Sì, gli Usa e Israele non sono in grado di respingere le ondate di missili iraniani che proprio nei giorni scorsi hanno devastato numerose basi americane, provocando distruzioni di strutture, di numerosi caccia F35, di munizioni e – a quanto pare- di morale e di tracotanza. Così adesso Washington sta cercando di offrire all’Iran vere e proprie tangenti per evitare le conseguenze degli attacchi che Netanyahu ordina al solo scopo di sabotare la pace. Dopo il bombardamento di ieri su Beirut, Trump ha fatto un salto quantico verso il congelamento del conflitto offrendo non soltanto la revoca del blocco navale statunitense che ha un valore molto relativo, vista la sua scarsa efficacia, ma anche la “liberazione” immediata della metà dei fondi iraniani congelati in Usa:12 miliardi su un un totale di 24, per evitare che l’ultimo crimine di guerra di Bibi, provochi una nuova rappresaglia di Teheran che come è noto ha inserito la cessazione delle ostilità in Libano come condizione sine qua non per la cessazione del conflitto.
Questi soldi dovrebbero essere sbloccati prima ancora dell’inizio dei negoziati, seguendo il memorandum di intesa che si va faticosamente mettendo assieme in questi giorni grazie alla mediazione del Pakistan e del Qatar e che dovrebbe essere firmato venerdì prossimo, se tutto dovesse miracolosamente procedere bene. Ecco comunque il testo diffuso dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran: “Secondo gli accordi raggiunti, la guerra e le operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano, cesseranno immediatamente e definitivamente a partire da stasera, e il blocco navale contro l’Iran sarà immediatamente e completamente revocato. La firma di questo Memorandum d’intesa avverrà ufficialmente venerdì 19 giugno. I negoziati per l’accordo finale saranno rinviati fino a quando l’altra parte non avrà adempiuto ai propri obblighi in conformità con il Memorandum d’intesa. La Repubblica Islamica dell’Iran apprezza molto gli sforzi della Repubblica Islamica del Pakistan e del governo del Qatar.
Non so quante probabilità ci siano che tutto questo davvero accada, perché ovviamente Tel Aviv farà di tutto e di più per evitarlo, non soltanto aumentando il livello di provocazioni, ma anche scatenando le lobby sioniste all’interno degli Usa. Tanto che funzionari dell’amministrazione stanno già dando una versione diversa di questa bozza di accordo. Anche se alla fine di questa settimana venisse firmato un memorandum di intesa ci vorrebbe parecchio tempo per definire i particolari, un mese o più probabilmente due,un periodo molto lungo durante il quale Netanyahu potrebbe inventarsi un milione di cose, di azioni terroristiche, di bombardamenti e di operazioni sotto falsa bandiera per mandare all’aria tutto. E potrebbe anche minacciare il partito repubblicano in merito alle elezioni di medio termine, finanziando i candidati democratici.
Tuttavia una cosa appare chiara: the Donald alla fine sta cercando, nel suo modo grossolano di agire, di separare i destini degli Usa da quelli di Israele, avendo finalmente capito che in gioco è a presenza sessa degli Usa in Medio Oriente e che dal punto di vista militare c’è davvero poco da fare per piegare l’Iran, salvo un armageddon nucleare. A questo punto non è più possibile seguire i sionisti di Netanyahu nella loro follia, senza provocare un grave danno di immagine, ma anche di potere all’America. La sconfitta sarebbe a questo punto totale e, last but not least, verrebbe messa in discussione anche la statura storica che Trump attribuisce a se stesso. Ecco perché ora sta cercando di comprare e di rabbonire Teheran, anche a costo di fare la figura di chi cercava la pace attraverso la forza e invece si trova a pagarla.


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