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La “puttana” e l’orango, una nuova storia americana

tros-696x392Naturalmente i giornaloni non si sono fatti la domanda più ovvia e basilare perché il non dubbio sistematico, quando si tratta di potere, è il loro pane quotidiano, il loro stile di informazione: che bisogno aveva Donald Trump, dondolandosi come un orango sui rami della scricchiolante american way of life,  di dichiarare alla nazione che “gli Usa non saranno mai socialisti”? E perché questo annuncio così scontato, e così ovvio, così teso a esorcizzare qualcosa di assolutamente impensabile ha trovato applausi, addirittura acclamazioni tra i parlamentari democratici e repubblicani? La questione non è affatto secondaria e di certo non è la prima volta che l’informazione occidentale glissa su temi che potrebbero mettere in imbarazzo il loro padroni, tanto più che nessuna rivoluzione socialista è all’ordine del giorno da qualche parte del mondo e anzi gli stessi Usa fanno di tutto per stroncare qualsiasi regime che assomigli a qualcosa di sinistra e si opponga alla barbarie neoliberista come in Venezuela.

La ragione di quelle parole e del silenzio degli analisti è che negli Stati Uniti si vedono crescere i sintomi premonitori di un cambiamento sociale e dunque anche politico che spaventa le elites di comando perché nasce proprio dentro il pilastro del sistema capitalista mondiale nonché motore principale delle sue progressive degenerazioni. Il primo sintomo è costituito dalla rinascita dei Democratic Socialists of America che per 40 anni non hanno superato i 7 mila iscritti, ma nel 2018 sono passati a 45 mila: la cosa è particolarmente interessante perché tale crescita è andata di pari passo con il passaggio del movimento da posizioni molto blande, sulla scia di quelle dl Partito Democratico e della socialdemocrazia europea, ad atteggiamenti molto più radicali che sono stati evidentemente premiati e non solo con le tessere, ma anche con l’elezione di centinaia di suoi rappresentanti ad ogni livello, dai consigli comunali ai parlamenti locali e persino alla Camera dei Rappresentanti. Cosa significa tutto questo? Significa che sono passati almeno 70 anni da quando gli Stati Uniti non hanno visto un’organizzazione di sinistra grande come il Dsa e che sono passati 110 anni, dai tempi del Partito socialista di Eugene Debs. che non si vedevano tanti eletti di sinistra. 

Tutti questi giovani della Dsa ma anche quelli dei grandi movimenti sociali che investono gli Stati Uniti, sono in gran parte “figli” di Bernie Sanders o piuttosto della sua campagna elettorale nel 2015-2016, che ha radicalizzato la gioventù americana e di fatto rimesso in circolazione ciò che fino pochi anni fa era “la parolaccia che inizia con una S”, il socialismo. I riferimenti di questi giovani sono alcuni nuovi deputati che pur essendo stati eletti nel partito democratico ne rappresentano quasi l’antitesi: si tratta della palestinese Rashida Tlaib che proprio qualche giorno fa duramente condannato le “manovre assassine” degli Usa in Venezuela, ma soprattutto una giovane avvocatessa del Bronx,  Alexandria Ocasio-Cortez, che da quando è stata eletta non fa che provocare  scandalo nell’establishment con le sue proposte di portare le tasse per i ricchi al 70%, trovando peraltro un inatteso difensore in Krugman (per i particolari vedi qui), di raddoppiare la paga oraria minima da 7,5 dollari a 15,  di eliminare le prigioni a gestione privata e di creare un vero sistema di sanità pubblica e non quella schifezza di riforma di Obama tutta basata sulle assicurazioni private. E tanto per rimanere nella cronaca di questi giorni ha fatto saltare il progetto di Amazon di costruire il proprio quartier generale nel Queens in cambio di incentivi pubblici per 3 miliardi di dollari, secondo quel delirante scherma del capitalismo contemporaneo che prende i soldi di tutti per farsi i profitti privati. Contro di lei quelli che ogni giorno sdoganano sempre nuove identità sessuali per far vedere quanto sono buoni, aperti e moderni, ma hanno tentato di montare un grottesco scandalo per un innocente ballo su Youtube dandole ovviamente della puttana. Basta grattare solo un po’ per vedere di che pasta sono fatti.

Quindi quando Trump “galvanizza” l’establishment americano (di qualsiasi sensibilità politica) dichiarando che “gli Stati Uniti non saranno mai socialisti”, è chiaro che non parla in modo astratto ma che si riferisce a una minaccia concreta che coinvolge ormai  decine di milioni di americani in quello che probabilmente si avvia a diventare un conflitto di classe. 

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Francia – Venezuela, due pesi e due misure

dxorlipxgaiqughOggi il mio compito è facile, solo quello di riportare un articolo di Neil Clark, giornalista inglese che scrive su Guardian, Morning Star, The Week e The Spectator per citare solo alcune testate: come fosse il ragazzino che vede il re nudo egli istituisce un semplice, immediato, quanto impietoso  raffronto tra la narrazione mainstream ciò che accade in Francia e in Venezuela, mostrando tutta la pretestuosità di un’ informazione del padrone che adotta due pesi e due misure in maniera così sfacciata che ci si chiede come non possa essere colta dalle pubbliche opinioni. Certo poi accendiamo la Tv e capiamo perché questo possa accadere, come l’opera di semplificazione e rincretinimento renda facile raccontare ai bambini qualsiasi favola.

“Le proteste anti-governative dei gilet gialli in Francia sono in crescita, ma hanno ricevuto una copertura limitata nei media occidentali e tale copertura è stata abbastanza ostile ai manifestanti. In Venezuela però è una storia molto diversa: qui le manifestazioni di strada sono un importante fonte di notizie, nonostante il Paese si trovi a migliaia di chilometri di distanza. Inoltre, la copertura degli eventi è molto empatica nei confronti dei manifestanti ed estremamente ostile nei confronti del governo.

Perché i manifestanti in Francia sono cattivi, ma in Venezuela sono invece buoni?

La risposta ha a che fare con le posizioni e le alleanze internazionali dei rispettivi governi. Non è politicamente corretto chiamare il presidente Emmanuel Macron di Francia come presidente dei ricchi, anzi dei molto ricchi come ha ammesso alla televisione francese, il suo predecessore François Hollande. Macron è un globalista senza vergogna, impegnato a portare avanti le riforme neoliberiste in patria e a seguire un programma di ” intervento neo liberista” al di fuori, vale a dire una politica estera imperialista. Nessuna meraviglia che le élite vadano pazze per il ragazzo: il rovesciamento di Macron, in una rivoluzione francese 2.0, sarebbe un duro colpo per le persone più potenti del mondo. Non si può permettere che accada.

Le autorità francesi hanno risposto con violenza alle proteste di piazza mentre un attivista è stato persino condannato alla prigione per sei mesi, ma questo è stato ampiamente ignorato dai “liberali” occidentali che sarebbero stati invece pronti a denunciare azioni simili in altri paesi,di cui non approvano il governo. il messaggio è :”la legge e l’ordine devono essere mantenuti”. Così i gilet Gialli sono stati inesorabilmente insultati, ci è stato detto che erano “di estrema destra” e “razzisti” e persino “antisemiti” o addirittura che facevano parte di un sinistro complotto russo per seminare divisione in Europa, inalberando una teoria della cospirazione che viene abitualmente attaccata quando viene espressa da altri. Al contrario, i manifestanti anti-governativi in ​​Venezuela non possono sbagliare, anche quando commettono atti di violenza terribili. Coloro che accusano falsamente i Gilets Jaunes di essere motivati ​​dal “razzismo” hanno invece taciuto quando un uomo di colore, il ventunenne Orlando Jose Figuera, fu bruciato vivo dai manifestanti anti-governativi a Caracas nel 2017 .

Immaginamoci il clamore se i Gilet gialli avessero dato fuoco a un uomo di colore a Parigi. Ma se  sono gli anti-chavisti a farlo in Venezuela, chiudiamo gli occhi e facciamo finta che non sia successo visto che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno sostenuto apertamente le proteste antigovernative in Venezuela. Trump ha persino riconosciuto il leader dell’opposizione del Venezuela, Juan Guaido, come leader del paese. Ancora una volta, immaginiamoci i titoli di testa se Vladimir Putin riconoscesse Marine Le Pen o Jean-Luc Melenchon come leader della Francia – oppure dicesse  ha detto, come ha fatto  Trump sul Venezuela , che la Russia potrebbe invadere la Francia se il governo non si fosse fermato. La mossa degli Stati Uniti invece è già stata approvata dai pezzi grossi dell’Unione europea, come Guy Verhofstadt; ricordiamoci che nonostante tutte le loro critiche a Trump, questi “liberali” europei politicamente corretti sono sul medesimo fronte degli Usa  quando si tratta dei regime change di stampo imperialista. Non è solo il Venezuela, è stato lo stesso in Jugoslavia nel 2000 e in Ucraina nel 2014.

L’uomo che reprime le legittime proteste a casa propria e il cui gradimento  è crollato a solo il 21% all’inizio di questo mese, ha pubblicato un tweet in cui ha elogiato “il coraggio delle centinaia di migliaia di venezuelani che stanno marciando per la libertà ”. Ma il  popolo del Venezuela non sta realmente lasciando il paese, lo fanno solo coloro che non sono venezuelani e che hanno la possibilità di farlo. La crescente inflazione della valuta è stata causata da forze esterne,e non dalla cattiva gestione del governo Maduro. 

La vera ragione per cui il Venezuela deve essere conquistato sono le sue vaste risorse di petrolio e di terre rare.”

Ho inserito questo pezzo non perché presenti analisi nuove o particolarmente brillanti, ma proprio per la estrema semplicità che illumina a tutto tondo la diversità di narrazione e dunque anche il contesto di pretestuosità e di ipocrisia dell’informazione che è ormai nel senso più proprio informazione dei ricchi. Mettere in evidenza le fratture logiche e morali del racconto è ancora più importante man mano che si approssima lo scontro finale tra imperialismo e libertà di determinazione, tra reazionarismo e progresso sociale.


E intanto rubano l’oro del Venezuela

2740476Se per caso non fosse chiaro che in Venezuela è in scena l’ultimo atto di un golpe lungo e tentato più volte sia partendo dalla piazza che dal Palazzo, se non fossero saltate fuori le trame segrete di Washington con i pizzini di Trump e i suoi complici e se non fosse abbastanza vergognoso l’atteggiamento allo stesso tempo tracotante e servile di Bruxelles, per capire il senso profondo di ciò che sta accadendo basta dire che la Banca d’Inghilterra – su pressione americana – si è rifiutata di restituire al Venezuela 1,2 miliardi in oro che si trovano nelle sue casse. Questa volta l’arma principale è l’assedio finanziario e anzi il Segretario di Stato Michael Pompeo e il Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton che sono all’origine di questa operazione stanno cercando di bloccare gli altri sette miliardi di riserve della Banca centrale venezuelana, molti dei quali pare si trovino in Turchia. Tutti fondi che comunque non torneranno più, perché chi si è amico dei ladri viene derubato.

Ora prima ancora di domandarsi a che titolo Madrid, Parigi e Berlino minaccino di riconoscere il carneade Juan Guaido – nullità washintoniana  tirata fuori dal cilindro della segreteria di stato – come presidente se non ci saranno elezioni a breve termine e prima ancora di domandarsi a quale tipo di democrazia fasulla tutto questo faccia riferimento, occorre  chiedersi alcune cose riguardo a questi fondi e a questi denari  che si cerca di bloccare come del resto si è già fatto in passato con 2,6 miliardi dollari nel tentativo peraltro abbastanza riuscito di affamare il Venezuela e cacciare Maduro che è un bastone tra le ruote degli affari petroliferi e una vergogna per l’ordine neoliberista. A quale titolo una banca si appropria di beni depositati dai suoi clienti? In base a quale mandato internazionale che non potrebbe che derivare dall’Onu? O in base quale altra motivazione? Che fine ha fatto quel libero mercato che viene proiettato come un’ombra cinese sigli schermi dell’uomo della strada per meglio spogliarlo? Non è dato saperlo perché ad ogni legittima domanda viene opposto un no comment di cui tutti si accontentano, senza insistere  anche se è evidente che si assiste a una manovra di tipo arancione, ma questa volta ancora peggiore di quella vista in Ucraina e abbastanza simile nella struttura di base alle imprese di Hitler in Centro Europa prima della guerra.

Ma la cosa più inquietante è che le forze e le aree che prima di tutto dovrebbero porsi queste domande fondamentali, anzi decisive per il futuro balbettano o tacciono non senza qualche borborismo riguardo alle forzature istituzionali di Maduro quando ci troviamo di fronte a un signor nessuno che si è autoproclamato presidente per volontà di Washington, senza alcuna elezione. Queste forze che ormai fanno puro onanismo ideologico, occasionale ed erratico, paventano il fascismo quando conviene tanto per far vedere che sono vive però non lo vedono affatto quando agisce apertamente e scompaiono nel nulla e nel silenzio ogni qualvolta si richiede una scelta di campo significativa e non soltanto una petitio principii che si mantiene a tre metri dal cielo della realtà: non rappresentano più nessuno, nemmeno se stesse. Sono come Totò Merumeni di Gozzano:  “l’analisi e il sofisma fecero di quest’uomo/ ciò che le fiamme fanno d’un edificio al vento”. Per essere più grevi si potrebbe dire che certe pratiche autoreferenti rendono ciechi.

Questa è una delle ragioni per cui sono convinto che nei Paesi occidentali non esistono più le condizioni per risolvere con qualche efficacia i problemi sociali causa ed effetto insieme della caduta della democrazia, non comunque attraverso i soli sistemi parlamentari le cui logiche di rappresentanza sono state profondamente alterate dalla concentrazione dei media e dal potere effettivo in poche mani. Le oligarchie potranno essere scalzate solo se le battaglie, laddove divampano, saranno accompagnate da profonde mutazioni degli assetti geopolitici capaci di minare dall’interno gli assetti del sistema, i suoi presupposti e il dominio delle attuali elites. Da questo punto di vista – tornando al Venezuela – sono più importanti per Maduro e per un minimo di efficacia le prese di posizione di Russia, Cina e Turchia contro un tentativo di golpe che non le agitazioni di queste anime buone del Sezuan che non riescono ad uscire dalla comoda fiaba in cui sono rimaste prigioniere.


Ttip con crauti

9742-10516Il Ttip non era morto come avevamo sperato e creduto, ma si era solo assentato e ora ritorna in una versione apparentemente ridotta, ma se possibile ancora peggiore perché sarà un trattato “tedesco” che ai guai precedenti aggiungerà anche quello di coronare l’egemonia di Berlino in Europa. Le oligarchie atlantiche, dopo le proteste e i milioni di firme, hanno compreso che forse era eccessivo far digerire un trattato che sotto le spoglie di un accordo commerciale nascondeva la cessione di potere legislativo e dunque di sovranità alle multinazionali, così ora ci riprova senza passare dalla porta principale, ma attraverso la finestra aperta da Trump con le sue guerre commerciali. Secondo quanto riportato dal Financial Time tutto nasce dalla necessità per l’inquilino della Casa Bianca di recuperare l’appoggio,  degli agricoltori, perso nelle elezioni di medio termine e dunque del tentativo di aumentare forzosamente l’export verso l’Europa. C’è un problema però visto che  la filiera agroalimentare statunitense presenta modalità, passaggi e pratiche non  ancora consentiti in Europa e per sbaragliare ogni resistenza residua Washington ha calato la spada di Brenno con la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstrom: se queste le barriere rimaste a tutela dei cittadini e della salute non cadranno, gli Usa potrebbero aumentare del 25% i dazi sulle importazioni di automobili e di materiali legati all’auto.

Ovviamente il Paese di gran lunga più interessato alla questione è la Germania visto che il gruppo Fiat non esiste più, la Francia esporta poco o nulla ed è investita dal problema solo per ciò che riguarda la consociata della Renault Nissan che tuttavia produce già in Usa e comunque fuori dalla Ue, la Gran Bretagna non ha più una vera e propria industria nazionale dell’auto visto che essa è ormai divisa fra tedeschi, indiani e americani e così dicasi per il resto del continente. Non stupirà dunque sapere che la Germania, spalleggiata da Austria, Olanda e Paesi dell’Est, sempre fedeli soldatini, anzi quasi burattini di Washington, sta facendo forti pressioni perché cada ogni barriera verso i prodotti dell’agricoltura e degli allevamenti ormonali made in Usa. A questo si deve aggiungere che la Bayer ha acquisito la Monsanto inventrice e maggior produttrice del glifosato oltre che di numerosi ogm e di certo una calata di braghe europea non farebbe che favorirla ulteriormente. Ma non basta perché nella trattativa generale entrano a quanto sembra anche gli interessi delle major dell’informatica e dell’intrattenimento statunitensi a cominciare da Facebook per finire a Netflix o a Amazon o Google che non soltanto chiedono esenzioni fiscali, ma la possibilità di far cadere le restrizioni in merito alla raccolta e alla vendita dei dati personali.

Insomma in un colpo solo il Ttip sarebbe di nuovo in piedi, più forte e più superbo che pria  imponendo fin da subito una modifica della legislazione agro alimentare, delle regole fiscali e di quelle sulla riservatezza personale, mentre saremmo sommersi di american shit prodotti dalle major: di certo un bell’affare per noi che ormai in Usa non esportiamo più nemmeno mezza vite o al massimo qualche auto di super lusso come Ferrari e Maserati (le Lamborghini sono comunque già tedesche) sulle quali l’aumento dei dazi influirebbe in maniera assolutamente marginale. Questo scherzetto presentato da Bruxelles come un dolcetto: servirebbe solo ad ottenere  l’ambito premio di  danneggiare forse in maniera definitiva agricoltura e allevamento già messi in pericolo dal Ceta con il Canada checché ne dicano mestatori nel torbido dell’alimentare come Farinetti e compagnia cantante o parlante. E questo solo per fare un favore alla Germania la cui egemonia sul continente crescerebbe ancora di più: francamente anche essere servi di due padroni ha dei limiti.


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