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Europa sotto crollo

timthumbSono passate intere ere geologiche da quando l’Europa aspirava ad essere il punto di riferimento mondiale del capitalismo dal volto umano, di quel compromesso fra profitto, mercato e stato sociale inevitabile in presenza di esplicite e ancora forti alternative come il comunismo: che poi tra le foreste pietrificate di speranze, illusioni e auto inganni si aggirino ancora dinosauri ignari di essere dai fossili viventi dimostra la potenza della suggestione più che la forza della realtà. Il degrado delle idee e delle cose, il passaggio dal giurassico europeo al cretaceo americano si è accumulato sottotraccia negli anni ’80 con la rozza vulgata neo liberista di Reagan e della Thatcher ed è esploso con la caduta del muro di Berlino evento chiave, sacra sindone della mutazione.

Da allora è andato in rovina il new deal di cui l’Europa voleva essere l’erede perché non c’era più il contendente che costringeva al compromesso, si è creato il mostro monetario chiamato euro destinato sia ad approntare la rinascita della Germania unificata e al tempo stesso attraverso le sue inevitabili logiche a distruggere salari e diritti, i parlamenti sono stati confiscati da un’oligarchia non elettiva di fatto costruita dai magnati e dalle loro lobby. Un quadro desolante che si è preparato in mezzo alle fanfare, ma che ha avuto come sua naturale conseguenza l’assorbimento totale della geopolitica europea prima impegnata a costruire ponti tra due mondi da parte di Washington.

Poco a poco si è permesso, per futilità ideologica,  per giochi di supremazia nel continente, per inconsistenza politica della sua periferia, per allargamento folle e disperatissimo ai Paesi dell’est subito colonizzati dagli Usa e non dall’Europa, che ogni soggettività continentale venisse distrutta: si è cominciato con partecipazione in veste Nato alle guerre imperiali di ogni tipo, sempre illudendosi di trarne qualche vantaggio e persino di acquistare credibilità e autonomia presso il padrone dimostrando invece di essere talmente disponibili ai cedimenti da perdere qualsiasi dignità. E si è finito sottomettendosi all’inaccettabile, ovvero al fatto che qualsiasi scambio in dollari sia sottoposto alla legge americana comunque, dovunque  e tra chiunque esso avvenga. Così si è aperta la stagione delle sanzioni miliardarie verso le banche e le industrie europee, spesso costrette poi a svendere ai colossi americani ( vedi la Alstom francese) e le campagne falso moralizzatrici verso gruppi del vecchio continente messi sotto accusa da sedicenti agenzie (vedi caso Volkswagen) che non si sognano nemmeno di analizzare i prodotti made in Usa. E adesso l’ opera si è conclusa con le sanzioni decretate dal Congresso americano contro la Russia volute soprattutto per costringere l’Europa a comprare il gas Usa e non quello russo che costa la metà e che con il gasdotto Notth stream arriverebbe direttamente in europa senza passare per altri Paesi.  Con enormi conseguenze sui prezzi e/o sulla caduta dei salari e l’occupazione.

La ribellione che i leader europei hanno mugugnato nella loro impotenza del resto praticata  con insolita pervicacia negli ultimi vent’anni, appare ridicola e patetica per molte ragioni la più episodica delle quali è l’essersi accorti di quanto fosse puerile e sconsiderata la speranza che il parlamento Usa si mostrasse un alleato semplicemente perché ostile a  Donald Trump il protezionista di American First. Le ragioni più consistenti di questa lunga e progressiva resa verso l’eccezionalità americana e l’extraterritorialità delle sue leggi, che costituiscono una parodia del diritto, sono invece dovute invece all’affermazione di una classe dirigente di piccolo cabotaggio e da personaggi di straordinaria ambiguità. A partire da Blair che può apparire scontato come valletto americano per passare attraverso i cosiddetti socialisti francesi o ancor peggio i repubbblican – gollisti di rapina, per arrivare alla Merkel  che nel tentativo di imporre un’egemonia tedesca attraverso l’euro e l’esportazione selvaggia, ha finito per esporre la Germania ad ogni fragilità, ad ogni avventura come quella ucraina e a qualsiasi ricatto nella assoluta certezza tra l’altro, di essere in ogni caso la prima vittima di una guerra. Ormai è andata troppo avanti per potersi sottrarre ad alcun vento di guerra e di follia, compreso l’armamento degli ucraini, la vicenda siriana con i suoi mercenari terroristi o persino la repressione della libera informazione. Non si può fare nulla perché grazie alle repubbliche baltiche e alla Polonia di rito americano non è possibile l’ unanimità richiesta nel respingere i diktat Usa.

Parliamo del personaggio più consistente del panorama europeo, anche se le sue origini potrebbero ragionevolmente disegnare il profilo di un’ infiltrata nel regime della Ddr e dunque la meno disponibile all’affermazione di una soggettività sociale europea. Sta di fatto che oggi per sottrarsi a questa stretta mortale si cominciano ufficialmente a mettere in crisi i presupposti stessi dell’unione: ha cominciato  la corte costituzionale tedesca di Karlsruhe, la quale ha riconosciuto come  le misure della Banca centrale europea di quantitative easing potrebbero rappresentare una violazione della Costituzione tedesca. E in qualche modo si è accodato il redivivo Berlusconi che ha lanciato una proposta di doppia circolazione monetaria, non realizzabile nei termini esposti dal leader mummificato, ma nelle intenzioni parallele alle idee di moneta fiscale nate all’interno della sinistra e di fatto ritenute ormai indispensabili (in camera caritatis) da molti economisti per salvare il Paese.

D’altro canto ormai è evidente che l’euro ha completamente fallito i suoi obiettivi: ha diviso il continente come non mai invece di unirlo e non si è imposto come moneta internazionale. Al contrario esso ha favorito in maniera straordinaria la subalternità a Washington di cui oggi si finisce per essere vittime,

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