Se un nuovo attacco all’Iran dovesse davvero esserci possiamo pensare che esso si svilupperà questo week end sfruttando il fatto che in vista del Memorial Day i mercato rimarranno chiusi anche lunedì 25 e che il venerdì 22 chiuderanno in anticipo alle 14. Non sarebbe poi così strano che la guerra seguisse le logiche della Borsa, visto che proprio questo è accaduto negli ultimi due mesi e questa lunga chiusura dei mercati potrebbe favorire l’azione visto che essa potrebbe iniziare venerdì e concludersi lunedì con ancora le Borse chiuse e dunque evitare un rialzo eccessivo dei futures petroliferi. Naturalmente si tratta di pure ipotesi, perché non si vede in che modo si potrebbe evitare questa dinamica, visto che rappresaglia iraniana farebbe fuori molti impianti petroliferi causando una carenza strutturale di oro nero, gas e fertilizzanti.  Ma nella situazione  psicologica in cui vive Washington, non si può escludere che anche questi incubi circolino liberamente come gli spettri della sconfitta.

Nel frattempo si è diffusa la notizia, poi riportata dal New York Times – uno dei quotidiani a capo dell’orchestra mediatica globalista –  che il piano iniziale preparato per l’aggressione all’Iran prevedeva che gli israeliani cercassero  di liberare  liberare Mahmoud Ahmadinejad (al centro nella foto di apertura) dagli arresti domiciliari a Teheran, per poi metterlo al potere. E in effetti la sua casa è stata danneggiata nel corso del primissimo attacco, provocandogli anche delle ferite. In questo senso le ambizioni del povero figlio dello Scià, per mesi accreditato come uomo nuovo dell’Iran, non sarebbero state che una copertura. Tutto questo però non ha senso perché Ahmadinejad, l’ex presidente iraniano dal 2005 al 2013, era noto  per le sue posizioni intransigenti, anti-israeliane e anti-americane. Ma, oltre a ciò, non gode più di alcun seguito istituzionale ed è apertamente disprezzato da molti in Iran. Non c’era dunque  alcuna possibilità che potesse tornare a ricoprire una posizione di rilievo nel Paese, anche se per caso fosse riuscito il piano in tre fasi messo a punto da Tel Aviv: prima i bombardamenti contro l’élite e le strutture energetiche iraniane, poi una specie di invasione curda che avrebbe dovuto rendere ancora più incerto e insicuro il regime culminando con l’instaurazione di un governo fantoccio. Ma cosa c’entrava l’ex presidente in tutto questo? Forse nulla, ma probabilmente questa è la stata la storia che è stata venduta con successo a Trump e a quanto pare a tutta la canea della stampa occidentale che dà per certa questa notizia senza alcuna capacità critica. Del resto se è un direttore d’orchestra a dire di stonare sono tutti agli ordini. Ad ogni modo i “funzionari statunitensi” che stanno divulgando queste affermazioni potrebbero benissimo avere l’intenzione di incolpare Israele per aver convinto Trump a lanciare questa guerra.

In poche parole qualcuno sta costruendo una narrazione insensata sulle intenzioni israeliane e probabilmente cerca di dire a Trump che è stato preso per i fondelli da Netanyahu e company. Certo è un po’ tardi per una scoperta del genere, ma forse non troppo tardi.