Un particolare mi era sfuggito riguardo alla visita di Trump a Pechino. un particolare però che dice tutto riguardo al rapporti reali tra Cina e Stati Uniti, Pochi giorni prima del presidente americano era arrivato a Pechino il ministro degli esteri  iraniano Abbas Araghchi e così la strada che va dall’aeroporto alla città era stata costellata di bandiere cinesi e iraniane come si usa fare in questi casi. Ma le bandiere di Teheran sono rimaste al loro posto anche quando è venuto Trump che così ha computo il tragitto tra lo sventolio di bandiere dell’avversario. Solo qualche sparuta bandiera americana è stata aggiunta.  Dubito che The Donald, conosca altre bandiere a parte quella a stelle e strisce e così la ganga di tycoon che si è portato dietro, ma qualcuno si sarà pure fatto delle domande in merito. Invece tutti zitti, il che mi fa pensare che il fallimento del vertice fosse  già programmato da entrambe le parti e che esso si sia svolto solo perché un rinvio sarebbe stato troppo traumatico in un momento di estrema tensione come questo.

Soprattutto da parte americana andare a cazzeggiare a Pechino,  è stato un espediente per tenere calme le Borse e per mostrare, o meglio, dare a intendere che le cose avrebbero potuto sdrammatizzarsi e impedire rialzi improvvisi dei futures. Ma i cinesi che sono maestri in queste cose, non avrebbero fatto uno sgarbo simile se solo avessero ritenuto che l’amministrazione Trump avesse qualcosa da offrire e da contrattare o quantomeno l’intenzione di capire la posizione cinese. Insomma ci troviamo di fronte all’ennesima commedia internazionale aggravata dal fatto che tutti i membri della delegazione americana, compresi i giornalisti embedded, definizione che già li colloca al di fuori della professione, hanno ostentatamente gettato nei cestini dell’aeroporto i regali ricevuti a Pechino: leggere sui giornali occidentali e dunque anche sui moduli di intelligenza artificiale che questo sarebbe stata una misura “dettata da rigorosi protocolli di sicurezza e cyber-intelligence” è davvero una presa per il sedere. Spille, distintivi e materiali cartacei sono evidentemente al di là della comprensione americana e se proprio sono così stupidi da pensare che i cinesi mettano microspie in questi materiali, quale occasione migliore per studiarne la tecnologia e magari denunciare urbi et orbi il fattaccio?