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Sceriffi e muratori

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ormai anche la deplorazione e la condanna si declinano ed esprimono  a vari livelli, secondo gerarchie e potenza articolate su scala territoriale. Chi ha manifestato il suo sdegno per il muro contro gli immigrati avviato da Clinton e adottato da Trump, pare sia autorizzato a  chiudere un occhio sui muretti nostrani, accolti come fossero quello di Alassio, quelli di paese su cui stanno appollaiati gli studenti che fanno sega a scuola, addirittura ben visti se vengono “legalmente” tirati su sotto casa a protezione del proprio orticello o dal giardinetto pubblico minacciato dall’invasione, dall’esodo biblico, dalla barbara occupazione di  “illegali” sfaccendati quando non impegnati a offrirsi come manovalanza della criminalità, tollerati purché invisibili e periferici in qualità di affetti alle pulizie, raccoglitori di pomodori, muratori.

Ieri il sindaco di Gorino ha solidarizzato con sindaco Pd di Vitulano che aveva chiuso la strada di accesso al centro di accoglienza con una barriera a suo dire simbolica, a dimostrazione, sostiene, che “il suo paese non ne può più”. Non siamo razzisti, ha rivendicato, però… Però, quell’incipit che prelude a “i rom rubano”, a “i negri puzzano”, a “degli arabi non puoi fidarti”, “gli ebrei sono taccagni”, “terroni sono indolenti” e che anticipava “gli italiani sono fannulloni, mafiosi, imbroglioni”, frase questa presto rimossa dalla memoria di quei cittadini che plaudono il “via di fatto” del sindaco per essere stati, loro e un tempo,  emigranti laboriosi e integrati.

Sul fronte immigrazione questa leva di sindaci che riecheggia l’atteggiamento di quello che si era autoproclamato podestà d’Italia passando da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi, interpreta al meglio  e applica la strategia europea disegnata  nell’Agenda europea sulle migrazioni  poi ripresa come ispirazione che ha innervato tutti i provvedimenti che ne sono seguiti: isolamento dei paesi di “frontiera” dal resto dell’Unione, riduzione dei diritti per le persone in cerca di protezione, muri austriaci, tedeschi, ungheresi, francesi per impedire gli spostamenti interni dei richiedenti asilo, la farsa che in 1 meno di un anno ha ricollocato 5.290 persone su 160.000, le sospensioni  dello spazio Schengen, un paese, la Grecia, convertito in una campo dove confinare  senza via di scampo i profughi e oggi l’accordo Ue, Mogherini, e governo italiano, Minniti, per sigillare il Canale di Sicilia, rendendo il Mediterraneo un lago amaro e avvelenato.

Lamentano di essere stati lasciati soli i sindaci e hanno ragione, quelli dei territori sconvolti dal terremoto e pure quelli che si sottraggono all’impegno doveroso, civile e democratico, di contribuire  all’accoglienza di gente che avrebbe scelto di passare di qui, porto insicuro ma meno mortale di altri, che nessuno vuole, che grazie a alleanze frettolose quanto irresponsabili, potrebbe essere rinviata al mittente, terre senza diritti, senza istituzioni, senza vita.

Non è un caso: uno Stato senza più sovranità, provincia remota e poco considerata di un impero e occupato da esecutivi sempre più prepotenti e dirigisti che hanno esautorato non solo il Parlamento ma anche quegli stadi intermedi e mediatori, dai sindacati agli organismi di vigilanza e controllo,  li usa a vario titolo come cuscinetti e come parafulmini, delega loro competenza di negoziazione, con rendite, poteri proprietari e padronali, avendo fatto del territorio terreno di scambio e da depredare, li autorizza a esercitare autorità e autoritarismi, incaricandoli di gestire da imprenditori o propagandisti, e grazie alla vicinanza, più che alla rappresentanza, con la “pancia”, degli umori della paura, dei rigurgiti dei campanili, delle sostanze tossiche del revanscismo.

Proprio in questi giorno sono stati premiati per questa funzione particolare con l’elargizione di competenze potenziate in materia di sicurezza. Perfino con un Daspo per varie tipologie di trasgressione contro proprietà, decoro, ripescato da quelli che hanno vanificato l’omologo sportivo, rimuovendo quelle barriere dello stadio che avevano tanto avvilito società sportive, tifoserie violente e pure i fascisti che hanno fatto dei gruppi ultrà un target per la selezione del loro personale politico.

È proprio l’ufficializzazione dell’arbitrarietà esercitata da vari sindaci sceriffi, quelli che da anni vorrebbero armare i vigili, che delegano polizia private e volontari pelosi come la carità, che applicano ai bus l’emarginazione contro cui si è battuta Rosa Parks, che recintano le panchine perché non diano ricetto agli stranieri, che danno la precedenza negli asili ai locali, che respingono come un pericolo di contagio donne e bambini.

E c’è da tenere che sarà l’autorizzazione a agire tramite repressione e limitazione delle libertà e dei diritti contro tipologie di reati e crimini che diventano tali solo quando sono commessi dai reietti, dagli emarginati. O dagli arrabbiati, dai critici, dagli oppositori: se da tutta Italia si è alzato un coro contro gli empi facinorosi che disonorano cultura e libri, mentre si tace sulla sorte delle nostre biblioteche e si è trattato come una simpatica ragazzata il furto con destrezza  del patrimonio dei Girolamini, per non dire del furto di istruzione pubblica perpetrato ai danni di scuole e università. Se si chiudono piazze a lavoratori che protestano ma le si aprono a occupazioni meno pacifiche di aziende e “mecenati”, a differenza degli ateniesi che hanno detto no alla concessione dell’Acropoli per una sfilata di moda.

Se la svolta proibizionista prende di mira prostitute, facinorosi, violenti, imbrattatori di muri,  per tutelare le «zone di pregio artistico dei centri urbani, quelle più interessate dai grandi flussi turistici», ma anche balordi, mendicanti, poveracci, accattoni molesti, matti che parlano da soli per dar sfogo alla loro disperazione, per salvaguardare decoro e bon ton, allora in molti rischiamo l’esilio dalle loro strade e piazze e campi, proprietà esclusiva e protetta di chi li ha ridotti così, stranieri in patria.

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Ue in decostruzione

5-torre-di-babele-e-ponte-di-messina-2011Alle volte, lo confesso, riesco a trovare motivo di compiacimento in mezzo al dramma: accade quando qualche previsione si realizza dandomi la speranza che anche la dissoluzione dell’era contemporanea col suo alto tasso di idiozia intellettuale, politica e morale, sia ormai definitivamente cominciata. Uno dei motivi per cui avevo fatto il tifo per Trump era che il personaggio nella sua spontanea rozzezza avrebbe finito per decostruire in poco tempo l’immagine dell’America messa in piedi a forza di negazioni, bugie, silenzi, distorsioni, riti political correct, quella che faceva l’esatto contrario di quanto ufficialmente predicava, ponendosi così alla testa di un era della narrazione al riparo della quale le elites di potere globale hanno messo mano allo scasso della democrazia e più ancora all’idea di progresso sociale.

E infatti adesso abbiamo gli Usa senza infingimenti, senza decorazioni retoriche in similoro o in similnero: protervi nella difesa assoluta delle rendite di posizione, violenti, sempre alla cova di un razzismo originario, inaffidabili come amici, opachi come padroni. Abbiamo gli Usa che ci chiedono di portare a 100 milioni al giorno le spese militari come vassallatico, strappando questi soldi ai nostri salari, ai nostri diritti, al nostro welfare per conferirli direttamente alle industrie belliche degli States, imposizione già arrivata ma questa volta paradossalmente in nome di un’alleanza che secondo lo stesso richiedente è ormai obsoleta; gli accordi con l’Iran sono stati stracciati dal giorno alla notte come se, tra l’altro, essi fossero stati presi solo dagli Usa; si continua a foraggiare Poroshenko e i suoi nazisti, a mandare soldati in Africa per sostenere i propri regimi, a fare la guerra in Siria. E infine il neo presidente si prende beffe della Ue a guida tedesca invece di fingere la più alta considerazione come passato. La realtà rimane la stessa, ma Trump ne sta cambiando la percezione illusoria: la globalizzazione voluta da un’elite tesa all’affermazione dell’oligarchia non va più bene quando rischia di relativizzare gli Usa e quindi il tycoon si libera di qualche zavorra neoliberista pur di evitare la discesa inarrestabile della mongolfiera a stelle strisce.

E’ bastato questo, uno strappo della narrazione dall’alto, venuta direttamente dal padrone, per cambiare quasi tutto nell’atmosfera atona e allo stesso tempo feroce della Ue: ciò che fino a ieri era tabù diventa proposta come l’Europa a molte velocità divenuta la nuova filosofia della Merkel; dopo aver letteralmente massacrato la Grecia perché non uscisse dall’euro, ora ci si appresta a sbatterla fuori dalla moneta unica. E sono due esempi di come si sia aperto il pozzo della realtà: l’Ue già prima era una costruzione incerta dove era permesso ad alcuni di Paesi di fare concorrenza fiscale agli altri, dove il surplus commerciale tedesco, ben oltre le regole, era accettato tranquillamente, dove gli sforamenti della Francia oltre il 3 per cento del deficit venivano tranquillamente permessi, dove alcuni Paesi potevano non accettare le sentenze della Corte europea di giustizia, dove la Bce poteva infrangere le regole bancarie per favorire Deutsche Bank e via dicendo, mentre chi ha fatto le spese di tutto questo sono stati i Paesi mediterranei i cui ceti politici erano più fragili e avvinti nelle spirali del capitalismo  di relazione, di lotto e di salotto.

Del resto quelle regole, imposte proprio dall’affrettata creazione della moneta unica, in realtà contraddicevano il senso stesso dell’Unione, né avevano un significato economico, ma erano solo gli strumenti per indurre cambiamenti politici in senso reazionario: una volta venuto meno, per disaccordi in famiglia, lo sbirro globalista d’oltre oceano che faceva da sostegno, tutta la costruzione continentale comincia a rivelarsi un terribile e drammatico pasticcio. Bisognerebbe prendere atto della situazione e approfittarne perché almeno tutto questo serva a imporre le condizioni di un’amichevole quanto profonda ristrutturazione dell’edificio, senza aspettare che l’insensatezza di fondo, assieme allo scontro di interessi o al loro perseguimento senza tregua, porti a un crollo improvviso e catastrofico. Purtroppo mai come in questo caso è il condizionale la vera e concreta antipolitica.


Note sulla diaspora europea

dissoluzione-europaManca poco più di un mese e mezzo al 25 marzo, alla data del vertice Ue di Roma dove – secondo quanto sta via via emergendo – la Merkel avvierà ufficialmente la dottrina dell’Europa a più velocità, l’unico modo per la Germania di affrontare i segnali di deglobalizzazione che hanno ricevuto una spinta decisiva con l’elezione di Trump. Cosa significhi in concreto l’introduzione di una geometria variabile sinora esorcizzata come Belzebù e a quali esiti porterà è difficile dirlo, soprattutto perché appare un non senso in continuità della moneta unica, ma a Berlino interessa soprattutto conservare la carcassa dell’euro necessario al suo export, al suo surplus commerciale e dunque al suo effettivo dominio continentale che in questo modo verrebbe agevolato nella sostanza, anche se non nella forma.

Faccio notare, tanto per sottolineare le contraddizioni contemporanee, che le due massime espressioni dell’occidente si reggono oggi su un’antitesi: su un Paese che campa della sopravvalutazione del dollaro grazie alla sua imposizione come moneta globale e su un’altro che si regge invece sulla sottovalutazione del marco – euro. Due situazioni antitetiche di cui però fanno le spese tutti gli altri. Ma a parte questo è evidente come si stia dando inizio alla diaspora europea nella maniera più grottesca e meno densa di futuro possibile: in passato con la moneta unica si è voluto costruire il tetto prima delle fondamenta, adesso si vogliono minare le fondamenta impiantate sulla sabbia neo liberista, lasciando però il tetto proprio mentre è chiaro che un riequilibrio continentale si può ottenere sradicando le cause delle discordie ovvero l’euro nato in mancanza di un’omogeneità di fondo e causa dell’aumento esponenziale delle dissimmetrie. Ora gira voce che gli Usa sarebbero interessati a una decostruzione europea per poter trattare da posizioni di vantaggio  con ogni singolo Paese invece che una forte unione continentale e questo se preso in astratto può anche apparire logico, ma nel concreto, vista anche la rinascente multipolarità mondiale e l’oggettivo declino americano, dover trattare con più soggetti, con una pluralità di interessi non sempre convergenti, invece che con pochi complici a Bruxelles è assai più complicato e potenzialmente portatore di svantaggi come dimostra anche il fatto che con l’Unione, l’Europa è scomparsa dalla politica estera per ridursi ad ancella della Nato dal cui giogo proprio non riesce a liberarsi neanche di fronte al grande nulla della guerra che gli Usa preparano per disperazione.

Comunque si vedrà se ci saranno più svantaggi o vantaggi nella nuova situazione che si va creando, ma tutto questo arriva per l’Italia probabilmente troppo tardi, dopo molti anni di stagnazione  politico – economica, di disgregazione etica e dopo un ultimo periodo di orgia neo liberista nella quale  una serie di svenditori di professione e di ignobili cialtroni ha praticamente messo all’asta tutto o quasi il patrimonio produttivo del Paese rendendo di fatto l’Italia sottoposta agli svantaggi di sempre, ma probabilmente incapace di cogliere i possibili vantaggi della nuova situazione. Quindi dopo aver smantellato lo stato sociale in nome del liberismo, dopo aver reso la politica un affare di clan e di caste piuttosto che di idee e di speranze, dopo aver avvilito la scuola, dopo aver distrutto patrimoni di saperi, dopo aver persino tentato di manipolare a morte la Costituzione, non ci saranno nemmeno le briciole per mantenere la pace sociale che altrove forse si potranno raccattare prima del definitivo crepuscolo .


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