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Antica incomunicabilità: il fiume contro natura

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Scienza, arte, società, politica, antropologia, letteratura, storia: spesso le narrazioni scolastiche e convenzionali, nascondono aspetti contraddittori o inattesi che invece sono spesso illuminati da aneddoti e rapide incursioni capaci di offrire prospettive inedite sia pure sotto forma di lampo. Sta a noi trasformare il fulmine a ciel sereno in tempesta.

Su una stele fatta erigere dal faraone Tutmosi I° e risalente al quindicesimo secolo Avanti Cristo c’è una citazione che ha dato molti grattacapi agli egittologi: vi viene infatti citato l’Eufrate come il fiume che scorre controcorrente, con il sottinteso che si tratti di un evento strano e contrario all’ordine naturale delle cose. La soluzione del problema era in realtà abbastanza semplice: gli egiziani stabilivano il Sud e a partire da quello gli altri punti cardinali con criteri astronomici, ma nell’esperienza comune questo si mischiava al fatto che il Nilo scorre da Sud a Nord e si legava al concetto di corrente e “controcorrente”; per esempio era facilissimo stabilire dove stessero andando le barche, ovvero il mezzo fondamentale della vita egiziana: con le vele alzate verso Sud, senza vele ossia in favore di corrente verso nord. Queste distinzioni erano entrate anche nel linguaggio, nelle credenze, nella religione come nella vita quotidiana e si erano talmente radicate che quando si trovarono di fronte a un fiume come l’Eufrate che scorre invece da Nord a Sud non riuscirono a far combaciare i criteri astronomici con quelli legati alla corrente fluviale e a operare una trasformazione dopotutto abbastanza semplice. Insomma non furono in grado di superare il paradigma o sistema di pensiero complessivo che avevano sviluppato. L’Eufrate fiume contro natura ci parla dunque di un radicato pregiudizio e testimonia della difficoltà della comunicazione fra culture, anche nell’ambito di una stessa area visto che la civiltà egizia e quella sumero accadica in Mesopotamia furono sostanzialmente coeve e basate sul modello molto simile di economia agricolo – fluviale. Mi domando quali saranno le colonne istoriate di che verranno lasciate dall’occidente ai futuri archeologi.

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Cortigiani allo scoperto: con l’Europa o con il popolo

asservimento_re_sole_handelforeverDiciamo la verità se non ci fossero lampi di idiozia molte cose resterebbero mimetizzate  dietro arroganti garbugli o pietose bugie e spesso anche la qualità delle persone potrebbe nascondersi dietro gli intricati paraventi di una intelligenza presunta. Ma alla fine il lampo di idiozia scocca illuminando il vero panorama intellettuale ed umano delle persone, il senso della loro partecipazione. Questa volta è accaduto a Elisabetta Gualmini, renziana di ferro, la quale colpita al cuore dalla nomina di Conte non ha resistito a fare pubblico sfoggio della sua gaia scienza politologica alla corte di Matrix: “Lui di fatto ci ha detto che confermerà il ruolo dell’Italia in Europa da un lato, e dall’altro che sarà l’amico del popolo […] questo è impossibile da tradursi in pratica, perché o si sta da una parte o si sta dall’altra”.

Meraviglioso, perché  in questa lampitudine di idiozia compare chiaramente un panorama che solitamente rimane accuratamente nascosto nelle pieghe dei discorsi e cioè  che tra popolo e poteri europei c’è un baratro incolmabile. Se poi al posto di popolo che potrebbe sembrare un po’ vago e pronto ad essere esposto alle vacue accuse di populismo,  ci mettiamo qualcosa di più reale e concreto vale a dire i cittadini con il loro diritti e bisogni, il corpo elettorale che è la fonte della rappresentatività e il responso delle urne vediamo chiaramente che tra strumenti di democrazia e oligarchie europee esiste nella sostanza un’assoluta incompatibilità. E non ci si venga a dire che l’onorevolessa si è espressa in termini impropri visto che assieme all’altrettanto onorevole  marito, Salvatore Vassallo non solo siede in Parlamento sui banche del Pd, non solo è un assessore della regione Emilia – Romagna, ma si fregia del titolo di politologa, ha presieduto l’Istituto Cattaneo, è una faconda produttrice di pagine per Il Mulino, insegna ovviamente all’Università ed è passata per la famigerata London School of Economics che è uno dei maggiori masterizzatori in tutti i sensi della servitù intellettuale di cui si circonda l’oligarchia. Si presuppone dunque che sia immune dall’esprimersi in maniera inadeguata e ambigua.

In realtà infatti si è trattato di un lapsus freudiano, di uno uno squarcio sulla realtà. E del resto durante la campagna per il referendum costituzionale moglie e marito fecero una disperata campagna per il Si, al punto che lo stesso Gianfranco Pasquino di cui tutto si può dire salvo che sia un tipo sanguigno, ha giudicato deplorevole un articolo scritto a quattro mani dai coniugi che se la prendevano con alcuni membri della corte costituzionale firmatari del manifesto per il No, accusandoli di essere dei privilegiati, carrieristi, benestanti e un po’ rimbambiti, inalberando una volgarità inaspettata  per  fare intendere che chi si opponeva alla riforma costituzionale partecipava di questi caratteri. Peccato però che siano stati soprattutto gli anziani ancora anacronisticamente legati a certe fedeltà di partito, a votare per lo scempio costituzionale.

Adesso grazie alla rivelazione che l’Europa nei suoi assetti attuali è contro il popolo e facendo intendere quale sia la scelta coniugale, tutto è finalmente più chiaro. Il che testimonia in corpore vili e per l’ennesima volta la traiettoria di questi “giureconsulti” che vogliono a tutti i costi trovare posto alla corte dell’imperatore per continuare ad essere dei privilegiati. In cambio a costoro si chiede di mantenere in vita con un bricolage da robivecchi il paradigma dell’Europa e delle sue ineluttabili necessità, così come la paura di “far la fine della Grecia”  cercando di nascondere il fatto che il miglior modo per precipitare in questa china, di fatto già iniziata, è proprio accettare qualsiasi cosa. Del resto è inutile stupirsi di queste rivelazioni che illuminano  la filigrana su cui si arrampica una certa intellighenzia: l’idea stessa da cui ha preso vita il Pd, ma in generale tutta la sinistra di “governo” fin dagli anni ’90 era la possibilità di esistenza di un neo liberismo moderato dando per scontato che esso fosse il vincitore assoluto, mentre è palese anzi dovrebbe essere visibile anche ai ciechi, che questa strada non solo è impraticabile,  ma di fatto è inesistente perché tutti i principi su cui si basa il capitalismo di fede finanziaria non tollerano per loro stessa natura una modulazione, non sono più analogici come nel capitalismo keynesiano, ma digitali: o ci sono o non ci sono, senza valori intermedi.

Questo i politologi alla Gualmini lo hanno capito benissimo, così come hanno capito che la rottura è divenuta insanabile dopo il referendum: quindi non possono che essere col potere e contro il popolo, con l’oligarchia contro la democrazia. E fare i cortigiani di lusso.


Il golpe lungo

Imagoeconomica_951943-1024x689Non porta il mantello a ruota e dice di non vuol fare il notaio, anzi proprio per smentire queste ipotesi ha lasciato il Paese nella palude di un governo che c’è e non c’è. Ma Sergio Mattarella per disgrazia di tutti inquilino del Quirinale. fa esattamente il notaio, anzi mestieri meno nobili come il portavoce e il mezzano di altri poteri, pretendendo di stabilire uno ad uno chi siano i ministri. Lo si può immaginare benissimo con quello sguardo paraplegico che telefona a Juncker come a Draghi: ” Vi sta bene questo premier? Può andare questo ministro?” Poi prende nota e ai verdestellati, unica maggioranza possibile dice no, ni, facciamo un altro nome.

E’ visibile, quasi materica l’opposizione delle oligarchie a qualsiasi possibilità che l’Italia dia un qualche seguito al risultato delle elezioni, tanto che sono stati  bersagliati anche personaggi tutto sommato innocui come Conte giudicato poco competente da alcune testate americane, da gente insomma che ha come presidente Trump e non si vergogna, mentre i Savona vengono letteralmente mitragliati prima ancora di fare la loro comparsa. Questo potrebbe anche far piacere perché significa che ormai il sistema nel suo complesso è diventato così fragile da non poter sopportare nemmeno la minima eresia rispetto ai diktat e agli interessi finanziari, nazionali, geopolitici che ne sono l’incarnazione. Così fragile da entrare continuamente in contraddizione e mostrare così la miserabile trama europea per cui se qualcuno propone un referendum sull’euro (che poi potrebbe anche rivelarsi una trappola) viene proposto per il rogo, ma se 150 economisti tedeschi firmano un documento per chiedere l’uscita dell’Italia dall’euro, ossia chiedono che la Germania non sia costretta a rifondere ciò che ci ha lucrato sulla moneta unica, allora tutto va bene.  Potrebbe far piacere se non risultasse chiaro che le istituzioni non rispondono per nulla alla volontà degli elettori, ma ad altri poteri, ossia non sono sostanzialmente democratiche anche se conservano certe forme: non sta né in cielo né in terra che Mattarella discuta sul nome dei ministri, cosa che non è nelle sue facoltà specialmente una volta e faticosamente concesso l’incarico a Conte.

Ma già gli ambienti più ottusi e fedeli all’asino di Rignano che purtroppo si è scoperto a non cagare oro, così  come a “cumpari” Silvio, parlano di governo demeritocratico, alla faccia della Fedeli e della Madia e delle subrettine di cara memoria.  In realtà ciò che si vuole assolutamente evitare è esattamente il contrario, ossia che nell’esecutivo entrino persone di qualche competenza che potrebbero rendere più difficile il tentativo di raggirare e mettere in soggezione i nuovi depositari del potere da parte degli sciamani e grandi sacerdoti del rito europeo. Infatti si spera che a forza di mettere bastoni fra le ruote a Conte si riaffacci il nome di Di Maio considerato molto più malleabile. Del resto si tratta di vendicarsi degli italiani che hanno votato così male con tutti i mezzi, compreso il mitico spread per la cui risalita fanno il tifo e operano i cosiddetti poteri forti: in fondo si potrebbe anche parlare di golpe se non fossimo di fronte a un colpo di stato strisciante che dura da vent’anni con una lenta usucapione della democrazia.

E drammatico, ma almeno si ha il piacere di poter smascherare gli adulteratori della politica, quelli a cui per troppo tempo si è permesso di mettersi etichette fasulle, comprese quelle della sinistra per vendere un vino fatto con le polverine del neo liberismo selvaggio e della disuguaglianza: in questo verminaio infatti si distinguono anche gruppi e personaggi che si auto figuravano  progressisti di lusso: se per il direttore del Foglio che supplica Berlusconi e Renzi di riunire Forza Italia e Pd in un’unica formazione “pro Occidente, pro mercato, pro Europa”, spicca anche Corrado Augias, uno per tutti, che vuole salvare la democrazia eliminando  le elezioni.

La repubblica dei vecchi e nuovi percettori di rendite e di stima malriposta emerge dalle acque reflue per mostrarsi finalmente per ciò che è, attaccati ai loro feticci come Dora Markus agli amuleti che la fanno esistere.  Che pena.


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