La strage di studenti a Starobelsk è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso, perché la deliberata uccisione di studenti e poi anche quella dei soccorritori, mutuando un modus operandi messo a punto a Gaza, rappresenta un punto di non ritorno del terrorismo Nato e in Russia sta prendendo piede l’idea che non ci potrà liberare delle zecche europee e della loro determinazione a distruggere la Russia, se esse non verranno direttamente colpite. Per ora c’è da registrare la demolizione dei centri militari a Kiev con attacchi sistematici che proseguiranno nei prossimi giorni e il ministro degli Esterni russo, Sergey Lavrov, ha telefonato al suo omologo americano Marco Rubio per dirgli che questi attacchi ai centri militari e di potere continueranno per cui il personale diplomatico presente nella captale ucraina farebbe bene a lasciare le proprie residenze. Il nocciolo di tutto questo è che Lavrov ha accusato Kiev e le capitali europee di aver tradito lo spirito di Anchorage nel quale si aleggiava la speranza di poter comunque arrivare a un accordo che definisse le aree di potere.

Contemporaneamente si fa strada l’idea che solo la paura indurrà gli europei e la Ue che ne è di fatto l’autocrate, a lasciar perdere l’ormai bisecolare sogno di frammentare la Russia, divenuta  poi quasi un’ossessione per il mondo anglosassone, sprofondato da tempo in un’ordalia di cultura disneiana, ma che in qualche modo è riuscito a trasmettere questo decadimento anche all’Europa continentale. Il professor Sergei Karaganov, un intellettuale di rilievo in Russia , ha scritto un saggio significativamente titolato ” Come vincere una guerra mondiale” in cui sostiene che un attacco nucleare limitato da parte della Russia contro un avversario irriducibile sia il mezzo per prevenire  una guerra mondiale su larga scala che coinvolga tutti gli arsenali atomici. Potrebbe sembrare un controsenso, anche se a ben vedere e mutatis mutandis questa è in qualche modo la prospettiva con cui gli americani hanno giustificato l’uso dell’atomica contro il Giappone. Molti commentatori occidentali hanno reagito , presentando il professor Karaganov come un’anomalia politica, completamente isolata, tuttavia non  solo le tesi che presenta sono fondate, ma il suo saggio, e le numerose interviste che ne sono scaturite, hanno prodotto un cambiamento significativo nel pensiero politico e di sicurezza russo. Le cui prime manifestazioni si sono concretizzate con la notte di Valpurga che è calata su Kiev.

Alla base di tutto c’è una osservazione irrefutabile: dopo essere stata attaccata dalla Germania e da quasi tutta l’Europa, nella seconda guerra mondiale la Russia aveva creato un’arma atomica “per garantire la propria sovranità e sicurezza, raggiungendo così la parità nucleare… Senza rendercene conto all’epoca, abbiamo smantellato la superiorità militare europea/occidentale, fondamento del suo colonialismo e del suo dominio ideologico”. In effetti ormai sappiamo dalla documentazione storica come Washington, aizzata in questo senso da Churchill, avesse anche pensato a una campagna nucleare di distruzione dell’Unione sovietica e solo la creazione di un’arma atomica da parte di quest’ultima riuscì a far fallire questo piano. Ma la dissoluzione dell’Urss e il tentativo da parte degli Usa di creare un regime imperialistico mondiale hanno fatto scemare la credibilità della deterrenza russa: mentre prima essa era temuta, a partire dagli anni ’90 del secolo scorso  è stata considerata un bluff e si è agito nella convinzione che Mosca non avrebbe mai scoperto le sue carte  perché in effetti non aveva alcun punto in mano. Tutte le cose e le sciocchezze che sono state dette che sono state dette fin dall’inizio dell’operazione speciale in Ucraina prendevano spunto da questo retroterra: la Russia è debole, è solo un distributore di benzina, alla fine non reagirà veramente. Ed è una convinzione così radicata che ancora oggi, a guerra palesemente persa, agisce ancora: i chihuahua pensano ancora di essere  lupi. Karaganov ritiene che il conflitto in Ucraina sia solo la parte emersa di un iceberg, la cui parte preponderante e nascosta comprenda l’ossessione europea per la frammentazione della Federazione russa, per il contenimento della Cina, nonché il tentativo di Stati Uniti e Israele di dominare il Medio Oriente.

Quindi una soluzione negoziata con l’Occidente  – per quanto allettante possa apparire – sarebbe una mera illusione finché  l’arroganza occidentali rimarranno intatte: la deterrenza richiede un elemento di reale timore. Bisogna far comprendere che la Russia potrebbe effettivamente usare armi nucleari, sia pure in modo limitato, se si vuole spezzare a convinzione secondo cui ” la Russia non oserebbe mai…” . Im effetti la messa a punto l’ Oreshnick, che pur essendo un’arma convenzionale ha effetti paragonabili con quelli di una piccola bomba nucleare e per qualche verso anche maggiori, segue questo filo logico. Infatti  Karaganov propone è che gli obiettivi europei debbano essere colpiti in primo luogo con armi convenzionali e solo se ciò non dovesse funzionare , si debba ricorrere alle armi nucleari. Questo è particolarmente rilevante oggi, alla luce degli attacchi con droni in profondità nel territorio russo. Una risposta dura oggi potrebbe evitare una catastrofe planetaria domani. “Dovremmo sfruttare – dice Karaganov – l’esperienza dell’Iran nella difesa dalle aggressioni. Teheran ha colpito i punti deboli del nemico; questi ne hanno sentito il dolore e si sono ritirati… Gli europei devono sapere che non possono restare a guardare rintanati in bunker o su qualche isola. Il nostro ministero della Difesa ha recentemente pubblicato un elenco di imprese europee che producono armi per il regime di Kiev; questo è solo un piccolo passo, ma nella giusta direzione”.

Dunque i tempi sono maturi per un definito passaggio d’epoca e ci riguarda tutti non tanto e non solo come vittime sacrificale delle oligarchie di comando, ma come l’occasione di liberarci dalla condizione di sudditi e ridiventare cittadini.