La tregua che si potrebbe chiamare intestinale, giusto per caratterizzare adeguatamente i mal di pancia di Washington e del suo capo affetto da diverticolite, non è una concessione dell’America, è qualcosa che l’Iran sta strappando con le unghie e con i denti al suo avversario: l’attacco a sorpresa che gli Usa avevano condotto su territorio iraniano e a quanto pare sui una postazione missilistica è stato vendicato oggi con la distruzione della base a stelle e strisce in Kuwait da cui erano partiti gli aerei. E gli iraniani avvertono: “nessun atto di aggressione resterà impunito”. Teheran non può lasciar perdere perché proprio la rapidità e l’efficacia della risposta è essenziale a dissuadere la Casa Bianca dal tentare un nuovo assalto. Nel frattempo fioriscono bozze fasulle di memorandum di intesa che sono in realtà elenco dei desiderata e dei pii desideri degli Usa, come quello pubblicato l’altro giorno da Al-Arabia che ovviamente Teheran non ha nemmeno visto e nel quale non si fa cenno al controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz: Trump spera di fare il gioco delle tre carte cercando di convincere il proprio pubblico che gli iraniani si sono piegati. 

E il tempo stringe perché giunti alla dodicesima settimana di una guerra che sarebbe dovuta durare due giorni e poi due settimane, per Trump non c’è più modo di sfuggire alle conseguenze dei danni che ha causato all’economia globale e alla sua stessa immagine. Tanto che comincia a serpeggiare nello staff della Casa Bianca, un’idea per togliere le castagne dal fuoco a The Donald: si tratta per ora di sussurri, non c’è nessuna presa di posizione ufficiale, ma una delle possibili vie d’uscita dalla trappola sarebbe la possibilità che si permettesse al Congresso di votare contro la continuazione della guerra. Ciò darebbe a Trump il pretesto necessario per richiamare le truppe dal Medio Oriente e dire che è stato il Parlamento a strappargli la grande vittoria. Certo non è una strada poi così certa e praticabile, vista l’estensione del controllo delle lobby sioniste su entrambi i partiti, ma in ogni caso il presidente da solista di una guerra perduta, potrebbe passare  un esecutore delle volontà parlamentari. ripeto, sono mere indiscrezioni, ma che comunque testimoniano della situazione psicologica confusa e angosciate nella quale si trova l’amministrazione americana.