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Buon 26 aprile

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ogni anno arrivo a questo giorno combattuta tra il desiderio invincibile di sottrarmi alla ambigua glorificazione retorica e un altrettanto invincibile spirito di servizio  in difesa di quella verità che oggi più che mai è impalpabile, sfuggente, tanto che è inafferrabile la meta e perfino il cammino per arrivare.

Che il 25 aprile sia ormai una data svuotata, una coperta troppo corta che si tira da tutte le parti per occultare vergogne con un po’ di retorica, un po’ di propaganda, un po’ di manipolazione, è evidente e da anni.  Chi pensava di tutelarne la  memoria è stato battuto dalla fine della storia, concessa a giornalisti e divulgatori a dispense un tanto al metro, quando anche grazie alla irreparabile perdita del passato, alla sua mercificazione e consumazione senza residui e alla sua reinvenzione postuma come fiction,  si è riusciti a proibirci di immaginare il futuro, condannandoci a un  arido presente. Così quello che  rimane  è  tutta la plastica tecnologica e i suoi rottami, la polvere tossica della supremazia immateriale della finanza quella modernità che ha smesso il sogno di progresso, per marchiare una cesura insuperabile col prima a dimostrazione che quello che non esiste più forse non c’è stato, che 20 mila anni di storia sono andati perduti o sono stati inutili e con quelli il coraggio e la ragione, la collera e la dignità, il riscatto e l’utopia.

Così hanno potuto vincere gli altri, quelli così ben rappresentati nelle parole di uno dei consulenti di Bush, incaricati di vendere bene il loro prodotto: noi siamo l’impero e quando  compiamo un atto creiamo la realtà ….siamo noi gli attori della storia e tutti voi nel migliore di casi resterete a studiare quello che noi facciamo.

Così abbiamo permesso e permettiamo che il loro bieco e ferino affaccendarsi occupi e diriga la nostra vita e che la loro cronaca spiccia punteggiata dalle grida delle vittime, dagli spari e dagli scoppi, dai loro inevitabili effetti collaterali diventi la nostra storia e il nostro presente.

Li abbiamo aiutati della loro azione di biasimo e castigo delle ideologie che ha provveduto a farci seppellire idee e ideali in favore del loro totalitarismo, così ci si muove leggeri nel percorso che compiamo in terra senza lasciare impronta di noi, convertiti all’ubbidienza alla necessità.

E li aiutiamo in tanti modi anche in questo 25 aprile, con incuti rigorismo e professione di purezza pelosa: il no alla brigata ebraica che come ha scritto bene Portelli sul Manifesto di qualche giorno fa, non è la stessa cosa della Brigata Garibaldi, ma nel ’44 nel fronte contro i nazisti c’era eccome, combattendo come  corpo militare inquadrato nell’esercito inglese, cui invece viene riconosciuto lo status di nostri liberatori malgrado la loro schizzinosa  indole coloniale fosse palese anche allora, esigendo che i partigiani tornassero a casa, erogando lanci discrezionali con aiuti offerti come elemosina, e poi arrogandosi l’incarico di concedere il brevetto di combattente per la libertà, distinguendo tra buoni e cattivi, proprio come hanno fatto i nuovi balilla del Pd, che preferiscono sempre  i ribelli morti da richiamare a schierarsi per il si referendario e il no alla costituzione nata dalla resistenza, col tavolino a tre gambe.

Se chi oggi vuole marciare sotto la bandiera della Brigata Ebraica viene chiamato a distinguersi da ogni correità con uno stato repressivo e razzista, chi lo chiede – scagliando l’anatema contro una nazione e un popolo che non sa essere “eletto” e dal quale si esige, unico al mondo, di trarre dalla sofferenza del passato la ricetta per non infliggere a altri quello che ha subito e perché il torto non doventi diritto – dovrebbe essere sicuro di essere senza macchia per l’appartenenza a un paese e a una gente parimenti  succube dello stesso impero, dal quale va a negoziare  devotamente il rincaro della quota associativa della Nato, che presta basi e compra aerei e li arma contro popolazioni civili, che critica i muri altrui e ne erige in casa perfino a Rio Bo e in ameno e finora pacifici paeselli, che dimentica di aver mandato e di mandare in giro per il mondo i suoi figli ma respinge quelli degli altri che scappano da guerra e fame. E che consente che si introducano e applichino per legge tremende differenze, tra chi può e ha e chi non ha non può avere, tra noi e noi, tra noi e chi arriva qui che non ha diritto ai diritti, come, andando avanti così, succederà alla gran parte dei cittadini.

È per questo che l’operosa cancellazione del vero spirito della festa passa per la commemorazione del gesto di liberarsi dal nazismo, preferendo l’epica del riscatto dall’invasore all’utopia di sottrarsi alla condanna di sfruttati, oppressi, censurati e repressi da un sistema economico fondato sulla speculazione, la corruzione, m’iniquità esercitata da un padronato autoritario, ladro e criminale quanto il regime che aveva favorito e dal quale si era fatto servire.

Per quello le parate ufficiali non vogliono la presenza delle bandiere di chi resiste, che per carità non diano il buon esempio i curdi o i palestinesi, che per carità non qualcuno non pensi di sventolare  la bandiera rossa,  sempre più lisa e stracciata, sempre più tradita e derisa:  da chi finge che il fascismo sia quello di ieri e che quello di oggi sia folclore inoffensivo e nostalgico, da chi non vuole ammettere che ha perso le sembianze di un totalitarismo che conserva i suoi elementi essenziali, classismo, razzismo, terrore, propaganda della paura e dell’intimidazione, procedure di controllo e lager, perfino il partito unico incaricato di attuare il dominio totale e un esercito professionale, che colpisce anche solo premendo un interruttore per caricare bombe da un drone o per introdurre e diffondere nuove povertà implacabili.

Quando chiedevano a mio padre perché era andato in montagna, rispondeva “che non c’era altro da fare” se si voleva immaginare un giorno dopo meno buio. E allora cominciamo a darci un buon 26 aprile.

 

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Fermiamo i super bombaroli

C9U0bpYUQAA5RzrIl vaudeville dell’informazione è davvero straordinario, quasi incantevole nella sua miseria senza nobiltà: le prefiche a pagamento non avevano ancora finito di piangere i presunti ( e oggi si può sostenere quasi certamente falsi) morti civili fatti da siriani e russi, che subito sono passati all’epica esaltazionedella superbomba usata dagli americani per distruggere una sistema di caverne artificiali in Afghanistan uccidendo 36 presunti terroristi che vi si rifugiavano. La cosa singolare è che lo scavo di quel complesso di caverne fu finanziato proprio dagli Usa, al tempo dell’invasione russa proprio per permettere ai mujahidin un rifugio contro le truppe sovietiche. Quindi la domanda è: per quale motivo si è arrivati a distruggerle ora, dopo 16 di guerra ben sapendo che erano una base della resistenza all’invasione Usa e per giunta utilizzando la superbomba Moab del tutto superflua, per non dire inadatta allo scopo? Il tono enfatico con cui i media hanno dato la lieta novella lascia pochi dubbi al riguardo: dopo la figuraccia dei Tomahawk in Siria si voleva dare una immediata dimostrazione di potenza  e soprattutto di disponibilità ad usarla: russi, siriani e magari anche coreani sono avvisati. Anzi tutto il resto del mondo.

Quello che l’opinione pubblica non sa, depistata dalle orrende puttanate che si leggono, è che la Moab è in realtà un ordigno piuttosto rozzo, pesantissimo (8,2 tonnellate) , che deve essere trasportato con un aerocargo e il cui potere distruttivo è quello di 11 tonnellate di tritolo, quindi niente a che vedere con un atomica o con sofisticate tecnologie, ma tutto da spartire da vicino con l’uso terroristico dell’aviazione sulle città che è la dottrina portante della dottrina di guerra americana. O con una geopolitica basata sul terrore. Ma i cittadini occidentali frastornati e ammirati da tanta potenza non sono stati avvisati che  2009 i russi hanno costruito ordigni simili, pesanti 7,1 tonnellate, dunque relativamente più gestibili, ma con una potenza distruttiva quattro volte superiore al Moab come anche attestato dai report delle pubblicazioni specializzate made in Usa ed equivalente a 44 tonnellate di Tnt. Tuttavia in questo caso non c’è una vera e propria corsa agli armamenti perché a parte il possibile uso ricattatorio a scopo di terrore si tratta di armi che servono soprattutto a sminare vaste aree o distruggere fortificazioni improvvisate, trincee e quant’altro: il loro utilizzo da parte del governo reale degli Usa nel quale Trump è stato totalmente risucchiato, ribaltando ogni promessa, ha solo uno scopo mediatico perché la stessa quantità di esplosivo suddivisa in molti ordigni ha un’efficacia dalle 10 alle 20 volte superiore. Anche Putin è ricorso a questo  tipo di spot bellico colpendo dal Mar Caspio le postazioni dell’Isis per dimostrare la capacità delle armi russe e l’efficacia dei suoi missili, ma qui siamo ad un salto di qualità evidente, perché si è usata senza alcuna necessità e impropriamente  una cosiddetta superbomba per impressionare più che i nemici i propri sudditi che ben presto saranno chiamati alle armi. Se fossi nel leader russo userei altrettanto gratuitamente una super  bomba nel deserto siriano,  tanto per svegliare il mondo occidentale dalla spensieratezza cretina e incosciente con cui sia avvia alla guerra e che dimostra il completo distacco della realtà di queste elites americane col loro vergognoso codazzo europeo. Eppure la posta è chiara anche se viene nascosta da un’ informazione imbecille con la stessa funzione delle escort: i russi hanno già detto chiaramente che non sono disposti a combattere una guerra sul loro territorio, il che vuol dire che qualsiasi conflitto diretto sarà un conflitto atomico, anche perché Mosca e Pechino sospettano che queste campagna di demonizzazione a suon di caschi bianchi, bugie e sciocchezze sia funzionale alla preparazione da parte degli Usa di un primo colpo e dunque sono in allerta pronti a vaporizzare tutto il possibile prima che gli Usa tentino di fare la mossa per primi.

Del resto cosa altro possano aspettarsi quando sono stati installati siti missilistici a ridosso della Russia con il risibile pretesto, accettato da quegli abietti burattini europei, di difendersi  da eventuali missili iraniani? Eppure, nonostante l’ evidenza e la grossolanità della tesi c’è chi ci crede soffocando eroicamente ogni spirito critico. C’è un solo modo per fermare questa deriva folle prodotta in fin dei conti dall’antropologia neoliberista: la ribellione di tutto l’occidente europeo contro la paranoia delle elites americane mettendo in crisi la Nato e la partecipazione ad un eventuale conflitto globale. Solo così ci sarebbe speranza di fermare l’inevitabile escalation verso la guerra, offrendo il pretesto a Washington per fare qualche passo indietro senza perdere la faccia, ma soprattutto sottraendo il continente al ruolo designato di territorio sacrificale, liberando qualche migliaio di testate nucleari per regalarle a qualche obiettivo in Usa.


Guerra e xenofobia cosmopolita

IMG_03331Sapete, comincio a pensare che Hitler e la sua banda di omo razzisti fossero dei dilettanti: la loro aberrazione era quella di voler sterminare gli ebrei che pure erano la parte più vitale del mondo tedesco e altre minoranze assortite esterne e interne in nome di un stato assoluto con alla base la fantomatica razza. Assurdo e atroce, oltre che idiota, una vampata di follia disumana. Eppure tutto questo, anche numericamente parlando, è nulla di fronte agli stermini cosmopoliti a cui si è assistito dopo la guerra mondiale da parte delle oligarchie Usa, frutto di una sorta di xenofobia  individuale che predica l’ esistenza lo sfruttamento dei “perdenti”, vera e propria razza portata geneticamente alla punizione di se stessa, oltre che  la totale noncuranza nei loro confronti, anche se poi  con ipocrisia sottintesa possono rientrare in questa guerra infinita non solo singoli, ma anche gruppi, classi, comunità etniche e Paesi che non si adeguano. Non ci sono confini o coerenza sono confini per una sorta di razzismo sociale nei confronti di chi è povero o muore di fame, vive nel bisogno o può essere impunemente depredato in nome di qualche nobile ideale.

Capisco che questa tesi possa apparire estrema e tuttavia gli ultimi eventi siriani con la propalazione urbi et orbi di eventi tragici, privi di qualsiasi prova al solo scopo di innescare di nuovo la guerra, con il rischio che essa diventi globale, conducono in questa direzione. Assistiamo al macabro balletto di un potere che agisce al di fuori di ogni regola e che cerca il conflitto sapendo di avere gli anni contati prima dell’implosione del sistema finanziario che lo sorregge e della perdita da parte degli Usa della supremazia militare. Del resto sono le cifre che parlano, quelle dell Unicef, dell’Ocse, dell’Onu e di decine di altri istituti ufficiali e ricerche accademiche: dal 1945 ad oggi ci sono stati in tutto il pianeta 248 guerre e 201 di esse sono state cominciate dagli Usa per il controllo delle risorse oppure in nome della geopolitica, mentre tali conflitti hanno fatto oltre 30 milioni di morti in gran parte civili (una percentuale che oscilla tra l’85 e il 90%), secondo quanto riporta l’ American Journal of Public Health. Del resto gli Stati Uniti  hanno il 41% delle spese militari globali contro il 4,4 e l’8,2 per cento di Russia e Cina, con oltre 800 basi sparse ovunque e ogni anno spendono per mantenere questo esercito di occupazione planetaria sei volte la cifra necessaria a evitare che 15 milioni di persone, tra cui 11 milioni di bambini muoiano di fame. Naturalmente si tratta di un sistema elefantiaco ed enfatico, aperto ad ogni torsione e corruzione di mercato che rischia di rivelarsi inefficiente, come ho spesso mostrato, ma questo è un altro discorso, ciò che conta è l’intento.

Se anche le vittime in Siria fossero reali come Carton Mattarella sembra credere, se anche venissero proposte prove convincenti, se non ci si ritrovasse verosimilmente di fronte all’ennesima replica delle armi di distruzione di massa di Saddam, l’indignazione della claque mediatica e delle segreterie di stato occidentali sarebbe eticamente perversa come le lamentazioni del comandante di Auschwitz per l’agguato a un kapò.  D’altronde negli Usa stessi, nonostante il conflitto sia scatenato anche contro la stessa popolazione non si ha la minima percezione di tutto questo ed è quindi difficile che possa avere un peso politico coerente, neanche quando le libertà costituzionali vengono soffocate: lo stato di incultura generale collegato al lavaggio del cervello con gli afrori della mitologia americana (peraltro adottata oggi anche dall’Europa)  quale legittimazione e giustificazione delle disuguaglianze sociali, lo rende impossibile. Chi ha possibilità di rendersene conto, sostanzialmente i membri dell’elite di potere allargato sono anche gli stessi che ne traggono vantaggio. Ecco perché ho pochissime speranze nelle possibilità di pace: più esse crescono nelle aspirazioni e nella consapevolezza e più chi ha paura di un mondo in cerca dell’uguaglianza tradita accelera sulla guerra.


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