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Macron chi molla

arton1680-resp2000.jpgVoglio dare un seguito al post di ieri perché l’aver denunciato le incongruenze nella versione ufficiale sull’attentato di Strasburgo, giunto come il cacio sui macaronì di Macron, mancava di una parte importante, ossia la descrizione dello stato comatoso del potere in Francia e della totale mancanza di verità e di onestà delle cronache diffuse dai media francesi e di conseguenza da quelli europei che ormai fanno propaganda padronale per mestiere e giornalismo per hobby, ma solo raramente e quando capita perché il lavoro vero impegna molto tempo.  La confusione è al massimo grado tra i valet de chambre dell’oligarchia perché non si rendono conto di come sia potuta divampare una protesta così generale quando si è governati da gente moderata, intelligente, né di destra, né di sinistra, insomma quando si vive nel migliore dei mondi possibili e al quale comunque non esiste alternativa.

Soprattutto perché adesso questi gilet gialli non se ne vanno a casa a godere della società dello spettacolo e del consumo, dopo aver ottenuto la cancellazione degli aumenti sui carburanti? L’unica soluzione al dilemma è che si tratti di una mattana mostruosa e ingiustificata il che spinge i menestrelli di regime a enfatizzare i pochi episodi di violenza più che altro difensiva da parte dei dimostranti e a cancellare invece i tantissimi e gravi episodi che si sono avuti dalla parte opposta. Tenendo conto che la polizia francese è l’unica ad utilizzare “granate dissuasive” che contengono 25 grammi di tritolo, quindi quasi armi da guerra. Solo l’uccisione di una signora ottantenne, colpita da un lacrimogeno ha avuto qualche eco perché proprio era difficile tenerla nascosta, ma in modo indegno mai nominando la polizia come se i candelotti scendessero dal cielo e raccontando che l’anziana è stata “toccata” da un lacrimogeno.  Tutto il resto della documentazione video fotografica gira esclusivamente in rete e una piccola parte la potete trovare qui. Insomma è come se le notizie si fossero completamente divise in due realtà parallele ma antitetiche. Immagini terribili come quella della vecchina china sul suo bastone e intenta ad asciugarsi il sangue che le cola dalla testa, che viene spruzzata in volto, a distanza ravvicinata, con lo spray al pepe da un gruppo di poliziotti, al pensionato preso a manganellate da quattro agenti di polizia in tenuta antisommossa, passando per i liceali rastrellati nel cortile di una scuola da un gruppo di poliziotti ben più numerosi di loro che gli scatenano contro i loro cani e li inondano di liquido urticante, per non parlare di quelli messi al muro e fatti inginocchiare.

Benché le richieste ad ampio raggio dei gilet gialli siano in qualche modo riportati dalla stampa e dalle televisioni, si continua a fare finta che la rivolta riguardi i prezzi dei carburanti e non nel fatto che mentre i ricchi vengono continuamente detassati, milioni di persone con stipendi e salari immiseriti si vedono sprofondare nella povertà, altri milioni vivono nella precarietà più assoluta mentre la scuola viene trasformata nel centro addestramento dei padroni. E ogni giorno che passa viene richiesto di fare più sforzi, più sacrifici, mentre Macron cancella le tasse sulle grandi fortune. E’ quasi naturale che le elites di comando  comincino ad impaurirsi vedendo che il lavaggio del cervello perpetrato per vent’anni, il vacuo stile di vita imposto al gregge, ha i suoi limiti e non capiscono come porre rimedio. Ma il declino di un ordine di potere si riconosce dalla stupefazione dei suoi preti: lo spettacolo non è solo sulle piazze, ma sulle facce degli speaker televisivi che esprimono la totale incomprensione di ciò che sta accadendo come se non avessero più alcuna capacità di comprensione e di analisi. Così fanno ricorso all’unica cosa che hanno sottomano, al sacchettino di retorica antiviolenza che viene buona in ogni occasione, anzi specialmente nelle cattive occasioni e per gli  usi più strumentali.

Chiaramente la galassia di potere è disposta a tutto pur di non farsi detronizzare e mettere in discussione il credo imposto in questi anni e tanto più vi è disposta quando si accorge che le forze di repressione sono ampiamente insufficienti a sedare la protesta, come ha dovuto ammettere il ministro dell’interno. Così hanno un disperato bisogno di spostare l’attenzione anche perché qualsiasi concessione, perfino l’elemosina già concessa, mette in crisi i deliranti criteri di bilancio della Ue, tutti costruiti proprio per ottenere il massacro sociale su scala continentale. Non ci si può dunque stupire di nulla nemmeno che il cinico bamboccio bancario dell’Eliseo faccia appello all’esercito e/o chieda ai servizi di fare qualcosa per toglierli le castagne dal fuoco.

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Attenti all’attentato

xCattura-6-755x491.jpg.pagespeed.ic.1bqFJqCWO_Tutti i salmi finiscono in gloria e tutte le difficoltà del potere finiscono in attentati. Così dopo il  cedimento di Macron alla rivolta dei francesi e il suo vano tentativo di riconquistare le loro simpatie, ecco che l’ennesimo “radicalizzato” sotto sorveglianza, ma non abbastanza, uno appartenente a quel jiadismo alleato e sovvenzionato dai neocolonialisti occidentali in medio oriente, si arma di pistolae cerca la strage nel mercatino natalizio di  Strasburgo peraltro blindato dalla polizia. Comunque sia andata dev’essere un tizio politicamente evoluto perché ha maneggiato tutta la simbologia giusta: ha colpito la festa cristiana e del consumo, non ha agito nella capitale, ma in una città franco – tedesca (un po’ come Bolzano per intenderci) e per giunta sede del  Parlamento europeo. Per il governo e il presidente si tratta di un agognato diversivo che fornisce il destro per dichiarare la Francia in stato di emergenza e di blindarla per scopi interni più che esterni, ma anche un monito universale visto la che la jacquerie dei gilet gialli va in rotta di collisione con l’austerità imposta dalla Ue. Non è un mistero che le parole di Macron e il suo stucchevole e finto mea culpa televisivo, non hanno avuto l’effetto di disarmare la protesta che al contrario è ancora più incazzata di prima perché se è vero che ha ottenuto una vittoria, non vuole accontentarsi dell’elemosina del potere, di qualche regalia che sostanzialmente elude i problemi per cui si combatte. D’altra parte nulla di più può essere concesso senza mettere in crisi gli affari dell’elite e le regole Ue. Dunque…

Dunque l’attentatore subito identificato, non si sa bene come, visto che gli era impossibile lasciare la carta di identità su una bancarella, è una di quelle migliaia di schegge impazzite, di disperati o emarginati o reduci o mezzani in contatto coi servizi che covano una rabbia senza fine contro le stragi in medio oriente o sono corrosi dalla delirante prospettiva di impedire un abbandono degli occidentali dopo tanti anni di guerre terroristo – mercenarie: insomma esiste un immenso serbatoio da utilizzare e a cui fornire stimoli e indicazioni quando se ne presenta la necessità e l’occasione. Nel caso specifico si tratta di Cherif C, fuggito in un taxi che lo ha lasciato scendere nei pressi del commissariato di polizia del quartiere di Neudorf, scelta sorprendente viste le circostanze. Caso strano l’uomo ha agito dopo poche ore che la polizia era andata alla sua abitazione per arrestarlo in relazione a un’indagine su tentato omicidio e rapina, ma, non trovando l’uomo, ha perquisito l’appartamento trovandovi delle granate che sarebbero state armi assai più efficaci per una strage. Insomma una dinamica da una parte perfetta da non crederci, dall’altra così stravagante da essere incredibile.

Adesso non si attende altro che la rivendicazione di cui si avrà notizia dal sito dell’ultra sionista americana Rita Katz, monopolista dell’informazione per quella parte di mondo che ha già riferito di celebrazioni della sparatoria di alcuni membri dell’Isis e l’uccisione del terrorista fuggiasco nonché ferito per completare un copione che varia pochissimo da caso a caso. Un copione nel quale i protagonisti non hanno voce, sono soltanto ombre sinistre che sparano e muoiono, quasi ridotti al ruolo di videogiochi che non c’è bisogno di comprendere, che sono così come i programmatori hanno deciso. Ora se Gilles Deleuze diceva che “la violenza è ciò che non parla “, _Asimov era del parere che si tratta dell’ultimo rifugio degli incapaci, due frasi di quelle che si reperiscono sugli aforismari, e che tuttavia descrivono bene l’orribile insieme da qualunque punto di vista lo si voglia vedere e di quali incapaci si tratti.

Di certo Macron e l’accolita che lo sostiene, non potevano sperare in un diversivo migliore nella situazione che vive la Francia: si vede che la Provvidenza lavora per loro e anche Babbo Natale, portando questi bei regali sotto un albero piuttosto spelacchiato. Basta crederci.


Il nulla che parla nel vuoto

parlamentoeuropeoL’informazione nelle ultime 24 ore è stata impegnata a spiegare in qualche modo il deserto nel quale Renzi ha parlato a Strasburgo magnificando il nulla assoluto del semestre italiano. Ma di certo è difficile trovare un qualunque motivo per cui una persona sana di mente dovrebbe perdere tempo ad ascoltare un cazzo buffo della provincia italiana che tenta di nascondere il suo completo asservimento ai voleri della finanza per tramite della governance europea e dunque l’irrilevanza assoluta a cui ha portato il Paese. Una commedia dell’arte di infima qualità che ha trovato il suo apogeo nel biasimo della buona stampa di regime nei confronti di parlamentari italiani che hanno attaccato coram europa il premier, come se a Strasburgo non ci fosse un parlamento deputato proprio a questo, ma il salotto della sora Lella. Come se l’essere italiani, lavare i panni sporchi a casa contasse più – agli occhi degli europeisti di facciata – che essere europei.

Del resto dopo Parigi il tentativo delle caste finanziar – politiche continentali di sfruttare l’attentato a Charlie Hebdo come un appiglio per minacciare quelli che dalla Grecia alla Spagna si apprestano “a votare male” e come uno strumento per ridurre le libertà individuali, è conclamato. Come dimostra anche l’apertura di un inchiesta, sollecitata dal ministero dell’interno francese, contro il controverso comico Dieudonné, perché si era permesso di fare un po’ d’ironia su facebook riguardo alla passeggiata solitaria dei leader. La voglia di reprimere ogni dissenso dopo la marcia dei quaranta ipocriti di Parigi, è così forte che si taglia col coltello. Alla faccia della libertà di satira.

Sarebbe davvero contro natura, in questo scenario di menzogna, doversi subire anche le pennellate infantili e spudorate con cui Renzi partecipa all’opera collettiva: raccontare frottole a quelli che le inventano è di una noia infinita, anche se bisogna farlo per ritualità istituzionale. Una ritualità che diventa tanto più importante quando finisce per diventare lo scenario di cartapesta di una democrazia che è ormai in agonia e a cui si vorrebbe dare il colpo di grazia sfruttando la cosiddetta guerra di civiltà che in realtà è solo un venir meno della nostra civiltà. Sta di fatto che quando la comunicazione sostituisce la politica e diventa auto referente ogni discorso più lungo di 140 battute diventa un tedioso collage di slogan e di frasi fatte con un effetto sinergico negativo: invece di sorreggersi gli uni con le altre, mostrano la loro globale inconsistenza rispetto alla realtà. Un’epica pop che perde, estrapolata dal contesto occasionale, ogni seduzione ed emotività.

Certo la governance euro americana dovrebbe compiacersi di essere riuscita a portare al potere un personaggio che meglio di qualunque altro esprime il vuoto politico, ossia la condizione ideale per imporre il nuovo ordine a cittadini disorientati. Oggi arriva in Europa Kerry per imporre un “sum­mit sulla sicu­rezza glo­bale”, organizzato per febbraio a Washington nel quale con la scusa della sicurezza si faranno forti pressioni perché le elite di Bruxelles si sbrighino a dar corso al trattato transatlantico. C’è altro da fare che ascoltare Renzi.

 


La disuguaglianza che piace a Telemaco

TELEMACOOggi la Die Welt, giornale merkeliano per eccellenza, ancor più della paludata Frankfurter Allgemeine, spara in grande spolvero un articolo in cui si afferma che “La disugualianza è il motore dello sviluppo” ( qui per chi sia interessato), tanto per replicare ai timori espressi dall’Ocse circa l’aumento della povertà in tutto il “primo” mondo. Mi sembra un’ottima introduzione alla nuova bugia inaugurata dai media italiani come non mai di regime, circa un dissenso tra il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, visto come emissario dei poteri finanziari e l’Angela cancelliera sul tema della flessibilità.

Non potendo più plausibilmente sostenere che Renzi sia riuscito a strappare qualcosa in Europa, anzi segretamente depressi per l’inconcludente discorso di coniglietto mannaro a Strasburgo, nonostante il tentativo di cavar sangue dalla rapa, ora si inaugura una nuova linea sull’albero genealogico delle bugie e delle illusioni: quello che Renzi sia riuscito a imporre alla Merkel una nuova linea, ma che i cattivoni della Buba ( così è chiamata la Bundesbank) si oppongono. E infatti ora si finge che il guappo di Firenze faccia  polemica direttamente con la banca centrale tedesca e non con la cancelliera. Il tutto non solo per la salvare la figura del baby salvatore della patria, ma anche per alimentare la speranza, oltre ogni ragionevole realismo, che forse si riesce a strappare qualche virgola di respiro alle imposizioni di Bruxelles. Che in ogni caso sarebbe davvero robetta, una briciola per gli affamati, buona solo per gli allocchi , quelli secondo cui il disperante Renzi sarebbe l’ultima speranza, quelli che proprio hanno capito tutto.

Del resto questo presunto accredito internazionale che viene pervicacemente mantenuto, come come fu con Monti, nonostante la figura di palta  fatta a Strasburgo con la mitologia da liceale e i quintali di fuffa italica, serve evidentemente a compensare il patto di ferro con Berlusconi e portare il Paese fuori dai binari democratici pur di salvare l’ex Cavaliere. Ma, temo, soprattutto per confondere le acque sul vero retroterra culturale del liberismo e dell’ austerità nel quale appunto le disuguaglianze vengono viste come un fattore di sviluppo del capitale e dunque vanno conservate, accudite,  sviluppate utilizzando tutti gli strumenti a disposizione: i fiscal compact, come i media, gli stanchi feticci dell’europeismo di maniera, come la miserabile politica da bar di paese. Ed evitando che i disuguali  con il voto possano davvero decidere qualcosa, che le promesse non mantenute possano essere punite nelle urne. Così il condannato e il non eletto decideranno la forma del futuro stato oligarchico che in pratica non permetterà alcuna possibilità di cambiamento politico.

Siamo arrivati al punto di dover fare il tifo per l’energumeno tascabile Brunetta o per l’ex giornalista di corte Minzolini che si oppongono al Senato come assemblea di salvataggio dei corrotti perché in questo modo Berlusconi baratta la sua salvezza personale con la visibilità politica di Forza Italia e dunque con la loro cadrega. Conflitto di interesse. Del resto è anche ovvio che sia così: siamo passati da un tele venditore di tappeti che aveva a cuore solo i propri interessi e le proprie illegali libertà a un venditore di aspirapolvere che fa però gli interessi dei burattinai. Altro che Telemaco,


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