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Un “Paese normale” secondo follia

imagesChe cosa è un Paese normale? Tante volte abbiamo usato questa espressione contro l’anormalità berlusconiana che poi si è rivelata nient’altro che un “dialetto” locale e folcloristico del neoliberismo, ma in realtà l’espressione è vuota , ambigua, priva di un significato univoco e concreto tanto che ciò che non era normale col Cavalier Silvio almeno secondo l’evangelio e il galateo dei salotti progressisti, è diventato normalissimo e desiderabile con Letta e Renzi visto che non lo diceva più il vecchio sporcaccione, ma l’ Europa. Di tutto questo ne abbiamo un esempio internazionale, dunque degno di essere meditato da quella fauna crepuscolare che sprezza qualsiasi cosa non venga da qualche giardino delle Esperidi d’ Oltralpi e d’Oltremare dove crescono i think tank miracolosi:  ce lo fornisce Mike Pompeo emisfero destro di Trump che subito dopo la riproposizione delle  sanzioni all’Iran lo ha esortato  ” a comportarsi come un Paese normale “, aggiungendo che “in caso contrario, l’Iran vedrà crescere il collasso della propria economia”.

Non  che sia molto differente da ciò che dice Juncker all’Italia ancorché sia privo di emisferi residuali, ma nel caso specifico di Pompeo pare evidente che l’esortazione punitiva abbia un riferimento di normalità negli Usa e perciò potremmo pensare che l’Iran possa liberarsi dalle sanzioni adottando una politica estera militaristica e minacciosa, regolarmente accompagnata da bombardamenti, invasioni e sponsorizzazioni di operazioni di cambio di regime, oppure che spenda 650 miliardi di dollari l’anno per mantenere un complesso militare adatto a queste necessità. Certo non basta perché disgraziatamente l’Iran ha molta strada da fare per essere normale ed esemplare come gli Usa: per esempio non ha 300 sparatorie di massa ogni anno, né le  11.000 morti legate alle armi da fuoco, ovvero il doppio delle vittime di incidenti stradali e nemmeno, segnale di incredibile arretratezza, le mille persone fatte secche dalla polizia ogni anno, soprattutto se sono nere perché il colore piace solo nei film.

Ah com’è lontano l’Iran da queste cifre della normalità. E nemmeno parliamo dei quasi 11 mila dollari di spesa medica a testa perché la sanità privata ha portato i prezzi alle stelle e consente solo ai benestanti di curarsi: 30 milioni di cittadini sono privi di assicurazione, altri 70 milioni ne hanno una che copre esclusivamente le pratiche di base e anche quelle con tetti così striminziti che anche le analisi più banali sono fuori portata, mentre  altri 45 milioni non hanno i soldi per comprare le medicine.  E per giunta l’Iran è così poco normale da avere un’istruzione universitaria pressoché gratuita, mentre la normalità impone che ci si debba indebitare a vita per corsi che nella maggior parte dei casi sono di basso o bassissimo livello, al contrario di quanto generalmente si pensi o vogliano far pensare i privilegiati che hanno speso fortune per procurarsi qualche titolo che fa prestigio e di solito anche una bella ignoranza nel senso più completo e ontologico del termine. Per non parlare dell’anormalità assoluta di avere una scuola pubblica gratuita e funzionante e non come negli Usa dove essa è praticamente abbandonata a se stessa. Insomma mica come in Oklaoma dove un allieva vedendo la foto di un libro di testo ha postato su face una reazione nella quale diceva di aver saputo per la prima volta dell’esistenza di manuali scolastici.

Con l’abitudine tutto diventa normale, anche l’assurdo. Ma l’Iran è troppo distante da queste realtà per diventare entro breve un Paese così normale da vedersi togliere le sanzioni. Mica come noi che ci stiamo orgogliosamente normalizzando.

 

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Elezioni di medio terminator

181928526-faeefa5b-6232-4a6d-99fa-70d2bc310899Oggi, tanto per annoiarvi un po,’ cercherò di parlare delle elezioni di mezzo termine in Usa che tutta l’informazione italiana dalla televisione al web ha trattato nel solito modo superficiale, anche al di là dell’ anti trumpismo di maniera, traendone solo banali considerazioni di schieramento e una valanga di valutazioni sul fatto  che anche ciuffo Trump si troverà, come Obama. a governare con un Senato a maggioranza repubblicana e un Congresso a guida democratica, cosa che peraltro conta pochissimo, anzi nulla, in relazione agli interessi dell’impero.  In realtà queste elezioni hanno messo in luce un  sommovimento profondo della politica americana e uno spostamento dei punti di riferimento tradizionali che ancora non si percepisce chiaramente.

La cosa interessante non è che i democratici si siano ripresi il Congresso, ma quali democratici lo abbiano fatto perché emerge un dato abbastanza evidente: quando la sinistra corre come la destra  perde e si tratta di doppia perdita. Quando la sinistra corre come la sinistra invece vince. Riguardo a questi ultimo caso si possono citare Franklin Bynum, Alexandra Ocasio – Cortez e Julia Salazar. Quanto al primo invece valga per tutti la clamorosa la sconfitta di Joe Donnelly già senatore dell’Indiana, travolto dal concorrente repubblicano – ennesimo multimilionario, evangelista del libero mercato, che ha sfruttato la morte di un uomo  per diffondere la paura degli immigrati. – perché sostanzialmente, si  è appiattito sulle tesi  dell’avversario. Donnelly si è detto favorevole al muro di Trump, ha promesso di tagliare i diritti che alzano il costo del lavoro, si è mostrato pro . vita anche più del suo avversario e infine ha avvertito che chi volesse estendere le tutele sanitarie del Medicare avrebbe dovuto “passare sul suo corpo”. 

La sua sconfitta è tanto più significativa perché in aiuto di questo “democratico” è accorso persino Obama che insieme a tutto l’establishment democratico – ha fornito proprio a costui il massimo appoggio sbarcando in Indiana negli ultimi giorni di campagna elettorale. Ma l’uomo della strada i cui standard di vita stanno diminuendo man mano che i loro stipendi ristagnano e la loro rete di sicurezza scompare, sono sempre più attratti da programmi politici distinti ed espliciti e proposte di cambiamenti significativi: quando da destra viene proposta una visione sfacciata e distopica del futuro e da sinistra si  risponde proponendo una versione annacquata delle stesse cose non c’è gara perché la destra vice. Questo è chiaramente quello che è successo nel caso di Donnelly, ma è anche la ragione per cui l’archeocentristra Hillary Clinton ha perso contro Donald Trump e perché Bernie Sanders ha battuto Hillary Clinton sempre nell’indiana.

La politica non consiste nella vittoria di questo o quel candidato, ma nei modi e nei termini in cui quel candidato vince: se il risultato è raggiunto attraverso le ragioni  dell’avversario si tratterà comunque di una sconfitta. Quindi come rimanere dopo aver sentito Nancy Pelosi salutare la vitoria democratica al congresso dicendo che adesso si avrà “un mercato bipartisan di idee”, segno che non si vogliono sconfiggere certe visioni, ma condividerle e gestirle? Dunque il fatto che siano entrati democratici lontani da questa mentalità non può che essere salutato come il vero risultato di queste elezioni. In piccola parte questo era già avvenuto nel corso delle presidenziali ed è così accaduto che il 52% dei deputati democratici sia oggi favorevole ad un’estensione del Medicare, ossia l’assistenza pubblica (la tanto citata riforma sanitaria di Obama è stata in realtà solo un’offa alle assicurazioni private ed è di fatto osteggiata proprio dai ceti più popolari) quando appena due anni fa Hillary Clinton, allora il volto del Partito Democratico, aveva assicurato che l’assistenza sanitaria a carico del settore pubblico “non ci sarà mai e poi mai”.

Insomma si sta pian piano riscrivendo una nuova narrativa sugli equilibri di potere nella società americana, con al centro un nuovo protagonista, ovvero la maggioranza povera e/o impoverita in contrasto etto con la minoranza benestante che beneficia del lavoro e della disperazione di tutti gli altri. L’elezione di Trump è stata in un certo senso un equivoco, la cui sola colpa ricade sui democratici allineati a destra: lo dimostra il fatto Il supporto popolare per Medicare per tutti è aumentato dal 21% del 2014 a un enorme 70% quest’anno. E analogamente il  favore per un’università pubblica gratuita da tema irrilevante se non apertamente rifiutato ha raggiunto il 60% dei consensi. In questi anni oscuri, per vie traverse e impervie sta riacquistando legittimità  qualcosa che di fatto si era estinto nel dopoguerra, ossia la possibilità di dare un contesto politico concreto al disgusto per la disuguaglianza economica e lo sfruttamento che è stato un tabù per molti decenni.


Sbatti il Muos…stro sul Corriere

muos.jpg--Se si tratta di una cattiva causa la Voce del Padrone ossia la grande stampa seguita a ruota dal, megafono televisivo , non esita a spacciare favole a cui nessuno può davvero credere, ma che tutti vogliono credere e persino ad allearsi con i nemici conclamati che nello specifico caso italiano sono i cinque stelle variabili che pulsano come cefeidi. Così il Corriere della Sera o del Tramonto della Ragione pubblica un articolo in cui spiega che il Muos di Niscemi  sarebbe solo un grande radar. E nel sostenere questa incredibile tesi in fondo avalla il ragionamento, peraltro ovvio, espresso in questo post Siam pronti alla morte, lo yankee chiamò di qualche giorno fa. Infatti che sia solo un grande e potentissimo radar nulla toglie alle preoccupazione e alle proteste della popolazione sulle emissioni elettromagnetiche, anzi dovrebbe persino aumentarle perché un radar di una potenza adeguata a questo ipotetico scopo può addirittura friggere tutto ciò che sorge accanto nel raggio di molti chilometri e inquinare col suo flusso di microonde un ampio territorio. Quella del Corriere è dunque un’argomentazione vuota da questo punto di vista, anzi persino negativa.

Perché dunque questa uscita? Perché dire che il mega impianto di Niscemi è solo un grande radar mette l’accento sul fatto che si tratta di una postazione di avvistamento elettronico, dunque essenzialmente difensiva, testimonianza vibrante anche nell’etere dell’ eterna buona fede  dell’ amico americano. In realtà il Muos (Mobile User Objective System) è un sistema di comunicazioni satellitare che ha l’unico scopo  di aumentare la capacità offensiva delle forze americane comunicando in tempo reale o quasi con una moltitudine di sistemi d’arma: satelliti sottomarini, navi, droni, arei, truppe terrestri a stelle e strisce o se del caso alleate ( si fa per dire, per non usare la parola ascari ) consentendo un comando unico, coordinato e immediato. Naturalmente l’impianto di Niscemi è solo uno dei quattro che formano il sistema integrato e che si trovano in Usa come in Australia e alle Hawaii, dunque in sé non c’entra nulla con la Sicilia e men che meno con la teorica difesa nel mediterraneo: è un’espressione di potere globale.

Collegato a questo c’è un altro e più importante motivo per sparare la balla del mega radar: se la postazione è essenzialmente difensiva, la probabilità che essa sia sottoposta a un attacco diventa se non remota, almeno accettabile sia pure nella logica orribile della guerra. Se al contrario si tratta di una postazione vitale per l’attacco globale come in effetti è il Muos, allora diventa un obiettivo primario, da distruggere nelle prime fasi di un conflitto, ovvero significa che è già sotto tiro. Insomma il rischio aumenta in maniera esponenziale e fa anche un balzo di qualità per così dire, visto che il gioco è così importante da valere una candela nucleare per rendere sicura la sua distruzione. Di certo il Corriere ha tutto l’interesse a distogliere l’attenzione da questo fatto, anche a costo di non evidenziare che il rischio elettromagnetico rispetto a una serie di mega radar è più ridotto, sia per l’orientamento delle antenne, sia per le radio frequenze utilizzate.

In effetti tutta la questione, fin dal suo inizio, è stata focalizzata da una parte e dall’altra sulla questione delle emissioni che di certo è importante, ma che lascia anche grande spazio alle interpretazioni in un campo dove la pericolosità, ancorché quanto mai plausibile, non è provata con certezza e in cui i limiti derivano più che altro da principi di precauzione che hanno dimostrato di essere quanto mai elastici e funzionali agli interessi in gioco. Ma in realtà il fatto che il Muos costituisca una militarizzazione totale della Sicilia e la sua trasformazione in obiettivo primario in caso di guerra è stato trascurato, anche perché quando il progetto del Muos fu messo  a punto dalla marina americana, ovvero una quindicina di  anni fa, si pensava che i nemici di elezione non fossero in grado di colpire a tanta distanza senza che i suoi missili o aerei venissero  prima distrutti. Poi sono comparsi i missili ipersonici russi e i missili navali cinesi di fatto non intercettabili dalle attuali difese Nato: il problema cambia completamente di aspetto, soprattutto per le popolazioni costrette ad accettare di diventare ostaggi sacrificabili oltre che che vittime potenziali delle emissioni .

Ecco perché la questione assume un significato politico e strategico molto più forte di prima, cosa che spinge i giornaloni del padrone persino a darsi la zappa sui piedi pur di non farlo emergere. Ed è anche per questo che il governo dovrebbe finalmente battere un colpo serio in direzione del minimo sindacale della sovranità. Anche perché è probabile che una delle stazioni del Muos sia stata collocata in Sicilia non solo per comodità logistica vista l’esistenza della base di Sigonella, ma anche perché l’Italia ventre molle di qualsiasi organismo immaginabile, è stata probabilmente l’unica ad accettare di diventare un bersaglio certo. O ci sono delle penali anche per il desiderio di non essere distrutti?


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