Com’è noto ogni sistema politico, economico e sociale crea gli strumenti cognitivi per auto accreditarsi come vero e come definitivo. Si tratta di un sistema che vale per ogni campo e che nel caso del capitalismo neoliberista si è tradotto in una misura econometrica fondante che prende il nome di Pil, prodotto interno lordo, una misura di mera e grossolana grandezza, Se giudicassimo  – tanto per dirne una – l’architettura solo dalla cubatura degli edifici, un qualunque condominio da geometri potrebbe risultare la spunterebbe che ne so, sul mausoleo di Galla Placidia o sul Panteon. E in effetti il Pil non dice nulla sulle cose essenziali, per esempio sulla distribuzione del reddito, sulle sperequazioni sociali, sul numero delle persone che s’ingozzano o quelle che nemmeno possono curarsi. Così grazie al Pil gli Stati Uniti avrebbero l’economia più grande del mondo, con 30.500 miliardi di dollari nel 2025, circa il 47% in più rispetto ai 19.400 miliardi di dollari della Cina. Ma si tratta di miraggi costruiti ad arte. Se infatti passiamo ad un’altra misura, quella del Ppa, ovvero del Pil a parità di potere di acquisto vediamo che la situazione si inverte perché, secondo questo indicatore, le dimensioni dell’economia cinese si aggirano intorno ai 41 trilioni di dollari, contro i 31 trilioni di dollari degli Stati Uniti. Ma ci sono dati che danno molta più concretezza alle analisi economiche. Per esempio la Cina costruisce ogni anno  35 milioni di auto contro i 10 milioni degli Usa; produce 960 milioni di tonnellate di acciaio e 1,7 miliardi di tonnellate di cemento contro , rispettivamente gli 82 milioni di tonnellate e gli 86 milioni di tonnellate degli Stati Uniti, con un divario che supera abbondantemente il 10 a 1; la Cina, altro esempio, detiene circa il 60% del mercato globale del trasporto marittimo contro lo 0,1% degli Stati Uniti: sì, avete letto bene  600 per cento in più.

Praticamente Pechino viene battuta esclusivamente nel settore della finanza e dei prestiti che in Usa nel 2025 (tutte le cifre si riferiscono all’anno scorso) ha generato 6 trilioni di dollari contro, contro i 2,5 trilioni della Cina. In realtà, tenendo conto del fatto che gli Stati Uniti  hanno un’economia finanziaria incentrata sul privato e la Cina una a carattere misto le due cifre sono assai più vicine di quanto non si creda e in ogni caso danno la misura dell’elefantiasi e allo stesso tempo del nanismo americano.  Facciamo un esempio di attualità: com’è noto una delle attività più energivore in assoluto è quella legata  all’intelligenza artificiale e gli Usa si trovano parecchio in difficoltà proprio per carenza di energia che secondo alcuni è il fattore dirimente riguardo allo stato di avanzamento di una civiltà. Ora gli Usa producono il 14% dell’energia globale e la Cina il 33%. L’ex celeste impero produce e consuma ogni anno 3.890 gigawatt contro i 1.373 degli Stati Uniti. In termini di mix energetico, la Cina ha costruito il più grande sistema di energie rinnovabili al mondo. La sola capacità totale di energia rinnovabile della Cina (oltre 1.800 GW) è superiore all’intera capacità elettrica degli Stati Uniti. Del resto Pechino rappresenta dal 37% al 40% di tutta l’elettricità mondiale generata da fonti solari ed eoliche. E poi grazie a infrastrutture imponenti come la diga delle Tre Gole, la Cina produce circa il 30% di tutta l’energia idroelettrica mondiale, oltre ad essere l’origine del 92% dei moduli solari e dell’82% delle turbine eoliche a livello mondiale. Come se questo non bastasse sono attualmente in  costruzione 36 reattori nucleari, un numero pari a quello del resto del mondo messo insieme ed è ben noto come i cinesi siano più avanti di tutti nel campo della fusione. Tanto per dare un’idea degli ordini di grandezza il Paese europeo con la maggiore capacità installata è la Germania con 290 megawatt. 

E veniamo all’indice di Hamilton che  funge da indicatore di salute per produzione  industriale di un Paese. Invece di considerare le normali costruzioni o il semplice commercio al dettaglio, l’indice Hamilton aggrega le quote di mercato globali e la produzione a valore aggiunto per 10 settori critici, tra cui elettronica, servizi IT, veicoli, macchinari e metalli. Stabilito  a 1 il livello in linea con la media mondiale la Cina raggiunge la vetta di 1,36 mentre gli Stati Uniti ne hanno uno di 0,88: nonostante possiedano grandi aziende di software e tecnologia, la loro effettiva base manifatturiera per hardware ed elettronica si è ridotta. Per eguagliare l’intensità tecnologica della Cina,  essi dovrebbero aggiungere 1.500 miliardi di dollari di produzione manifatturiera avanzata ogni anno. In realtà quasi tutto il Pil americano, l’80 per cento deriva dal settore servizi dominato dai servizi finanziari, dalle assicurazioni e dalla “rendita figurativa”, ovvero quella derivata ad esempio dai valori degli immobili. Si tratta dunque di un’economia nominale più che effettiva.

In conclusione il Pil non è una misura di potere effettivo, come invece è stato sempre considerato: la fisica, il mondo degli atomi è quello che dirige le danze, non i numeretti e i numeroni delle banche. E oggi Washington se ne sta accorgendo.