Vola la fantasia… e a Washington non manca mai: se la realtà è matrigna, allora meglio sognare, come il sistema narrativo occidentale ci dice di fare ogni giorno, ogni ora, in qualsiasi occasione. No, Trump non rinuncia ai suoi sogni e se non è riuscito a cavare un ragno dal buco a Pechino, chissenefrega, diciamo lo stesso meraviglie. Basta vedere la straordinaria divergenza tra le versioni del vertice di Pechino, data dal governo cinese e dall’amministrazione americana, per comprendere appieno il fallimento e il tentativo di gonfiare il canotto per far navigare mister president nella palude in cui si è cacciato. Per la verità non esistono dei documenti ufficiali, nemmeno una dichiarazione finale, ma solo considerazioni dei due governi distanti come il giorno e la notte. La Casa Bianca afferma che la Cina ha accettato la tesi che che l’Iran non debba mai possedere un’arma nucleare e che è anche d’accordo sull’impedire un sistema di pedaggi iraniani ad Hormuz, ma in realtà, come sappiamo da indiscrezioni provenienti da fonti affidabili, Xi ha respinto fermamente la richiesta di Trump di esercitare pressioni sull’Iran e di contribuire all’apertura dello Stretto di Hormuz.
Sogna, ragazzo sogna. Washington ha messo assieme un comunicato ufficiale in cui dice testualmente: “le due parti hanno concordato che lo Stretto di Hormuz deve rimanere aperto per garantire il libero flusso di energia. Il presidente Xi ha inoltre chiarito l’opposizione della Cina alla militarizzazione dello Stretto e a qualsiasi tentativo di imporre un pedaggio per il suo utilizzo, ed ha espresso interesse ad acquistare più petrolio americano per ridurre in futuro la dipendenza della Cina dallo Stretto. Entrambi i paesi hanno convenuto che l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari.” Ma il comunicato cinese si limita a dire che ” le due parti hanno discusso del conflitto in Medio Oriente.”
E questo è accaduto in pratica su ogni capitolo di discussione. Gli Usa dicono che le due parti hanno discusso di “aumentare gli acquisti cinesi di prodotti agricoli statunitensi”, mentre il comunicato cinese si limita a citare scambi “reciprocamente vantaggiosi” il che, visto il costo dei prodotti americani, peraltro anche pesantemente manipolati, esclude grandi quantità di commerci in questo settore. Ma su un altro punto le divergenze sono ancora più accentuate. Washington sostiene che Pechino si è trovata d’accordo “sull’ampliamento dell’accesso al mercato cinese per le imprese americane e sull’aumento degli investimenti cinesi nelle industrie statunitensi”, mentre invece le cose stanno molto diversamente visto che la Cina sostiene di voler “aprire le sue porte più ampiamente“, ma alle proprie condizioni, non come una risposta alle richieste statunitensi di accesso al mercato. E infatti mentre Trump parla di fantastici affari che sarebbero stati fatti dalla folla di capi di aziende tecnologiche che si è portato dietro, i cinesi considerano queste presenza solo come un atto di cortesia.
Credo il clou dell’incontro sia stato quando Xi ha chiesto a Trump se la Cina e gli Stati Uniti possono superare la trappola di Tucidide e creare un nuovo paradigma di relazioni tra grandi potenze. Tucidide? Chi è mai costui? Un wrestler, una nuova marca di patatine oppure una nuova griffe giapponese? Eppure di questa trappola si parla da anni proprio perché l’America è nel pieno di questa sindrome che consiste nel tentativo della potenza dominante di impedire l’ascesa di quella emergente. Quasi sempre è guerra. E appunto Xi ha chiesto all’amministrazione americana di sfuggire a questa logica e di costruire un futuro di pace. Ma non credo che a Washington ci sentano da questo orecchio: se gli Stati Uniti rinunciassero ai vantaggi di una posizione dominate, tutta l’élite a stelle e strisce, che di questo ha vissuto da oltre un secolo, verrebbe spazzata via assieme al sistema di dominanza interna e esterna che ha creato. E non è certo un mistero che Russia e Cina, per interposto Pakistan, stanno lavorando a una nuova architettura di sicurezza per il Golfo Persico. L’obiettivo a breve è quello di convincere l’Arabia Saudita e il Qatar a interrompere di fatto i legami militari con gli Stati Uniti e a stipulare un accordo strategico garantito da Russia e Cina. Se l’Arabia Saudita e il Qatar persisteranno nel proibire agli Usa di utilizzare le loro basi e il loro spazio aereo altri attacchi all’Iran saranno impossibili, anche con il pungolo di Netanyahu.


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Penso che sia il momento di investire in casse da morto.
L’ultima dimora , meglio dell’Immobiliare…