Annunci

Archivi tag: Nardella

Nardella: l’opera da due soldi

carmen+ Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ne abbiamo visti di stravolgimenti sui palcoscenici di stabili, enti lirici, filodrammatiche di paese dove varie tipologie di operatori culturali hanno vestito Lohengrin con chiodo e stivaletti come Bonaga, Isotta sgambettava come una diva del burlesque, i maestri cantori di Norimberga parevano i Cugini di Campagna per una insana smania di attualizzare icone e contesti storici.

Ma mai il revisionismo culturale aveva raggiunto vette così impervie e spericolate come a Firenze dove  il  sindaco Nardella dal suo autorevole scanno di   Presidente del  Maggio Musicale ha   fatta sua  la scelta di cambiare il finale di Carmen, per lanciare un messaggio culturale, sociale ed etico di denuncia della violenza sulle donne, in allarmante aumento.

Tra tante critiche per l’audace iniziativa,  è giusto spendere qualche parola di plauso, però. Adesso siamo autorizzati a immaginare nuovi epiloghi per i testi sacri del nostro patrimonio formativo: Anna Karenina che salta sul treno dei desideri, rifacendosi una vita tra i tronisti di Uomini e donne,  Elizabeth Bennett che lascia il melenso e schifiltoso Darcy e se ne va all’Isola dei Famosi, Don Abbondio cardinale di Milano,  l’Innominato Papa,  e poi Otello che si dedica ad allegre scorribande con Desdemona  in un club di scambisti, e poi Franti che aderisce ad Emergency, Enrico che guida un manipolo di black blok,  Hannibal che diventa vegano, e un po’ di leggerezza anche per Anna Frank allenatrice di calcetto. E,  in vista della scadenza elettorale,  Violetta che si slava grazie ai vaccini della Lorenzin, Amleto che aderisce a Liberi e Uguali, e, soprattutto, Pinocchio che resta marionetta e fa il leader del Pd.

D’altra parte, anche prima della fakeendings di Nardella,  l’ucronia (altrimenti detta allostoria o fantastoria) al servizio di marketing,  persuasione e propaganda faceva parte del sistema di governo locale e nazionale della cerchia renziana. Non si allude qui al cambiamenti intervenuti e prodotti nel post referendum, nel dopo scandali bancari,  quando “tutti a casa” è stato magicamente sostituito da “tutti al loro posto” al servizio della gente, compresa quella che non li vuole. No, il vero sindaco di Firenze prima della sua pallida eppure inarrestabile imitazione, aveva cambiato il Codice da Vinci per mobilitare risorse e impegnare personale specializzato  ala febbrile ricerca di una fantomatica Battaglia di Anghiari da spacciare come brand commerciale. E quanti ne ha fatti risorgere dalle urne dei forti perché dessero entusiastico appoggio alla riforma del piccolo Bonaparte, che mancò all’appello solo quello grande.

Intervenire sul passato per piegarlo al presente è in fondo una delle procedure preferite dal potere,  sempre per motivi i più ignobili e con l’aiuto di filosofi al dettaglio e storici un tanto al metro: uso e abuso della menzogna come arma di consenso, manipolazione e rimozione di verità scomode, recupero generoso di eroi negativi per favorire il ritorno di teste coronate, per un revival di oppressione e autoritarismo assoluto,  volontà di omologare vittime e carnefici per realizzare una artificiosa uguaglianza di colpe, meriti e responsabilità, alimentare miti anche negativi e nutrire paure per lo più fittizie, utili a consolidare il controllo sociale. E non ultima, la determinazione a stendere il velo dell’oblio con l’intento di rafforzare il dominio dell’adesso e la scomparsa della memoria e dunque della storia, una fine vagheggiata da Fukuyama e ben diagnosticata da Hobsbawm quando parla di “presente permanente”, unica realtà accettabile. Così ogni critica viene relegata nel mondo innaturale di Utopia, che i meccanismi di mercato siano gli unici a regolare le nostre esistenze, che l’incessante “passaggio circolare dell’informazione” persuada della bontà della dimenticanza degli eventi ridotti a spettacolo e fiction e dell’ancora migliore rimozione del futuro e della libertà e responsabilità che esigono ogni aspettativa e desiderio.

Ma dovevamo aspettarcelo in fondo da quando sono riusciti a cambiare gli esiti degli eventi  e a far vincere i fascisti.

 

Annunci

Il sindaco si merita i carabinieri

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Li preferivo quando erano più ipocriti. Li preferivo quando erano più democristiani.

Li preferivo quando erano costretti a mascherare il loro innato cinismo con la doverosa carità cristiana  misericordiosa e la loro istintiva volgarità con il bon ton bacchettone, quando nessuno avrebbe avuto la proterva sfrontatezza  di un sindaco molto apprezzato dai media, quel Nardella, tenuto d’occhio perfino dall’Unesco perché il suo modello di governo di una città d’arte prevede la cessione del patrimonio  immobiliare artistico a improbabili mecenati e organizzatori culturali, l’alienazione di quello abitativo tramite un ricambio dei residenti espulsi con società finanziarie e multinazionali del settore alberghiero;  lo stesso che è stato il più diligente esecutore del Daspo urbano contro kebabari e lavavetri, molesti accattoni e poveracci in genere autoctoni e forestieri che minacciamo il decoro, la rispettabilità e il buon nome della città del Giglio; proprio  quello che – il linea con la tendenza generale – si batte per la realizzazione di infruttuosi sottovie e tunnel e metropolitane oltre che inutili aeroporti lasciando che gli argini dell’Arno sprofondino alla prima pioggia d’autunno, indifferente al danno d’immagine che può arrecare il reiterato sacco del territorio a fini speculativi, ecco proprio lui si è espresso senza mezzi termini per condannare l’attentato alla onorabilità e alla reputazione  di Firenze. Ma non quello commesso da due rappresentanti delle forze dell’ordine che usano l’auto di servizio per rimorchiare, la divisa e la pistola per acchiappare, conquistare fiducia e poi intimidire, e che si discolpano come se fossero dentro a una barzelletta sui carabinieri: sono un cretino, non avevo visto che erano ubriache come due cucuzze, pensavo fossero più vecchie.. e poi, diciamolo, si capiva che facevano tante storie ma ci stavano eccome se ci stavano.

Macchè, il Nardella gli dà ragione, all’insegna dell’ “ in fondo se la sono andata a cercare” ( ne abbiamo parlato qui: https://ilsimplicissimus2.com/2017/09/09/i-benemeriti-di-firenze/)  e tuona contro la macchia prodotta all’immagine della città da chi ci va per lo sballo, preferendo, si capisce, i locali notturni agli Uffizi, troppi mojito a un tè alle Giubbe Rosse o da Paszkowski (prima che chiudano per far posto a una greppia delle catene multinazionali vanto dell’amministrazione) esponendosi con incauta leggerezza  a indesiderabili effetti collaterali. Dando ragione a chi pensa che approfittare di atteggiamenti liberi e disinibiti, che non dare retta a un no anche pronunciato dopo molti si, sia un atteggiamento virile di reazione a una provocazione e a un invito da guardare con la giusta indulgenza, ancora più giustificabile in uomini che non sono mica caporali. Così  in una delle città del mondo più colonizzate dagli Usa, il dinamico delfino dell’ex premier pensa a missioni educative congiunte sui danni dell’alcol con le autorità americane per restituire fasto e credibilità all’accoglienza fiorentina e al corpo dei carabinieri “la divisa più amata dagli italiani” screditata da due mele appena un po’ ammaccate e perché le sprovvedute visitatrici si attrezzino contro ben più minacciosi criminali sessuali, tutti antropologicamente suscettibili di essere frutti marci.

Eh si, una volta a Livorno si sarebbero precipitati a esprimere cordoglio a versare lacrime di stato e di governo sui poveri morti e sugli sventurati senza tetto.

Invece, proprio come dopo il terremoto a Ischia, comincia l’inverecondo ping pong di responsabilità, iniziano le accuse contro  le amministrazioni colpevoli di compiacente correità con speculatori ma pure con abitanti poco compresi delle ragioni della legalità che perseverano anche con istinti sinistramente suicidi a tirar su muri e vani su argini pericolanti, si moltiplicano le rimostranze contro chi ha chiuso un occhio su abusi per necessità, in altra sede compresi e assolti. Come se da anni il rispetto delle regole non sia dileggiato come un vezzo da sfigati privi di spirito di iniziativa, come se da anni l’urbanistica e la pianificazione non fossero ridotte a pratica negoziale esercitata per tutelare gli interessi di rendite e proprietà private, come se da anni risorse e finanziamenti non venissero convogliati su opere megalomani e inutili anzi dannose, mentre territorio e  corsi d’acqua sono in uno stato di abbandono e gli eventi naturali sia pure aggravati dal cambiamento climatico diventano inesorabili calamità e ineluttabili catastrofi. E come se da anni vengono promulgate leggi e promosse misure che autorizzano abusi e abusivismo, esautorano gli organismi di vigilanza e controllo, favoriscono l’uso privatistico delle risorse e il consumo di suolo.

Si li vorrei più ipocriti perché il loro esternare senza ritegno nauseanti pregiudizi, proclamare infami luoghi comuni contro i quali vigeva la regola del buon gusto e del pudore, convertire in slogan concetti un tempo mormorati con vergogna tra quattro mura, esibire i panni sporchi come fosse una prova di trasparenza da offrire in pasto al popolo bue per dimostrare di farne parte, favorisce la trasformazione dei pacifici bovini in belve autorizzate, legittima istinti e pulsioni che una volta erano repressi magari in attesa che un tirannello borioso o un re travicello li tirasse fuori e concedesse in mancanza di pane e lavoro. Purtroppo i tirannelli, i re travicelli sono arrivati e noi stiamo  rinunciando all’obbligo civile di detronizzarli.

 

 


Firenze, ingiustizia griffata

 

Anna Lombroso per il Simplicissimus

E’  davvero sorprendente che un ometto con una voce querula (come aveva ragione Adorno a dire che la voce è la chiave che apre le porte e rivela la personalità di un  individuo) esaltata dall’accento vernacolare a mascherare l’ origine meridionale, senza fascino, senza carisma – ma con agghiacciate capacità mimetica che lo ha reso il perfetto sosia del suo augusto predecessore, sia l’icona o meglio il testimonial dei capisaldi ideologici dell’establishment: commercializzazione e svendita di valori democratici, memoria e storia e beni comuni, ricatto, intimidazione e sopraffazione,  con particolare accanimento contro vulnerabili, poveri e emarginati, come sistema di governo, accompagnati dall’immancabile bagaglio di esibizione di forza coi deboli e viltà coi potenti, inarrestabile e imponente impiego della manipolazione e della menzogna, sì da esibire piccole infamie e crimini morali come attestazioni di dinamismo moderno e produttivo, dispiegato per favorire la comunità e lo sviluppo sociale.

E invece il sindaco di Firenze ci stupisce sempre, è sempre in prima linea per confermare il trend di moda ai piani alti. L’ultimo successo della sua politica non è solo l’aver concesso alla ditta Gucci le sale della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, per tenere quella sfilata rifiutata da Atene che, come ha raccontato con adirata sagacia Tomaso Montanari, aveva respinto i 54 milioni  offerti dall’azienda per affittare il Partenone, rivendicandone la natura moralmente inalienabile di monumento simbolo della democrazia. Invece noi grazie a Nardella ( del piccolo Attila abbiamo parlato qui: https://ilsimplicissimus2.com/2016/11/07/firenze-devastata-il-lamento-di-attila/) siamo diventati così miserabili e disprezzabili da farci comprare Palazzo Pitti con un bello sconto di 52 milioni. Con solo 2 infatti, ma con la benedizione del ministro Franceschini che fa finta che  griffe e marchi multinazionali siano espressione della creatività del paese di poeti navigatori e santi,  Gucci, che ha voluto strafare sputando a un tempo sul piatto ellenico e pure sul nostro: “si vede che la Grecia ha un bilancio più solido di quello italiano”, potrà “valorizzare” Tiziano, Raffaello, Caravaggio con  la sua collezione invernale.

È questo il mecenatismo che piace al regime, fatto di comodi comodati a  illustri ciabattini, prestiti generosi a norcini perché promuovano il Duomo facendo trasvolare qualche guglia o mediante l’ostensione di opere  del Rinascimento tra salsicce e salamini, offerta  munifica di chiese, ponti, siti archeologici come location per passerelle di intimo, per pranzi di matrimoni e convention di protettori e finanziatori. Che si colloca ben bene nell’idea di città d’arte come giacimenti da sfruttare fine all’esaurimento, di musei che devono assolvere alla funzione di fare cassa, di beni comuni obbligati a prestarsi e a essere messi all’incanto per coprire balle di bilancio o per compiacere gli appetiti megalomani  di sceicchi e corsari interni o esteri.

E infatti il secondo successo registrato dal sindaco di Firenze consiste nell’essere il più zelante esecutore di quella interpretazione della sicurezza urbana tramite Daspo, che ha fatto del Ministro dell’Interno in carica il più amato dalla destra reazionaria e da una maggioranza sempre meno silenziosa, tanto che urla per incrementare le pistole facili, per garantire l’illegittima difesa a oltranza, per autorizzare la repressione preventiva,  e che affida l’ordine pubblico ai sindaci anche grazie al suo outsourcing a soggetti privati, alla limitazione di libertà e diritti dei tanti in favore della tranquillità di pochi eletti selezionati tra chi ha e odia chi protesta perché non ha, di chi rivendica l’uso esclusivo di bellezza e cultura  anche se non ha mai pagato le tasse per mantenerle, di chi postula un “decoro” e un bon ton che c0nsacri centri storici e aree di pregio all’uso monopolistico del turistico di lusso e di pochi utenti privilegiati.

Concretizzando la sua vocazione di sceriffo che si era già sfogata quando rispose alla denuncia dell’Unesco (ne abbiamo scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2016/07/10/unesco-boccia-firenze-da-patrimonio-dellumanita-a-mangiatoia-del-renzismo/ )  agendo con feroce spietatezza contro gli indecenti allestitori di kebab  e i disdicevoli ambulanti multietnici, il sindaco di Firenze ha deciso di fare della città il laboratorio modello della sicurezza su scala locale, pilastro di quell’ordoliberismo, che in nome di una sedicente “democrazia” e grazie a un assetto statale superstite interamente assoggettato, dà totale libertà d’azione al ceto dirigente consegnandogli e assicurandogli strutture e “servizi” organizzativi, misure e manovre  finanziarie, gestione autoritaria delle relazioni sociali, incentivi in favore di proprietà e rendite,  restrizioni di prerogative e garanzie,  in modo che realizzi il suo disegno di avida accumulazione e profitto basato sullo sfruttamento e la speculazione, senza subire le indebite pressioni popolari, definite per l’occasione “populiste”.

Ma non è mica il primo, mica detengono certi primati solo i reami leghisti, o le enclave della contemporanea xenofobia difensiva. Firenze vanta la primogenitura della guerra contro gli indecorosi lavavetri anche prima del suo più famoso podestà che ha esercitato in attesa di Palazzo Chigi. Nel 2007 l’allora sindaco cercò di estirpare quella piaga infausta che nuoceva all’immagine del Giglio, costituendo un “pericolo per la sicurezza” di pedoni e automobilisti,  occupando il suolo pubblico con “secchi e ramazze”, attentando alla salute e generando “alterchi” e litigiosità vergognosa. Fallito per colpa dei soliti giudici rossi il proposito di fare dei quella attività un reato penale, Domenici si accontentò di emanare un’ordinanza per l’irrogazione di sanzioni amministrative, anticipatrice delle misure che da anni penalizzano proprio come durante il fascismo, i poveracci che compromettono il decoro apparente delle città. E che si vorrebbero invisibili, emarginati, condannati a tetre e desolate periferie, a accampamenti indegni dell’umanità, a incivili lager dove si spaccia per accoglienza il confino.

Il 2007 è proprio l’anno di fondazione del Pd: anche quell’episodio conferma la vocazione di un’organizzazione che aveva rimosso definitivamente mandato e tradizione di testimonianza e tutela degli sfruttati e degli oppressi, compresi lavavetri, rom di Roma invisi al fondatore. Sicché giustizia e libertà sono roba loro, armi da impiegare contro di noi.

 

 

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: