Annunci

Un No, anche contro la “ludopatia”

Stadio della Roma

Stadio della Roma

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Certo che, se la coerenza è la virtù degli imbecilli, come si legge spesso su Facebook, quelli del Pd e i loro fan devono essere davvero intelligentissimi, a ricordare l’encomio sobrio ma infervorato espresso a suo tempo per la decisione di Monti di non candidare Roma alle Olimpiadi del 2020. Cui adesso corrisponde invece la condanna, altrettanto risoluta, per chi ne segue l’esempio, con qualche motivazione in più e proprio come hanno fatto città magari meno investite da fenomeni di corruzioni, degrado dell’ambiente, fenomeni di saccheggio del territorio autorizzati e legittimati da aggiramento di regole e leggi, in virtù di inadeguatezze, incompetenze, ed anche di ritardi promossi e favoriti per ingenerare condizioni di emergenza da gestire tramite regimi speciali, sistemi di deroghe e commissariamenti.

E quell’altissimo QI è dimostrato anche dal nostalgico rammarico col quale guardano al celebre trombato, che, chissà perché, non si sono tenuti, visto che – è opportuno ricordarlo a chi si duole che una scelta strategica e cruciale come la candidatura ai giochi sia affidata a un Comune, mentre dovrebbe avere una portata nazionale per effetti e ricadute – fu proprio Marino a rivendicare quella deliberazione votata dalla sua Giunta che ebbe l’ardire di definire la “sua” strenna per i romani. E fu sempre il mai abbastanza rimpianto, soprattutto dagli abitanti di altre metropoli e cittadine, “marziano” a prodigarsi su un altro intervento altrettanto indecente –  sul quale mi auguro  la ferma opposizione di  Berdini, unico esponente al quale sarebbe comunque doveroso dare fiducia e consenso in una compagine schizzata che gli fa fare da contraltare al socio del sindaco picchiatore – consegnando la città al manipolo di speculatori di Tor di Valle e assoggettando  la Capitale all’empio progetto di uno stadio della Roma in un’ansa del Tevere a Ovest dell’Eur, Un intervento definito di pubblico interesse: circa un milione di metri cubi, pari a dieci Hilton, come ha ricordato Vezio De Luca ricorrendo all’unità di misura della speculazione edilizia inventata  da Antonio Cederna quando denunciava lo scandalo dei 100 mila metri cubi del famigerato hotel Hilton realizzato a Monte Mario dalla Società generale immobiliare.

Iniziativa anche questa molto auspicata dal partito, unico più che trasversale e manager della sola industria davvero produttiva del paese, quella del “falso”, tanto che, ricorrendo alla cosiddetta legge sugli stadi (in realtà tre articoletti spalmati lungo la legge di Stabilità 2014) l’ambizioso progetto, previsto in un’area che il piano regolatore destina a verde attrezzato, impianti sportivi, spazi pubblici e attrezzature per il tempo libero,  riserva allo stadio una percentuale “minore” del 20%. Su circa 90 ettari infatti  è prevista l’edificazione di due costruzioni:  quella destinata all’arena (fino a 60 mila posti), e un’altra, costituita da tre grattacieli alti fino a più di 200 metri e altri edifici dedicata  ad uffici, centri congressi, attività ricettive e commerciali. E chi se ne importa se  questo ennesimo laboratorio di un’urbanizzazione indirizzata solo a premiare rendita e proprietà privata, di un’urbanistica retrocessa a pratica negoziale con immobiliaristi e speculatori, non si preoccupa di collocarsi in un quadro di pianificazione di strutture, infrastrutture e servizi; chi se ne importa degli stadi,: quello in nuce ridotto a accessorio mentre nella si sa della destinazione dell’Olimpico e del Flaminio. E chi se ne importa di consultare e informare le comunità più direttamente interessate, se i giornali in questi giorni così impegnati in attività investigative, tacciono e tacciono perfino i tifosi della Lazio, nella non peregrina e probabile illusione di potesri fare uno stadio tutto loro a spese dei romani.

Le motivazioni che hanno portato il Comune a confermare l’annunciato no, non costituiscono gran motivo di interesse ormai, che siano state dettate dall’opportunità di mantenere il punto e riaggregare un consenso della base e degli elettori minacciato da comportamenti sgangherati e decisioni inopportune, o che invece abbia prevalso la volontà di dimostrare di avere a cuore, coi fatti, l’interesse  di una città in fallimento, con un debito storico intorno ai 14 miliardi, a carico delle generazioni a venire, compresi i debiti risalenti ai giochi del ’60, con un repertorio velenoso di  incompiute a cominciare dalla Città dello sport, con le rovine abbandonate delle costruzioni che dovevano essere completate per i Mondiali di nuoto del 2009, delle prodezze dalla celebrata Archistar, delle stazioni abbandonate, con Grandi Opere che di grande hanno solo la cattiva fama di laboratori sperimentali per corruzione, malaffare e infiltrazione mafiosa, come la Metro C.

E sono risapute quelle che muovono Renzi e il governo a battersi ancora e tenacemente per i giochi, se ancora ieri l’impunito di Palazzo Chigi si è pronunciato lapidario con la consueta faccia di tolla: “c’è chi dice no perché c’è chi potrebbe rubare. Ma in un Paese serio i ladri si arrestano. Ma se si arrestano le grandi opere allora hanno vinto i corrotti”. Una frase la sua davvero esemplare, per via del tornare sempre alla contrapposizione manichea tra si e no,  a causa dell’uso del condizionale a proposito dell’ipotesi remota che ci sia chi ruba nel contesto di grandi opere, grandi eventi, grandi interventi e piccole ricostruzioni, per il suo inusuale richiamo alla giustizia, una parola che sia nel suo significato morale che in quello amministrativo di solito gli fa venire l’orticaria, per non dire del condannabile abuso del termine “serio” per un Paese che sta riducendo a una macchietta, retrocesso a espressione geografica, espropriato di sovranità, lavoro diritti, storia, memoria, cultura.

Forse meno chiare sono le ragioni per le quali, irragionevolmente, vittime dei crimini della sua ideologia, lavoratori, inoccupati, disoccupati, precari, pensionati, malati, vecchi, invalidi, giovani che nemmeno cercano più un’occupazione e cinquantenni che hanno perso tutto compresa l’identità di persone,  dovrebbero dargli retta e, peggio ancora, perché qualcuno, per indole al masochismo o per istinto a preferire il tifo sportivo alla democrazia, gli conceda ancora consenso. Per alcuni ci sarà la speranza che si possa godere della ripetizione su scala e  a livello locale della pratica di clientelismo, favoritismo, familismo, corruzione anche di piccolo cabotaggio, del sistema arbitrario di deroghe e licenze, cifre irrinunciabili della politica governativa e che vengono interpretate come l’unica difesa rimasta in tempi segnati da discrezionalità, precarietà, perdita. Per altri resta un’aspirazione a appartenere, sia pure di riflesso, alla cerchia di chi è “arrivato”, sperando di essere contagiato da fortuna e privilegio. Per qualcuno si tratta ancora della nostalgica identificazione e del malinteso riconoscimento in un corpo sociale, in un’organizzazione, che era stata un grembo materno rassicurante, anche ora che sono evidenti slealtà e tradimento, abiura del mandato e della tradizione.

Ma è possibile anche che tanti siano così disperati da volersi far convincere dall’ottimismo farlocco dei profeti del “fare”, da un dinamismo che assomiglia all’iperattivismo di ragazzini viziati, piazzati davanti ai videogiochi, sempre a pigiare sui tasti di telefonini, Iphone, tablet, svogliati e renitenti a letture e giochi che richiedano attenzione e riflessione, talmente ossessionati dal presente, dal possesso istantaneo del tutto e subito da omettere la visione e la speranza del futuro.

Fa paura la loro visione rosea e giuliva del mondo, il loro affaccendarsi intorno e grazie alla nostra fatica, alle nostre rinunce, alla diserzione obbligatoria di desideri e speranze. Fa paura perché l’impronta che vogliono lasciare la loro megalomania e il loro culto dell’illimitatezza dissipata,  sarà impressa come un marchio sulla nostra carne, si tratti di giochi, ponti, tunnel o perfino di guerra, occasione storicamente consacrata a crescita e profitto. Fa paura anche la loro “ossessione” per il gioco: azzardo, casinò finanziario, Olimpiadi, calcio, tre carte e wargames.

Annunci

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come. Vedi tutti gli articoli di ilsimplicissimus

One response to “Un No, anche contro la “ludopatia”

  • carlomoriggi

    ..sullo stadio della Roma ( sulle Olimpiadi non sono favorevole anche io), o meglio del privato/i a cui verrà intestato:

    Dopo una cinquantina di milioni di euro già spesi e solo per far eseguire tutti i progetti necessari, nonchè l’iter istituzionale per il quale, nè l’assesore Berdini (..gran gaffeur della prima ora sul progetto in discussione per non averlo neanche letto (parole sue) in ottimo spirito con quell’onestà tanto decantata) nè tantomeno “questa” giunta capitolina, potranno, almeno per il momento, fare alcunchè essendo già
    passata in giudicato la possibilità di un possibile veto anticipativo a quella che sarebbe potuta essere una eventuale bocciatura o ridiscussione di tutto il progetto. E questo proprio perchè discusso con la giunta precedente dove tu Anna… quasi come un Berdini qualunque, ponesti il dubbio sulla cosa mettendo l’accento sulla discutibiltà della velocità col quale si era proceduti con l’allora Sindaco Marino ( un tuo passato art.): tanto per rammentarcelo, proprio nel periodo dove qualcun’altro era indaffarato a gridare “onestà, onestà, onesta” (..che in questi giorni ne hanno fatta emergere talmente a iosa al punto di essere riusciti a far”paludare” anche alcune penne fra le migliori che avessi mai seguito). Un miliardo e ottocento milioni di euro invece, sono la cifra che tale discussione del progetto e relativi rinvii porteranno poi al raggiungimento di quell’accordo, e non sono frutto dell’idea di partenza degli
    investitori,cosa che poi è lievitata per ottenere la tanto attesa fattibilità con la certificazione e la convalidità dell’ opera pubblica. Opera pubblica necessaria, che Marino poteva concedere solo al raggiungimento di tutti gli altri scopi e accessori richiesti dal Comune. Ai proponenti del progetto dello stadio ne sarebbero stati sufficienti molto ma molto meno di soldini da impiegare (350/450 milioni euro) laddove avessero potuto pensare solo ed esclusivamente all’impianto stadio, piuttosto che cercare, come poi è stato fatto, di raggiungere inevitabili compromessi con le richieste della giunta dell’allora Marino per poi cercare come farsi finanziare la
    nuova somma che a que punto era inevitabilmente lievitata a quel miliardo e ottocento di cui sopra. A giustificazione della spesa solamente privata nell’operazione pubblica, il Comune di Roma è beneficiario dei lavori inerenti su tutto il quadrante indicato. Adesso una bella notizia, per te sicuramente bruttina … da un certo punto di vista: la Regione, nonostante la “melina”, con inevitabile scarica barile di democristiana memoria (altro che il nuovo che avanza), andato in scena in questi giorni con la nuova giunta (passacarte) dell Comune, ha deciso di far partire comunque la “Conferenza dei Servizi”; ovvero quell’esercizio e ulteriore iter che è un netto avanzamento su tutta la questione, essendo accaduto che il Comune abbia volutamente omesso la certificazione (..non limitandosi a fare da passacarte della situazione insomma) nell’atto formale dell’invio del plico dell’intero progetto. Quindi si applica in automatico il silenzio assenso … anche con la giunta che nel nome di un
    non meglio specificato ordinamento a firma di alcuno, avesse provato a prendere del tempo allegando richiesta di correttivi fuori da ogni altra possibilità di diritto formale. Per chiudere, la nuova giunta 5stelle non ha avuto l’onestà e la responsabilità di far saltare tutto opponendosi all’invio dell’intero plico di questo progetto alla Regione Lazio. L’avrebbero potuto fare, domandati adesso perchè non l’hanno fatto. Bah!!!

    Ps: se tutto dovesse procedere per il verso giusto, senza perdite eccessive di tempo se non quelle con un margine di possibilità coerente, lo stadio non potrebbe che essere pronto fra non meno di 5 anni: Tu pensa te Anna, quando alle volte si dice “la fretta”, anche quella di dire comunque delle cose così … per pregiudizio istituzionale 😀

    Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: