La Cina ha circa un miliardo e 300 milioni di abitanti, senza contare i 300 milioni di cinesi sparsi in tutto il mondo, è di gran lunga la maggiore potenza industriale del pianeta, ha un ruolo determinante in quasi tutti gli ambiti dal commercio alla scienza, eppure rimane pressoché sconosciuta da noi, tanto sconosciuta da generare un senso di grottesco. La scena è uno studio televisivo in cui alcuni intellettuali sono chiamati a discutere su un volume appena edito da Le Grand Continent una  rivista online fondata nel 2019, dedicata alla geopolitica e che ha cinque edizioni, francese, italiana, tedesca,  spagnola e polacca. Non si tratta di qualcosa di dilettantesco, ma nasce all’interno del Groupe d’études géopolitiques, dell’École normale supérieure dalla quale viene formata buona parte dell’ossatura dello Stato francese. L’oggetto è l’ultima pubblicazione del gruppo, un volume edito da Gallimard e curato da Giuliano da Empoli, il cui titolo è Il nemico che ci designa, imparare a resistere ai predatori. Si tratta, come forse qualcuno intuisce, di un tema posto circa un secolo fa da Carl Schmitt, secondo cui la politica, inizia nel preciso istante in cui si manifesta la distinzione tra amico e nemico. E dal momento che il vuoto della politica, ridotta al ruolo ancillare dell’economia finanziaria, costringe i milieu europei a costruirsi dei nemici, semplicemente per esistere, la Cina ha un ruolo importante nel contesto della discussione.

Ed ecco il coup de théâtre: il conduttore Gilles Gressani, chiede ai suoi ospiti, tutti presumibilmente esperti di geopolitica, di fare il nome di almeno tre cinesi viventi: ma nessuno è riuscito in questo arduo compito, limitandosi al solito Xi Jinping. Certo essendo morti Mao e Bruce Lee che poi si chiamava LǐZhènfān, non c’era la possibilità di citarli e questo è stato un grosso guaio. Nemmeno sono arrivati ai nomi del ministro degli esteri Wang Yi che dovrebbe essere abbastanza conosciuto, non foss’altro per la sua presenza a tutti i vertici più importanti. E non parliamo di uno dei vice primi ministri, come He Lifeng o del ministro del Commercio Wang Wentao. Per conoscere questi nomi non c’è alcun bisogno di essere degli esperti sinologi, basta semplicemente andare a questa pagina dove sono elencati i nomi del governo cinese. Insomma il minimo sindacale. Ma evidentemente questo è uno sforzo troppo grande, qualcosa di inconcepibile per l’autismo occidentale, quasi che al di fuori non ci fossero veri e propri uomini con vere e proprie vite. Il “nemico” che definisce il milieu politico occidentale non ha alcun bisogno di essere studiato, nemmeno superficialmente, ma può e deve essere tranquillamente inventato, è di fatto  una semplice narrazione stereotipata, per cui occorre conoscere un solo nome. Tutto ciò può avere una sola plausibile etichetta: catastrofe cognitiva.

È quasi impossibile riportare l’elenco di tutte le sciocchezze che pascolano su queste praterie narrative: narrazioni truffaldine che ci attraversano 24 ore su 24, scritte con l’inchiostro grasso utilizzato dalle rotative o affidate all’intollerabile gracidio televisivo, a quelle voci impostate e tutte uguali che non comunicano, ma recitano come è stato insegnato loro dagli spin doctor. La cosa straordinaria è che molte di queste tesi sono talmente false che per accettarle bisogna essere in un momento di completo disorientamento, in una sorta di Gelassenheit heideggeriana o più plausibilmente di rimbambimento dovuto al cortocircuito cognitivo al quale siamo sottoposti. La propaganda è sempre rozza, ma fino a qualche decennio fa essa era in qualche modo coerente, mentre oggi la dissonanza cognitiva viene esplicitamente praticata per sommergere le persone e annullare il giudizio critico. Con conseguenze che comprendono, in ultimo, anche l’effetto Flynn  inverso, ossia una diminuzione del quoziente intellettivo nelle nuove generazioni.

Ed è così che ci troviamo di fronte allo spettacolo grottesco di designare un nemico senza conoscere alcunché di esso, cosa  che poi significa in sostanza non conoscere nulla di noi, di essere noi stessi una sorta di auto narrazione: non conosciamo i nomi degli altri perché in realtà non conosciamo nemmeno più i nostri. E questo non vale solo per la Cina, ma anche per la Russia, ovvero l’altro nemico: chi è il primo ministro? Putin quale effettivo potere ha in quanto presidente, come funziona il sistema politico russo? Se sapessimo queste minime cose potremmo mandare al macero tonnellate di inutili chiacchiere e scoprire che il supposto nemico è spesso ciò che dovremmo essere.