Il fallimento del vertice di Pechino, nel quale un Trump senza carte in mano sperava che i cinesi gli togliessero le castagne dal fuoco, rappresenta un grave ostacolo per la pace, sia per quanto riguarda i punti incandescenti di Iran e Ucraina, sia in generale: il terrore americano per l’emergente potenza cinese è troppo grande e anche troppo evidente per lasciare spazio alla speranza che si possa trovare un modus vivendi tra le due potenze, una industriale e l’altra finanziaria ormai in crisi nera. La trappola di Tucidide che spinge la potenza dominante a cercare in ogni modo di arginare quella emergente, aggredisce ogni giorno un qualche nuovo ambito e anche il fatto che fra tre giorni a Pechino ci sarà Putin, la dice lunga sul meccanismo di scontro globale che si va caricando inesorabilmente. E del resto c’è chi lavora sia nell’ombra, sia alla luce del sole per dare vita a una replica dell’aggressione all’Iran: è sorprendente, per esempio, come siano proprio i neocon di riferimento ebraico, a sottolineare con maggiore forza come la sconfitta in Iran sarebbe disastrosa per il potere globale americano. Sia Robert Kagan, uno dei fondatori del movimento neo conservatore e marito della deplorevole Victoria Nuland che ha determinato la crisi in Europa orientale, sia Max Boot presentano analisi catastrofiche sui maggiori quotidiani. Come sassi che cadono in una palude intellettuale, tali considerazioni formano onde concentriche che si diffondono dovunque.
Entrambi questi personaggi non sono di certo ammiratori di Trump, ma sono sostenitori affidabili di Israele e di tutte le sue iniziative, un aspetto da tenere in considerazione nell’esaminare le loro tesi sull’Iran, che sarebbero ben lieti di vedere distrutto. Così si potrebbe ragionevolmente ipotizzare che la critica devastante alla guerra contro Teheran e la drammatizzazione delle conseguenze, abbia lo scopo di mostrare lo scenario peggiore possibile per fare leva sul narcisismo di Trump e indurlo a seguire Israele, nel suo progetto di distruzione del suo grande avversario. Assumendo una posizione di opposizione, questi personaggi stanno sfruttando la personalità di Trump, concentrandosi sulla sua evidente vulnerabilità quando si tratta di valutare razionalmente le opzioni politiche, per convincerlo a cambiare la narrazione del suo fallimento personale, perseguendo la peggiore linea d’azione, ovvero una guerra totale contro l’Iran, utilizzando tutte le armi disponibili, comprese quelle nucleari. Se ciò dovesse accadere sarebbe davvero difficile entrare in un conflitto generalizzato. Del resto tutto il settore neocon sta mettendo in atto un forcing sulla Casa Bianca auspicando un’ulteriore guerra a qualsiasi costo, anche a costo pur di distruggere gli iraniani: la convinzione è che un Trump imbarazzato e guidato dall’ego cercherà di riparare e invertire la rotta sulla sua reputazione danneggiata, e farà proprio questo. Bisogna tenere presente che Trump subisce forti pressioni dalla lobby israeliana e dai suoi donatori miliardari come Miriam Adelson affinché continui la guerra. E poi ci sono le telefonate quasi quotidiane del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, che ha lo stesso obiettivo, ovvero mantenere l’America in lotta per eliminare l’Iran.
Tuttavia le opzioni militari convenzionali per ottenere questo scopo sono molto incerte e quindi l’opzione nucleare è dietro l’angolo. Questo certo sarebbe il passo che fotterà per sempre l’America perché agli avversari non resterà che tirare somme e capire che senza una forte reazione rischierebbero di fare la stessa fine. Poiché si tratta, nel complesso di potenze che insieme dispongono del doppio dell’armamento nucleare americano e per giunta molto più aggiornato, la tentazione di liberarsi di questo squalo tigre diventerebbe un obiettivo esistenziale. Il fatto è che gli Stati Uniti non sono più essenziali per nessuno, nemmeno come consumatori compulsivi, perché la crescita dell’Asia sviluppa nuovi mercati in grado di rendere marginale l’America: nel corso di un anno la Cina ha avuto un nuovo boom commerciale, pur nell’ambito di un dimezzamento dell’interscambio con gli Usa. Armageddon come soluzione finale contro un inevitabile declino: questa è l’equazione che i neocon e gli israeliani stanno presentando a un Trump terrorizzato dalla propria confusione e dalle sue stesse mosse.


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