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Terrorismo all’americana

I-massacri-nelle-scuole-degli-Stati-Uniti-620x372Come previsto già all’indomani dell’attentato di Nizza si diffonde il Terrorismo.2, quello dei solitari, dei pazzi senza reti e appoggi alle spalle, un terrorismo che moltiplica la paura e al tempo stesso non provenendo da specifiche centrali del terrore non può essere direttamente addebitato al demenziale avventurismo neo coloniale dei governi occidentali. Può invece essere speso a favore di una xenofobia diffusa, delle guerre di civiltà, insomma di tutto l’apparato ideativo utilizzato perché i poveri di spirito siano distratti dal progressivo scippo di futuro  e si attacchino ai ladri per essere difesi. Di certo la sparatoria di Monaco è tra quegli eventi che sanno come risvegliare i peggiori e immediati istinti, portare al limite lo stereotipo che è in noi, desiderosi di attribuire al “genitore straniero” la ragione ultima della follia dell’assassino. Ed è da pazzi  visto che il 20& dei giovani in Germania è nelle stesse condizioni.

Siamo affranti e impauriti, ma in realtà a vedere bene ci stiamo solo modernizzando il che spesso significa solo che ci stiamo americanizzando. A qualcuno questo potrebbe sembrare stravagante perché non ricordiamo che Obama nel corso dei suoi due mandati ha dovuto pronunciare 15 discorsi a seguito di stragi di massa compiute nelle scuole, nelle università, nei fast food, nei locali, persino alle manifestazioni sportive, anche se questo sangue si perde in una immensa strage che ha visto, tra il 20014 e il 2013,  316.545 vittime per armi da fuoco e solo raramente tiene banco per più di due giorni nelle cronache. Nessuna di queste stragi è riconducibile alle stigmate tipiche del terrorismo come lo connotiamo noi, ma è il prodotto di emarginazione, povertà, follia, sdradicamento, anonimato impotente , coniugate alla facilità di procurarsi armi letali e al substrato culturale dell’eccezionalità che esclude la possibilità di poter gestire insoddisfazioni, angoscia e voglia di cambiamento al di fuori dell’individualità, in una qualche idea politica e collettiva, visto che quello americano è il miglior sistema che esista. Di certo l’offerta patinata e rituale di democratici e repubblicani non solo non  è sufficiente, ma anzi con le sue convergenze, il suo lobbismo e con la sua ideologia unica, finisce persino per allontanare. Fateci caso: nella rete Usa oriented è progressivamente sparita dai criteri di ricerca e di categorizzaione persino la stessa parola politica che ormai è presente solo in una modesta e marginale area critica. Del resto il problema è visto solo dal punto di vista della vendita delle armi, nessuno si domanda perché ci sia un dilagare di azioni stragiste.

Si tratta di qualcosa che sta accadendo anche dalla nostra parte dell’atlantico con la massa crescente di persone murate dentro se stesse, del tutto incosapevoli della valenza sociale dei problemi che si trovano ad affrontare, abituate a pensare l’esistente come l’unica realtà possibile e senza speranza di essere rappresentati da un ceto politico subalterno fattosi casta e club di affari. Certo questa generazione “americana” per egemonia culturale vive in un ambiente diverso, dove i collegamenti familiari e ambientali non sono completamente saltati, dove c’è ancora un lontano ricordo di diverse concezioni sociali, è una generazione non ancora del tutto asuefatta al culto dell’aggressività fisica o morale e non ha facile accesso alle armi: la sua violenza è la rassegnazione che è una violenza contro se stessi o il tentativo di fare propri i miserabili tic e le illusioni del pensiero unico fino a che non ne è definitivamente respinta.  Ma c’è una parte di emarginazione economica e sociale che vive al di fuori di questo contesto ancora in bilico, che è stradicata dalla propria cultura e respinta da quella  in cui si trova, che si sente ed è un corpo estraneo la quale  ha più probabilità di essere attratta da singole, deliranti, tragiche azioni per rivendicare il proprio essere o reagire alle umiliazioni  che lo stile di vita a cui aspriamo comporta . Le guerre ingiuste e stragiste lanciate in medioriente e la religione sono solo  i corridoi attraverso cui la violenza degli esclusi si scarica, come altrove possono essere i super eroi o la concezione degli altri come nemico.

Così non possiamo ancora avere  la grande varietà sociologica degli stragisti americani, ma è solo questione di tempo: allora forse ci accorgeremo chi fa davvero la guerra alla civiltà.


Londra, Nizza, Fermo, Ankara: una bugia tira l’altra

1445970056-pinocchioStamattina mi sento del tutto impotente come uno sciatore nella valanga, solo che non si tratta di neve, ma di una tale massa informe di menzogne e stupidità che per ritrovarmi dovranno usare un San Bernardo, meglio se con la botticella di cordiale. Impossibile ormai tenere il conto, mentre stare dietro a un argomento o all’altro significa prosciugare il mare col secchiello. Quindi mi limiterò a fare un piccolo e sintetico elenco di nefandezze di giornata tanto per non restare indietro.

Brexit, gli scherzi del Fondo monetario

Prima del referendum sull’Europa il Fondo monetario internazionale aveva severamente avvertito che l’economia inglese avrebbe subito una perdita di 4 punti di pil affinché gli elettori fossero ben consci di quello che stavano facendo. Ma passata la buriana e constatato che la maggioranza degli inglesi non è caduta nel tranello della paura, il medesimo istituto si rimangia tutto e poco ci manca che dica abbiamo scherzato: infatti a nemmeno un mese di distanza dalle sue fosche profezie prevede ora una crescita inglese del 1,7% nel 2016 e dell’1,3% nel 2017 per la Gran Bretagna, previsione che pone l’economia del Regno Unito come la seconda migliore fra le nazioni industrializzate del G7. Naturalmente le cifre del Pil non vanno prese troppo sul serio, si tratta di una misura economica non più all’altezza dei tempi, specie per quei Paesi come Gran Bretagna e Usa dove il grosso dell’attività è concentrata sui servizi ed è oltretutto troppo manipolabile: per questo le oligarchie di comando la usano prevalentemente a scopi politici interni e esterni o nell’ambito di tentativi auto avveranti. Ma anche così ci vorrebbe un pochino di dignità: non si può far vedere che si sono sparate cavolate senza senso per far prevalere una parte. O meglio non si potrebbe se i cittadini fossero adeguatamente informati.

Mamma li Turchi quando fa comodo

Da quando la grande stampa è divenuta complottista asseverando un inesistente autogolpe di Erdogan per coprire i veri ispiratori del tentato colpo di Stato, l’Europa minaccia Ankara di non accoglierla nel suo seno se per caso fosse ripristinata la pena di morte. Una giusta e sdegnata petizione di principio che purtroppo viene svalutata da due circostanze: la prima è che fino a ieri quando il sultano non si era ancora ribellato al padrone transatlantico, qualsiasi cosa facesse Erdogan andava bene e la seconda è che la stragrande maggioranza dei Paesi della Ue ha abolito la pena di morte molto dopo l’entrata nella comunità europea e in qualche caso come per esempio quello della Francia e della Gran Bretagna le effettive esecuzioni sono avvenute molti anni dopo l’adesione. A questo proposito c’è da notare che la Germania Est, quella del muro, aveva abolito la pena di morte parecchi anni prima di molti Paesi membri della Ue. Ma meglio non dirlo in giro.

Anarchici per forza

Chi ha messo le bombe davanti alle chiese di Fermo e ha messo nel mirino Don Vinicio Albanesi per la sua opera di accoglienza di rifugiati e migranti? Due ultras anarchici dice in coro l’informazione italiota imbeccata dagli investigatori, un ensemble che a forza di usare le parole vuote, quelle dal vocabolario del padrone o suggerite dalla propria ignoranza non si fa venire nessun dubbio sul fatto che la cultura anarchica non c’entra proprio nulla con questi episodi. Né si fa distogliere dal proprio sonnambulismo dal fatto che entrambi i fermati appartengono allo stesso ambiente dell’assassino del profugo nigeriano, noto fan di Casapound, mentre uno dei due sulla propria pagina di Facebook non fa altro che inneggiare al razzismo e a Salvini. Lo stesso sostituto procuratore che si occupa del caso prima dice che sono anarchici e poi sostiene che non si è in presenza di soggetti che hanno cultura politica, una sintesi meno completa di quella del procuratore capo il quale parla di cultura anarchica perché i due sarebbero insofferenti alle istituzioni e dunque anche della Chiesa. Forse è anche vescovo, ma non c’è dubbio: si direbbe che ci troviamo di fronte a soggetti del tutto privi di cultura politica. E sono in buona compagnia, quella di Republica la quale così scrive: “Secondo le prime indiscrezioni, sarebbero in qualche modo legati ad Amedeo Mancini, in carcere per l’omicidio del profugo nigeriano. Uno dei due sarebbe una sorta di ideologo, convertito dai valori ultrà di destra a quelli anarchici. In casa dell’uomo i carabinieri hanno trovato e sequestrato alcuni libri che testimonierebbero questo passaggio e gli orientamenti ideologici dell’indagato. In questo contesto avrebbe maturato la decisione di colpire l’ordine costituito, scegliendo in particolare le chiese”. Mi piacerebbe davvero sapere quali siano questi libri e in che senso la loro presenza testimonierebbe di un passaggio ideologico in persone che non hanno cultura politica. Allora i lettori del Giornale che hanno preso il Mein Kampf cosa sono? Una bella sagra di bugie che semplicemente tenta di alleggerire le responsabilità della destra eversiva, al pari dei testimoni sull’assassinio del profugo che spuntano come funghi e dare la colpa ai soliti anarco – insurrezionalisti come fossimo a fine ottocento. Sordidi mezzucci da disfacimento renziano.

Nizza, buio a mezzogiorno

Improvvisamente è luce, anzi no è buio perché ci troviamo di fronte a un fatto assolutamente inedito e inquietante: la magistratura inquirente ha ordinato al Comune di Nizza di cancellare tutte le immagini riprese prima e dopo l’attentato del 14 luglio dalle 140 telecamere poste intorno ai luoghi della strage. Ufficialmente per evitare la diffusione di immagini che possono ledere la dignità delle vittime,  una banalità da Pinocchio, in realtà per difendere un potere che ha fatto la figura che si merita. Chissà dove finiranno quei filmati visto che con lo stato d’urgenza viene meno – come dice lo stesso Hollande – lo stato di diritto. Non ci si rende nemmeno conto che un provvedimento del genere fa immediatamente nascere sospetti e avvalorare i dubbi espressi da un’inchiesta di Liberation (qui) sputtanando sia il premier Valls che il ministro degli interni Cazeneuve. Si vogliono solo far sparire le prove della superficialità delle famose misure di sicurezza? O c’è ben altro in ballo, magari qualche complicità? Rassegniamoci perché non lo sapremo mai a meno che qualche anima pia faccia delle copie prima di distruggere i filmati.


War games d’azzardo

imagesVisto che i venti di guerra spirano dal placido Don alla mezzaluna fertile, dal mar cinese meridionale al Baltico, vista l’incognita sul futuro inquilino della Casa Bianca che sarà l’indefinibile Trump o la guerrafondaia Clinton legata mani e piedi all’industria bellica, è forse il caso di distogliere l’italiano medio, pacifista fuori, indifferente dentro, dall’illusione di essere comunque dentro un ventre di vacca, al riparo dietro lo strapotere americano e dunque incline a lasciarlo agire senza darsene pensiero e senza mai riuscire a dire no. Ma francamente è anche un piacere disilludere la quasi sovrapponibile platea di quelli che il mercato, la concorrenza, la competitività, il privato e insomma quelli che adorano tutti i feticci della pseudoscienza economica: proprio questa mentalità che sostanzialmente si traduce – attraverso un lobbismo che diventa corruzione -in spese stratosferiche per sistemi d’arma spesso poco all’altezza, mediocri, mal funzionanti, a volte nemmeno realizzati dopo miliardi di fondi, ma soprattutto al di fuori di ogni logica e scelta strategica. Anzi queste ultime vengono piegate e orientate ai fini degli immensi profitti del sistema industrial militare.

Un esempio di scuola è proprio l’F35 che siamo stati di fatto costretti a comprare anche perché già in molti ci hanno mangiato, hanno promesso: è un caccia il cui programma di sviluppo tra i più costosi della storia ha dato come risultato una macchina mediocre incapace di mantenere le promesse con le quali è stato venduto dalla Lochkeed al Pentagono e finirà per esaurire tutte le finanze dell’Air force, scarificando il ben più efficace F 22 di cui sono stati costruiti soltanto 90 esemplari. Quando questo modesto prodotto, prima vantato come l’arma assoluta, avrà superato i problemi che pone quasi a ogni volo di collaudo, sarò finalmente disponibile, si troverà di fronte a caccia ben più performanti. E addio superiorità aerea, come ammette Frank Gorenc, comandante della US Air Force in Europa: «Posso onestamente dire che la nostra superiorità aerea di una volta è stata superata. Ciò non riguarda solo la flotta del Pacifico, ma assume importanza anche in Europa e in generale in qualsiasi parte del mondo. Loro (evidente che si tratta di Russia e Cina) hanno ridotto il divario».

Però è solo un esempio: i patriot sono ormai dei giocattoli con un terzo della velocità dei sistemi missilistici evoluti che dovrebbero intercettare, tutto il sistema nucleare americano, sia per l’operatività che per la sicurezza, è gestito da un’elettronica anni ’70 che funziona con i floppy disc, quelli grandi da 5 pollici che sono scomparsi dal mercato alla fine degli anni ’80. Il sistema Gdm che dovrebbe difendere gli Usa da un attacco missilistico e che è costato fino ad ora la bellezza di 130 miliardi di dollari, pare ancora in altro mare riuscendo ad intercettare nelle prove che per motivi ovvi e meno ovvi sono sempre più facili rispetto alla realtà, solo la metà dei missili (ma meno veloci di quelli di cui dispone l’avversario). Tanto che la Missile Defence Agency che gestisce e coordina il sistema (che naturalmente si tenta di vendere ai Paesi Nato dopo l’acquisto del sistema da parte dell’Arabia Saudita) ha dichiarato di non poter far fronte agli impegni e di non essere in grado di portare gli intercettori al numero richiesto, ovvero 44 se non avrà nuovi e colossali fondi. Si tratta di esempi e se ne possono fare altri mille a cominciare dalle portaerei per finire all’elettronica la cui capacità di difendersi dalle interferenze ha subito colpi durissimi nel mar Nero. Insomma parrebbe che l’arricchimento reso possibile dal complesso militare lo stia trasformando da strumento per mantenere l’egemonia globale a gallina dalle uova d’oro cui è possibile vedere di tutto e di più, soprattutto i sistemi che possono portare maggior profitto ancorché non siano così efficaci come nei depliant per generali.

E c’è di più: da quando i servizi per i contingenti all’estero sono stati esternalizzati, nell’epoca Bush, le aziende collegate con il Pentagono hanno trovato un nuovo modo per moltiplicare i loro profitti e assieme ad essi anche nuove ragioni per premere in favore delle avventure militari. Così il Gao, una specie di corte dei conti americana, punta il dito sul regolare sforamento dei budget alla cattiva gestione e agli investimenti sbagliati che invece di innovare realmente si limitano a drenare somme immense all’amministrazione con progetti fantasiosi e inconsistenti. Non c’è dunque da stupirsi se gli avversari designati dall’impero stesso e costretti ad essere il nemico perché le elites possano condurre più tranquille la loro lotta di classe al contrario, stiano rapidamente guadagnando terreno. Gli analisti della Research Corporation Rand lo ammettono, sia pure in termini edulcorati: “La Cina continua ad aumentare il potenziale della sua aviazione, complicando al massimo il compito degli USA. Visti gli attuali ritmi dello sviluppo militare USA, il bilancio della potenza militare nella regione Asia-Pacifico non è a favore dell’America”. E già anche perché gli avversari con le loro antiche aziende legate allo Stato possono armarsi e meglio a un quinto del costo americano: la guerra non è un videogioco.


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