Oggi la cosa più significativa viene riassunta bene da una foto, quella in apertura del post: si tratta di ucraini che si arrendono a Konstantinovka, una delle tante città trasformate in fortezza dalla Nato e che adesso sta per cadere, praticamente circondata. Si tratta di un piccolo gruppo che alza le mani, ma la resa riguarda centinaia di uomini che non vogliono essere fatti a pezzi dai cannoni russi per la bella faccia degli ufficiali britannici che li comandano. Costoro pensano ancora di poter fermare l’avanzata russa intorno a Zaporozhie, mentre l’Ucraina intera viene privata giorno dopo giorno delle sue infrastrutture e di ciò che rimane delle industrie.
Si avvicina un crollo ed è per questo che i piccoli despoti europei in conto terzi, stanno cominciando a parlare di trattative. La stessa cosa che del resto accade con l’Iran la cui capacità di resistenza all’aggressione ha superato ogni più stupida previsione dei pianificatori. Tuttavia non siamo affatto vicini alla pace, perché la guerra che si sta combattendo su diversi fronti, non riguarda territori o questioni particolari, ma è il tentativo occidentale di logorare gli avversari che minacciano la sua supremazia, è qualcosa di diretto a indebolire i sistemi critici, le infrastrutture, le reti di comando, le capacità tecnologiche, le risorse spaziali, la sicurezza biologica e il dominio dell’informazione. Andrey Bezrukov, professore all’Università di Mosca ed ex ufficiale dei servizi segreti russi (Svr) dice: ” La strategia dell’Occidente in questa guerra è molto semplice: evitare una collisione nucleare con noi, dalla quale uscirebbero sconfitti. Perciò, stanno facendo bollire la rana a fuoco lento”.
Per questo in Russia si va affermando – si pensi solo alle analoghe prese di posizione di Sergei Karaganov – una visione della guerra come un conflitto di lunga durata che potrebbe arrivare anche a 20 o 30 anni con la necessità di un cambiamento delle politiche economiche in maniera da poter reggere sia le esigenze della difesa che dello sviluppo economico: occorrerà interrare o proteggere fortemente le infrastrutture, i data center, i depositi di petrolio, i nodi di comunicazione. Insomma “la Russia non può aspettarsi un rapido ritorno alle condizioni di pace e deve quindi riorganizzare di conseguenza la società, l’economia e la strategia”. Del resto l’Iran sta combattendo da oltre 40 anni contro i tentativi egemonici degli Usa e si è dovuto adattare a questa continua aggressione fino a che ha mostrato a tutti il crollo della potenza americana.
Molti hanno l’idea della guerra come qualcosa che si risolve in un breve giro di anni, ma in realtà gli scontri più importanti durano assai più a lungo: quindi dobbiamo prepararci ad essere implicati in una militarizzazione della società o a cacciare chi ci sta mettendo in questa situazione di vuoto radicale nella quale ci aggiriamo quasi increduli, mentre va in scena la sceneggiata del G7 con i suoi baci e le strette di mano, le prese per il sedere, come ad esempio, la canzonetta fatta suonare all’arrivo della Meloni, a Évian-les-Bains. Altro che Felicità: saremo infelici fino a che tutti questi attori di un declino inarrestabile non avranno le mani alzate.


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