Nella foto in apertura si vedono il presidente degli Stati Uniti e il suo capo di gabinetto. Solo che non si sa bene chi sia l’uno e chi l’altro: le due figure sono quantisticamente coinvolte in un entanglement geopolitico per cui si fa fatica a distinguere Trump da Netanyahu e del resto la totale assenza di una qualunque etica nelle loro parole e nelle loro opere li appaia nella loro traiettoria. Sapete non è solo un’immagine, ma una realtà: il Congresso Usa che grazie all’evoluzione dalle democrazia all crestocrazia, sta per approvare una legge  che integrerà il complesso militare-industriale israeliano nelle linee di approvvigionamento e produzione statunitensi. Fratelli di sangue e di strage. Fino ad ora, come è abbastanza noto, gli Usa hanno finanziato l’espansione coloniale di Israele con 3,5 miliardi all’anno a maggior parte dei quali vincolata all’acquisto da parte di Israele di armi di fabbricazione statunitense. Certo il “contributo” è in realtà molto più ampio, ma questo 3 miliardi e mezzo sono vincolati annualmente da un’approvazione del Congresso statunitense e quindi in via teorica potrebbero essere negati. Ora però con la nuova legge in via di approvazione non sarà più così, si arriverà a un’unione nel settore della difesa statunitense e israeliano, anzi a un partenariato incentrato principalmente sugli aiuti militari americani in una partnership in cui le rispettive industrie della difesa sono più profondamente interconnesse. In futuro, il Pentagono dovrà per legge destinare una parte del suo bilancio agli acquisti da Israele. Considerando il budget di guerra di 1.500 miliardi di dollari proposto da Trump, i profitti derivanti da una simile alleanza per Israele saranno di gran lunga superiori all’attuale stanziamento. Tanto più che verrà stabilito un minimo garantito.

In realtà l’esercito statunitense non vede di buon occhio la prospettiva di un coinvolgimento di Israele nei suoi sistemi tecnologici e di dati e addirittura il Pentagono ha innalzato al massimo il livello di allerta per lo spionaggio israeliano contro gli Usa. e con qualche ragione: Israele è noto per aver venduto segreti statunitensi ad altri paesi. Quando Jonathan Pollard trafugò i piani strategici di dispiegamento dei sottomarini nucleari statunitensi per conto di Israele, i sionisti li vendettero all’Unione Sovietica. La tecnologia del caccia F-16 statunitense, utilizzata per sviluppare il caccia israeliano Lavi, finì in Cina dopo la cancellazione del programma. Da qui la diffidenza che comunque difficilmente distoglierà i congressisti dalla loro legge, visto che l’80 per cento di loro prende consistenti contributi elettorali dalle lobby sioniste. E Trump da questo punto di vista è un caso di scuola, come si usa dire.

Insomma siamo di fronte al caso di un Paese che nemmeno esisterebbe senza i massicci aiuti americani capace però di  condizionare in maniera pesantissima Washington. Di fatto Israele sta bloccando qualsiasi accordo che Trump creda di poter concludere con l’Iran. E, peggio ancora, Bibi sta cercando di trasformare il Libano in una nuova Gaza. Le uccisioni continuano, la distruzione sistematica di proprietà e la guerra con Hezbollah non si sono fermate, mettendo Trump in una posizione ancora più difficile di quanto avrebbe potuto immaginare solo un paio di settimane fa. Lui stesso non è in grado di colpire l’Iran perché i partner medio orientali, quelli che fanno parte del  Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno negato in modo cruciale alle forze americane, il supporto necessario alla continuazione dell’aggressione all’Iran in forma massiccia, ma in realtà quei governi e le loro élite – in particolare Mohammed bin Salman dell’Arabia Saudita – hanno svolto il ruolo di leva di sicurezza contro la follia di Trump, un ruolo che Washington non sarebbe stata in grado di svolgere da sola. Il licenziamento da parte di Trump di tutti i capi di gabinetto dell’era Biden e il fatto di essersi circondato di yes-men incompetenti, hanno fatto sì che Trump stesso potesse coltivare le idee più folli e solo i leader del Medio Oriente possono dirgli di no.

Così Israele non solo sta diventando il 51° stato, ma anche quello principale perché di fatto sta buttando a mare tutto il lungo piano statunitense di dominio nel Medio Oriente e le logiche stesse del petrodollaro di cui gli Usa vivono. Non a caso un sondaggio rileva che il 57% degli americani è contrario ad un aumento degli aiuti a Israele. Ma si sa, quelle cazzate sulla fine dei tempi che sono il prodotto sia di illusionismi pseudo religiosi che di un’attitudine disneiana, stanno effettivamente portando all’armageddon proprio l’America.