Annunci

Archivi tag: elezioni

Se questo è amore

vldOrmai sono passati una ventina di giorni dalle europee e tuttavia non è ancora caduto il frondoso albero delle tre bugie con cui il maistream continentale ha comunicato all’inclito e al colto che l’amore per l’Europa era rifiorito, con la conseguenza di riattizzare prudenze e illusioni ideosuggestive,  da metodo Coué , che parevano avere ormai fondamenta terremotate. La prima di queste bugie recita che  i cittadini europei avrebbero finalmente testimoniato il loro attaccamento all’integrazione europea precipitandosi nei seggi elettorali. Ma andando nello specifico si vede chiaramente che l’aumento di affluenza del 7 per cento rispetto alla precedente tornata è dovuto all’esatto contrario dell’amore per l’Ue: sia perché le assieme alle europee sono state organizzate, elezioni nazionali, regionali, comunali e referendum che hanno spostano l’interesse sulle questioni locali e nazionali, sia perché paradossalmente in diversi Paesi, l’aumento dell’affluenza alle urne ha alimentato le forze eurocritiche come è dimostrato dalle analisi dei flussi elettorali. E questo nonostante una campagna massiccia di invito al voto  di sindacati bianchi come in Francia, di parecchie organizzazioni confindustriali, di molte multinazionali che  hanno fatto pressione in questo senso sui loro dipendenti e persino degli arcivescovi francesi, tedeschi, olandesi e belgi  che hanno esortato i loro gregge ad andare alle urne, producendo in  tal senso un comune testo solenne. Un insieme che a mio giudizio valeva bene un’astensione.

La seconda “notizia falsa” mira ad accreditare l’immagine di una “onda verde” che avrebbe investito l’Unione europea. In realtà solo in Germania e in Francia si è avuto questo effetto in maniera significativa, mentre i partiti di ispirazione verde sono rimasti stagnanti o hanno addirittura regredito nella gran parte dei 28 Paesi dell’Unione, compresa la Svezia sede iconica della neo musa del clima. Probabilmente  l’operazione Greta ha aumentato in piccola misura le percentuali di voto portando alle urne persone che forse si sarebbero astenute: ma si tratta nella stragrande maggioranza, più del 90% di persone, che appartengono alla borghesia urbana e che in Francia hanno votato per Macron (come emerge da un sondaggio) , mentre in Germania si tratta di libere uscite da Spd e Cdu. Insomma si è trattato in gran parte  di un travaso di voti da contenitori ipereuropeisti a un contesto comunque più sfumato.

La terza bugia ripetuta dalla sera del 26 maggio è che i partiti “populisti” o di “estrema destra” sono stati “contenuti”. A parte il fatto che mettere insieme forze del tutto eterogenee fra loro è quanto meno intellettualmente disonesto, l’affermazione sembra essere frutto più di un pensiero magico, di un desiderio più che della realtà che invece presenta subito un conto piuttosto salato: quattro infatti appaiono i vincitori della tornata elettorale, ovvero il  Brexit Party Nigel Farage, che ha fatto una spettacolare rimonta;  Salvini  che ha raccolto  più di un terzo dei consensi dei votanti, in Italia; i lepenisti in Francia che hanno mancato di pochissimo il primo posto e il primo ministro ungherese Viktor Orban, che ha conquistato il 52% dei suoi cittadini dieci anni dopo il proprio  l’insediamento. Tutti interpretano in vario modo posizioni fortemente critiche nei confronti dell’ Europa che è poi la sostanza dei loro programmi politici al di là delle definizioni più o meno appropriate o delle diverse e spesso incerte posizioni sull’asse politico. Basti pensare che in Francia i popolari europei l’anno spuntata solo grazie all’apporto di Divers Droites, una formazione che raccoglie personaggi di destra fuori dai partiti di riferimento, in qualche caso per eccesso di estremismo. Ma insomma siamo di fronte ad un’equazione mediatica per cui l’europeismo assolve tutti i mali politici e rende accettabile qualunque posizione, persino il nazismo ucraino.

Nonostante l’assoluta e solare evidenza di questi fatti, la leggenda metropolitana che dice il contrario e narra di questa ritrovata fiducia, non ha trovato che contrapposizioni marginali e occasionali a dimostrazione che si può far credere ciò che si vuole se gli interessi concreti riescono ad alimentare sufficienti illusioni e paure nelle loro vittime. Ma illusione e paura non appartengono all’amore, ma solo a questioni di potere.

 

Annunci

La sinistra lemming

img_019_bigOggi tenterò un’operazione difficile, ossia assemblare due temi diversissimi tra loro, ma in fondo sotterraneamente collegati, ovvero quello politico del graduale suicidio delle sinistre in Europa perché continuano a scambiare il globalismo ultracapitalista con l’internazionalismo e  quello dell’egemonia culturale americana che costituisce il nerbo della comunicazione neoliberista. Sul primo tema non c’è che da scegliere perché dovunque si guardi ve ne sono degli esempi di vivida opacità accompagnati da disastrosi risultati elettorali che tuttavia non riescono a scuotere queste elites residuali dal loro sogno dogmatico: Podemos va a fondo, Melenchon paga con una sanguinosa emorragia il sacrificio della sua originale posizione sugli altari dell’unità della sinistra, la Linke eurista nonostante Lafontaine, si posa sul fondo del barile e non parliamo nemmeno dello Stivale dove La Sinistra, unitasi al carrozzone europeista,  ha raccolto un sontuoso bottino dell’ 1,75% inducendo per tutta risposta il coordinatore Nicola Fratoianni. naturalmente non dimissionario, a dire che il futuro sta nell’alleanza col Pd contro l’ “onda nera”. Bisognerebbe segnalare la cosa a qualche disegnatore di manga, che almeno potrebbe trarne qualcosa che abbia un senso.

Si tratta di cose ampiamente prevedibili, previste e non attribuibili soltanto alla scarsa organizzazione, al divisionismo a tutti i costi e all’unionismo dell’ultimo minuto, ma sono soprattutto il segnale di una tale confusione e ambiguità  ideologica che prima delle elezioni Il Manifesto ha ritenuto di dover pubblicare un’articolessa di Roberta De Monticelli, nella quale si  accusa la sinistra di cecità “all’orizzonte cosmopolitico della società giusta” e si rivendica la tradizione cristiana nella costruzione europea.  Ora la stringata cronaca  di questi suicidi di massa è stato tema di un intervento a botta calda di Carlo Formenti il quale ha parlato di questa pulsione di morte della sinistra paragonandola all’impulso suicida dei lemmings: “Come saprete, i lemming sono dei simpatici roditori che vivono nelle zone artiche e che, periodicamente, si suicidano in massa gettandosi in mare per motivi non del tutto chiari. Secondo alcuni l’evento sarebbe associato a una pulsione istintuale che scatta quando la loro popolazione cresce troppo rapidamente in rapporto alle risorse alimentari disponibili. Per le sinistre vale il principio opposto: quanto più diventano residuali e diminuiscono numericamente sia in termini di militanti che di voti, tanto più si comportano in modo da diminuire ancora più rapidamente”. 

Se ne potrebbe sottoscrivere ogni parola, se non fosse che i lemming non si suicidano affatto: questa idea si è diffusa dopo l’uscita di noto documentario della Disney del 1958 dove si vedevano decine di questi piccoli roditori diffusi nella tundra del Nord Europa, gettarsi in mare. Tuttavia nessuno studio e tanto meno le testimonianze  delle popolazioni locali confermò quanto si vedeva nel video e anni dopo la Disney ammise che la famosa sequenza era stata inscenata ad arte in un set: in periodi di sovrappopolazione semplicemente questi animaletti muoiono di fame o nel tentativo di trovare cibo. Capita spesso in America dove un piccolo passo di lemming viene scambiato per grande passo per l’umanità, magari in un attrezzato studio cinematografico, e tuttavia la forza di trascinamento della macchina della comunicazione e del consenso dell’impero ci fa ancora ritenere che i lemming si suicidino. Anzi per la verità quel falso documentario ha fatto si che i lemmini, cosi si chiamavano in italiano, siano diventati lemming.

E naturalmente non si tratta solo di documentaristica: la forza dei memi distribuiti a piene mani per decenni dal complesso mediatico neo liberista si fa sentire ad ampio spettro, politica compresa dove essi si insinuano furtivamente per poi fiorire al momento giusto come post ideologismi o costringono coloro che ne avvertono la presenza a nascondersi nelle fortificazioni di ortodossie senza scampo.


Il declino Pd nascosto sotto il tappeto della confusione

Confusione-nella-giungla-politica-religiosa-e-di-costume_imagefullwideIeri ho scritto delle stelle cadenti, dei cinque stelle che hanno perso la metà dei voti per mancata evoluzione della loro struttura, rimasta quella degli inizi, oggi però mi tocca parlare dei ridicoli peana e dei falò di carta stampata riguardo alla resurrezione del Pd che pare proprio uno di quei miracoli fasulli. di cui abbondano le cronache radiomariesche.  L’abitudine a considerare i risultati elettorali esclusivamente  in percentuale rappresentando cioè solo la relazione tra le forze, ma non la loro consistenza in assoluto ha un senso riguardo alla governabilità, ma dal punto squisitamente politico può creare miraggi e false immagini, specie quando una vasta area di cittadini si astiene, rimanendo per così dire nell’ombra. Ora andando a vedere i numeri assoluti vediamo che alle politiche dell’anno scorso il Pd ha preso 6.161.896 voti cui si devono aggiungere quelli della lista + Europa, ovvero 841.468 mentre in queste europee ne ha conquistati 6 089 853 e + Europa 833 443: dunque assistiamo a un calo di oltre 120 mila voti  benché l’anno scorso ci sia stata un’affluenza alle urne decisamente superiore, del 72% contro il 56% di domenica scorsa. Dunque altro che resurrezioni, per rimanere  al modesto livello del 2018, tenendo conto dell’astensione, il Pd avrebbe dovuto raccogliere 7.185.000  voti.

Qualcuno ovviamente dirà che il confronto non tiene conto che si tratta di appuntamenti elettorali diversi e che bisogna andare a vedere le precedenti europee del 2014: bene in quell’anno il Pd prese 11.203.231 suffragi, quasi il doppio rispetto ad oggi e a fronte di un’affluenza praticamente identica, superiore solo di un punto percentuale. Dunque andiamo al ritmo di circa un milione di consensi persi ogni anno, un ritmo che anche queste europee confermano. Alla fine dei conti in termini assoluti vediamo che i Cinque stelle sono stati affondati principalmente dall’astensione, ma anche che le tre forze principali, Lega, Pd e M5s hanno il consenso rispettivamente del 19, 12 e 9,5  per cento del corpo elettorale complessivo, cioè di meno della metà degli italiani maggiorenni. Questo può suonare banale, ma significa che esiste un gigantesco serbatoio di voti non espressi che sono come una mina vagante o se vogliamo la parte subliminale del corpo sociale dove si addensano i cambiamenti e dove un motore politico che va ben oltre l’autoreferenzialità della politica politicante: se ne è avuta una prova col referendum costituzionale nel quale hanno largamente vinto i sì quando stando allo schieramento parlamentare iniziale avrebbero dovuto raccogliere appena il 30 per cento. Ma questo è evidente anche nella rapida ascesa e crollo di Renzi che va dall’apice raggiunto nei primi mesi del 2015 al crollo del dicembre dell’anno successivo.

Adesso è toccato ai Cinque stelle, ma è meglio non dare nulla per scontato: anche la tenuta di Salvini che oggi sembra furoreggiare potrebbe ben presto essere erosa dalle forze sotterranee che chiedono un cambiamento e non riescono a trovarlo. Anzi il capo della Lega si trova in un punto estremamente scomodo perché da una parte le europee hanno confermato la maggioranza di governo, passando però il testimone da Di Maio a Salvini che da oggi dovrà volente o nolente assumersene quanto meno la responsabilità morale, anche se non volesse quella effettiva. In queste condizioni bruciarsi in un arco di tempo molto breve è facile tanto più che Salvini è un personaggio in gran parte costruito e sostanzialmente privo di idee, ma portatore sintomatico di ideuzze il che, naturalmente,  lo avvantaggia mediaticamente rendendogli facili i proclami. Questa impalcatura ha le fondamenta fragili ed è intrinsecamente contraddittoria o evanescente: basti pensare solo alla scena del rosario e del crocifisso venuta dopo mesi di polemiche anti papa e in sintonia con le peggio parti catto- fascio- golpiste. Ma soprattutto il rischio è che quel 50 per cento che non si esprime sgami alla fine il giochino di confondere sovranità con xenofobia per lasciar perdere la prima e ritrovarsi solo con le vuote parole d’ordine dell’altra che al Paese non servono proprio a niente.


Le stelle cadenti

download (1)I numeri, per fortuna degli elettori, non lasciano scampo alla dirigenza del Movimento 5 stelle: rispetto alle politiche di un anno fa solo il 38 per cento ha riconfermato il proprio voto, un altro 38 per cento non è andato alle urne, il 14% è passato alla Lega, il 4%  al Pd e il 6 per cento si è ripartito fra le altre proposte politiche in campo. Come si può facilmente arguire visto anche  il tipo di competizione elettorale, i tentennamenti continui del governo Conte,  i grossolani errori di comunicazione, lo sfilacciamento delle promesse, la pressione enorme del mainstream, hanno fatto molto meno danni della conversione a un vago quanto inconsistente altro europeismo, sostenuto anche con epurazioni  e isolamenti. Di fatto questo ha significato non solo la resa totale a Bruxelles, ma anche il conseguente abbandono di programmi e promesse possibili solo con una certa elasticità di bilancio. Che poteva essere chiesta visto che altri Paesi come la Francia ne godono e che la Ue non è precisamente un fortino inattaccabile.

 

Perché i Cinque stelle non lo abbiano fatto, subendo per giunta l’offensiva parolaia di Salvini, anti europeista a chiacchiere in quanto e praticamente solo sul tema dell’immigrazione come si addice a un neocon, rimane ai miei occhi un mistero doloroso perché era evidente anche a un bambino che le oligarchie continentali non avrebbero mai e poi mai concesso un qualche passaporto di credibilità al movimento anche di fronte alle bandiere bianche e a un intero banchetto di rospi inghiottiti , che sarebbero andate avanti come schiacciasassi perché hanno bisogno di marionette, non di infidi prigionieri. Ora possiamo anche ritenere che il ceto dirigente sia stato impari al suo compito, che certi impiegati di concetto messi a a giocare al premier, non siano precisamente ciò di cui ha bisogno il Paese, ma la cosa era talmente evidente che viene da chiedersi se davvero chi conta dentro questa forza politica abbia qualcosa a che fare con l’elettorato o se non sia stato già portato sull’altro fronte. E’ un dubbio che viene anche sapendo che in fondo i fili sono tirati dalla Casaleggio associati che di fatto gestisce la rete, che Grillo è di fatto scomparso, che non esiste più quella sorta di comunità politica che si era creata agli inizi. Come ho avuto modo di dire più volte tra l’ira dei fan a tutti i costi, l’espansione stessa del movimento doveva essere accompagnata da una ristrutturazione interna a cominciare da una passaggio della discussione e della selezione dai bit dei meetup e dei blog alle assemblee territoriali, dove ci si guarda negli occhi e le idee, le proposte, le parole d’ordine si confrontano in corpore vili e non in provetta.

Nei giorni scorsi avevo scritto che in caso di superamento del 30 per cento e di crollo dei Cinque Stelle  la Lega avrebbe voluto incassare tutto il premio favorendo elezioni anticipate in autunno in maniera da saldare in veste di padrona il fronte europeista con le destre. Per ora Salvini smentisce (ma questo lo farebbe in ogni caso) e addirittura dice di non pensare nemmeno a un rimpasto di governo. Però ci si dovrebbe chiedere se sia una buona cosa per il movimento che nulla cambi e che si tirino sospiri di sollievo per la magnanimità di Salvini : l’occasione potrebbe essere invece ghiotta per sostituire ministri rivelatisi inefficaci e inattendibili, con altri migliori, per sostituire tecnici come Tria con personaggi meno palesemente legati a Bruxelles e a portare la Lega a condividere le responsabilità finanziarie. Naturalmente questo non conviene affatto al capo della Lega  che dimostra proprio nel non chiedere un rimpasto di governo di puntare ad elezioni anticipate.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: