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Cari amici vi scrivo

Sfidando il raffreddore in aspetto di peste, ma soprattutto le assurde e ridicole misure per evitarne la diffusione, mi sono preso qualche giorno di vacanza proprio nel momento in cui milioni di italiani tornano a non lavorare. Quindi mi terrò distante  dalle orrende cronache della dittatura sanitaria: mi basta il fatto che nel luogo dove sono, un tempo sogno dello sviluppo italiano oggi immagine del precipizio , le postazioni per scrivere con un minimo di comodità scarseggiano, quasi che l’attività sia in qualche modo “impropria”: chi sono mai costoro che intendono scrivere più di dieci parole invece di accontentarsi di una frase e una faccina digitate sul telefonino? Forse terroristi o complottisti, odio cene scampi negazionisti come dicono i giornalisti più stupidi e per questo più ligi? Chi lo sa, quindi mi limiterò a qualche pensiero fuor di maschera e fuori dai mascheramenti del potere.

Venendo fin quaggiù cercando di fare il maggior numero di chilometri in trazione elettrica, ma bruciando tutto il risparmio in aria condizionata visto il caldo feroce, pensavo al fatto che ogni ordine nuovo, compreso quello neoliberista si innesta e si realizza proprio sul timore di perdere il vecchio ordine e sulle insicurezze che ciò crea. Insicurezza per il terrorismo come fino a qualche tempo fa o per la pandemia ora, due fenomeni in realtà perfettamente gestiti, ma anche e paradossalmente anche insicurezza per il lavoro e per il futuro che le stesse ricette per l’ordine nuovo creano. Se non si riesce a scorgere il circolo vizioso non si fa altro che aiutare il processo come è accaduto a tanta perte della sinistra e del sindacalismo italiani. In realtà la mascherina c’è chi la porta decenni.


Il califfato di Washington rivendica l’assassinio di Soleimani

00054E7A-il-generale-soleimani-assassinato-su-ordine-di-trumpAlla fine i killer della più grande centrale terroristica mondiale, con sede a Washington,  ce l’hanno fatto ad uccidere il generale Qassem Soleimani dopo una lunghissima serie di tentativi andati a vuoto. Sul pano giuridico non c’è alcun dubbio che se si uccide un personaggio eminente di un Paese con il quale non si è in guerra e per giunta sul territorio di un alto stato sovrano, si è terroristi per definizione, soprattutto quando questo avviene non con un’operazione sotto copertura e sotto falsa bandiera, ma in maniera esplicita, con rivendicazioni che non hanno niente da invidiare a quelle dell’Isis, salvo una dose di bugie e di ipocrisia rivoltante tipico di chi si ritene al di sopra di ogni sospetto, così come accadde due anni fa con l’assassinio da parte di Cia e Mossad di Imad Mughniyah, il capo delle operazioni internazionali di Hezbollah, dopo il quale Washington parlò candidamente di un atto di autodifesa.

In questo post non cercherò di riproporre la vita e il ruolo del leggendario Soleimani di cui è pieno il web e mi limiterò a dire che è stato l’ artefice, insieme a russi, Hezbollah ed esercito siriano, della sconfitta dello stato islamico e della cacciata dei terroristi mercenari al soldo degli Usa dalla Siria. Ma cercherò di mostrare come l’assassinio mirato sia stato da sempre un modus operandi anglosassone in genere e americano nello specifico che corrisponde a una cultura nella quale la violenza in senso lato ha grande parte tanto da rientrare nel mito fondativo della nazione (vedi qui ), ma nella quale è presente anche una sorta di scetticismo intrinseco svalutativo delle idee e delle evoluzioni storiche successive alla propria rivoluzione così da portare spesso a una sorta di personalizzazione del conflitto. Come se aver fatto fuori Soleimani significasse aver cancellato l’Iran e la sua battaglia, come se il generale delle Forze Quds, non avesse dietro di sé un Paese, una storia, interessi vistali  e decine di milioni di sciiti in tutto il Medio Oriente. La stessa cosa avvenne con l’assassinio dell’ammiraglio Yamamoto ( tra l’altro contrario alla guerra e personaggio in grado di portare più velocemente all’armistizio) come se questo avesse potuto essere risolutivo o quello del boia di Praga Reinhard Heydrich, come se la sua morte avesse potuto cambiare di una virgola le cose, mentre si lasciava che le armate di Hitler cercassero di distruggere l’Unione Sovietica limitandosi al terrorismo aereo. E ci potremmo mettere i tentativi di uccidere Castro, la morte diretta o indiretta di molti leader del Sudamerica durante un secolo e mezzo di storia, l’orrendo massacro di Lumumba messo a punto dalla Cia anche se poi attuato da mercenari belgi. Sono solo alcuni esempi.

Questa tendenza che è ovviamente ancor più radicata tra le forze armate e i servizi segreti, è talmente forte che porta ad azioni inconsulte come questa, vere e proprie esplosioni di emotività che danneggiano gravemente la strategia in nome della quale dicono di venire attuate. E’ chiaro che la morte di Soleimani non potrà che rafforzare la volontà di cerare una “fascia” sciita, a meno che questo colpo non sia stato ideato autonomamente dai militari che hanno forzato la mano per riproporre una maggiore presenza militare nell’area. Ma diciamo che anche in questo caso non farebbe che piovere sul bagnato, ovvero alimentare una cultura di fondo. Anzi sono pronto a scommettere che di fronte a un palese atto terroristico da parte di chi ha finto la guerra infinita contro il terrorismo, l’informazione mainstream più avvertita insinuerà che sono stati i militari ad esagerare per permettere ancora una volta  alla vergine americana dei mille dolori di sottrarsi in qualche modo alle proprie responsabilità: operazione completamente inutile per gli idioti terminali alla Salvini impermeabili a qualsiasi pensiero complesso, già nati con la supposta a stelle strisce incorporata e capaci di commettere marachelle geopolitiche solo in nome del più miserabile spirito bottegaio.

In realtà in questo caso l’operazione Soleimani non va collegata direttamente con la situazione mediorientale, ma con quella interna degli Usa perché mette in grande difficoltà Trump che non può certo rinnegare l’assassinio ed è costretto ad attribuirselo, ma che dopo questa inaudita provocazione è ostaggio di chi vuole la guerra santa contro l’Iran, Israele in primis, il Pentagono, lo stato profondo rappresentato dai clinton – obamiani e dai signori delle industrie belliche. Naturalmente un atto simile, anche grazie alle possibilità belliche dell’Iran, rischia di affossare l’economia mondiale e/o di aprire un conflitto nucleare allargato, quindi è improbabile che si arrivi ad un conflitto vero e proprio, ma intanto la Casa Bianca è stata paralizzata proprio in vista dell’inizio della campagna elettorale.

 

 

 


Terroliberismo

58feba66c46188ed7f8b4603-720x300In questa settimana abbiamo potuto assistere a tre movimenti di rivolta in Ecuador, Cile e Catalogna, molto diversi tra loro e tuttavia accomunati da uno stesso elemento di contorno: il terrorismo. Non nel senso che la gente che scende in piazza o fa le barricate abbia qualcosa a che vedere con questo ambiguo concetto, ma nel senso che esso è stato utilizzato per coprire il tradimento del presidente ecuadoregno Moreno presentatosi come sinistra e divenuto ultra liberista il giorno dopo per la necessità di “combattere il terrorismo”, la stessa motivazione oggi utilizzata dal suo compagno di merende cileno Pinera per dare un senso alla sua permanenza al potere. Naturalmente si tratta di pretesti puramente rituali, mentre in Catalogna si è tentato di spezzare il fronte indipendentista – federalista non evocando il terrorismo a parole, ma sfruttando un misterioso quanto opportuno attentato compiuto con un auto a Barcellona nel 2017. Il senso di quell’azione, rivendicata dall’Isis secondo le informazioni fornite dall’ipersionista e ciadista  Rita Katz, che detiene il monopolio delle informazioni in Medio Oriente, è rimasta sospesa al nulla visto che tutti i protagonisti benché non in possesso di armi da fuoco, sono stati uccisi. Ma il terrorismo è stato evocato anche per le lotte antitav in Italia, così come per i gilet gialli  in Francia o per i movimenti antagonisti in centro e Sud america o per alcuni movimenti di liberazione da sanguinari dittatori in Africa.

Ad ogni modo appare chiaro come “il terrorismo” sia diventato un concetto che non ha più nulla a che vedere con la sua genealogia e tanto meno con un significato specifico tanto è vero che in occidente le medesime azioni acquisiscono un significato positivo se condotte contro altri nel qual caso si parla di combattenti per la libertà, o se riferite ad interventi militari diretti, di azioni di commando mentre le stragi di civili prendono il nome di vittime collaterali, ma hanno un significato negativo se condotte contro di noi, nel qual caso appunto si parla di terrorismo. L’estensione del concetto anche alla difesa non puramente verbale di diritti o di comunità all’interno stesso dell’occidente ci fa comprendere che “contro di noi” acquista il significato di contro l’oligarchia di comando, le sue prescrizioni e la sua ideologia di fondo. Da una parte si crea una paura che paralizza  e che induce a svendere le libertà, dall’altra si colpisce il dissenso, sia quello attivo, sia in molti casi anche quello passivo, ossia espresso attraverso le parole avvalendosi di strumenti apparentemente giustificabili come le leggi contro l’incitamento all’odio che sono quanto mai ambigue e in effetti sono state usate per colpire la semplice diversità di opinione. E’ illuminante da questo punto di vista la difesa che è stata fatta della recente legge tedesca sull’incitamento all’odio che non distingue affatto tra idee, satira, descrizione, citazioni ed espressioni di intolleranza reali: “gli auguri di morte, le minacce gli insulti, l’incitamento all’odio e le falsità su Auschwitz non sono un’espressione della libertà di opinione quanto un attacco all’opinione altrui”. Ora le prime fattispecie sono già ampiamente coperte dalle leggi e dalle legislazioni di qualunque Paese, quindi il citarle sarebbe superfluo, se non fosse che il resto è davvero inquietante perché si fa riferimento a verità prescritte e a opinioni ammesse o meno: si propone in sostanza come censura. Certo si gioca su elementi oscuri e tragici come  Auschwitz per avere vita facile, ma è evidente che ciò può essere applicato a qualsiasi cosa: per esempio io potrei dire che la diminuzione dell’età media nelle classi più disagiate che si sta evidenziando in tutto l’occidente a causa delle minori tutele sanitarie è di fatto un assassinio di stato. E dunque inciterei all’odio, mentre sarei un perfetto cretino contemporaneo  se dicessi che la sanità pubblica è insostenibile: sono semplicemente due punti di vista, il primo dalla parte dell’umanità, la seconda da quella dell’economia liberista. Solo che la prima è censurabile, la seconda merita una medaglia.

Insomma l’uso del terrorismo come grande uomo nero ha prima facilitato il controllo individuale, ma ha poi ha spianato la strada al controllo sociale e delle idee.. Ed è per questo che la presunta lotta contro il terrorismo viene così spesso citata ( o magari fattualmente gestita) da regimi ultra liberisti intendendo che si tratta si impedire attentati e bombe, ma soprattutto di arginare le opinioni non “corrette” che alla fine poi diventano odio tout court. E a ragione perché meno libertà esiste più cresce l’odio o viceversa e Auschwitz è nata perché  esprimere idee non corrette era l’equivalente ad odiare il Reich tedesco. Sembra impossibile che pochi comprendano come la nozione stessa, sia la negazione della libertà.


Nazioni unite, Stati uniti

092544314-f91703d9-24ad-409f-8719-c887b717d8cbLa realtà va sempre oltre l’immaginazione, dovremmo saperlo bene, ma ogni volta la cosa ci coglie di sorpresa, così sono sobbalzato nell’apprendere che l’Onu, ormai allo stato terminale, si è abbassato a farsi latore di un messaggio di imprecisati servizi segreti che lanciano l’ennesimo allarme sulla possibilità che qualcuno degli ex combattenti  dell’Isis  a cui si sono aggiunti gli ex mercenari ingaggiati per la guerra contro la Siria, potrebbe compiere degli attentati entro quest’anno. Non si dice né come, né dove, né quando,  con lo stesso valore di previsioni del tempo che annunciano come che nella seconda metà del 2019 pioverà da qualche parte e dunque non si capisce bene a che titolo e per quali scopi l’Onu debba diffondere urbi et orbi informazioni di nessun valore pratico, che spesso come unica fonte hanno il web,  ma che sembrano più che altro destinate a rinnovare una minaccia molto spesso gridata da singoli servizi segreti dell’impero e dei suoi vassalli.

Se l’Onu fosse ancora l’Onu si guarderebbe bene dal fare il postino del neocolonialismo occidentale, visto il ruolo di primo piano, anche se probabilmente non del tutto intenzionale che esso ha avuto nella formazione del Califfato:  l’Isis infatti nasce da una costola dell’Esercito siriano libero una delle maggiori organizzazioni anti Assad che ha avuto tutto il possibile appoggio occidentale come dimostrano una serie di celebri foto del 2013 che ritraggono il senatore  McCain  a colloquio in Siria con diversi responsabili del terrorismo anti Assad, compreso il fondatore dell’Isis  al-Baghdadi. Il quale all’epoca aveva già fondato il Califfato pur facendo ancora parte dell’Esercito siriano libero. Una missione segreta che però venne alla luce per le proteste del governo libanese dal momento che McCain commise l’imprudenza di incontrare anche l’organizzatore del rapimento di 11 pellegrini libanesi sciiti, Mohammad Nour, costringendolo perciò a dire  qualcosa sul viaggio e soprattutto sul fatto che l’Esercito siriano libero era formato ” da moderati dei quali ci si può fidare”. Questo senza parlare  del finanziamento del congresso Usa al fronte Al Nusra, una delle incarnazioni di Al Quaeda. Adesso tutto questo è come se non fosse mai esistito e ci si presta alla diffusione di allarmi assolutamente generici, riferiti altrettanto genericamente a  servizi di intelligence dei paesi aderenti alle Nazioni Unite, che immagino non siano quelli delle isole Tonga.

In passato spesso questi allarmi di cui non è possibile per definizione verificare l’attendibilità e a cui semmai possono porre rimedio solo gli stessi servizi che li lanciano (in questo senso gli annunci mediatici sono persino controproducenti), hanno solo un valore psicologico e politico visto che sono stati usati per alimentare la paura o addirittura per scopi più precisi e delimitati: l’allarme dell’Isis in Libia servì al governo Renzi nel 2015  come giustificazione per la conferma dell’acquisto degli F 35, nonostante la totale incongruità di collegare la lotta al terrorismo con l’acquisizione di questi caccia che oltretutto sarebbero entrati in servizio effettivo a distanza di anni. Era chiaramente una presa in giro concordata a livelli che non conosciamo, ma che possiamo ben intuire. Ora un conto è che queste cose rimangano  faccende da servizi segreti e sfruttate per i loro scopi dai governi, ma quando vengono improvvidamente accreditate dall’Onu che dimentica ogni ombra e in ogni caso sembra voler fare dell’ Isis e di tutta la vicenda dell’armata terrorista ingaggiata dall’occidente una sorta di presenta metafisica senza né padri né madri tutto cambia. Forse sarebbe più interessante che l’organizzazione si preoccupasse in maniera concreta delle sanzioni contro la Siria che cominciano ad affamare il Paese, secondo un metodo ormai utilizzato dovunque. E’ chiaro che più le Nazioni unite perdono di autorevolezza, più devono dare retta al suo maggior contributore anche per tenere in piedi il pletorico e gigantesco meccanismo burocratico e di rappresentanza di dubbia utilità, ma molto resiliente ad abbandonare i privilegi e i lustrini. Così alla volte confonde Nazioni unite con Stati Uniti, ammesso che non siano ormai puri sinonimi.


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