Archivi tag: Pd

Polvere di stelle: comandare ma non governare

CatturaLa recente decisione dei Cinque stelle di allearsi col Pd alle comunali e l’abiura alla regola dei due mandati per permettere alla Raggi di ripresentarsi a Roma , sono l’epifenomeno di ciò che rimane della politica: l’ultimo atto di un piano volto a raccogliere i voti di chi non voleva più i dem e in generale la costellazione tradizionale di potere che rappresentavano e rappresentano, per poi riportarli “normalizzati” e lobotomizzati  nel sistema che si illudevano di combattere, ma che i capi avevano già venduto in blocco come fossero un futures politico. A tal punto è arrivata la simbiosi dei Cinque stelle con gli utilizzatori finali che a Roma la Raggi si ripresenta ufficialmente, quasi certa di vincere per assoluta mancanza di avversari. Ricordo i primi tempi della sua elezione quando gli ipocritoni dei salotti romani scoprirono all’improvviso dopo trent’anni di abbandono che c’erano le buche per strada e che la raccolta rifiuti e i trasporti funzionavano male: qualsiasi pretesto sia pure di natura ormai storica era buono per dare addosso alla nemica che oltre tutto rischiava di far saltare gli affaroni degli amici degli amici. Poi man mano che si è andati avanti, la Raggi si è rivelata al di sotto di ogni aspettativa, ma ha aperto alla premiata cementeria dello stadio e ad ogni altra opaca “normalità” capitolina di superficie o sotterranea:  così adesso, i dem la corteggiano  e non si sognano nemmeno di entrare nella lizza elettorale. L’impressione può essere quella che il M5S sia diventato una corrente del Pd, ma è soprattutto che nessuno voglia vedersela con gli enormi problemi della capitale, che insomma si voglia gestire il potere senza nemmeno tentare di governare.

Ed è così dappertutto, in ogni area e settore: l’esecutivo comanda a suon di decreti, nella maniera più autoritaria possibile, deride e mette sotto i piedi la Costituzione nel silenzio del presidente di cartone per non dire di un Parlamento quasi felice di essere esautorato, eppure non governa affatto, vive di estemporaneità, al di fuori di ogni visione politica, ammesso che ce ne sia ancora qualcuna, si estenua in continue messe a punto di mediazioni con chi controlla il Paese. Ha commesso enormi errori durante la crisi del Covid, e continua a compierne di altrettanto gravi nel gestire la gigantesca crisi economica che ci sta travolgendo, coniugando il bastone della paura sanitaria con  l’inconsistenza di una carota finta,  eppure non viene davvero censurato perché dopotutto rappresenta il potere  che non è più quello concesso dai cittadini, ma quello della eterna razza padrona. Conte, quello che si è fatto dittatore con risultati disastrosi che ancora non sono del tutto chiari, ma lo saranno tra breve, è del tutto impensabile come governante, figuriamoci come buon governante e fino a qualche anno fa era un mediocre un avvocaticchio della profonda provincia, ammanicato con i preti, mai notato nella vita della Repubblica, mai spintosi in qualche arena politica, nemmeno locale, mai votato, mai eletto, non ha mai preso parte ad alcunché  E’ arrivato a Palazzo Chigi in sostituzione di uno che Mattarella non voleva semplicemente perché il suo nome figurava casualmente sull’agenda di un figuro pentastellato, ed è diventato lo squallido spago che tiene assieme i brandelli della razza padrona, la pezza a colore su una democrazia inesistente riuscendo ad essere ometto per tutte le stagioni, specie quelle pessime. E’ tutto e solo potere, ma niente politica, niente governo al punto che qualcuno ha parlato di dittatura per caso.

E del resto diciamo pure che i Cinque stelle volevano rappresentare  l’incazzatura dell’italiano medio,  erano scesi in campo con l’intendimento di cambiare ogni cosa, ma fin da subito hanno dato la sensazione di non voler affrontare nessun  problema di fondo, di non voler esercitare l’arte di governo che è la capacità di pensare al futuro con i materiali del presente, ma di voler solo fare parte del potere, di quella stanza dei bottoni che avevano impaurito e nella quale si sono scoperti camaleonti. Hanno capito subito che nel Paese non esisteva governo, ma solo gestione del potere e ne hanno subito approfittato diventando indistinguibili o forse sì, molto caratterizzati dalla fame atavica di chi ha vinto alla lotteria. Da adesso non esistono più, sono nel magma, si occuperanno anche loro di borsette e cinture come milioni di coglioni che non hanno provveduto a creare nuovi buchi per i tempi che incalzano. Vanno in giro tronfi con la mascherina: anche io sto col potere, ci sono anche io nel gioco e più perdo più rimango a puntare. Dopotutto se non si può e non si vuole partecipare, tanto vale obbedire.


Il brand dell’oltraggio

uffiziAnna Lombroso per il Simplicissimus

Dobbiamo all’ineffabile Nardella il rovesciamento delle elementari regole del mercato e della pubblicità, quando ringrazia l’influencer, “divinità contemporanea nell’era dei social” per migliaia di follower, che ha affittato a prezzo di favore gli Uffizi (museo statale mantenuto con i soldi dei contribuenti)  come location del suo schooting per Vogue, in qualità di ambita supporter della “nostra cultura”, manco dovessimo ringraziarla del favore che ci ha fatto propagandando e valorizzando indirettamente Firenze, l’Italia e,  in veste di zelanti figuranti muti, Venere, Giuditta, Federico da Montefeltro, la Maddalena. E anche  la Velata, la stessa opera che doveva seguire Renzi in un giro di propaganda e essere esposta come testimonial della sua conoscenza del patrimonio artistico della città del Giglio, alla pari con i ciceroni abusivi, nella hall degli hotel toccati dal tour.

L’uomo non è nuovo a certe iniziative di merchandising del patrimonio artistico della città che governa, eterno n.2 dopo il sindaco n.1 che esigeva che, dietro una tappezzeria del salone dei Cinquecento dove  campeggiava la sua scrivania in caso di visite prestigiose,  venisse miracolosamente scoperto e rivelato al mondo e rivelato al mondo un immortale affresco di Leonardo.

Si,  Renzi, lo stesso  che voleva edificare durante la sua era la facciata della basilica laurenziana lasciata incompiuta 500 anni prima secondo il progetto di Michelangelo, quello che indiceva la caccia alle ossa della Gioconda in occasione della svendita al National Geographic del Pacchetto Leonardo e così via, tutte iniziative pensate nell’ambito di una strategia ideata “per far conoscere Firenze”, sempre lui, quello che aveva messo nel CdA del Gabinetto Vieusseux il suo fidatissimo gestore dei parcheggi cittadini, quello che ha seppellito il Maggio fiorentino, ma stanziato quasi 2 milioni per un Luna Park intitolato Genio Fiorentino, poi replicato oltre atlantico  dal suo norcino di fiducia con tanto di guglie del Duomo tra i salami e le provole.

E il suo successore scrupolosamente ha seguito la stessa strada, affittando Ponte Vecchio per le convention aziendali, Santa Maria dei Miracoli per fastosi matrimoni, lanciando invettive contro il personale addetto ai musei proprio come il Sindaco degli italiani: “non lasceremo la cultura ostaggio dei sindacati”, ebbe a dire. Tiene chiusi i  musei, tutti gestiti in regime di monopolio da una  associazione, Muse che fa capo a un buon amico e ex socio di papà Renzi, salvo quelli aperti in casi eccezionali appunto, per ricattare il governo in modo da far ripianare il bilancio comunale orbato della tassa di soggiorno assicurata fino al Covid dallo sfruttamento intensivo della mission esclusivamente turistica della città.

Lo stesso vale per Venezia dove non si sa quando e se riapriranno i Musei Civici il cui personale è in cassa integrazione da 4 mesi, S.racusa, la città dove il Teatro Greco era stato invece messo a disposizione come circuito dove far rombare le Ferrari.

Qualche giorno fa la Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte ha inviato una lettera accorata al Ministro Franceschini, quello, per restare nello slang  dell’advertising al servizio del “Parco tematico Italia”, della campagna Very Bello.

Denunciano  che mentre si vanno riaprendo discoteche, stabilimenti balneari, esercizi commerciali, sale per il Bingo, restano chiuse università, biblioteche e archivi, anche grazie all’insensata prescrizione  dell’Istituto della Patologia del Libro che ha raccomandato una quarantena sanitaria di 10 giorni per ogni libro eventualmente consultato.

Pare che il ministro sia rimasto in un silenzio assordante almeno quanto quello che ha accompagnato il decreto per la Semplificazione  che realizza la distopia berlusconiana istituendo il silenzio/assenso per i progetti che devono essere sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e un alleggerimento delle procedure    delle norme di appalto inteso alla demolizione del sistema della sorveglianza e dei controlli tecnico-scientifici e finanziari, esautorando – finalmente! direbbe Renzi – i sacerdoti del non-fare e i professoroni delle sovrintendenze, la genia più odiata dai riformisti insieme ai costituzionalisti vivi, che quelli morti erano stati tutti arruolati in occasione del referendum per fortuna perso.

E dire che per giorni gli opinionisti ci hanno elargito le loro delicate riflessioni sul bello del lockdown (per carità la valorizzazione di marca Pd e Italia Viva della nostra bella lingua sciacquata in Arno non permette di usare il termine nostrano  “confinamento”), che avrebbe riavvicinato la popolazione distratta alla lettura, alla contemplazione, alla musica colta, sicché, arricchita, avrebbe poi voluto proseguire in quel bagno culturale, andando in visita a chiesette romite, a raccolte d’arte, frequentando i negletti cine d’essai e le trascurate sale da concerto.

Come si può capire, non verremo messi alla prova dalla crisi generale, quella del prima, del durante, e la peggio, quella del  dopo: l’importante è essere sani e pare che per esserlo sia meglio coltivare l’ignoranza che comporta un gradito adeguamento ai comandi, l’affiliazione nei ruoli dell’obbedienza e del conformismo, l’anatema lanciato contro la critica e l’obiezione di coscienza dalle energiche indicazioni che vengono dall’alto e da fuori.

Ci pensa anche l’Europa subito prima di “concordare” a modo suo, come venirci incontro, dandoci in prestito i soldi che versiamo in qualità di partner, condizionati a responsabili rinunce che ci garantirebbero l’appartenenza al consorzio comunitaria, sia pure da cattivi pagatori dei quali bisogna raddrizzare i costumi dissipati. E che taglia il budget dei fondi per la cultura e lo spettacolo di 6 miliardi, a fronte dell’analisi condotta da Kea European Affairs che fornisce una prima valutazione dell’impatto economico che la pandemia ha avuto sul settore culturale europeo.

Secondo le stime dell’agenzia  il settore avrebbe  perso nel secondo trimestre del 2020 fino all’80% del  fatturato per attività ricreative e prodotti culturali. Pare che solo la Germania abbia effettuato  un calcolo, secondo il quale la perdita ammonterebbe a quasi il 13% del fatturato annuo, mentre   stime meno precise parlano di un calo del 10% nel Regno Unito, del 6% in Francia e del 5% in Italia.

Ma è facile ipotizzare che i consumi continueranno a scendere nei prossimi mesi viste le restrizioni e gli obblighi che tengono lontani turisti e appassionati. Si sa già che il Rijksmuseum  di Amsterdam, che normalmente stacca almeno  12.000 biglietti al giorno, dall’8 giugno potrà accogliere soltanto 2.000 visitatori, che la Scala ridurrà il suo pubblico a 200 persone con una perdita fino a 50.000 euro al giorno e che secondo un’analisi dell’Unesco l’industria cinematografica ha un salasso globale di circa 7 miliardi di euro.

Alcuni governi centrali e locali stanno prendendo provvedimenti:  Parigi  ha stanziato 15 milioni di euro, Berlino ha creato un pacchetto di fondi da destinare alle imprese del settore e Amsterdam  fronteggia  l’emergenza con oltre 17 milioni, Barcellona invece ha adottato una serie di misure e incentivi destinati a rilanciare il tessuto cittadino grazie sovvenzioni, sgravi fiscali, esenzioni di affitto.

A volte invece c’è davvero da provare vergogna per conto terzi a vedere che cosa succede da noi. Dove le emergenze che si accumulano, quella economica, quella sanitaria, quella che riguarda il territorio  e il tessuto urbano delle città d’arte, vengono mantenute, promosse e incrementate con l’intento esplicito di determinare uno stato di abbandono e trascuratezza che chiama in causa, nel ruolo di salvatori e mecenati, i privati pronti a acquistare all’outlet immobili e siti, a accaparrarsi comodati utili a riposizionare aziende poco rispettabili o reputazioni compromesse, a offrire donazioni pelose  scaricabili dalle tasse, come dalla coscienza, di abusivisti e inquinatori.

Il fatto è che spesso i cialtroni che si sono arrampicati su qualche augusto scranno sono anche stupidi, accecati da ambizione o avidità. In un Paese che viene condannato ogni giorno di più a diventare un museo a cielo aperto, una Disneyland per il turismo confessionale, un albergo diffuso grazie alla occupazione militare del colosso dei B&B, si dimostra ogni girono un disprezzo totale per quello che gli stessi artefici dell’oltraggio hanno di volta in volta definito come i nostri giacimenti, le nostre miniere da sfruttare, il nostro petrolio.

Viviamo nel paradosso di un ministro, il peggiore che ci potesse capitare e ricapitare come una presenza irrinunciabile a sfavore della manutenzione e dell’offerta ai cittadini delle bellezze che sono state tramandate e vengono salvaguardate con le   tasse di chi le paga, che ha una sola idea in testa, lo sfruttamento turistico del Paese: la Sicilia trasformata in campo da golf, il Sud come Sharm el Scheik d’accordo con Farinetti e Briatore, canali e canaloni a Venezia per concedere il passaggio alternativo alle grandi navi, i borghi svuotati per far posto al circuito delle case vacanza, proprio come ha fatto con la magione ereditata convertita in  B&B,  tanto che alla “rielezione”  ottenuto di riaccorpare Beni culturali e Turismo, giustamente, duole dirlo,  divisi dal Conte 1.

E che non si perita di provvedere alla dissoluzione di quel patrimonio che dovrebbe come nel passato costituire l’attrattiva principale dei visitatori, quella ricchezza  artistica e creativa che da secoli fa parte dell’immaginario collettivo.

Adesso che la pandeconomia della semplificazione, della priorità attribuita ai cantieri del cemento, del biasimo punitivo riservato a ristoratori, come anche a tutti gli operatori dell’intrattenimento e dell’accoglienza, ha dato il colpo di grazia insieme al discredito dato a una nazione, dove se ci si ammala, locali o turisti, è preferibile evitare le strutture sanitarie, dove pare tornino buone le copertine dei settimanali tedeschi con la pistola sugli spaghetti aggiornata per collocarsi su vaccini e mascherine, dove un temporale estivo mette in ginocchio le capitali della  Magna Grecia, dove il sistema di difesa della città più speciale e vulnerabile del mondo, Venezia,  è diventato oggetto di satira e scherno globale, c’è proprio da chiedersi quale potenza di attrazione verrà esercitata per richiamare il mondo da noi. (segue)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il Bel Ami dei potenti

sardinaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Noi saremmo per lo ius soli puro, ma siamo convinti che prima serva un’opera di sensibilizzazione, di educazione del popolo“, comunica pensoso all’AdnKronos, Mattia Santori, dopo il raduno  tenutosi a Roma, con “circa 3mila persone in piazza, con il massimo della sicurezza e delle norme per il distanziamento sociale e precauzioni sanitarie“, per manifestare contro il razzismo e in memoria di George Floyd.

Occorrerebbe insomma una “educazione di massa“, per dare dignità “ad un argomento così importante e per sottrarlo al rischio di strumentalizzazione“, in un Paese che, a detta dell’altra sardina leader in quota rosa, “è il più ignorante d’Europa”.

Niente paura, mica  è Pol Pot quel fessacchiotto che è piaciuto alla gente che piace e vuol piacere,   venuto su più che  col Libretto Rosso con Smemoranda, più in sintonia con la Fedeli che con Lan Ping.

Volendo  proprio rifarci a precedenti pedagogici a me fa venire in mente un delizioso romanzo di Colette, Gigi, da cui è stato tratto un incantevole film degli anni ’50, nel quale una zia, conclusa la sua carriera di mondana di lusso, indottrina con lezioni settimanali la nipotina in modo che possa intraprendere la sua stessa carriera, imparando le buone maniere a tavola e a letto, per mettersi al servizio di danarosi protettori che possano garantirle la sicurezza economica in cambio delle sue prestazioni.

Ricordando la celebre scenetta nella quale la cocotte insegna all’ingenua fanciulla come si mangia la caille en sarchophage o come si sceglie un sigaro cubano o un Porto d’annata, si può sospettare, scorrendo il curriculum dell’intraprendente Bel Ami che ha sedotto opinionisti, sociologi, comunicatori, chi abbia avviato alla professione il Sartori giovinetto, quale maestro  gli abbia impartito quella didattica che ne ha fatto un cortigiano d’alto bordo: qualche patriarca in perenne apostolato a testimonianza incrollabile del verbo dell’Europa che crolla, qualche principe di una dinastia imprenditoriale  così dinamico da travalicare anche gli angusti confini della legalità per affermare il suo spirito di iniziativa.

Sono sicuramente loro che lo hanno ammaestrato prima di tutto alla ripulsa per un altro slogan: servire il popolo, occupati come sono sempre stati a servire invece qualche padrone.

Anche la parola popolo è probabile oggetto di disapprovazione, per via della radice comune con l’osceno fenomeno designato come populismo e che definisce la condizione di malessere, preambolo di fermenti rozzi e irrazionali, della plebe quando è stufa e arcistufa delle scelte dell’establishment che la danneggiano.

E d’altra parte la sicumera del fenomeno, che sarebbe durato una breve stagione se non fosse oggetto del sostegno dell’establishment né più e né meno dell’antagonista, anche quello funzionale in qualità di nemico .1, nasce anche dai riconoscimenti di status e di missione:  il vocabolario Treccani riserva un lemma,  accanto all’accezione zoologica (“Pesce teleosteo marino della famiglia clupeidi”)  definendo Sardinechi aderisce a un movimento auto-organizzato che si contrappone al populismo e al sovranismo”.

Ma è sicuro anche  che il giovanotto ormai imbolsito ci metta qualcosa di suo quando parla di educazione, intesa come bon ton. E che la interpreti   proprio come la zia di Gigi, scegliere la pinze giuste per asparagi e chele di aragosta, essere sorridenti per non andare a noia degli augusti sponsor che altrimenti vanno a scapricciarsi altrove, realizzare quella leggerezza compiacente che tira più di un carro di buoi.

Quella cioè che consente di galleggiare in superficie con il materassino di un antifascismo circoscritto alla condanna della “comunicazione” di certi  vecchi arnesi nostalgici o di certi nuovi attrezzi rei della stessa ignoranza sboccata che trova seguito nella plebaglia zotica che va in piazza senza mascherina, di un progressismo che riserva le occasioni ai meritevoli, quelli nati bene, provvisti di rendita e protezioni, disponibili a fidelizzarsi fiduciosamente, cosmopoliti grazie a esperienze di turismo low coast, Erasmus (ma da Sud a Nord), master all’estero pagati dai nonni, gli stessi cui poco educatamente, viene rinfacciato di pesare sui bilanci statali e di avere rotto i patti generazionali.  O di un antirazzismo inteso come generosa accoglienza a termine di braccianti, donne delle pulizie, manovali e pony provvisoriamente emergenti dalla colpevole clandestinità, di un solidarismo retrocesso al compassionevole permesso di ammissione ai suoi flash mob in qualità di casi umani, di testimonial di condizioni di disagio: disoccupato, nero, islamico, donna.

Purchè naturalmente la denuncia tramite intonazione di Bella Ciao o Com’è profondo il mare, non contenga nemmeno la più velata allusione a possibili valori anti-sistema, a irresponsabili e sterili contenuti anticapitalistici e pure alla contestazione di trivelle, alte velocità, ponti e altri interventi illuminati che potrebbero avere l’effetto di educare la marmaglia al lavoro, nei cantieri, sulle impalcature, sulle strade, mentre lui li osserva dal suo monitor grazie alle portentose opportunità delle attività a distanza che hanno ormai convinto anche i pensionati che controllano gli stradini dal sofà di casa con il tablet sulle ginocchia.

È veramente un paradosso che a voler insegnare qualcosa sia qualcuno che irrideremmo su Fb in qualità di frequentatore dell’università della vita e che guarda come a riferimenti culturali i padrini della Buona Scuola e  che a voler mostrare la bontà dell’integrazione e del riconoscimenti identitario degli ospiti sia qualcuno che si è speso per l’elezione di chi vuol mandare nei campi gratis, in sostituzione dei lavoratori immigrati a salario irrilevante, i detentori di reddito di cittadinanza e gratis.

O che a parlare di ius soli, al minimo concesso dalla realpolitik  riformista – sotto forma di regolarizzazione di un esercito di manodopera già presente e utile a creare le condizioni per il ricatto e l’abbassamento della richiesta e dell’aspettativa di remunerazione e diritti, sia qualcuno che lo ritiene una necessaria elargizione controllata da riservare a chi si “merita” la cittadinanza e da somministrare con cautela anche alle tribù indigene che mostrino le doverose qualità di garbo, indole all’obbedienza e all’affiliazione.

Non varrebbe neppure la pena di parlare ancora del successo di critica di quelle faccine pulite  che hanno potuto effettuare la scalata ai titoli di testa della stampa padronale per via dell’incarnazione dell’innocenza infantile, dell’integrità che non è stata mai messa alla prova dal compromesso indispensabile alla sopravvivenza, che ci hanno pensato mamma, papà e poi padrini influenti, sociologi adescati da quei musino sorridenti e da quella festosa superficialità al servizio di ogni causa politicamente corretta: nozze gay quando i matrimoni e le convivenze sono un lusso, adesione alla religione del mercato e al mercato delle religioni, adempimento della funzione difare da tramite tra l’impegno civico e il mondo politico”,   come ebbe a scrivere alla loro apparizione il Manifesto reclutato in veste di house organ del Pd applaudendo a quell’incontro di società civile virtuosa e buona politica di Zingaretti, Bonaccini, De Micheli, Franceschini & Co.  

E quanta ammirazione è stata riservata all’adattamento entusiastico alle regole della convivenza civile e del decoro, dalla Bossi-Fini alla Turco Napolitano fino alle disposizioni di Minniti, fino alla promulgazione dei decreti sicurezza dell’innominabile, oggi ormai largamente superati dallo stato di eccezione sanitaria e democratica che ha fatto dire a qualcuno innamorato delle sardine, come certi professori alle prese con qualche Lolita, preoccupati dei fermenti di quei “margini” zotici e ignoranti, che questo ultimo 25 aprile dimostra che “l’obbedienza è una virtù civile”.

Per non parlare di quei richiami all’unità nazionale che è legittimo rompere solo odiando chi odia, che consente di arruolare qualsiasi voce critica nelle file dei salviniani e dei pappalardoni, e che è lecito sospendere solo quando si divide in due un paese, chi ha diritto a essere protetto dalla malattia quando il livello di emergenza ha superato la normalità criminale nella quale ci è concesso di sopravvivere per meriti generazionali, contributo al bilancio padronale, e chi è obbligato a esporsi da predestinato al sacrificio e all’abnegazione imposti dalla comando: o la borsa o la vita.

Ma d’altra parte succede che le cose importanti  vengano affidate ‘mmane e‘ criature, come ‘a pazziella, per impotenza o volontà esplicita di chi le ha rotte, rovinate, buttate via e umiliate, come l’educazione e la volontà e dignità del popolo.


Estinzioni

estinzione-permianoDagli Usa arrivano i primi numeri aggregati sull’ondata di disoccupazione da Covid e… sorpresa uno settori più colpiti oltre a quello del commercio e della ristorazione è il settore sanitario e dell’assistenza dove in tre mesi sono state licenziate poco meno di 3 milioni di addetti. Ma davvero pensiamo che questo possa accadere durante una vera e terribile pandemia? Non so, magari esiste chi riesce con sforzi sovrumani a convincersi anche di questo, però di certo qualcuno comincia a tirare il freno a cominciare dagli Usa stessi dove i ricercatori che stanno sperimentando il Remdesivir della Gilead, con esiti peraltro pessimi, dicono di non poter andare avanti per mancanza di contagiati e lo stesso avviene in Gran Bretagna per la messa a punto del fantomatico vaccino che con tutta probabilità non vedrai mai la luce. Ma anche da noi si comincia a rompere la crosta di consenso forzato alla narrazione epidemica: il professor Zangrillo, primario al San Raffaele ha aperto il fuoco dicendo che ormai il virus è “clinicamente inesistente” : è una cosa che qualsiasi medico onesto e non ricattato potrebbe sottoscrivere, ma la cosa notevole è che queste dichiarazioni sono state fatte di fronte all’Annunziata e su Open il sito sorosiano di Mentana, ovvero nel cuore pulsante della peggiore  covvideria globalista.

Chi ha anche una minima esperienza di come funzioni la televisione e l’informazione in genere sa benissimo come queste dichiarazioni non vengano  a sorpresa o casualmente, ma siano accuratamente preparate: che alcuni tra i maggiori referenti televisivi del Pd inneschino la marcia indietro è un segnale che per Conte suona come l’avvicinarsi di un redde rationem che ha il ritmo degli stivali di Draghi. Naturalmente nessuno ammetterà le proprie colpe per la gestione più assurda, incoerente e disonesta  della crisi  che si possa trovare nell’intero pianeta, per gli immensi danni provocati intenzionalmente all’economia o per il dramma della Lombardia innescato dal panico e dalla mancanza dei presidi sanitari territoriali – secondo il modello dell’eccellenza riservato a chi può permettersela – ma usato in maniera sciacallesca per aumentare la paura e al contempo per imbrogliare sui numeri, arrivando ad impedire le autopsie che in situazioni del genere sarebbero la prima cosa da fare. Tuttavia i luoghi da dove promana quella che fino a ieri sarebbe stata eresia da esorcizzare e condannare ad una grama esistenza tra i dannati di You Tube, fa comprendere che le vittime sacrificali della situazione saranno i Cinque stelle che si estingueranno come il virus e che la macchina piddina sta lavorando in questa direzione.

Purtroppo nessuno chiederà scusa al Paese, nessuno si attribuirà delle colpe. Anzi la massima parte di questi carnefici dell’Italia che hanno approfittato dell’occasione per svenderla, dei giornalai che hanno tenuto loro bordone, dei taskforzaioli inutili che si sono riempiti le tasche in misura proporzionale al vuoto della loro scatola cranica  e dei ladroni sceriffi di Comuni e Regioni che hanno mostrato a pieno il loro valore, cioè meno di zero, troveranno modo di sostenere che loro lo avevano sempre detto che si era esagerato. In realtà chiunque avesse semplicemente fatto caso ai numeri che venivano dalla Cina fin da febbraio si sarebbe potuto rendere conto che vittime e contagiati  rappresentavano percentuali irrisorie e simili a quelli di batteri o virus “banali” come quelli che provocano  le comuni influenze stagionali. Nonostante questo si è subito stabilito un vero e proprio culto pandemico e chiunque non agitasse fino in fondo il turibolo dell’angoscia e della paura è stato considerato un complottista assimilabile ai terrapiattisti, forse perché il virus è rotondo. Ma  insomma c’era modo e modo di interpretare la narrazione imposta e da noi abbiamo trovato la filodrammatica di paese che ha capito molto in ritardo il copione che doveva interpretare e che proprio per questo poi ha esagerato in maniera  catastrofica e ora è prigioniero della pandemia e dell’emergenza di cui ha bisogno per sopravvivere: non appena si allenterà la presa verrà in primo piano la drammatica crisi economica e istituzionale a cui l’esecutivo non potrà più fare fronte perché le chiacchiere sui miliardi gratuiti staranno a zero. D’altronde anche ai successori in pectore di Conte non dispiacerà troppo la militarizzazione del Paese e  gli impedimenti  alla formazione di nuove forze, con la benedizione del Palazzo “orgoglioso dell’Italia” come dice Mattarella che assolve in anticipo proprio per preparare l’ipocrita passaggio del Mar Rosso e avvisare il personale di macchina che la verità non verrà mai fuori.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: