Così è di nuovo guerra: dopo infiniti e quotidiani tentennamenti, dopo menzogne e fantasie a getto continuo, l’unica strada imboccata è stata  quella della guerra. Ma era inevitabile perché né gli Usa, né, tantomeno Israele, hanno una concezione della pace che non sia quella tregua per leccarsi le ferite e ricominciare oppure per dare all’avversario l’illusione di poter scendere a patti e poi colpirlo a tradimento. Per fortuna l’Iran non ha creduto un solo istante alle profferte trumpiane, alle caramelle della coalizione Epstein, adusa a queste genere di cose. E così si è fatto trovare pronto quando la Casa Bianca è passata alla “difesa attiva”, una di quelle espressioni rituali insensate che tuttavia vengono ripetute dal ciclostile unico occidentale. Per inciso è la medesima formula che usò Hitler per giustificare l’invasione della Polonia: non c’è bisogno dei baffetti per ripeterla. Un elicottero Apache è caduto al largo della costa dell’Oman e per ore  gli Stati Uniti non hanno detto nulla considerandolo un incidente, salvo poi comprendere che era l’occasione giusta offerta su un piatto d’argento all’amplesso della loro ipocrisia. Dopo la pausa di riflessione intestinale che segue un boccone indigesto, hanno dichiarato urbi et obi, anzi soprattutto agli orbi che il velivolo era stato abbattuto da drone iraniano Shahid. Certo, una tesi che sembra plausibile, ma non lo è: gli Shahid si dirigono da un punto all’altro, ricevono le coordinate del bersaglio prima del lancio, non sono radiocomandati né in grado di manovrare contro un bersaglio in movimento. E per giunta esplodono grazie all’impatto rendendo pressoché  impossibile il salvataggio di un equipaggio di un elicottero. Che invece, guarda caso, si è salvato.

Ma chissenefrega, mica il lettore di giornali o l’ascoltatore di Tg, si interessa di questi piccoli particolari: se una fialetta di borotalco, spacciata per arma di distruzione di massa ( ad onta del fatto che alcuni borotalchi sono effettivamente letali)  è servita  a distruggere l’Iraq, figurarsi quanto ci si mette a sacrificare un vecchio elicottero. Ma Teheran è stata pronta a rispondere agli attacchi susseguitisi alla balla dell’Apache: con due salve, per un totale di 18 missili, ha distrutto 12 F35 che si trovavano in Giordania, colpito diverse infrastrutture militari in Kuwait, in particolare le basi aeree di Ali al-Salem e Ahmad al-Jaber, oltre a danneggiare il nido  della Quinta flotta in Bahrein.  Da notare che la contraerea ha potuto fare poco o nulla, anzi in Kuwait l’altro giorno ha causato ulteriori danni quando un Patriot che aveva colpito solo l’aria è ricaduto sull’aeroporto internazionale. Questo non stupisce più di tanto, proprio l’altro ieri Ben Hodges, un ex ufficiale americano, oggi consigliere senior della Nato ha detto: “Nove missili sono stati lanciati contro Kiev. Nove missili hanno raggiunto i loro obiettivi. Nessuno è stato intercettato. Nessuno è stato colpito dalle batterie Patriot che gli Stati Uniti hanno fornito specificamente per proteggere Kiev da questo tipo di attacchi”. E questo desolante giudizio riguarda anche altri sistemi di difesa occidentali.

In compenso si è chiuso anche il rivolo di petrolio che scorreva per Hormuz portando un nuovo colpo all’economia mondale. Tuttavia Trump è un cacciaballe senza paura e così si è inventato che nel mese precedente, grazie a un’operazione segreta, svoltasi all’insaputa dell’Iran ha fatto passare nottetempo milioni di tonnellate di petrolio attraverso lo Stretto. Si tratta ovviamente di una pura fandonia che non sta né in cielo né in terra perché anche senza radar una nave monstre, come di solito sono le petroliere, è visibile benissimo anche di notte senza particolari apparecchiature, basta il radar di un’imbarcazione da diporto e ve lo posso assicurare personalmente perché per anni ho dovuto evitare le petroliere al largo di Porto Corsini. Quindi poche balle per apparire il salvatore del mondo e non il suo distruttore con questo appiccicoso viagra informativo, con i sogni ad occhi aperti, con le bugie dette a macchinetta. Ma questo accade quando la pace è impossibile per definizione in quel contesto cultuale, ma lo è pure la guerra.