Non so davvero come si possa più vivere dentro un a costante ipocrisia, anche quando essa si rivela alla luce del sole, così chiara e ineludibile che finisce per sfociare nell’assurdo. Com’e possibile che per decenni ci è stato detto di farci prendere dal panico per un Paese, ovvero l’Iran che non possiede armi nucleari, fingendo di ignorare quello che invece le ha, ossia Israele. L’Iran subisce sanzioni, assassinii, bombardamenti e un’ isteria mediatica che ormai dura da oltre trent’anni per ciò che potrebbe un giorno costruire. Israele possiede un arsenale nucleare non dichiarato al di fuori del Trattato di non proliferazione nucleare, ma tutto l’Occidente finge di ignorarlo. Tel Aviv non ha mai riconosciuto ufficialmente il proprio programma di armi nucleari, eppure esperti e organizzazioni di controllo stimano che possieda circa 90 testate nucleari e che mantenga una delle infrastrutture atomiche  più segrete al mondo. A differenza dell’Iran, Israele non è firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare e gli ispettori internazionali non hanno mai avuto pieno accesso all’impianto di Dimona, ritenuto il fulcro del suo programma nucleare.

Tutto questo non lo sappiamo da ora, ma da molto tempo: la documentazione disponibile dimostra che già nel 1968 la Cia aveva informato il presidente Lyndon B. Johnson che Israele possedeva armi nucleari o era sul punto di svilupparle. Ma invece di affrontare la questione pubblicamente, Washington scelse il silenzio. Il presidente Richard Nixon strinse in seguito un accordo segreto con il primo ministro israeliano Golda Meir grazie al quale Tel Aviv non avrebbe riconosciuto il proprio arsenale nucleare e, in cambio, gli Stati Uniti avrebbero rinunciato alle richieste di ispezioni e controlli. Come rivelato in seguito dal New York Times, la Cia aveva dichiarato in una valutazione del 1974 che Israele aveva già sviluppato armi nucleari, in parte utilizzando uranio ottenuto “con mezzi clandestini”. In realtà il problema non è mai stato semplicemente quello delle armi nucleari, si è sempre trattato di chi è autorizzato a detenere il potere, di chi è autorizzato a minacciare l’annientamento e la cui violenza viene considerata “sicurezza” anziché imperialismo allo stato puro. A rendere più ipocrita il tutto ci sono decenni di valutazioni dell’intelligence statunitense. La National Intelligence Estimate (Nia) statunitense  concluse che l’Iran aveva interrotto il suo programma strutturato di armi nucleari nel 2003. Diversi funzionari dell’intelligence americana, tra cui l’ex direttore della Cia William Burns, hanno ripetutamente affermato che l’Iran aveva preso la decisione di non costruire una bomba atomica. Anche gli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), tra cui l’ex direttore Mohamed El Baradei, riferirono di non aver trovato alcuna prova di un programma iraniano attivo di armi nucleari. Le stesse affermazioni sono state fatte anche da Tulsi Gabbard che ha  contraddetto la narrativa dell’amministrazione sull’escalation. In una testimonianza al Senato, ha affermato che l’Iran non ha ricostruito un programma di armi nucleari dopo gli attacchi del 2025, smentendo direttamente le affermazioni utilizzate per giustificare il protrarsi del confronto e l’escalation militare. Mesi dopo, il suo cambio di posizione è avvenuto dopo che Donald Trump ha pubblicamente affermato che si sbagliava e ha insistito sul fatto che l’intelligence statunitense dimostrava che l’Iran aveva accumulato una “enorme quantità di materiale” e avrebbe potuto costruire un’arma nucleare “entro pochi mesi”.

La menzogna, ovviamente, sta nel fatto che Israele non viene considerato una legittima minaccia nucleare ed esistenziale, mentre l’Iran – che ancora non possiede un’arma nucleare – viene dipinto come il pericolo supremo. Questa, naturalmente, è la stessa logica che ha alimentato decenni di guerre interminabili: l’affermazione che l’Iran potrebbe un giorno costruire un’arma nucleare viene usata come giustificazione per un’aggressione permanente. Ora per la prima volta dagli ’60, quando si cominciò a parlare della questione, trenta parlamentari hanno rotto la cortina fumogena chiedendo di essere informati sulla questione perché  mantenere “l’ambiguità ufficiale” riguardo alle capacità nucleari di uno Stato, minacciando al contempo la guerra per quelle di un altro, rende impossibile una reale non proliferazione in Medio Oriente”.

A questo proposito vale la pena ricordare che una nota tesi riguardo all’assassinio di Kennedy prende in esame la possibilità che dietro la vicenda ci fosse proprio il Mossad, visto che il presidente era fortemente contrario ad aiutare Israele a costruire la bomba. Vero o meno che sia è ormai ora di smetterla di vivere nella menzogna.