Annunci

Archivi tag: Germania

Europa senza respiro

misereNon saprei se l’Europa che ci minaccia di procedura d’inflazione per qualche decimale in più di spesa, precisamente lo 0,7 sia più patetica, più assurdamente maligna o più fuori del mondo: ignara del fatto che ci troviamo in una condizione di straordinaria tensione mondiale dopo il golfo del Tonchino 2 messo in piedi da Washington, attraversata da incessanti guerre di lobby, da lotte al coltello per le poltrone e da uno scontro durissimo tra Francia e Germania, non si accorge di imbarcare acqua da tutte le parti e di stare affondando cercando un ossigeno che non c’è più. Di fatto l’eurogruppo delle sanzioni  dei giorni scorsi è stato un fallimento come ha detto Wolfgang Munchau, forse il più noto e autorevole editoralista di FT: “L’eurogruppo non manca mai di deludere. Il bilancio della zona euro ora è essenzialmente morto. E non ci sono progressi nemmeno sull’unione bancaria”. La situazione è tale che persino la Spagna di solito ubbidiente nella sua qualità di semicolonia industriale e turistica tedesca, rialza la testa e per bocca della ministra delle finanze di Madrid, Nadia Calvino, dice che se non ci sarà un bilancio di stabilità e anti ciclico, allora dirà no.

Insomma uno spettacolo veramente desolante che da una parte vede all’opera senza alcuna mascheratura i massacratori sociali a mezzo euro e non nasconde più di tanto il fatto che i conflitti nazionali vengano coperti con un falso europeismo. Ad assistere allo spettacolo anche Christine Lagarde, direttore dell’Fmi, un altro strumento che sta perdendo via via di senso dopo aver imperversato per decenni e sempre dalla parte del torto: ora risente dello sfilacciarsi quel mondo occidentale a guida Usa che era alla base del sua creazione. E non c’è solo questo, ma anche una progressiva perdita di capacità di intervento : ancora nel 2000, ultimo anno del XX° secolo le le economie avanzate che di fatto gestiscono il fondo,  avevano generato il 57% della produzione globale, misurata a parità di potere d’acquisto, mentre oggi siamo al di sotto del 40%: entro il 2024 la quota cinese arriverà al 21% , contro il 14% degli Stati Uniti e il 15% dell’Unione europea. In più occorre tenere conto che i Pil occidentali hanno la voce di gran lunga più ampia nei servizi, molti dei quali hanno significato solo in sede locale: se si tenesse conto solo delle attività agricole e manifatturiere che hanno un effettivo valore reale planetario, le percentuali sarebbero molto più sbilanciate. E questo in un contesto nel quale crescono sia la fragilità finanziaria che la stagnazione commerciale, nonché la perdita di supremazia tecnologica non si fa fatica a comprendere come lo stesso Fmi, almeno come è strutturato oggi, sia  diventato un pesce fuor d’acqua, privo delle condizioni nelle quali è nato e costretto a vedere svanire man mano le sue capacità di imperio in un mondo multipolare che è in fuga dal dollaro imperiale.

Dunque anche qui come nei meccanismi della governance europea, ci troviamo di fronte a un mondo ormai confuso e in epocale trasformazione nel quale i personaggi si muovono come Don Ferrante al tempo della peste pensando ad influssi astrali che perturbano ciò che di per sé è vero e immutabile. Così, nonostante il loro spirito vendicativo e la spinta reazionaria ed elitaria nella quale sono immersi, appaiono frastornati e incapaci di riconoscere la strategia migliore. Naturalmente i maggiori responsabili della situazione, la Germania e i suoi satelliti, attribuiscono tutto questo al recalcitrare di Roma e di altri straccioni di fronte a schemi finanziari che del resto altri Paesi come la Francia sforano tranquillamente. Una leggenda di comodo che va incontro a radicati e facili pregiudizi, ma che offre anche la possibilità di sfilarsi dall’unione se le cose dovessero implicare una sorta di riequilibrio del sistema europeo. A ben vedere tutti sono con un piede dentro e un’altro pronto ad essere messo fuori perché le condizioni e le situazioni nelle quali e per le quali è stata costruita l’Europa ordoliberista non esistono più. La Germania ha cercato l’egemonia in maniera così maldestra che ora rischia di perdere il suo piccolo impero e di essere oltretutto trascinata in una situazione di semiconflitto con gli Usa a causa della Russia, la Francia grazie ad Hollande, ma anche al suo innato sciovinismo, ha rifiutato la guida dell’Europa mediterranea considerandola una posizione di serie b senza peraltro riuscire a tenere il passo con la Germania ed oggi è completamente isolata, fa la parte dell’amica brutta invitata solo perché quella c’è quella bella, la Gran Bretagna ha ribadito poche settimane fa la ferma volontà di andarsene, il Belgio è di fatto scomparso, la Grecia è stata massacrata in maniera indegna e il resto del corpaccione non è che ex Paesi dell’Est che hanno tutto da guadagnare dalle delocalizzazioni grazie al fatto di avere monete proprie e gestibili, ma la cui aspirazione europea è puramente strumentale e occasionale.

Insomma l’Ue è così immersa nel proprio tramonto che si comporta in maniera del tutto irrazionale, pensando di uscirne fuori inasprendo i propri diktat: se fosse ancora vitale lo zero virgola non sarebbe di certo un problema, lo diventa quando si ha così poco fiato e così poco spirito che anche un soffio può turbarla.

Annunci

Tutto come prima, niente come prima

settimo_sigillo_jpeg_960x0_crop_q85Una cosa sembra chiara: gli europei cominciano a non poterne più dell’Europa oligarchica, ma dopo decenni di devastazione politica che ha ucciso i partiti e creato una enorme confusione intellettuale ed emotiva, essi non hanno più gli strumenti per esprimere lucidamente questa volontà trovandosi in definitiva a scegliere tra un fronte conservatore o comunque dello status quo e uno movimentista di natura varia e incerta spesso di destra o raramente di sinistra come in Portogallo, ma ormai battezzata come sovranismo: insomma i votanti debbono accontentarsi di giocare con le mattonelle di lego a disposizione molte volte  create o deformate dagli stessi poteri che dominano il continente. Certo è difficile vedere delle linee di tendenza in questo bailamme, al di là di un a generale crescita delle formazioni critiche, ma potremmo cominciare col distinguere alcune zolle continentali: quella italo francese con annessa la Gran Bretagna, quella nord mitteleuropea e quella degli ex Paesi dell’est. Nella prima formata da grandi Paesi che mal sopportano il giogo hanno vinto senza possibilità di equivoco le forze euro critiche, in Germania e nei Paesi che fanno parte del suo sistema economico, nei luoghi insomma dove l’Eu e l’euro sono stati un sofisticato sistema di sfruttamento degli altri partner, ha prevalso lo status quo anche grazie all’operazione Greta che ha fatto levitare i Verdi oltre l’immaginabile perché su di essi si è riversata molta parte della protesta interna.  Infine, ad eccezione dell’Ungheria anche negli ex Paesi dell’est, sia pure a volte con qualche perdita ha prevalso l’euro conservazione, visto che la Ue con le sue delocalizzazioni ha portato notevoli vantaggi senza però gli svantaggi della moneta unica.

La Gran Bretagna è il Paese dove il messaggio è stato più chiaro: ha stravinto Farrage, i conservatori sono stati puniti per il loro traccheggiare sulla Brexit e anche il Labour che da un iniziale appoggio all’abbandono della Ue si è via via avvicinato al “remain”, ha subito un duro scacco. In Francia Macron e gli europeisti sono stati battuti dalla Le Pen così come una sinistra che non ha trovato la forza di ribellarsi all’ordo europeismo, nonostante i moniti di Melenchon. Anche qui i verdi hanno raccolto una insperata ricca messe di voti che presumibilmente accoderanno al potere, per quel che vale, nel parlamentino di Strasburgo. In Italia infine ha stravinto Salvini che ha cancellato i Cinque stelle,  vittime di una gruppo dirigente così poco avvertito da aver man mano cancellato il proprio spirito critico nei confronti della costruzione continentale non si sa per far piacere a chi. A questo punto è perfettamente lecito supporre che tra gli elettori e il gruppo dirigente ci sia ormai una frattura incolmabile. Nel dramma senza fine della Grecia gli elettori non hanno trovato altro che far vincere i conservatori pur di bocciare Tsipras.

E’ del tutto inutile parlare della nuova composizione del parlamento Ue, visto che non conta assolutamente nulla e in ogni caso le differenze politiche fra conservatori, socialdemocratici e socialisti sono pressoché nulle salvo che in qualche rara e marginale eccezione. Inutile nemmeno parlare di una sinistra  incapace di comprendere come la governance globale europea sia il vero nemico di classe ed è dunque in via di scomparsa per mancanza di senso. Ma la mia impressione è che il foglio di un possibile futuro sia ancora tutto da scrivere, che si assista a un’agonia senza che qualcosa riesca a nascere, di uno scontro alla cieca che per ora porta acqua ai poteri consolidati: tutto come prima, niente come prima, entrambe le proposizioni hanno la loro verità perché l’europa affonda non con le scosse di terremoto, ma un bradisismo.


Il Rubicone della Merkel

libertàCerte volte si rimane stupiti dalla reificazione quasi in tempo reale dei propri pensieri o ancor meglio dal tempismo con cui certi indizi si trasformano in prove. Appena pochi giorni fa avevo scritto un post – E adesso povero Paese? – nel quale mi chiedevo quale fine avrebbe fatto l’Italia,  europeista a oltranza, ma anche “amerikana” a tutti i costi in quello scisma di occidente che si va prefigurando, tra gli Usa  ossessivamente dediti al mantenimento di un potere unipolare e l’impero carolingio messo in piedi da Berlino che vorrebbe invece trarre profitto dalla multipolarità che si sta via via imponendo. Sta di fatto che tre giorni fa Angela Merkel ha passato il Rubicone sostenendo che l’Europa deve  affrontare “le sfide poste da Russia, Cina e Usa”, sottintendendo che gli Stati Uniti non sono più amici per definizione, mentre gli altri due non sono più nemici per partito preso: “Non c’è dubbio che l’Europa debba riposizionarsi in un mondo cambiato… Le vecchie certezze dell’ordine createsi nel dopoguerra non si applicano più.”

Ora non c’è dubbio che siamo in campagna elettorale e che una simile posizione può raccattare voti contro i populisti,  così come è certo che siamo nelle fasi finali decisioni americane sui dazi e che quindi la Merkel  possa aver premuto l’acceleratore delle dichiarazioni un po’ più del consueto. E’ anche vero che la Cancelliera ha ancora appena due anni di governo prima del sui ritiro, quindi si sente in qualche modo più libera, ma è altrettanto che vero che la presa di distanza dagli Usa e la rivendicazione di un ruolo geopolitico autonomo per il nostro continente è nelle cose stesse, nell’evoluzione della storia che ha ormai completamente  frantumato gli assetti del dopoguerra. Le posizioni assunte dalla Merkel sono perciò assolutamente razionali e per quanto mi riguarda ampiamente condivisibili, il problema è appunto che sia la cancelliera tedesca a indicare le linee di azione dell’Europa e a parlare per essa il che fa balzare agli occhi come la costruzione europea sia anch’essa andata alla deriva trasformandosi da patto di comune crescita tra soggetti con pari di dignità, in una sorta di potentato dove ciò che ordina Berlino diventa indiscutibile.

Fino ad ora  questo sistema ha retto perché in qualche modo ciò che era bene per il neo liberismo globale era bene anche per la Germania e viceversa, insomma la guerra di classe alla rovescia in Europa aveva trovato in Berlino la sua colonna portante mentre adesso cominciano a comparire ampie linee di frattura che mostrano come il globalismo faccia rima anche con colonialismo e imperialismo. In tutto questo la posizione dell’Italia è particolarmente delicata: il ceto politico che ha dominato gli anni novanta e i primi venti di questo secolo, non ha mai agito prendendo in considerazione l’ipotesi di una frattura tra due poli che sono stati sempre considerati come coincidenti a parte qualche baruffa marginale: dunque si è lasciata colonizzare geopoliticamente dagli Usa e si è completamente adattata ai diktat europei con una passività davvero impressionante. Ma non avendo più voce in capitolo in nulla,  prima o poi si troverà a dover scegliere tra una cattività europea umiliante e fonte di impoverimento materiale e intellettuale o farsi risucchiare nella disperata e perdente lotta dell’impero per rimanere il centro del mondo.

E’ del tutto evidente come la classe dirigente del Paese nata e allevata in questa situazione di doppia dipendenza, sia del tutto impreparata a vivere una situazione del fuori dagli schemi previsti, ma ancor peggio gli italiani in generale sono spaventati dalla rissa dei tutori che mette in forse la propria subalternità, mortificante sotto ogni punto di vista, ma moralmente comoda. A un certo punto si dovranno fare scelte in autonomia e questo non solo fa tremare le vene i polsi peggio del primo giorno di scuola, ma probabilmente è qualcosa di completamente fuori da un orizzonte colmo di atteggiamenti imitativi e di stronzate.


E adesso povero Paese?

imagesSi potrebbe dire che adesso viene il bello o forse il brutto: per 75 anni abbiamo pensato che le cessioni di sovranità implicite o esplicite prima nei confronti degli Usa poi dell’Europa sarebbero state in qualche modo non solo vantaggiose, ma anche omogenee, soprattutto quando dopo la caduta del muro pareva che il pensiero unico dovesse dominare un occidente senza alternative e senza contraltari, visto che la Russia giaceva nel fango,e la Cina era ancora un Paese esotico e in India andava bene al massimo per i fachiri, concetti che ancora sopravvivono dentro un primitivismo italiota coriaceo come il complesso del maggiordomo. Per questo abbiamo accettato, anzi abbiamo disperatamente cercato il giogo europeo, un po’ perché le alternative politiche interne erano saltate, un po’ perché alcuni si illudevano che questo avrebbe risolto i problemi di bilancio di governo. Col senno di poi è facile constatare quanti errori siano stati commessi, talmente tanti, talmente grossolani  che adesso parecchi si rifiutano di vederli esercitando piuttosto il non senso di poi. Ma la situazione sta radicalmente cambiando: la straordinaria ascesa della Cina e di molti Paesi asiatici, la resurrezione della Russia, il peso dell’India, insomma la moltiplicazione del mondo sta dividendo l’occidente tra chi non si vuol far scappare l’occasione di entrare in questa dinamica multipolare e chi o per convinzione o per necessità rimane legato alle dinamiche dell’impero americano e dei suoi amici, oggi rappresentati essenzialmente dall’Islam dei petrodollari e degli integralisti, anche se su quest’ultima definizione ci sarebbero molte cose da dire.

Le elites di comando sono assolutamente d’accordo quando si tratta di sfruttamento e disuguaglianza, stanno però divergendo sugli interessi specifici: quelle europee continentali hanno tutto l’interesse a svolgere un ruolo da protagonista fra le varie zolle economiche che si sono create, mentre quelle americane le cui fortune sono legate al dollaro come moneta universale e alla “eccezionalità” come alibi etico per l’uso della forza, ritengono la multipolarità un attentato alle loro rendite di posizione. Il contrasto non potrebbe essere più forte ed è in singolare contraddizione con l’ideologia globalista di riferimento che ha retto solo fino a che non si sono presentati sulla scena nuovi protagonisti. il globalismo era in realtà una forma di autismo e pan colonialismo.

Per carità basta cornice, ora vengo al fatto o meglio ai fatti: nelle settimane scorse abbiamo visto la Germania rifiutare l’acquisto degli F 35 in favore di una caccia franco tedesco, simbolo di un nucleo di difesa estraneo alla Nato e abbiamo visto Mike Pompeo annullare il vertice con la Merkel: dopo anni di frizioni anche improprie per convincere con le buone o le cattive Berlino a rinunciare al Nord stream 2 e oggi a collaborare contro Huawei, è del tutto evidente che la Germania intende svolgere un ruolo sempre più autonomo. Si tratta di una frattura destinata ad allargarsi almeno fino a che gli Usa rimarranno attaccati come un’ascidia alla loro visione imperiale e monopolare in un mondo nel quale non sono più i maggiori azionisti e perciò richiede di agire a mano armata e ormai senza nemmeno il passamontagna. Insomma siamo sulla soglia di una scisma occidentale dentro il quale finiremo per pagare la leggerezza con la quale abbiamo rinunciato a pezzi di sovranità e dignità. Siamo dentro il conflitto senza aver più  strumenti per riacquisire una qualunque autonomia di manovra che ci consenta di trarre vantaggio da questa situazione o comunque di non essere costretti ai lavori forzati ora per l’uno ora per l’altro. L’Europa che è poi la Germania ci crocifigge a trattati che ci impoveriscono e ci umiliano, ci tolgono il futuro, mentre per Washington siamo niente più che escort da utilizzare a piacimento e comunque sacrificabili nel conflitto planetario che stanno preparando. Parrebbe quasi di stare come nel ’43 sugli alberi le foglie, fondamentalmente perché abbiamo passivamente accettato ogni cosa e ne abbiamo fatto un’illusione.

La cosa veramente da ridere è la compunzione cieca  con cui i cosiddetti europeisti aborriscono il sovranismo, non accorgendosi nemmeno di lavorare per un sovranismo estraneo, anzi per due, dimostrando una straordinaria forza di autosuggestione, l’unica che rimanga.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: