images (4)Latte, miele, zucchero e cannella. Avvicinandosi la data del voto, con i padroni finanziari che incalzano perché nulla cambi, il mondo politico (ma si fa giusto per dire) è diventato un grottesco paradiso di promesse e di inganni. A parte gli 80 euro serviti senza dire che non appena passato l’appuntamento elettorale, verrà presentato il conto dal solerte cameriere di Bruxelles, è tutto un proliferare di incredibili prospettive. Purtroppo la balla della ripresa è andata a male prima della scadenza ufficiale: la scritta da consumarsi preferibilmente entro il 25 maggio è stata un azzardo e ci si è dovuti arrangiare.

Perciò abbiamo un patetico Berlusconi, amorevole con Renzi ma non con i “comunisti” che lo incalzano, il quale promette mille euro al mese di pensione alle casalinghe e naturalmente l’abolizione delle tasse sulla casa, il povero Salvini che pescando nel repertorio leghista vuole salvare il Paese tassando le prostitute e si fanno vivi persino i governativi di scelta civica tramite la ministra dell’ istruzione Stefania Giannini, che promette di abolire il test d’ingresso a medicina, posponendolo alla fine del primo o del secondo anno, come in Francia.

Naturalmente in Francia non è così: si tratta di superare durante il primo e il secondo anno, una serie di esami semestrali sulle materie di base del resto comuni a medicina, farmacia, biologia, , odontoiatria, ostetricia e questo perché i primi due anni danno un diploma che ha valore sul mercato del lavoro. Dunque nessun test, ma solo normali esami, come è logico che sia all’università, perché semplicemente posponendo un test d’ingresso l’unico risultato è quello di far pagare per uno o due anni le tasse universitarie inutilmente e far perdere tempo alle persone.

Ma cosa volete che sia: tanto i media maistream mica vanno a controllare quello che dice un ministro e tanto meno andranno a chiedere conto della promessa una volta superato il giorno delle urne. Del resto anche il residuo pudore che si potrebbe sorprendentemente annidare in questi personaggi,  viene meno di fronte ai pressanti appelli che vengono da Berlino su fare qualunque cosa pur di evitare un successo delle forze critiche, come appare chiarissimo anche dagli appelli e dalle indicazioni di voto che vengono dal Quirinale, ormai garante non della Repubblica, ma del suo massacro. E non tanto perché un successo degli euroscettici o eurocritici potrebbe cambiare qualcosa nel Parlamento senza poteri di Strasburgo dove comunque ci sarà una grosse koaliton tra destre e socialdemocratici, comprese anche sinistre radicali alla Sel, quanto per il fatto che ciò finirebbe per destabilizzare quella rete di governi di fiducia della troika che è stata costruita in Europa. E si sa che poi sono i governi ad avere una vera voce dentro la Ue e a tenere i Paesi in crisi nel recinto del massacro di diritti.

Quindi ne sentiremo ancora delle belle, di balle e bolle blu, dai bulli attorno all’osso. E se non dovesse bastare, se vi fossero  fibrillazioni politiche dopo il voto, c’è sempre la frusta dello spread che ad ogni buon conto viene già agitata come avvertimento. E’ appunto questo il sistema della riduzione graduale di democrazia.