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La calda estate del terrorismo

 

terrorismo(1)La gragnuola di attentati e di morti esplosa in questi giorni da Nizza a Rouen passando per la Baviera è vista come un impazzimento generale che segna il passaggio da un terrorismo in qualche modo organizzato e pianificato (bisogna vedere poi effettivamente da chi) e uno invece prodotto da pazzi e isolati che trovano, al contrario di quanti pensino i guerracivilisti, solo un facile immaginario di facciata nella religione e le ragioni vere invece nella loro triplice emarginazione  in quanto  “estranei”, in quanto borderline, in quanto manodopera sfruttata non solo di per sé, ma anche per abbassare i salari di tutti. E parlo di impazzimento generale perché l’occidente non si limita più a pianificare le condizioni e le guerre che fanno strage in Medio oriente, ma risponde ormai sullo stesso piano come ha fatto la Francia uccidendo 164 civili a Raqqa come vendetta per l’attentato di Nizza.

Però non si tratta affatto di impazzimento, è semplicemente l’approdo a cui ci sta portando il pensiero unico con la sua impossibilità ontologica di alternative, la promessa liberista con il suo tentativo di atomizzare la società in milioni di singoli e impotenti desideranti, nell’interesse di un elite. Anzi lo stato di allarme lucidamente creato dalle mosse geopolitiche condotte senza esclusione di colpi, dalle guerre opache, dalle stragi che solo raramente affiorano sulla superfice dell’informazione, è l’ideale per deviare l’incertezza e il malcontento dalle sue vere radici verso l’esterno. E’ una  tattica antica, che però oggi viene usata anche in senso strategico: il terrorismo, la guerra di religione, la violenza che viene praticata e che chiede vendetta serve molto a bene a scaricare le forze che derivano dalla libera e liberale repressione, dalla  negazione del conflitto sociale, dall’ottimismo ottuso, dal dover fingere in ogni momento che tutto va bene, dal rifiuto di prendere atto a pieno della situazione come protezione dall’abisso e che si rivela nella sconcertante passione per giochi di straordinaria idiozia. Sarebbe un bel guaio se questa condizione di cattività psicologica venisse meno grazie all’azione terapeutica della realtà ed è per questo che è così conveniente scaricare all’esterno la tensione, attraverso un nemico, un diverso che è sempre ostile per definizione come abbiamo imparato ad esserlo tra noi. Chi per qualche condizione particolare, di cultura o di condizione mentale riesce a fuggire dalla gabbia, concepisce la propria libertà solo dentro il paradigma dell’ostilità.

E di certo questa lunga estate di terrore, non nasce solo dalla follia e dallo spirito imitativo, ma anche dalla crisi profonda per accumulo di contraddizioni che stanno attraversando le istituzioni, i Paesi e gli strumenti  che per fin dalla fine degli anni ’70 hanno aggredito la democrazia, lo stato di diritto e dei diritti in favore di una concezione neo oligarchica, finanziario feudale si potrebbe dire: l’Europa traballa e comincia a perdere i pezzi, la Nato è riuscita a creare una profonda frattura con il suo alleato più potente proprio mentre lo voleva utilizzare contro la Russia, gli Stati Uniti stessi hanno di fatto riconosciuto per bocca del vecchio stratega Brzezinski, l’impossibilità di un dominio globale: quando il vegliardo che ha impostato la geopolitica americana fin dai tempi di Carter dice che occorre staccare la Russia dalla Cina, esprime un concetto che potrebbe sembrare ovvio, ma che per gli Usa sono quasi una rivoluzione dopo un quarto di secolo di dominio incontrastato, 0vvero che l’America deve prendere atto dei suoi limiti. E’ evidente che quando i piani di riferimento entrano in crisi, la pressione accumulatasi comincia a fessurare le certezze: in un certo senso il terrorismo.2, l’esplosione di violenza di singoli e non più di gruppi in qualche modo organizzati da centrali individuabili, rivela esattamente il contrario di quanto potrebbe suggerire, ovvero che la malattia è collettiva.

 

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