Aglio, Travaglio, fattura ca nun quaglia

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Sarò pedante, andando in controtendenza per combattere, nel mio piccolo, la progressiva infantilizzazione del Paese. Hannah Arendt chiama Vita Activa (l’omonimo libro è del 1958) la facoltà che tutti possediamo di agire politicamente in un mondo pervaso dal totalitarismo e dall’egemonia tecnologica contribuendo alla difesa della libertà e dei diritti della cittadinanza.

Non c’era la rete, non c’erano i social, però c’era qualche profeta perlopiù disarmato. Oggi quelli che si qualificano così, sono invece armati fino ai denti, di consenso, tribune, seguito.

Scorrendo i profili delle mie conoscenze su Facebook appartenenti alle tifoserie che fanno finta di prendersi a randellate come nel teatro dei burattini, ho osservato che la più diffusa e organizzata espressione di “vita activa” e di attività di pensiero condivisa sia il copia-incolla degli editoriali di Marco Travaglio.

Personalmente non ho mai nutrito simpatia per gli arruffapopolo, che si sa che i proletari e anche i sottoproletari di una volta si vestivano in modo acconcio e si pettinavano perché erano consapevoli che stare fuori dal processo di civilizzazione sia pure borghese, li avrebbe per sempre condannati alla marginalità e allo sfruttamento della loro ignoranza. Meno che mai mi piacciono i fustigatori di professione che si agitano come dervisci deliranti, stando bene attenti che malauguratamente non finisca una frustata sulle loro schiene, mai incurvate sul solco bagnato di servo sudor, e nemmeno quelli che si prestano a tradurre i versi di chi sta sotto per convertirli in sputacchi biliosi pensando così di nobilitarli, manco fossero Karl Kraus.

Cattivi soggetti, che però possono di gran lunga peggiorare quando dopo aver menato colpi in giro, mettono il bastone al servizio cieco e ubbidiente di un potente, e si danno un gran daffare per trasformare la critica violenta in idolatria ancora più accanita.

Allora si che diventano pericolosi perché usano gli stessi mezzucci del “peggior soggetto” che ci sia capitato, forse più di quello che spediva futuri grandi direttori a colonizzare terre e stuprare ragazzine, oltre che ammazzare oppositori e mandare poveracci a crepare in guerra facendo crepare altri poveracci, quello insomma contro il quale è doveroso esercitare l’odio conquistandosi il patentino di antifascismo.

Perché si accreditano la facoltà onnipotente di interpretare e rappresentare un sentimento che da populista diventa magicamente popolare, virtuoso, condiviso e fertile di effetti demiurgici per la democrazia. Come? Ma grazie al loro tocco e al loro verbo, che diffonde la lieta novella del buon governo incarnato da una figuretta iconica diventata incontestabile, pena il confinamento, che tanto va di moda, nelle sette impure degli eretici, degli irresponsabili, dei terrapiattisti.

Così incontrano un gran successo di pubblico tra quelli che sentono vivo il bisogno di arruolarsi senza la fatica della trincea, così assetati di qualche bevanda gassata che li metta in condizione di “dire la loro” senza lo sforzo di pensare, che si bevono tutto, un referendum che ratifichi la fiducia a un Parlamento che per un anno aveva cincischiato, che adesso viene richiamato con petizione a fare quello che non ha fatto, presto vivificato dal taglio lineare, o la ricostruzione del Paese tramite digitale e Grandi Cantieri, compresa proprio la Tav, antica madre di tutte le battaglie, e perché no? il Ponte sullo Stretto, come magistralmente disegnato nelle slide di Villa Pamphili, canovaccio della procedura di accattonaggio da avviare a Bruxelles per l’erogazione dei nostri stessi soldi in forma di prestito a rendere.

Ma soprattutto si bevono la qualità del miglior governo possibile come sarebbe dimostrato dalla gestione del Grande Male, sicché i lombardi buoni buoni si sciroppano e probabilmente rivoteranno un vertice regionale che l’Esecutivo si è ben guardato dal commissariare, sicché malgrado sia diventata convinzione corrente che i morti – lasciamo far testo alle statistiche farlocche, contraddittorie, fantasiose – sono dipesi dall’incapacità e impotenza degli ospedali pubblici massacrati a far fronte a qualsiasi epidemia, nessuno apre bocca sulla totale assenza di un piano di investimenti per la sanità pubblica.

E oggi si è toccato il fondo con lo sproloquio quotidiano reverenzialmente riportato sui social e intitolato “Ottobre finalmente”, del quale mi vedo costretta a citare il focoso incipit: “Non so per voi, ma per me l’arrivo di ottobre è un bel sollievo. Per tutto settembre ho temuto il peggio. Era dal lockdown che i profeti di sventura e i professionisti dell’apocalisse vaticinavano con aria voluttuosa e acquolina in bocca un autunno caldo, anzi caldissimo, con decorrenza da settembre: disordini sociali, sommosse popolari, rivolte di piazza, cacce all’uomo, assalti ai forni, barricate, violenze, forconi, machete, jacquerie e grand guignol contro il governo di incapaci che ci affama tutti con la scusa del Covid. Io, per non saper né leggere né scrivere, avevo piazzato cavalli di frisia davanti casa e sacchi di sabbia alle finestre”. 

Che soddisfazione si è potuto prendere contro quella genia della quale ha fatto gloriosamente parte in passato, inanellando successi professionali grazie ai pizzini sottobanco dei cancellieri, grazie alla testimonianza di tutti i borborigmi di varie maggioranze silenziose e no, unite dalla ricerca facilmente soddisfatta di un nemico facile facile, da criminalizzare in qualità di puttaniere più che di golpista, di buzzurro più che di secessionista, in possesso della desiderabile caratteristica di stare ben collocato dentro al “sistema”.

Che soddisfazione dare addosso alla stampa cocchiera, come si diceva una volta dei giornali di regime, che in questa gran confusione non si capisce bene a chi dia retta, visto che il principale azionista del Giornale Unico, grazie allo stesso governo che fa finta di criticare, genera mascherine, si cucca aiuti di stato per oltre 6 miliardi.

Che poi l’attuale versione del Fatto deve il suo momento di gloria più che alla meritata eclissi dei competitor, all’averne mutuata la formula, bastone e carota, consenso in una pagina e critica nell’altra, i blog ospitati ma con riserva per trasmettere l’idea del pluralismo, insomma lo stile Repubblica, che ha donato a tanti l’impressione di comprarsi con il prezzo di un caffè e del taglio dei parlamentari, il diritto a un’opinione e l’appartenenza a un club esclusivo.

E che soddisfazione poter scrivere che nessuno assalta i forni, nessuno occupa le piazze lasciare libere dalle sardine, che gli immigrati verranno presto rimandati al mittente in modo da non turbare l’ordine costituito, che i disoccupati sono così stanchi e umiliati che finchè hanno una casa ci stanno stesi sul divano come Andy Capp, che gli operai i cui scioperi di inizio marzo sono stati repressi non ci provano nemmeno più a manifestare, che tanto il loro destino è segnato, se Confindustria detta i patti per la sicurezza che il Governo scrive, se proprio oggi il Fatto si accinge esultare per l’accordo tra i due partner, esecutivo e industriali cui regalare i quattrini generosamente elargiti dall’Ue.  

Ecco Fatto, appunto, adesso è ristabilita la verità: la terra è una sfera, i vaccini sono indispensabili, l’Europa è mamma, l’Istat conta balle (e dire che ve l’avevamo detto in passato), rivela una indole anarcoinsurrezionalista quando sciorina i dati sulla nuova disoccupazione, gli ospedali assicurano a un tempo la cura degli asintomatici e la manutenzione di tanti malati che avevano visto sospendere le terapie, le scuole sono ridiventate sicure officine del sapere grazie alla presenza del personale chiamato a coprire i posti vacanti, i negozi e gli esercizi riaprono, gli hotel fanno ruotare dai loro portieri gallonati le porte girevoli per accogliere i turisti richiamati dal prestigio dell’esecutivo che ha restituito la reputazione all’Italia grazie a Franceschini e alla Cassa Depositi e Prestiti prossimamente consegnata all’Arcuri di Immuni, banchi girevoli, mascherine farlocche quando indispensabili.

Capisco che ormai l’opinione più che pubblica è privata, al massimo social, che chi ha tempo e voglia di esprimerla condividendo il fervoroso opinionista gode di un culoalcaldo, probabilmente di una comoda casa, di un reddito quasi sicuro, di un lavoro agile che gli fa desiderare che un nuovo lockdown lo ripari dal rischio di responsabilità e doveri sociali.

Ma, duole dirlo, dopo ottobre, di solito, arriva l’inverno dello scontento, anche per loro.  

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16 responses to “Aglio, Travaglio, fattura ca nun quaglia

  • Anne La Rouge Lombroso

    cara anonima, spesso mi sono trovata in contrasto con altri blogger che suggeriscono come misura di prevenzione di danni biologici di non leggere i commenti ai post che si pubblicano, frutto di una attività volontaria di “servizio” . O comunque di non rispondere perchè, osservano, inevitabilmente in assenza di idee e argomenti, la critica si riduce a polemiche personali delle quali ho un inesausto inventario: snob, spocchiosa, vanitosa, radical chic, disfattista, visionaria, fanatica, ultimamente anche salviniana perchè ho da tempo capito che non si può limitare a ciò l’antifascismo. Ah, dimenticavo, anche frustrata, invidiosa, nevrotica, perchè quasi sempre si riduce la critica a personaggi in vista ai fiotti di bile di Moretti rovesciati contro la regista di successo e cassetta. A leggere l’ultimo commento dell’ex Fb diventato anonimo mi verrebbe da dar loro ragione, lavare la testa all’asino è proprio uno spreco. Invece rispondo a lei, perchè le sue ragionevoli obiezioni lo meritano. Perchè devo essere ancora piena invece di speranza se continuo ogni giorno a scrivere, se di continuo indico non soluzioni, non rivendicando alcuno ruolo nel “ceto dirigente”, ma attenzione nei confronti di “fermenti”, pensieri e idee che circolano pur avendo poca ospitalità nei circuiti ufficiali e se continuo a contare sul fatto che fornire informazioni sia cosa giusta e utile per chi le vuol leggere e non solo dare i voti al componimento. Però mi illumina il pensiero di Spinoza che annovera la speranza tra le passioni tristi che fanno perdere di vista la necessità della lotta, della consapevolezza dei limi. Quindi può darsi che quella tristezza si manifesti, E che prenda le forme di una certa critica che riservo quando lo credo giusto alle donne, perchè- questo è una qualità di cui sono davvero orgogliosa – resisto con determinazione al pregiudizio, anche quello positivo e di genere, perchè porta a sottovalutare il “nemico” .. che c’è eccome

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  • Fb

    Migliora la scorrevolezza della prosa, non di tantissimo, ma non la chiarezza dell’analisi e degli obiettivi. E dire che quando l’ho scoperta, Anna Lombroso mi sembrava la lucida analista che ci mancava, una spietata disvelatrice del nuovo carattere della lotta di classe che oggi è tra i “su” e i “giù” della società, lotta che come tutte le altre pare sia già vinta dai “su”. Illuminazione che condividevo (e condivido), ma quando vedo che Anna mette tra i “su” magari l’operaio specializzato a 26 mila euro l’anno sia pure “sicuri”, o anche quello generico a 18mila, l’impiegatuccio pubblico a 24mila, il bancario ormai sfigato a 28mila e anche qualche ingegnere in posizione intermedia di multinazionale a 40mila (beninteso lordi benché sia sempre tutto grasso che cola), solo perché mantengono qualche dirittuccio tra i tanti svaniti nel nulla, un po’ di previdenza integrativa e magari un minimo di assicurazione sanitaria, beh mi cadono le braccia. Così come mi sono cadute quando la stessa Anna ha fatto una battaglia per il No stranamente strenua, regolarmente perduta ad opera principalmente del voto di chi, i paria della società, lei pretenderebbe di rappresentare e difendere, i quali però altrettanto regolarmente non votano mai come quelli che sanno come si fa (e si autodefiniscono non infantili, come lei fa) dicono di votare. E ancora mi cadono, le benedette braccia, quando, anche qui stranamente, visto che ci sarebbero ben altri bersagli da sbertucciare e disvelare, la nostra proietta i suoi strali, anche poco motivati a ben vedere, su questo Travaglio che di sicuro non può entusiasmare nessuno ma che almeno in un panorama desolante di conformismo e omertà può servire, sottolineo può servire, al di là dei suoi stessi intendimenti, a scoprire e a capire le malefatte della vera classe dei “su”. Il tutto condito dalla mancanza, nella laboriosa prosa lombrosiana, di un minimo di indicazioni pratiche e teoriche su cosa invece bisognerebbe dire, scoprire e fare, nel senso di una prassi sovvertitrice dello stato delle cose. Mancanza che si accompagna a una sospettabile assenza di strali altrettanto violenti verso, che so, vogliamo dire Salvini, o la destra in generale?
    E quindi la domanda finale, logica conseguenza di tutto il ragionamento, è questa: possibile che la nostra colta opinionista, esperta soprattutto, a quanto pare, di storia del movimento operaio, ignori la necessità per qualunque classe o soggetto sociale voglia sovvertire le cose di un’alleanza faticosa con altri ceti sociali e con qualche intellettuale che può fare da compagno di strada nello smascherare gli strameledetti “su”? O pensa al materializzarsi miracoloso di un’avanguardia rivoluzionaria che risolva tutti i problemi e le contraddizioni con la semplice forza di notturni desideri? Se la risposta alle due domande fosse sì, sarebbe grave, si trattasse finanche di un liceale alla vigilia dell’esame di maturità..
    In ogni caso, con stima saluto e tolgo il disturbo.
    Fb

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    • Anonimo

      “ma quando vedo che Anna mette tra i “su” magari l’operaio specializzato a 26 mila euro l’anno sia pure “sicuri”, o anche quello generico a 18mila, l’impiegatuccio pubblico a 24mila, il bancario ormai sfigato a 28mila”

      Condivido in parte, nel senso che chi ha redditi e patrimoni ridotti Non deve essere penalizzato… già 40.000 lordi all’anno uno Non è ricco ma è benestante…

      La Lombroso per fare accettare ogni immigrazionismo squilibrato tira fuori l’argomentazione che “non bisogna prendersela con gli ultimi per favorire i penultimi” per me vale anche il contrario, non bisogna penalizzare i penultimi.

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    • Anonimo

      “Così come mi sono cadute quando la stessa Anna ha fatto una battaglia per il No stranamente strenua, regolarmente perduta ad opera principalmente del voto di chi, i paria della società, lei pretenderebbe di rappresentare e difendere, i quali però altrettanto regolarmente non votano mai come quelli che sanno come si fa (e si autodefiniscono non infantili, come lei fa) dicono di votare.2

      la democrazia rappresentativa dovrebbe essere tendenziale sovranità popolare tramite la massimizazione della rappresentatività e istituti di democrazia diretta ed informata.
      Chi sta male e Non vota, dovrebbe al limite fare un rivolta, Ma non la fa, e non votando subisce le decisioni altrui a tutti i livelli…ha qquindi qualcosa di cui lamentarsi ?

      Chi è causa ( almeno in parte…) del suo mal rimpianga se stesso diceva uno che la sapeva più lungo di me e di lei.

      Chi è contro la rappresentatività democratica è semplicemente, per certi versi di una ignoranza allucinante, nel migliore dei casi.

      Assomiglia molto al cane di Mustafà come sotto riportato.

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    • Anne La Rouge Lombroso

      Disturbi disturbi, direbbe Flaiano (rispose così all’avvocato che magnificava le sue auto, tanto non ho la patente), caro Fb, che tanto dopo le prime righe è così arduo leggerla che ci si arrende. Ma siccome i tempi raccomandano di usare il bon ton del politically correct, le suggerisco prima di tutto di prendere atto che ha vinto il Si e dunque è superflua la pubblicità progresso a posteriori: adesso come lei sono in attesa di proficue riforme che rigenerino la democrazia. Poi le consiglio la lettura del libro di Ricolfi nel quale immagino riconoscerà il suo status di appartenente alla società signorile di massa, quella di un ceto che resta attaccato al suo già modesto benessere come a una cozza, perchè gli garantisce un senso di superiorità sociale e dunque culturale e morale. Un sociologo in pericoloso stato di eclissi ha manifestato nei suoi libri un timore dal sapore arcaico per i fermenti dei margini, quei maledetti populisti che parlano con la pancia vuota. Mi par di capire che condividiate la stessa paura. E avete ragione: le vostre certezze saranno spazzate via. Ma non da loro purtroppo, ma sai padroni che vi siete scelti e dal loro imperioso sistema

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      • Anonimo

        Un po’ riduttivo (e meschinello) da parte tua, Anna, tentare di rendere la pariglia sul periodare arduo che continua a contraddistinguere i tuoi di post. Credimi, scrivi male, anche se ultimamente un poco meno, forse per gli appunti, amichevoli, che ti ho mosso. Al contrario, vedo che mi hai letto fino in fondo, cadendo quindi in contraddizione con te stessa. Poco male.
        In quanto ai contenuti, non rispondi alle questioni che ti pongo e non mi spieghi come mai puoi sperare in un cambiamento promosso da ceti o persone che non cerchino alleanze e strategie con quelli socialmente più vicini a loro invece di sognare di tagliar loro la gola, che è quello che sembri sperare tu, disperata piccola borghese come appari, a giudicare dagli studi (pochi) che sembri aver fatto e dal velleitarismo del tuo, sempre involuto, argomentare. In quanto a me, non hai “indovinato” niente e ti tranquillizzo, altro che ceto signorile di massa: sono (stato) un sindacalista di base con pensione da fame, a contatto per decenni con chi lavora e non sproloquia, e quindi conosce bene quanto sia dura la vita e la politica vera, e quanto sia scema invece la pretesa di avere certezze a tanto al chilo. E dire che per davvero, all’inizio, trovavo interessante alcune delle cose che dicevi sulla lotta di classe e sul femminismo per così dire frainteso. Poi quando ho visto che te la prendevi principalmente con i penultimi, come evidenzia un altro dei partecipanti al forum, ho capito che non mi davi niente di veramente buono e interessante e anzi eri del tutto fuori strada. Un’ultima cosa, dovresti dare una data al momento che “le (nostre) certezze saranno spazzate via ecc”, perché se arriva fra cento anni o nel lungo periodo, beh MARAMEO! Ti saluto e tolgo nuovamente il disturbo. Fb

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      • Anonimo

        Per quanto riguarda la Lombroso, fino a poco tempo fa aveva un ammiratore,Jorge, che era fortissimo nei predicozzi di teoretico comunismo e velleitaria lotta di classe, quanto scarso in ogni tipo di strategia per attuarla… la sinistra sinistrata degli ultimi 30 anni;

        quanto al femminismo sono stato io il primo in questo blog nei commenti ad introdurre la pesante e viziata mala fede di quello che ho definito femminismo 2.0, quello che vuol campare bene a qualsiasi costo sopratutto a spese dei maschi delle classi subalterne , in sostanza…e parafrasando la Lombroso le certezze di certo femminismo chiagnone e viziato saranno spazzate via da fenomeni tip questi, (che stanno crescendo nel sotto bosco anche in italia…):

        https://keinpfusch.net/loweel/mgtow-gli-uomini-che-fanno-paura-alle-femministe

        e qui:

        https://keinpfusch.net/loweel/mgtow-incel-suprematisti-e-altri-le-radici

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      • Anonimo

        Spesso i sinistrati, con di frequente appare la Lombroso e sicuramente era il suo ammiratore, scambiano i propri velleitari delirii per lotta di classe.

        Quanti danni ha fatto la snistra sinistrata in itaGlia.
        Un esempio ironico:

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      • Anonimo

        Rettifica :

        “Spesso i sinistrati, COME di frequente appare la Lombroso”

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      • Anonimo

        Sulla propaganda filo-sgovernativa e pro-covid, del fatto quotidiano, sono d’accordo con la Lombroso !

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      • Anonimo

        La guerra contro i penultimi per favorire gli ultimi non è altro che UNA GUERRA FRA POVERI, complimenti a chi la promuove.

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      • Anne La Rouge Lombroso

        @gentile Fb retrocesso a Anonimo come l’altro mio affezionato stalker, mi spiace deluderla. Purtroppo ho un pessimo carattere che da sempre mi porta a non seguire consigli e a non tener conto di amichevoli raccomandazioni, quindi il mio stile continuerà a seguire l’estro del momento. D’altra parte questa è un’attività di servizio che svolgo in forma volontaria e gratuita e mi permetterà dunque di scrivere male e pensare peggio. In compenso come le ho scritto, talvolta obbedisco alle leggi del politically correct e mi presto a rispondere perfino quando devo subire la lettura di pistolotti paternalistici. Però lei si presenta qui impreparato, non mi ha letto il Ricolfi che annovera nella società signorile di massa circa cinquanta milioni di italiani che sarebbero comunque da considerare signori, per la semplice circostanza di «vivere sopra la soglia di povertà». E che – perfino io mi sento di concordare con lui, si accontentano di accucciarsi in questa tana, perchè dona loro l’illusione di una superiorità sociale, culturale e morale. Le sono grata perchè il curriculum virtuoso che mi ha sfoggiato mi aiuterà in futuro quando mi servirà un idealtipo – la rimando a Weber in questo caso – che rappresenti plasticamente la sua appartenenza superciliosa a un ceto che si è accoccolato in una condizione di “sicurezza” garantita. Che però come per il 99% della popolazione è incerta e provvisoria e a forte rischio

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    • Anonimo non veneziano

      Vabbè ma che ti aspetti da una “de sinistra” che ha scritto un’elegia della Rossanda, un’odiosa radical chic che la cosa migliore che potesse fare è stata andarsene a Parigi?
      Fulvio Grimaldi ha scritto, lui sì, il degno necrologio della Rossanda, e non mi risulta sia di destra…

      Il problema di questa gente è che sa solo martellare ogni santo giorno i maroni con le questioni dei più poveri e degli immigrati, dei quali si interessa solo fin quando non sbarcano in Italia, poi li lasciano volentieri davanti a supermercati e negozi a chiedere l’elemosina. E pretende che un operaio o un libero professionista che si fanno il mazzo tutto il giorno si sentano in colpa. Ma de che??! Ma basta con sto politicamente corretto solo se è de sinistra! Come disse il grandissimo Carmelo Bene “dell’Africa e degli africani non me ne frega proprio niente”.

      Questi ormai producono solo fenomeni alla Saviano e Murgia, forse è un bene perché si stanno auto annientando, basta vedere chi hanno per leader, l’analfabeta Zingaretti che ora sconfitto dal TAR del Lazio finge di aver sempre saputo che l’obbligatorietà dei vaccini non è questione di competenza delle regioni, e di aver dichiarato l’obbligo per “sensibilizzare i cittadini sull’importanza dei vaccini”.

      Si estingueranno come i mammut se Dio vuole.

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  • Anonimo

    A me i beoti che esultano per i nefasti esiti del referendum, sembrano Molto simili al cane di Mustafà :

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    • Anonimo

      Gentilissima Anna auto definitasi La Rouge, non crederai davvero che Ricolfi sia tale da rappresentare una bibbia per altri che non sia tu? E come fai a non vedere che l’unica illusione di superiorità morale sociale e culturale sembra essere la tua, sempre pronta a ritenerti più matura di altri e, a voler dare retta a quanto dice il suddetto tuo nuovo vate Ricolfi, più preveggente e intelligente di 50 milioni di persone che ahimè non sarebbero alla tua altezza? Continua pure a crogiolarti nella coperta di Linus di citazioni di autori che con tutta evidenza non hai letto bene né digerito. Non ti salverà dall’irrivelanza totale delle tue tesi che, lo dico con dolore, illuminano il ritratto sputato di una piccola borghese frustrata che sogna jacquerie e linciaggi, dalla scrittura involuta almeno quanto probabilmente sono le sue emozioni e con un curriculum verosimilmente poco virtuoso visto che non si capisce esattamente che lavoro fa. Né ti salverà promuovere a stalker chiunque tenti di farti scendere qualche gradino con critiche impersonali del piedistalluccio dove ti sei posta, da sola ovviamente. Che sòla avevo preso ritenendoti interessante. Su questo devo fare autocritica, lo ammetto. Ti saluto e ri-ritolgo il disturbo. fb

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      • Anonimo

        Sono una lettrice saltuaria di questi sito e devo dire che ogni tanto leggo volentieri Anna lombroso. Devo dire peró che ultimamente nemmeno a me piacciono molto le idee che esprime perché non si capisce bene cosa vuole intendere. Mi sembra troppo dura anche con le donne e disegna un mondo cupo senza speranze. Non mi piacciono i toni di questo signore che la critica con asprezza ma condivido in parte le accuse di inconcludenza e spocchia che anna lombroso denota. Spero di leggerla ancora, forse è colpa mia se non la capisco sempre, ma non vorrei che fosse anche una sua oncapacità di comprendere che il mondo non sempre si adatta a quello che pensiamo di lui

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