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Nazioni unite, Stati uniti

092544314-f91703d9-24ad-409f-8719-c887b717d8cbLa realtà va sempre oltre l’immaginazione, dovremmo saperlo bene, ma ogni volta la cosa ci coglie di sorpresa, così sono sobbalzato nell’apprendere che l’Onu, ormai allo stato terminale, si è abbassato a farsi latore di un messaggio di imprecisati servizi segreti che lanciano l’ennesimo allarme sulla possibilità che qualcuno degli ex combattenti  dell’Isis  a cui si sono aggiunti gli ex mercenari ingaggiati per la guerra contro la Siria, potrebbe compiere degli attentati entro quest’anno. Non si dice né come, né dove, né quando,  con lo stesso valore di previsioni del tempo che annunciano come che nella seconda metà del 2019 pioverà da qualche parte e dunque non si capisce bene a che titolo e per quali scopi l’Onu debba diffondere urbi et orbi informazioni di nessun valore pratico, che spesso come unica fonte hanno il web,  ma che sembrano più che altro destinate a rinnovare una minaccia molto spesso gridata da singoli servizi segreti dell’impero e dei suoi vassalli.

Se l’Onu fosse ancora l’Onu si guarderebbe bene dal fare il postino del neocolonialismo occidentale, visto il ruolo di primo piano, anche se probabilmente non del tutto intenzionale che esso ha avuto nella formazione del Califfato:  l’Isis infatti nasce da una costola dell’Esercito siriano libero una delle maggiori organizzazioni anti Assad che ha avuto tutto il possibile appoggio occidentale come dimostrano una serie di celebri foto del 2013 che ritraggono il senatore  McCain  a colloquio in Siria con diversi responsabili del terrorismo anti Assad, compreso il fondatore dell’Isis  al-Baghdadi. Il quale all’epoca aveva già fondato il Califfato pur facendo ancora parte dell’Esercito siriano libero. Una missione segreta che però venne alla luce per le proteste del governo libanese dal momento che McCain commise l’imprudenza di incontrare anche l’organizzatore del rapimento di 11 pellegrini libanesi sciiti, Mohammad Nour, costringendolo perciò a dire  qualcosa sul viaggio e soprattutto sul fatto che l’Esercito siriano libero era formato ” da moderati dei quali ci si può fidare”. Questo senza parlare  del finanziamento del congresso Usa al fronte Al Nusra, una delle incarnazioni di Al Quaeda. Adesso tutto questo è come se non fosse mai esistito e ci si presta alla diffusione di allarmi assolutamente generici, riferiti altrettanto genericamente a  servizi di intelligence dei paesi aderenti alle Nazioni Unite, che immagino non siano quelli delle isole Tonga.

In passato spesso questi allarmi di cui non è possibile per definizione verificare l’attendibilità e a cui semmai possono porre rimedio solo gli stessi servizi che li lanciano (in questo senso gli annunci mediatici sono persino controproducenti), hanno solo un valore psicologico e politico visto che sono stati usati per alimentare la paura o addirittura per scopi più precisi e delimitati: l’allarme dell’Isis in Libia servì al governo Renzi nel 2015  come giustificazione per la conferma dell’acquisto degli F 35, nonostante la totale incongruità di collegare la lotta al terrorismo con l’acquisizione di questi caccia che oltretutto sarebbero entrati in servizio effettivo a distanza di anni. Era chiaramente una presa in giro concordata a livelli che non conosciamo, ma che possiamo ben intuire. Ora un conto è che queste cose rimangano  faccende da servizi segreti e sfruttate per i loro scopi dai governi, ma quando vengono improvvidamente accreditate dall’Onu che dimentica ogni ombra e in ogni caso sembra voler fare dell’ Isis e di tutta la vicenda dell’armata terrorista ingaggiata dall’occidente una sorta di presenta metafisica senza né padri né madri tutto cambia. Forse sarebbe più interessante che l’organizzazione si preoccupasse in maniera concreta delle sanzioni contro la Siria che cominciano ad affamare il Paese, secondo un metodo ormai utilizzato dovunque. E’ chiaro che più le Nazioni unite perdono di autorevolezza, più devono dare retta al suo maggior contributore anche per tenere in piedi il pletorico e gigantesco meccanismo burocratico e di rappresentanza di dubbia utilità, ma molto resiliente ad abbandonare i privilegi e i lustrini. Così alla volte confonde Nazioni unite con Stati Uniti, ammesso che non siano ormai puri sinonimi.

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Dissonanze cognitive

hqdefaultMolte volte si parla di dissonanza cognitiva in merito alle narrazioni dell’informazione mainstream, ma spesso non si immagina quanto sia profonda la distanza dalla realtà anche nei numeri e quanto grandi possano essere le alterazioni. Uno studio in America rende conto delle enormi differenze che si riscontrano fra i numeri ufficiali della mortalità e la loro rappresentazione sui media che porta ad avere una cognizione del mondo completamente alterata rispetto allo stato delle cose anche in campi apparentemente lontani dalla necessità di manipolazione e che tuttavia sono investiti da interessi concreti e ideologici che snaturano completamente i dati. Ecco per esempio una tabella che riporta le principali cause di morte fatta dalle autorità sanitarie:

Cause di morte

Non è detto che anche qui non vi siano errori ed omissioni, tuttavia si tratta dei dati aggregati più completi disponibili. Se si fa invece una ricerca su Google sembra di stare su un altro mondo perché nel complesso la “copertura” dei vari eventi eventi di morte acquisisce una dinamica molto differente: i problemi cardiaci prendono appena il 2%, dello spazio, il cancro sale al 37%, ma soprattutto compare con il 7,2%  il terrorismo e badate bene non si tratta del terrorismo globale ma solo quello in Usa che è per la verità poca cosa.  Ma se si pensa che in rete la si spari grossa si può prendere il New York Times dal quale si deduce che i problemi cardiovascolari vengono trattati solo nel 2% dello spazio dedicato alle cause di morte, il cancro arriva al 15% e il terrorismo addirittura al 36%, percentuali che riguardano anche il Guardian e dunque coinvolgono anche il coté europeo, anche se in questo caso ci si riferisce solo alle vittime del terrorismo in Gran Bretagna.

Ora è chiaro che organi di informazione legati alla cronaca difficilmente potrebbero dare spazio alle cause di morte nel loro effettivo ordine di grandezza, ma non c’è alcun dubbio che differenze tanto ampie e soprattutto il portare in primo piano problemi che dal punto di vista delle vittime sono assolutamente marginali al lettore rimane un’idea alterata della realtà come se ad esempio le vittime del terrorismo fossero parecchie decine di migliaia ogni anno, senza parlare poi dell’influenza dell’industria farmaceutica che ha ovviamente molti interessi a focalizzare l’attenzione su alcune patologie piuttosto che su altre  e dell’industria politica che ha tutto da guadagnare nel tenere nell’ombra tristi realtà americane come una mortalità infantile da terzo mondo dovuto alla scarsa o nulla assistenza sanitaria verso le fasce deboli della popolazione. In generale si tratta di gestire gli stimoli, quanto più essi sono numerosi e intensi tanto più cambierà la visione generale delle persone: se due o tre morti per terrorismo valgono più di qualche migliaio di neonati morti entro un anno di vita ( qui mi riferisco solo al differenziale tra mortalità infantile in Usa e quello molto più basso dell’Europa) è del tutto evidente che si avrà una visione del tutto alterata delle cose e politicamente scorretta.

Questo è ovviamente solo un esempio si pensi per esempio a quanto spazio prende lo spread misura economica marginale per non dire insignificante, rispetto ad altri indicatori molto più significativi, come per esempio la bilancia commerciale oppure lo spazio dato al “salvataggio” di alcune decine di di migranti al confronto con i milioni costretti a fuggire dai loro Paesi proprio a causa delle rapine e dalle guerre indotte da quegli stessi poteri che poi si fanno ipocritamente accoglienti. E difficile fare ricerche sugli spazi mediatici, ma in questo caso possiamo tranquillamente affermare che l’effetto delle migrazioni prende la quasi totalità dello spazio mentre un’inezia, uno 0 virgola qualcosa viene dedicato alle cause e anche in questo caso senza riferimenti diretti. La conseguenza è che il discorso sul fenomeno viene completamente alterato fino al non senso, senza però che si avverta alcun senso di spaesamento. E se per caso lo si avverte non si reagisce tentando di ricostruire la realtà, ma abbandonandosi alle illusioni così generosamente fornite.

 

 


Emiri-Ultrà, 1 a 0

whatsapp_image_2018-10-31_at_14.08.33 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Chissà se adesso i tifosi della Magica verranno accusati della più infamante delle macchie sull’onore, non non di essere laziali, macché, ma di essere sovranisti! Cominciano a campeggiare sui muri della città invettive che non lasciano dubbi: Pallotta ‘nfame, giù le mani dalla Roma, perché da giorni serpeggia il malcontento per via dell’interesse dimostrato dalla  Qatar Sports Investments per il club giallorosso, smentito ma senza grande convinzione dal dirigente sportivo che ha trovato l’America qui, con un patrimonio (il suo fatturato sarebbe mediamente di 7.5 miliardi di dollari all’anno cifra secondo quelle graduatorie stilate da Forbes ) grande quanto i debiti accumulati  dai suoi brand e dalla Roma (218,8 milioni nel 2018).

Da anni il Qatar esprime, anche comprandosi importanti marchi sportivi,  la “volontà di sensibilizzazione che il paese vuole portare avanti”, per far dimenticare, grazie a  un’industria sportiva da 20 miliardi di dollari entro il 2022, certe amicizie pericolose, confessate anche da notabili locali come l’ex ministro degli Esteri che ha ammesso che le armi e gli aiuti che  Doha, Riyad e Washington “uniti in una sola trincea” hanno inviato in Siria potrebbero essere finite nelle mani di Al Qaida. E il Center on Sanctions & Illicit Finance, ma non solo,  individua in Doha la regione con la maggior concentrazione di donazioni private (con l’avallo della famiglia reale e del governo) a gruppi terroristici.

Ha iniziato nel 2011 sponsorizzando per primi la maglia del Barcellona, poi ha messo le mani sul Paris Saint Germain grazie alla intermediazione dell’allora presidente Sarkozy e è diventato così influenti da ospitare la  Coppa del mondo del 2022 (in previsione della quale è a buon punto la realizzazione di 8 stadi  uno di quali a meno di 2 chilometri dall’aeroporto internazionale di Hamad  sarà “mobile” e verrà smontato a fine evento)  e da far disputare per la prima volta in assoluto il torneo d’inverno per evitare che si giochi con le temperature estreme, che non vengono rispremiate alle maestranze, provenienti  perlopiù  da India e Nepal, ridotte in condizioni di schiavitù e che lavorano nei cantieri con temperature che raggiungono anche 50 gradi all’ombra (sarebbero 1500 quelli morti di caldo e in incidenti occorsi durante turni giornalieri di 16 ore).

Per carità, non è che le tifoserie, le curve sud e nord, gli ultrà siano un esempio di correttezza e integrità, ma sembrano essere più conseguenti e coerenti dell’avvicendarsi di prestigiosi esponenti governativi, delle istituzioni e della amministrazioni comunali, compresa quella della Capitale morale, che da anni vanno a chiedere investimenti a Doha col cappello in mano o che ne ricevono gli inviati riservando loro accoglienze principesche che riecheggiano la pompa riservata a Gheddafi o a altri tiranni e despoti sanguinari in visita pastorale o omaggiati in patria. compreso il ministro Salvini che, malgrado sia noto che Doha avrebbe finanziato inquietanti “centri islamici” per un ammontare di almeno 22 milioni di euro solo in Italia e complessivi 72 in Europa, ha rivisto le sue preoccupazioni su meticciato, arrivo di foreign fighters sui barconi, invasione di stranieri i cui usi e la cui fede è incompatibile con la nostra civiltà, per  stringere un fattivo sodalizio con una terra dove, recita il loro ufficio turistico, il viaggiatore non è mai uno straniero, ma un amico non ancora incontrato. Un amico generoso con il quale rinsaldare rapporti  profittevoli in barba alle cospirazioni fondamentaliste grazie ai contratti miliardari siglati  con Fincantieri (4 miliardi di dollari) per sette navi da guerra, per 28 elicotteri NH 90  dell’ex AgustaWestland,  valore 3 miliardi di euro, o per gli oltre 6 miliardi di euro per 24 caccia Typhoon del consorzio Eurofighter, di cui Leonardo-Finmeccanica ha una quota del 36 per cento, perché “il Made in Italy in Qatar è amato e rispettato”, parola di Ministro. Talmente amato da comprarselo in un boccone con dentro marchi della moda (Valentino), immobili, grandi alberghi e la compagnia aerea AirItaly, ex Meridiana, dall’Agha Khan, il finanziamento  dell’operazione Porta Nuova Garibaldi e Varesine, l’area del capoluogo lombardo dove sono sorti numerosi nuovi grattacieli e dove il fondo di Doha ha investito svariati miliardi di euro (secondo alcune indiscrezioni circa 2 miliardi) per diventarne proprietario, qualche fettina di Costa Smeralda comprata da Colony Capital, Air Italy (da 12 a 50 aeromobili), un nosocomio per sceicchi a Olbia, magari anche Unicredit e, c’è da sospettare, interessi nel colosseo di Pallotta a Tor di Valle, la cui realizzazione con questo fior di sponsor potrebbe subire una accelerazione.

È che adesso chiunque insorga perché si svendono beni comuni, perché si alienano patrimoni collettivi, passa per un pericoloso sovvertitore dell’ordine globale, per un sorpassato custode di concezioni vetuste e conservatrici, per un deplorevole assertore di interessi localistici e campanilistici che ostacolano relazioni internazionali e crescita. Poco ci manca che anche i fautori della Roma dei romani diventino dei deleteri sovranisti, come la costituzione che richiama il principio di sovranità nel primo articolo, come il Pci che prima di Bassanini ha sempre avversato il trasferimento del potere fuori dallo Stato, come chi pensa che il galateo e la realpolitik debbano condannare l’aspirazione di nazioni democratiche a mantenere il controllo e la gestione delle scelte economiche del Paese per rispondere a priorità e bisogni attinenti all’interesse generale, laddove la sovranità  è la capacità di assumere decisioni in forma di norme vincolanti come deve essere nello stato di diritto.

È davvero sconfortante che qualche sussulto di riscatto si manifesto con le scritte sui muri dei tifosi ultimo baluardo rispetto a organismi sovranazionali che  hanno assorbito e introiettato sempre maggiori fette di egemonia statale, in campo economico, ma con ricadute d’ogni genere, se pensiamo al Wto, alle varie istituzioni giudiziarie internazionali, alle camere di commercio sovranazionali  che hanno permesso agli Stati Uniti prima di tutto,  che non hanno mai dimostrato di volersi  sciogliere in un ancora imprecisato ordinamento internazionale, Nato inclusa, di esercitare il controllo di processi di suddivisione, trasferimento di poteri e governo e occupazione anche militare, espropriando di potere decisionale soggetti di diritto internazionale per ridurli in condizione di soggezione con l’intento non di ridurre incauti nazionalismi, ma di diluirne libertà e autodeterminazione nella minestra avvelenata della globalizzazione.

 


Battisti-Hoberleiter, c’è terrorismo e terrorismo

oberAnna Lombroso per il Simplicissimus

Siamo abituati alle interviste con i vicini di casa del killer, con i compagni di lavoro dell’uxoricida, con il ferramenta dove faceva acquisti la saponificatrice, col benzinaio del “mostro”, tutti pronti a giurare e spergiurare che mai si sarebbero aspettati una cosa simile, che era tanto una brava persona, che aiutava le vecchiette a attraversare la strada e poi salutava sempre quando lo incrociavi, affabile e cortese.

Non sorprende che la stampa avesse preso l’abitudine di chiamarli “i bravi ragazzi della Valle Aurina”, quei giovani protagonisti della stagione del terrorismo altoatesino – dal 1956 all’ottobre 198 si registra un bilancio di  361 attentati con mitra, dinamite, mine,   21 morti, tra cui 15 appartenenti alle forze dell’ordine, 2 privati cittadini e 4 terroristi, deceduti per lo scoppio prematuro delle cariche che stavano predisponendo e 57 feriti: 24 membri delle forze dell’ordine, 33 civili.

Eh si, giovani insospettabili ed educati, soprattutto all’odio per l’occupazione italiana, per la forzata italianizzazione eredità del fascismo, per quella autonomia “controllata” e guidata da Roma sancita dallo statuto speciale della regione, perfino per quel benessere colpevole di smorzare e reprimere gli afflati identitari:  già nei primi anni ’50 il reddito per abitante della provincia di Bolzano era  più del 130% superiore alla media nazionale.

A loro guardavano con simpatia i sostenitori del Tirolo unito e della secessione dall’Italia, caldeggiati dalla SVP che si batteva contro l’inforestierimento, il meticciato favorito dall’immigrazione italiana, l’imbastardimento da contrastare in via amministrativa con la sospensione del rilascio dei certificati di residenza e con la propaganda a sfavore dei matrimoni misti.

Sono ugualmente giovani anche  i ragazzi di Fundres (tra i 18 e 22 anni), in cui il fanatismo si combina con la birra  tanto che – ubriachi- ammazzano di botte un finanziere, cui si unisce qualche soggetto dai trascorsi nazisti  per dare vita  a un’organizzazione clandestina, il Befreiungsausschuss Südtirol, con l’intento di ottenere con la forza l’autodeterminazione dell’Alto Adige e l’annessione all’Austria al fine di ottenere, sotto la sovranità di quest’ultima, l’unificazione politica della regione storica del Tirolo.

All’inizio il Bas, quel Comitato per la Liberazione del Sudtirolo, si limita a organizzare attentati “simbolici”, collocando esplosivi su obiettivi strategici, strade, tralicci, binari. Poi in una escalation cruenta segnata  dalla leadership del gruppo radicale che ruota intorno a Georg Klotz e ai neonazisti provenienti dall’Austria prende a bersaglio le forze dell’ordine: militari, carabinieri, finanzieri, poliziotti.

Sarà attivo in Alto Adige fino al 1969, i vertici vengono identificati e processati. Ma dopo circa dieci anni senza attentati a seguito dell’introduzione del secondo statuto d’autonomia del 1972 inizia una nuova stagione di bombe dietro alla quale insieme a alcune vecchie conoscenze si muovono  i soliti sospetti:  gli storici hanno recentemente parlato di infiltrazioni dei servizi segreti e del ruolo primario svolto da Gladio che integra l’azione dei gruppi Ein Tirol  nella strategia della tensione.

La giustizia italiana ha condannato 157 persone: 103 italiani di lingua tedesca, 40 cittadini austriaci, 14 cittadini della Germania occidentale, l’Austria invece ha offerto l’impunità per i concittadini implicati e per i condannati che hanno trovato rifugio nel suo suolo.

In questi giorni la Procura generale di Brescia ha dato parere positivo alla richiesta di grazia presentata da uno dei “quattro bravi ragazzi della Valle Aurina”, Heinrich Oberleiter, protagonista di numerosi attentati.  Dopo il primo,  una bomba sulla diga di Selva Molina, il gruppetto ripara in Austria ma torna sistematicamente in Alto Adige per proseguire nella sua attività criminale. Ai quattro sono stati attribuiti diversi omicidi, quelli del carabiniere Vittorio Tiralongo, del finanziere Bruno Bolognesi e dei carabinieri Palmerio Ariu e Luigi De Gennaro. Sulla testa di Hoberleiter pesano tre ergastoli, ma non si è mai pentito, limitandosi nella sua autobiografia scritta nel suo esilio in Austria dove è latitante da subito a ammettere che oggi i tempi sono cambiati e forse sarebbero diverse le modalità della sua “militanza” in difesa della sua Heimat, la patria oppressa. E non è lui a chiedere clemenza, una decisione che gli è valsa un diffuso consenso di simpatizzanti che guardano a lui come a un eroe, simbolo sfoggiato soprattutto dagli  Schützen che esibiscono immagini di attentati e le facce dei terroristi nei manifesti delle loro campagne e organizzato esposizioni di cimeli come l’innesco di una bomba rudimentale e decorazioni militari ornate da svastiche naziste.

Non c’è da stupirsene se a Appiano sulla Strada del Vino, a un “resistente” di allora è stata dedicata una via, se la Rai di lingua tedesca di Bolzano produce documentari sulle compagne degli appartenenti al Bas, dal titolo “Le donne degli eroi” e se  il consiglio provinciale di Bolzano ha approvato una mozione perché sia concessa la grazia ai terroristi del BAS, che vengono esplicitamente definiti “combattenti per la libertà”,  approvata anche dalla consigliera di lingua italiana del Pd, Barbara Repetto.

La parola adesso spetta a Mattarella. Ma c’è poco da stare tranquillo, la pacificazione da noi cammina a senso unico e a badare al sentimento comune, Lega in testa, possiamo sospettare che il prossimo comitato d’onore pronto a ricevere un reduce impenitente del terrorismo sarà di benvenuto, con mazzi di fiori, discorso e selfie a fianco del veterano, o meglio del perseguitato. E la memoria è intermittente e viziata da una pietas vergognosa che assolve vecchi assassini per ragione d’età, anche quando sono abbastanza in forze da scavalcare i muri di un ospedale militare, anche quando sono al termine di una esistenza libera da catene e pure da sensi di colpa. Tanto che la bomba di Via Rasella è opera di macellai, i colpi di fucile sparati per giustiziare carabinieri e finanziari diventano atti di guerra lecita per la liberazione della propria Heimat.

Ormai i valori sono come le pelli di zigrino che si possono tirare da tutte le parti seguendo il vento  dell’interesse. La patria europea altro non è un fortezza difensiva e offensiva, dai cui spalti si guarda con disprezzo ai feudi di serie A e a quelli di serie B, che non meritano il nome di paesi in cui vige uno stato di diritto, nemmeno di Stato, se le istituzioni preposte alla giustizia soffrono di discredito e derisione. La globalizzazione altro non è che il nome che si dà a un impero che impone l’omologazione di chi sta sotto per promuovere soggezione e obbedienza, così la sovranità viene criminalizzata se si tratta di dire no all’abiura di diritti, di autonomia, di responsabilità  e indipendenza economica e sociale, applaudita se si tratta di difesa di confini, di capisaldi la cui tutela impone chiusura, repressione, rifiuto.

E l’antifascismo altro non sarebbe che la predicazione di una smorta retorica umanitaria ben attenta a non intralciare il cammino del totalitarismo economico, finanziario e sociale, che ha promosso tolleranza per il fenomeno come si è manifestato nel passato, ridotto a incidente casuale della storia che non si può ripetere. Tanto che si è riservata indulgenza e attribuito credito ai loro revisionisti interni che fanno sfoggio di democrazia, e comprensione come a dei malati a quelli che si esibiscono in veste di comparse folcloristiche e nostalgiche. Tanto che vien buono Salvini presentato come la sorprendente  rivelazione del pericolo incombente, un accadimento impensabile, inatteso e sconcertante e non come l’ultima circostanza di un filo conduttore mai interrotto, di cui abbiamo guardato lo svolgersi come non si potesse contrastare, come se chi un tempo ormai lontano avesse esaurito il patrimonio genetico di dignità, di libertà, di forza buona e solidale di un popolo.


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