Annunci

Archivi tag: Europa

Lancia i Sassi e nascondi la testa

old-townOggi vi sembrerà quasi impossibile, ma quando frequentavo le elementari almeno due o tre volte l’anno la scolaresca veniva portata a teatro per ascoltare brani di concerto e persino brani d’opera che venivano estrapolati dalla normale stagione concertistica. Naturalmente gli orchestrali, i tecnici e i cantanti erano tutt’altro che felici di queste matinée scolastiche e dunque immagino che non avranno dato il meglio di sé, ma comunque, anche di malavoglia, si costruiva un gusto a patto di avere meno di dieci anni. La cosa mi è venuta in mente inciampando per caso in una trasmissione dedicata a Matera capitale europea della cultura, intitolata Open the future che a naso non mi sembra lucano, né italiano, né appartenente a una qualsiasi lingua parlata sul continente europeo dagli Urali a Cabo da Roca, anzi sembra una pubblicità della Samsung o dell’Audi. Ma per carità si è anche cantato volare in spagnolo e non so quale altra canzone in tedesco, come se fossimo a Cattolica nel 1958: Wenn bei Capri di rote Sonne…

Ma è giusto così perché a leggere il programma, come ho fatto con diligente masochismo, nulla è più lontano dalla cultura autoctona e dalla cultura tout court di questo insensato zibaldone di cosette e cosacce che contiene un po’ di tutto e tanto niente, compresa la ripetizione ciclica di un concerto di Mendelsshon per orchestra e direttore sconosciuti che appunto mi hanno ricordato i trascorsi elementari, ma che comprende gli immancabili e assolutamente perdibili video reading e le performance, conferenze che con Matera c’entrano poco o nulla, manifestazioni ecclesiastiche, persino una commemorazione di Andreotti e tanta scienza estetico alberghiera, perché alla fine quello che conta è il soldo. Insomma una piccola distribuzione di pani e di pesci per il generone intellettuale democristo piddino che ha radici in Rai e nel milieu contiguo che ogni tanto va nutrito con qualche assegno. Nulla che investa in maniera diretta e onesta la straordinaria storia di questa città, uscita dal neolitico appena da un secolo: questi modesti spettacolini che alla fine non sono altro, andrebbero bene dovunque, da Riga e Vladivostok, ma anche a Sapporo o a Lagos, sono insomma un’espressione dell’ incultura globalista che ha come suo supremo riferimento l’incasso e la futilità assoluta dell’espressione, intercambiabile come il lego. Infatti le città della cultura, fondotinta dell’europeismo più emblematicamente sciocco, sono assolutamente fungibili  perché non devono parlare di sé, devono parlare d’altro, del più e del meno, in un’educata e insulsa conversazione da dimenticare al più presto. E’ la cultura delle parruccherie dei quartieri bene di qualsiasi colore.

Promozione si dirà e passi, qualche soldo che arriva e non c’è nulla di male, ma diciamo che se questo è quanto può fare l’Italia o l’Europa per Matera città che non ha ancora un collegamento ferroviario, siamo di fronte a uno dei più tipici aspetti della società dello spettacolo dove conta è ciò che appare, la manifestazione in questo caso, ma nulla che abbia a che fare realmente con le persone se non per qualche spicciolo che cade nel portafoglio. Dire invece che Matera potrebbe essere un centro di interesse planetario come residuo quasi vivente di una vita perduta, come una specie di Pompei non sepolta dal vulcano o di Petra appena abbandonata, ma ancora in vita appena qualche decennio fa: con adeguati finanziamenti potrebbe davvero rimpannucciarsi. Invece le tocca l’onore di una vetrina episodica che per di più la sfiora soltanto, anzi culturalmente la evita preferendovi il solito squallido e sussiegoso barnum contemporaneo. Del resto è dal 1985 che va avanti questa sagra della città della cultura e poi della capitale della cultura senza che la cosa abbia avuto qualche memorabilia, nemmeno presso le agenzie di viaggio, ma è servita soltanto a foraggiare i circoli portatori di sub cultura europide, per non dire l’intellighentia cialtrona, disposta in cambio di poco a scambiare il turismo con la conoscenza e la comprensione.

Matera e queste città del rito diventano di fatto testimoni dell’assenza e della burocrazia, come se il massimo grado di acculturazione continentale fossero gli istituti alberghieri: non è un caso che tutto sia concepito, ma senza l’originalità che lo contraddistingueva, sul vecchio modello del club Med, una effimera cartolina e tanta animazione.

Annunci

Ttip con crauti

9742-10516Il Ttip non era morto come avevamo sperato e creduto, ma si era solo assentato e ora ritorna in una versione apparentemente ridotta, ma se possibile ancora peggiore perché sarà un trattato “tedesco” che ai guai precedenti aggiungerà anche quello di coronare l’egemonia di Berlino in Europa. Le oligarchie atlantiche, dopo le proteste e i milioni di firme, hanno compreso che forse era eccessivo far digerire un trattato che sotto le spoglie di un accordo commerciale nascondeva la cessione di potere legislativo e dunque di sovranità alle multinazionali, così ora ci riprova senza passare dalla porta principale, ma attraverso la finestra aperta da Trump con le sue guerre commerciali. Secondo quanto riportato dal Financial Time tutto nasce dalla necessità per l’inquilino della Casa Bianca di recuperare l’appoggio,  degli agricoltori, perso nelle elezioni di medio termine e dunque del tentativo di aumentare forzosamente l’export verso l’Europa. C’è un problema però visto che  la filiera agroalimentare statunitense presenta modalità, passaggi e pratiche non  ancora consentiti in Europa e per sbaragliare ogni resistenza residua Washington ha calato la spada di Brenno con la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstrom: se queste le barriere rimaste a tutela dei cittadini e della salute non cadranno, gli Usa potrebbero aumentare del 25% i dazi sulle importazioni di automobili e di materiali legati all’auto.

Ovviamente il Paese di gran lunga più interessato alla questione è la Germania visto che il gruppo Fiat non esiste più, la Francia esporta poco o nulla ed è investita dal problema solo per ciò che riguarda la consociata della Renault Nissan che tuttavia produce già in Usa e comunque fuori dalla Ue, la Gran Bretagna non ha più una vera e propria industria nazionale dell’auto visto che essa è ormai divisa fra tedeschi, indiani e americani e così dicasi per il resto del continente. Non stupirà dunque sapere che la Germania, spalleggiata da Austria, Olanda e Paesi dell’Est, sempre fedeli soldatini, anzi quasi burattini di Washington, sta facendo forti pressioni perché cada ogni barriera verso i prodotti dell’agricoltura e degli allevamenti ormonali made in Usa. A questo si deve aggiungere che la Bayer ha acquisito la Monsanto inventrice e maggior produttrice del glifosato oltre che di numerosi ogm e di certo una calata di braghe europea non farebbe che favorirla ulteriormente. Ma non basta perché nella trattativa generale entrano a quanto sembra anche gli interessi delle major dell’informatica e dell’intrattenimento statunitensi a cominciare da Facebook per finire a Netflix o a Amazon o Google che non soltanto chiedono esenzioni fiscali, ma la possibilità di far cadere le restrizioni in merito alla raccolta e alla vendita dei dati personali.

Insomma in un colpo solo il Ttip sarebbe di nuovo in piedi, più forte e più superbo che pria  imponendo fin da subito una modifica della legislazione agro alimentare, delle regole fiscali e di quelle sulla riservatezza personale, mentre saremmo sommersi di american shit prodotti dalle major: di certo un bell’affare per noi che ormai in Usa non esportiamo più nemmeno mezza vite o al massimo qualche auto di super lusso come Ferrari e Maserati (le Lamborghini sono comunque già tedesche) sulle quali l’aumento dei dazi influirebbe in maniera assolutamente marginale. Questo scherzetto presentato da Bruxelles come un dolcetto: servirebbe solo ad ottenere  l’ambito premio di  danneggiare forse in maniera definitiva agricoltura e allevamento già messi in pericolo dal Ceta con il Canada checché ne dicano mestatori nel torbido dell’alimentare come Farinetti e compagnia cantante o parlante. E questo solo per fare un favore alla Germania la cui egemonia sul continente crescerebbe ancora di più: francamente anche essere servi di due padroni ha dei limiti.


Il distributore di brioche

Seller presenting croissants to a customerNon ho fatto in tempo a scrivere sulla perdita di punti di riferimento nella mappa politica, del rumore di fondo mediatico e comunicativo che copre e rende incomprensibili i segnali emessi dalla società ( vedi qui) che trovo conforto in Cacciari del quale si può dire tutto tranne che non sappia annusare l’aria che tira. L’ex sindaco di Venezia riemerge sulle acque dell’Espresso e gioca ancora una volta a fare l’ubiquo, l’oracolo di Delfi proprio nei giorni della sua consultazione, tendendo conto della precessione degli equinozi. Inizia con la solita sparata contro il governo e il populismo che è la formula rituale degli inziati, ma poi cambia registro arrivando di fatto a dire il contrario o quasi del suo incipit pur nella solita confusione rapsodica del personaggio.

E’ costretto infatti ad  ammettere che “il processo surrettizio di svuotamento del Parlamento a favore dell’esecutivo è in atto anche da prima di Tangentopoli”. E se la spiegazione di questo fatto rimane tutta interna al politichese delle ipotesi dei passi perduti, un po’ come il suo Mose, l’ammissione della perdita di rappresentatività e dunque della crisi profonda della democrazia è innegabile, anche se non ha il coraggio di analizzare che questo è dovuto all’accoglimento acritico e servile di modelli estranei alla nostra Costituzione e persino alla cultura del Paese che reagisce in qualche modo attraverso la localizzazione e la disarticolazione progressiva. Mi riferisco al sistema maggioritario che – Cacciari lo dovrebbe sapere – non è solo un sistema elettorale più o meno efficae e opportuno, ma corrisponde a una visione antropologica che conta voti individuali e li deve assemblare non secondo logiche sociali, ma puramente numeriche.

Egli dovrebbe spiegare perché in questi 30 anni non si sia riusciti né ad avverare una trasformazione di destra con il presidenzialismo, né una di sinistra con il rafforzamento delle assemblee elettive, ma rinuncia a farlo anche perché egli è implicato in questo nulla, E così dopo aver ancora volta maledetto Di Maio e Salvini, per ragioni non espresse e probabilmente semplicemente scritte nel breviario di culto, parte per la tangente sostenendo che il collasso “minaccia, in forme diverse, le democrazie occidentali tutte”. Così abbiamo democrazie al collasso per una mancanza di rappresentatività che si è determinata durante la vigenza di quella che egli sembra considerare la politica vera. Come mai? Non è dato saperlo, ma un’indizio egli lo fornisce quando accenna al fatto che nel senso comune di coloro che sono nati dopo la caduta del muro di Berlino, c’è “l’inutilità delle istituzioni rappresentative”. Evidentemente tali istituzioni rappresentavano qualcos’altro e si sono ben presto arenate sul primato dell’economia e delle sue presunte leggi: facciamo caso alle date perché la caduta del muro è anche l’inizio dell’Europa come la conosciamo con il suo euro, i suoi diktat, le sue politiche in favore della disuguaglianza. Una coincidenza interessante per un discorso onesto, ma del da evitare come la peste quando si recitano le orazioni, come se fossero domande sull’esistenza di dio.

Ora capisco bene che la ragione non fa parte del contemporaneo, ma cercare di spacciare questa merce deteriorata nascondendola sotto un velo di vernice, ireggiare a vuoto per darsi un tono come se si fosse un pupo siciliano che produce clangori per bambini, è davvero un po’ troppo. Quando arriverà l’ammissione degli errori e delle omissioni, quando si avrà la piena confessione di essersi omologati all’ex nemico di classe e che la situazione attuale non è che il risultato di trent’anni di resa, di ontologia debole e di nichilismo politico e di chiacchiera? Strano che questi operai del pensiero debole si armino fino ai denti per difendere il nulla che hanno costruito. Vale a dire se stessi. Non è stato Cacciari a dire che il Mose era una sentina di corruzione, ma che bisognava tenerselo? Non fu lui che in occasione di un’acqua alta eccezionale e non prevista a Venezia si stufò delle proteste dei cittadini e disse: “si comprino gli stivali”. Proprio come Maria Antonietta e le sue brioche.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: