncker, Gentiloni gli ha reso gentile omaggio sostenendo che “gli italiani vogliono la continuità” e non vogliono “rinunciare ai risultati raggiunti”, cioè il loro impoverimento e tenendo conto che i due si incontrano proprio oggi a Bruxelles, non si fa fatica a vedere dietro tutto questo un gioco delle parti con l’Europa che di fatto ci consiglia di votare Pd. A questo punto anche se la deforme creatura fabbricata da Veltroni proprio su input europeo fosse il miglior partito del mondo, non ospitasse ladri e cialtroni di ogni possibile specie. fosse limpido, onesto e avesse persino una qualche prospettiva, questo sarebbe un buon motivo per non votarlo ad ogni costo. Del resto con la crisi politica che si è instaurata in Germania e che, guarda caso, ha prodotto i primi effetti virtuosi con un piccolo scongelamento dei contratti e esperimenti di nuovo welfare nei trasporti (autobus gratis in cinque città) a favore dei minijobbisti,  l’Italia diventa ancor più decisiva nel mantenere intatto  il nuovo ordine europeo. Dunque Juncker non fa mancare il suo alito e il suo afflato verso chi può scongiurare l’inizio del disastro provocato da una elite che si è dimostrata fallimentare.  Votarli ora sarebbe peggio di una stupidaggine, un delitto.


Un po’ di effetto Macron per le urne

4107624gallerySalta agli occhi la straordinaria attività delle destre fasciste da Casapound a forza nuova in queste ultime settimane di campagna elettorale. Manifestazioni nere ampiamente permesse e contromanifestazioni invece blindate da Minniti e in qualche modo criminalizzate dal regime, difesa di tentata strage, assalti e persino singolari e ambigui episodi in cui un picchiatore fascista viene picchiato non si sa da chi, con la tecnica dei video fabbricati usata ampiamente nell’ultimo decennio dalla Libia alla Siria per accreditare la verità del potere. Ora tutto questo ha davvero poco senso perché in vista del voto ci si aspetterebbe proprio il contrario ovvero un minore attivismo della violenza e dei suoi correlati non foss’altro che per non spaventare la cospiscua componente bottegaia e piccolo borghese nella quale sguazza il pesce nero.

Dunque la metanfetamina pre elettorale dell’estrema destra pare proprio sia in parte iniettata dal potere che magari fa baluginare ricompense future, tutt’altro che estranee alle pratiche neoliberiste e per altro verso amplificata dai media di regime per indurre parte del gregge piddino a tornare negli stazzi del voto utile , senza disertare le urne, farsi tentare dai Cinque stelle o – Dio non voglia – passare a quello che viene grottescamente presentato come estremismo opposto, ovvero Potere al Popolo. Insomma una sorta di operazione Macron in sedicesimo e prodotta con i materiali di risulta che sono a disposizione: non si capirebbe infatti come un potere che nel suo complesso ha fatto enormi regali ai fascisti negli ultimi decenni sotto forma di concessioni materiali e legali, omissioni e opportune distrazioni, ora scopra che i fascisti esistono e nel modo prelatesco e ambiguo che lo contraddistingue cerca di farne una sorta di tema prioritario.

Non stupisce l’improvvisa certo la crescita esponenziale di provocazioni nella speranza che essa inducano l’altra parte a reagire  e porsi come opposto estremismo. Qualcosa che comunque all’occorrenza può anche essere adeguatamente simulato per portare i cittadini a votare per i propri “pacifici” nemici e in senso più ampio per evitare  che essi possano accorgersi della totale finzione delle alternative presentate dalla politica. Che è un primo passo per comprendere come la battaglia vera non sia tra  l’immutabile, eterno status quo neoliberista e il nazifascismo contemporaneo, ma in generale tra il neoliberismo, oligarchico, non rappresentativo, in prospettiva schiavista e la civiltà.

Per il momento però si utilizzano le destre estreme per cercare di ridurre i salassi nel Pd, che è come dire nella principale forza dello status quo, cercando di suscitare il timore di turbolenze e violenze o comunque di una sorta di scontro fra estremismi opposti e dunque tamponare l’emorragia di credibilità e di voto. Il problema è come contenere il cosiddetto populismo che nessuno sa definire, ma che suona bene nelle bocche indignate e ottuse degli speaker perché in realtà con questa parola si vuole indicare l’esatto contrario, ossia la consapevolezza, sia pure vaga, non tematizzata, delle contraddizioni del sistema e della sottrazione della rappresentanza, cosa che costituisce un grado di lucidità maggiore di chi è totalmente implicato nel vacuo rosario dell’ideologismo liberista.

Ora bisognerà vedere che intensità raggiungerà questa campagna alla quale collabora una vasta galassia di vero qualunquismo governativo, quanto sarà alta la capacità di resistere alle provocazioni e quanto ci si spingerà sulla strada delle simulazioni. E quanti penseranno di combattere il fascismo di nicchia dando il voto al fascismo globale.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: