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Quelli cui i poveri fanno schifo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

La filosofa  Martha Nussbaum ha scelto il termine nausea per definire quell’istintivo sentimento di ripulsa che “tutti” nutrono nei confronti di chi è diverso, attribuendolo anche a chi vanta appartenenze militanti al progressismo laico e tollerante, che non sarebbe esente da una recondita riprovazione per inclinazioni, abitudini, tratti somatici, afrori, di altre etnie o soggetti  “difformi” che potrebbero costituire un rischio per le convenzioni e l’equilibrio sociale.

Dalla Nussbaum,  americana, non si può pretendere troppo anche se è lodevole l’intento di denunciare, storia alla mano, i danni del puritanesimo combinato con l’ideologia della political correctness, praticata soprattutto da quelli che è ancora legittimo chiamare radical chic. E quindi sottovaluta non sorprendentemente l’aspetto classista che assume la “nausea”.

E difatti non solo Cassius Clay scoprì di non essere più “negro” quando divenne campione, ma  i “froci” restano tali a dispetto di Zan, se non sono stilisti, cantanti, attori e coiffeur prestigiosi, e invece vivono doppiamente marginali in squallide periferie dove l’omofobia è un merito e una consuetudine proprio come lo è per Berlusconi, che fece scuola con una sua massima diventata proverbiale.

Ecco per estensione, dopo i “tumulti” e i “tafferugli” – così sono stati definiti dalla stampa che ripropone questi desueti stilemi quando in piazza non sfilano le madamin, bensì la “marmaglia” –  delle categorie sofferenti a causa dell’insana gestione dell’emergenza, possiamo dire che Cracco resta chef, mentre i biechi addetti alla ristorazione, proprietari, cuochi, lavapiatti, pizzaioli e camerieri in crisi nera sono innegabilmente fascistoidi evasori che non meritano solidarietà, mentre la esige l’elegante antiquario che ogni tanto va a procurarsi merce e a rivenderla a caro prezzo nei mercatini dell’antiquariato,ancora celebrato come custode della creatività patria e non assimilabile ai miserabili ambulanti che berciano davanti a Palazzo Chigi, rei di non avervi dato lo scontrino della patacca che sareste pronti a pagare cento volte di più e senza ricevuta a Via del Babuino.

Guai a voi se lo fate presente, perché con la corte dei miracoli brutta sporca e cattiva che ha sfilato in questi giorni nelle città spettrali con le serrande tirate giù, le vetrine impolverato col cartello della vendita giudiziaria, si è visto manifestare qualcuno, anzi gli unici, che ormai è lecito chiamare “fascisti”, risultato recente cisto che si tratta degli stessi cui il fondatore del Pd aveva concesso in comodato una sede prestigiosa, gli stessi che per anni sono stati invitati in costruttivi contraddittorii a seminari e tavole rotonde nelle feste dell’Unità, in tutto omogenei con la forza che secondo autorevoli politologi dovrebbe costruire la nuova destra di cui abbiamo bisogno.

E se ci sono loro è lecito allora astenersi, magari con le dovute cautele solidarizzare da casa, avendo da tempo anticipato le modalità dello Smartworking e dalla Dad con la militanza “agile”.

Tanto è vero che non solo non si è in presenza alle manifestazioni con mascherina dove possono materializzarsi Sgarbi o Montesano, ma quando vanno in piazza restano in quattro gatti i no-Triv invisi ai presidenti di regione che vogliono rivedere le autorizzazioni per non perdere qualche opportunità di sviluppo, le associazioni e i cittadini  che da anni combattono contro la militarizzazione dei nostri territori da parte della Nato, alla quale tutte le forze politiche dell’arco costituzionale hanno nuovamente giurato fedeltà, i senzatetto che si moltiplicheranno dopo lo sblocco degli sfratti, e pure i rider e i dipendenti di Amazon, con i quali qualcuno ha solidarizzato rinviando al giorno dopo l’acquisto del cacciavite o l’ordinazione degli springrolls.

In un momento nel quale impera il dominio dei patentini c’è da aspettarsi che qualcuno proponga  che chi protesta si munisca di un lasciapassare di credo e attivismo democratico – requisito di sempre più difficile definizione in vista della sospensione di garanzie, prerogative e diritti compreso quello al voto- che sostituisca il permesso della autorità, con esclusione probabile degli  scioperi e fermenti di quei lavoratori che non si persuadono della fortuna che hanno avuto e che non partecipano e concorrono alla ricostruzione e alla valorizzazione del loro ruolo di “capitale umano”.

Certo sarebbe tutto più facile così, in modo che si realizza compiutamente quel carattere che ormai contraddistingue il progressismo in forza al neoliberismo, che con le masse è pronto a camminare tra passi avanti, cento passi indietro, per non rischiare, ma mai al fianco temendo il contagio di certa gentaglia, la stessa, peraltro, che partecipa fruttuosamente alla tenuta del governo, dove è solo casuale che Sgarbi non sia stato chiamare a fare il sottosegretario ai Beni Culturali, dove continua a dettare le regole del gioco l’energumeno incarnazione del Male più sgangherato e plebeo.

È che regna gran confusione sotto i cieli, volontaria e spontanea, nutrita tra l’altro dalla nausea liberamente concessa quando si è  autorizzati a marchiare di fascisti tutti quelli che sono stati lasciati soli dall’antifascismo pret à porter, quello che proprio non si convince che a volere la Tav non sono solo le cordate dei capitalisti disegnati da Grosz, ma tutte le forze che partecipano del governo e che, tutte, concordemente approvano i capisaldi di cemento del “rilancio” a base di grandi opere infrastrutturali, comprese le alte velocità, ad esclusione dell’unica componente di opposizione, la Meloni, che non si autodichiara fascista solo, lo dice lei, perché è nata tardi.

Come definire questi schizzinosi cinti d’alloro per via della loro pretesa di innocenza che sfida l’integralismo, questi risparmiati per caso dalla falce delle misure emergenziali solo perché dichiaratamente inessenziali e dunque esentati dalla trincea perché, ci siano o non ci siano, poco cambia in vista di un futuro dove le uniche forme di lavoro saranno quelle manuali e servili, se non con la qualifica di culialcaldo,  appartenenti a un ceto moralmente superiore e dunque legittimato a dare pagelle e riconoscimenti non solo dei meritevoli di risarcimenti e aiuti, ma pure della loro veste di vittime, onore riservato solo a chi può esibire certificato di reduce del Covid o la patente “iorestoacasa” di resiliente del lockdown.  

In momenti più favorevoli era possibile riservare loro una certa compassione: presto pagheranno il conto presentato dal lavoro agile, dalla distruzione creativa che farà giustizia di tutte quello che è Piccolo, quindi la maggior parte dell’economia nazionale, per favorire le concentrazioni in un Grande megalomane, bulimico e forestiero, dalla diminuzione del potere d’acquisto, dalla definitiva cancellazione dello Stato sociale insieme allo stato di diritto e allo stato nel suo insieme incaricato solo di fare da elemosiniere a multinazionali avide.

E pagheranno, da soli nelle loro case, se le avranno,  anche quello presentato dalla storia, perché,  hanno creduto che quelli che forti di una tradizione e di un mandato traditi ci hanno svenduti e umiliati, fossero compagni che sbagliano mentre erano camerati che eseguivano scrupolosamente gli ordini del fascismo globale.


Cupole

Anna Lombroso per il Simplicissimus

In questi giorni incontra un certo successo in rete un vigoroso appello al consumo di pop corn e birra sul divano insieme a Andy Capp, che recita “Le Massonerie Gesuite e la Finanza Ebraica hanno rotto la tregua e dichiarato guerra alla Mafia e alla ‘Ndrangheta . Solo Conte pensava che non sarebbe accaduto. Le “Mafie rispettabili” non vogliono spartire il Recovery Fund con gli ex partners malavitosi. Stavolta sarà lotta all’ultimo appalto . Preparate i pop corn perchè assisteremo a un reality game show epocale dal quale l’Italia potrebbe uscire in fin di vita”. Segno evidente che è alta la vigilanza se la cospirazione si identifica nella demoplutocraziagiudaicomassonica, nello Ior e nei Soprano, meno accorta quando si tratta dell’esplicita azione di attori che ormai sempre più sfrontatamente  si alleano per conseguire i loro interessi privati.   

E d’altra parte è comprensibile: guardare da divani & sofà o dal desk il concatenarsi sospetto di eventi oscuri attribuibili a entità maligne talmente inafferrabili e diaboliche da sfuggire al controllo e perciò incontrastabili, che rispondono a regole ormai promosse a leggi naturali atte a produrre effetti imprevedibili e fatali, è più comodo e assolutorio che cercare la verità, guardare dietro al sipario e agire conservando lucidità, dignità e autodeterminazione.

In fondo si tratta dello stesso trattamento riservato ai fenomeni climatici, ai terremoti, all’inquinamento, in modo da esonerare dalle colpe speculatori, cordate del cemento, avvelenatori e, insieme a loro, qualche costume individuale del quale pentirsi una volta l’anno festeggiando Greta e raccogliendo lattine, quando il vero reato collettivo e personale è sopportare senza ribellarsi le macchinazioni vere consumate ai nostri danni.

Non a caso stiamo ancora facendo i conti con le ipotesi più strampalate sulla fuga dal laboratorio del virus, sui Frankenstein che lo hanno allevato e poi scatenato, sull’indole ermetica e sfingea dei cinesi volta a serrare segreti innominabili entro le mura delle città proibite, appoggiando decodificazioni aberranti con  tecnicalità e teorie di biologia molecolare incomprensibili per chiunque non sia uno specialista per fare in modo l’accertamento della verità, alla lunga superfluo, diventi così inaccessibile e esclusivo da permettere soltanto il dispiegarsi della fantasia orrifica.

Così, chi ha dedicato uno sforzo di comprensione ed interpretazione di quella che è davvero una manifestazione “naturale” e fisiologica, la volontà e capacità di esaltare un’emergenza al fine di piegarla a vantaggio di una élite per favorire l’attestarsi di un dominio sovrano trasversale di pochi sui prossimi 10 miliardi di terrestri,  è stato ed è arruolato nelle file dei ridicoli complottisti, patetici eversori e grotteschi peracottari.

Come succede sempre l’occupazione militare dell’immaginario spetta a chi accusa di cospirazionismo e ridicolizza ogni pensiero critico, lo trasforma in patologia da sottoporre a Tso, in modo da allontanare i sospetti della cause e dagli artefici delle malattie economiche, sociali, morali.

E difatti sarebbe ora di dire apertamente che i complotti esistono, che ne abbiamo visti e conosciuti di ogni genere, grandi e minori, che la loro rivelazione non è sempre frutto di deliri paranoici o dell’almanaccare di distopici, uno dei quali si chiamava Marx, uno Freud, uno  Nietzsche, uno Benjamin, uno Orwell e uno Deleuze, e l’elenco potrebbe essere lungo.

 E non sono convincenti quelli che assimilano il sospetto che spesso siamo vittime di una qualche macchinazione di chi detiene il potere, alle nuove superstizioni che promuovono Bill Gates al ruolo di divinità demoniaca, persuadendoci a mettere insieme le facilitazione che offre il pronto consumo di informazioni e conoscenze grezze e non accertate con la sfiducia nei media in odor di regime, consolidando la convinzione che tutto quello che non è esplicito, evidente, sottoposto a pubblica ostensione e propagandato, sia opaco, segreto e dunque sospetto e ingannevole, ma anche la certezza che in ragione di ciò è ineluttabile  e incontrastabile, si tratti della cospirazione giudaico-bolscevica, del Bilderberg, del Nuoov Ordine Mondiale o delle Due Babilonie.

Quando poi la storia che non insegna niente dimostra ampiamente che  l’ideologia nazista si è servita del complotto per fondare la sua azione politica, o che la potenza guardiana del mondo ha utilizzato il maccartismo per legittimare oscurantismo interno e guerre di conquista e predatorie sotto la bandiera della crociata anticomunista.

Ma guardandoci in casa e a casi recenti, come chiamereste se non col la terminologia epica della cospirazione la trattativa Stato-mafia, l’azione mossa da istituzioni esterne contro la Grecia colpevole di voler applicare uno strumento democratico di pronunciamento popolare, l’imposizione in Italia di una figura commissariale il cui ruolo prevaricante  è stato autorizzato dalla nomina a senatore a vita e dopo, in questi giorni, il secondo atto di questa definitiva soppressione di democrazia quando un liquidatore non ha dovuto nemmeno sottoporsi a quel passaggio istituzionale per essere validato, in modo da togliere di torno l’ipotesi azzardata di andare al voto, col rischio di promuovere un ceto che era preferibile comprare piuttosto che eleggere.

E che dire della presa di Capitol Hill, che chiunque fosse il burattinaio ha prodotto l’intesa implacabile delle major, la decisione irrevocabile di sospendere le app sgradite dai Google Stores, di censurare e  cancellare le pagine dell’avversario e pure di fermargli le carte di credito, in linea perfettamente con la sostituzione della comunicazione istituzionale grazie al sopravvento dei social. Come de dovesse farci più paura il cretinetti con le corna in testa quando l’informazione e le relazioni in rete sono nelle mani di un unico gruppo omogeneo e strutturato.

O del fatto che la maggioranza degli italiani creda che una ditta che non è in grado di soddisfare la richiesta dei suoi prodotti, abbia invece razionalmente curato la qualità dei suoi vaccini in numero di miliardi di unità, che prima ancora sia stata indotta la persuasione che la salvezza passasse per quelle prodigiose dosi, raccomandate come presente di San Valentino, e non in protocolli di cura e terapie da applicare senza richiedere il ricovero in ospedali che – è lecito azzardare –  da anni sono sottoposti alla progressiva dismissione a alla riduzione drastica della qualità dei servizi e del personale per via della macchinazione ordita dal settore privato.

Se un complotto è davvero riuscito e ha avuto successo è consistito nell’accreditamento del nemico invisibile, così ineluttabile e irresistibile che ha concesso il ricorso a leggi speciali, alle sanzioni, al coprifuoco, allo stato di eccezione, alla  militarizzazione delle città, perfino alla opportuna semantica e all’epica bellica come doveroso appello all’unità contro l’agente straniero, forse cinese, forse con varianti  nigeriane, inglesi, venete in saòr e milanesi allo zafferano si è insinuato nelle nostre vite,  responsabile della rovina economica di interi settori, della morte precoce di una generazione, della rottura di patti affettivi e familiari.

E cosa ne dite di un gruppetto di “decisori” con i loro scherani e lobbisti istituzionali che si riuniscono su un panfilo per decidere di svendere le imprese di una nazione in modo da ridurre la sua competitività e promuovere l’esproprio di sovranità? Della combinazione della minaccia del Covid e delle promesse del Recovery per demolire perfino lo scheletro dell’edificio democratico, imponendo condizioni che condannano il Paese a una definitiva subalternità?

Non vi pare ci siano sufficienti elementi per sospettare di una cupola dominante della quale fanno parte l’oligarchia occidentale e, al suo servizio, stampa, scienza, partiti e movimenti, opinione sempre meno pubblica? e, in più. la cospirazione attiva dei cretini?


Annunciazione, Transizione ..

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Diciamo la verità, la palma d’oro  dei peracottari dovrebbe andare da sempre ai sondaggisti, agli estensori di test truccati in modo da suffragare tesi precostituite e favorire la realizzazione degli obiettivi del cliente, si tratti di un leader,  di una proposta di legge, di un detersivo.

Non è così, e le recenti sfortune dei rilevatori della percezione, degli analisti “a priori”  e dei maghi delle proiezioni elettorali non dipende quindi dal fatto che i loro giochetti di prestigio siano stati smascherati, ma dalla superfluità del voto, e dunque del loro business, retrocesso a timbro notarile da apporre su liste e scelte preconfezionate e perciò ampiamente prevedibile perfino da editorialisti togati e politologi un tanto all’etto che non ne imbroccano mai una.

Ha un sapore dolcemente arcaico dunque – come  le schermaglie di innamorati: levate a cammesella,  a cammesella, gnornò, gnornò! – Si nun te la vuò levà, Me soso e me ne vaco da ccà! con la ritrosa già pronta a concedersi – il testo della “scheda” sottoposta al si o al no dei militanti 5Stelle sulla Piattaforma Rousseau e che recita: «Sei d’accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?».

Il prodotto oggetto della rilevazione sulle preferenze del pubblico, messo frettolosamente all’incanto  dal patron dell’azienda, Beppe Grillo, la partecipazione, cioè, al governo di salute pubblica del banchiere killer, ha già ottenuto il favore di importanti testimonial, come la presidente del Wwf, Donatella Bianchi, e viene proposto al giudizio come una incontestabile vittoria.

L’appoggio al “programma” del “civil servant”, non scritto, ma ampiamente anticipato dai fatti, dalla famosa letterina a 4 mani e dagli esiti del G30,  era condizionato dall’ok (il ricorso alla formula atlantica è d’obbligo) dell’Incaricato alla creazione del Ministero della Transizione Ecologica, un dicastero, aggiuntivo o forse no, al Ministero dell’Ambiente, da anni rivelatosi una presenza silenziosa ma comunque molesta, sulla falsariga di esperienze straniere fortemente incoraggiate dall’adesione dell’Ue all’ideologia neoliberista dell’Economia Green, che consiste in un camouflage istituzionale benedetto dal santino di Greta, sulle scelte dissipate, ottenuto con una spennellata di eolico occupato dalle mafie, rinnovabili mercatizzate dell’Enel, biologico della Coop e applicazione di strumenti borsistici per sanare i danni della borsa.

Pare che il Patto Verde, così chiamano oggi i quotidiani l’alleanza strategica tra i due furbacchioni, abbia l’appoggio anche di Legambiente, che ha simpatizzato con la proposta nella sua veste di festoso juke bok dei jingle ecologici  di grandi catene commerciali e di grandi imprese che hanno fatto della sostenibilità un profittevole brand e un caposaldo della loro advertising, e che vedono bene un dicastero come quello già istituito, Macron regnante, in Francia, catalizzatore di svariate operazioni lobbistiche avendo assorbito parte delle competenze in capo a quello dello Sviluppo in materia di Energia e Trasporti. E che promette anche qui di assumere un ruolo strategico, se e quando dovessero arrivare i quattrini a strozzo del Recovery Fund la cui spesa sarebbe condizionata  appunto a investimenti per la compatibilità ambientale.  

Proprio vero che la comunicazione non rappresenta un bernoccolo del MoVimento: il marasma nel quale si agitano per mantenere la loro rendita di posizione, si traduce nella sottovalutazione del loro ruolo retrocesso a quello di ospiti poco graditi anche quando recano il cabaret dei pasticcini, affetti da uno stato confusionale  che impedisce loro di riconoscere e disconoscere antichi alleati e nuovi competitor, nuovi sodali e vecchi concorrenti. Tanto per dirne una, il tema “verde” aveva prodotto  forse l’unico risultato ottenuto da loro nel Conte 2, quando avevano condotto una trattativa in merito ai capitoli di spesa dell’ipotetico   Recovery plan, ottenendo di incrementare  le risorse per le infrastrutture e una mobilità sostenibile da 27,7 a 32 miliardi di euro.

Poco ci voleva quindi a rivendicare un posto in prima fila, se, come pare, è andato così avanti il piano della ricostruzione secondo Conte, Confindustria, Ue, Pd e è così coerente con la Weltanschauung del cane da guardia collocato per commissariarci, che resta intoccato l’edificio di interventi per il dopoguerra e che comprendono l’immancabile fuffa: l’efficientamento energetico dei porti e la conversione delle flotte navali con mezzi a minor impatto ambientale;  rinnovo del parco autotrasporto e del trasporto ferroviario merci in chiave sostenibile, ma soprattutto quei “cantieri” in numero di 59 di opere infrastrutturali da affidare a 52 commissari  già selezionati, applicando l’ormai insostituibile modello Genova, che, malgrado la presenza di qualche indagato, avrebbe il gradimento del severissimo Competente.

A meno che non si possa con una felice scorciatoia andare incontro ai desideri delle cordate dei soliti noti  applicando  la normativa Ue sugli appalti, e disapplicando il groviglio di norme che si sono sovrapposte dal 2016, anno della riforma del Codice degli appalti, fino ad oggi: 547 modifiche e 28 nuovi provvedimenti normativi.

Inutile ricordare che tra quegli interventi prioritari ci sono proverbiali macchine del malaffare e della corruzione, c’è il completamento di alta velocità e MoSE, secondo un elenco di priorità che ha trovato nella ministra “competente” la solerte esecutrice del mandato dei signori del cemento, inutile dire che le opere strategiche non prevedono la manutenzione delle infrastrutture e meno che mai la tutela e salvaguardia idrogeologica del territorio.

Inutile ricordare invece che fervono i preparativi  delle insensate Olimpiadi invernali, che a Firenze, Roma, Torino, Bologna  lavorano instancabili le lobby per la realizzazione di stadi, per l’ampliamento di aeroporti che oggi si presentano in veste di monumenti di archeologia dell’aviazione più che di cattedrali nel deserto.

Inutile dire anche che il trailer del film horror  che sta per girare Mario Draghi prevede che si investa per collegare con efficienza isole, coste e città in modo da venderle con più profitto, in modo che quella cui i suoi padroni guardano come a un’espressione geografica indolente e parassitaria si converta in un esperimento coloniale di turismo de luxe, in parco tematico del Rinascimento secondo Renzi e gli sceicchi.

Guardarsi dalle imitazioni, era uno slogan in voga quando era appena cominciato il grande business globale della contraffazione. Che vien bene oggi per la democrazia e i suoi prodotti taroccati.     


Time ammette il “complotto” contro Trump

Ormai mi coglie un senso di repulsione a sentir parlare di democrazia, visto che questa parola è costantemente sulle labbra dei fascisti del XXI° secolo e di quelli che a tutti i costi non vogliono vedere la realtà, nemmeno di fronte all’evidenza, nemmeno se qualche fonte informativa ritenuta autorevole e monda di fake news gliela sbatte in faccia. Come è accaduto con Time, la rivista che pubblica l’uomo dell’anno, di rigida osservanza globalista essendo stata per decenni uno dei banditori a stampa dell’imperialismo Usa: ora dice che in effetti c’è stata” una campagna ombra”, vale a dire nascosta per salvare la democrazia da Trump e dalle sue tendenze autoritarie. Insomma un’alterazione della la democrazia per salvare la democrazia, il classico argomento delle tirannie e dei golpe. E infatti a leggere l’articolo sembra davvero di stare leggendo un romanzo distopico perché la manipolazione della elezioni fatta nel timore che le manipolasse l’avversario è proprio qualcosa di  letterario: invece è tutto vero, fa parte della realtà contemporanea e del livello miserabile cui è giunta la percezione e l’idea della politica della politica.

Mi limito a riportare alcuni passi salienti che sono davvero illuminanti: “In un certo senso, Trump aveva ragione … per più di un anno, una coalizione di agenti liberamente organizzata si è affrettata a sostenere le istituzioni americane mentre venivano attaccate simultaneamente da una pandemia spietata e da un presidente incline all’autocrazia. Sebbene gran parte di questa attività si sia svolta a sinistra, è stata separata dalla campagna di Biden e ha attraversato le linee ideologiche, con contributi cruciali da parte di attori apartitici e conservatori…Il loro lavoro ha toccato ogni aspetto delle elezioni. Hanno convinto gli stati a cambiare i sistemi di voto e le leggi e hanno contribuito a garantire centinaia di milioni di finanziamenti pubblici e privati. Hanno respinto le cause per la soppressione degli elettori, reclutato eserciti di lavoratori elettorali e hanno convinto milioni di persone a votare per posta per la prima volta. Hanno spinto con successo le società di social media a prendere una linea più dura contro la disinformazione e hanno utilizzato strategie basate sui dati per combattere le diffamazioni virali. Hanno eseguito campagne nazionali di sensibilizzazione del pubblico che hanno aiutato gli americani a capire come si sarebbe svolto il conteggio dei voti per giorni o settimane, impedendo alle teorie del complotto di Trump e alle false affermazioni di vittoria di ottenere più trazione. Dopo il giorno delle elezioni, hanno monitorato ogni punto di pressione per garantire che Trump non potesse ribaltare il risultato.

E chiaro l’intento di questa confessione: mettere le mani avanti ammettendo che qualcosa è stato manipolato, casomai dovesse venir fuori, ma solo a fin di bene, non per vincere, ma per impedire le manipolazioni eventuali dell’avversario, date apoditticamente per certe, ma sulle quali non si fa alcuna luce. In un certo senso è lo stesso argomenti dei poliziotti che ammazzano qualcuno, presumendo dal colore della pelle che siano armati e che si preparino a sparare. E’ davvero raro trovarsi di fronte ad argomenti così infantili e così rozzi ma d’altronde la visione generale delle cose è talmente alterata che nello stesso articolo, riguardo al ruolo svolto dai social e dagli altri potentati economici e a quello della proteste di Blm che “le forze del lavoro si sono unite  alle forze del capitale per mantenere la pace e opporsi all’assalto di Trump alla democrazia.”  Ma in che cosa consisteva questo assalto trumpiano? Semplicemente nel fatto che “il presidente ha passato mesi a insistere sul fatto che le votazioni per corrispondenza fossero un complotto democratico e che le elezioni sarebbero state “truccate”. E gli altri per dispetto lo hanno realmente fatto

Insomma il tentativo di rivoltare la frittata è così evidente, grossolano e al tempo stesso reticente che c’è da chiedersi quale sincero democratico possa davvero credere alla buona fede di questi anguilleschi ragionamenti o all’alleanza tra i super ricchi e i poveri in canna: il problema politico non sta tanto in queste rivelazioni e nel paternalismo deteriore che esse mostrano, quanto nel fatto che esse possano essere diffuse senza più suscitare dubbi e perplessità  e che le azioni sommerse vengano orgogliosamente rivendicate. Del resto di quale democrazia stiamo parlando visto che viviamo in un Paese dove i premier vengono scelti per acclamazione dal Palazzo, senza alcun passaggio elettorale, anzi vengono chiamati proprio per evitare qualsiasi ricorso alle urne g? Molti italiani non sono forse in festa per avere perso la possibilità di decidere e non inneggiano forse a un bancario ( Draghi questo è ed è sempre stato) dopo anni di cachinni contro le banche?


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