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Economia delle parole

Cambiamento-climaticoIn Venezuela puoi parlare di dittatura sebbene vi siano elezioni ogni anno, in Siria puoi dire che c’è la guerra civile quando al contrario la maggior parte della popolazione, come dimostra Aleppo, si sente tutelata da Assad molto più che dai tagliagole mercenari dell’occidente, in Ucraina solo una marginale e volgare minoranza armata vuole davvero tagliare i ponti con la Russia. Ma non importa tutto può essere creduto se viene ripetuto abbastanza spesso e si sappia come modellare le percezioni attraverso le parole.

In questo senso ciò che giunge dall’informazione propriamente detta, non è che la vendita finale di un prodotto, costruito senza che ce ne si accorga dalla comunicazione più generale sui mass media: una volta che sia stabilita una codificazione di valori attorno a una parola o a un’espressione si può formare e rendere stabile una visione del mondo che magari non ha alcuna aderenza con la realtà o il con il sistema valoriale precedente nel quale un’ espressione è nata. Basta solo prendere ad esempio il termine democrazia che ormai è come un mattoncino del lego che può essere attaccato dovunque voglia il potere e che per esempio può essere negato a Maduro e attribuito invece alle più feroci e anacronistiche petromonarchie: al massimo se proprio si teme di spingersi troppo oltre, si tace totalmente sui lati spiacevoli della realtà o si cita solo la mancanza di democrazia degli avversari, oppure ci si appiglia ad un’altra serie di valori per deviare il corso della narrazione.

In questi giorni possiamo assistere all’azione preparatoria di un cambiamento di valori sul clima: il ministero dell’agricoltura americano ha infatti bandito da tutti i suoi documenti l’espressione cambiamento climatico, vietando ai suoi funzionari di scriverla o pronunciarla sia nei documenti ufficiali che nelle occasioni informali. Si dovrà invece usare l’espressione “eventi estremi” che appare più libera da una serie di connotazioni negative riguardo alla causa antropologica del riscaldamento globale. Sono state anche cassati dal discorso pubblico altri termini percepiti come negativi: ad esempio non si dovrà più parlare di riduzione di gas serra, ma di “costruire la materia organica del suolo e aumentare l’efficienza dei consumi” che in realtà fornisce alla Co2 un ruolo positivo o in ogni caso privo di implicazioni riprovevoli.

Chiaramente tutto questo è l’inizio di una pianificazione linguistica per ribaltare il sistema di valori attorni all’ambiente. Questo non lo dico io ma viene spiegato apertis verbis dallo stesso responsabile che ha redatto gli ordini di servizio per il ministero, tale Bianca Moebius-Clune, direttrice del settore “salute del suolo”: più che seguire Trump sulla strada di considerare il cambiamento climatico come un trucco cinese ai danni dell’America, perché davvero sarebbe eccessivamente cretino, si tratta in sostanza di riavvalorare e lo dico in senso proprio “le opportunità di business degli stati rurali, dell’agriturismo e della migliore estetica” che “dovrebbero essere tollerati se non apprezzati da tutti”. Insomma, per parlare in soldoni, scariche di cemento turistico ovunque e nessun limite quanto alle emissioni o alle estrazioni secondo un modello che vive solo di un illusoria progressione infinita.

L’opposizione a tutto questo verrà imbrigliata dalle parole che al posto di parole chiare e compresibili, ne preferisce altre enigmatiche se non nulla dicenti e anodine che dai documenti del ministero passerranno in breve tempo al discorso pubblico. Il cambiamento climatico c’è lo stesso, ma basta non nominarlo per farlo scomparire nella mente e nelle intenzioni delle persone e nello stesso tempo favorirlo.  Se si disattiva la risposta negativa che si è aggregata attorno a certe espressioni, sostituendole con altre, il gioco è fatto. L’obiettivo finale non è soltanto l’avvio di speculazione dove prima pareva impossibile e magari una minor opposizione al fracking, ma tenta dicreare una mentalità nella quale la natura è totalmente subordinata all’economia ed è priva di qualunque valore se non è misurata in termini di denaro. Vedete a me fanno ridere quelli che hanno orrore dell’economia pianificata e da naif del capitalismo pensano di vivere in una sorta di economia spontanea: eccome invece se l’economia è pianificata, a cominciare dalle parole, solo che lo è per il bene di pochi e non certo di tutti.

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3 responses to “Economia delle parole

  • Alessandro - Venezia

    Volevo dire Iraq. Prima che qualche contestatore vada a parare chissà dove non trovando argomenti plausibili e soprattutto veritieri perchè provati.

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  • Alessandro - Venezia

    Concordo ed insisto sull’azione pronta ed organizzata che funga da contraltare al pensiero concretizzato d praticato dai veri dittatori come Usa e Ue.
    Anche se parte degli stati ue sono inascoltafi dalla stessa che si prostra agli Usa da autentica colonia asservita.
    Il Venezuela deve rimanere libero da qualsiasi intromissione straniera, altrimenti con questo ragionamento pilotato i democratici dovrebbero essere ritenuti quelli in cui imperversa la vera dittatura, come nell’Isis, nell’Arabia Saudita o in taluni pochissimi staterelli indiani dove regnano indisturbati tiranni ?
    In Venezuela tutto è regolare, a norma di legge ed un Maduro ci vorrebbe anche in Italia come in Europa per affrancarsi dalla schiavitù e poter vivere in pace.
    A proposito, come mai non si parla più della Turchia o dell’Ucraina ?
    Ve lo dico io, perchè li non ci sono le ricchezze nel sottosuolo come altrimenti in Venezuela e, notoriamente, Putin pronto a riportare l’ordine eventualmente violato.
    Allora … Svegliatevi tutti per capire la realtà, come sia manipolata e cercare di farla trionfare riportandola a galla !!!!
    Abbiamo scoperto ed ormai appreso la macchina delle fandonie utilizzata a nastro e ad arte grazie a malfattori e ai loro media plasmati.
    O Irak e Libia non vogliono significare nulla ???

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  • Anonimo

    “Basta solo prendere ad esempio il termine democrazia che ormai è come un mattoncino del lego che può essere attaccato dovunque voglia il potere e che per esempio può essere negato a Maduro e attribuito invece alle più feroci e anacronistiche petromonarchie”

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