Per un un pugno di tzaziki

grecia602Il governo, anzi i governi che si sono susseguiti come espressione di questo sistema politico ormai marcescente, sono stati del tutto assenti durante il processo di abbandono dell’Italia da parte della Fiat prima facendo finta che era per il rilancio produttivo ora recitando la commedia del non è successo niente. Al contrario i governi del declino sono molto attivi nella svendita di asset italiani e il povero Enrico Nipote è sempre di più nella penisola arabica a cercare di attirare sceicchi promettendo di appoggiare con i soldi della Cassa Depositi e Prestiti volatili e incerti investimenti. Tutto per soddisfare la cecità contabile e ideologica di Bruxelles, ma contemporaneamente e grottescamente rifiutando le joint ventures europee come pericolose per i nostri interessi.

Questo rende efficacemente la confusione che c’è sotto il cielo. I media scoprono che l’Europa è indignata per i 60 miliardi che ogni anno finiscono in corruzione, la metà di quelli di tutta la Ue, mentre sono molti anni che la Corte dei conti lo denuncia, che la cifra compare nelle analisi di Eurostat o Ocse in riferimento a ipotesi della Banca mondiale e che diverse volte organismi europei si sono mostrati preoccupati per la situazione. Ma già domani tutto sarà dimenticato, come al solito, perché è dai quei 60 miliardi (calcolati per difetto e senza contare l’enorme danno collaterale), in gran parte derivanti da mazzette sui lavori pubblici e dal settore sanitario, che trae linfa il sistema di oligarchia concreta il quale, secondo uno studio della Uil, comprende in via diretta oltre un milione e centomila persone. Ed è proprio da questa oligarchia che l’Europa può aspettarsi supina obbedienza.

Tuttavia invece di discutere di queste cose, di prendere seriamente e finalmente in considerazione il problema dei trattati europei e dell’euro, il futuro della democrazia nel continente che pare essere ormai  una questione bagatellare come dimostra anche la vicenda Ucraina nella quale la causa della Ue è grottescamente sostenuta da gruppi nazionalisti e addiritura filonazisti con tanto di cartelli inneggianti a un locale boia della seconda guerra mondiale, ci si perde in chiacchiere. E gli epiteti ingiuriosi che tante valorose persone di sinistra affibbiavano alle ministre del Tycoon indirizzati ora alla nouvelle vague delle nominate dem, diventano eversione. Il Paese si sta grecizzando a vista d’occhio e gli oligarchi senza idee si aggrappano a queste distrazioni, come al bon ton conviviale con i piatti vuoti. Naturalmente quelli dei cittadini.

E anche le donne ci cascano mani e piedi: mentre organizzano manifestazioni contro il governo reazionario spagnolo pompato e voluto da Bruxelles ( e fortemente sostenuto nell’occasione dal parroco Bergoglio)  per il tentativo di eliminare il diritto all’aborto, si favorisce da noi la creazione di un analogo modello contribuendo a demonizzare ogni opposizione facendo leva su questioni totalmente marginali. Senza nemmeno pensare che il porcellum 2 è l’ideale per creare un Parlamento per due terzi antiabortista, qualunque sia il risultato. Francamente chissenefrega del malgusto e della volgarità di qualche grillino, ma ormai siamo arrivati al punto che non è più democratico criticare a torto o a ragione un avanzo di salotto buono come la Bignardi, che oltre a procurare a suo tempo un lavoro matto e disperatissimo agli editor della Mondadori, ha il supremo merito di aver inaugurato il Grande Fratello. Santa Daria, patrona dei gossippari .

Ma quando cazzo suona la campanella che la ricreazione è finita? Che non  c’è più trippa per telegattari, che la paura di affrontare i problemi è proprio quella che finisce per approfondirli e renderli disperati?  O, trascinati a tutta forza nel maelstrom greco, vogliamo vendere la primogenitura politica per un pugno di tzaziki?

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One response to “Per un un pugno di tzaziki

  • Roberto Casiraghi

    Bisognerebbe riconoscere che siamo all’atto finale della tragedia e che la tragedia si sta consumando in un apparente caos. L’esercito di occupazione invisibile, che si serve prevalentemente di pezzi di casta europea per raggiungere i suoi scopi ultimi, ha chiaramente emanato delle direttive di massima ma per il resto lascia ai suoi rappresentanti locali la gestione pratica della crisi. Così Monti ha scelto di mandare la guardia di finanza a impazzare nei ristoranti a caccia di scontrini mancanti e così ha fatto Rajoy in Spagna. In Grecia invece è stata chiusa d’autorità la ERT, l’equivalente della RAI, mentre in Spagna sono state mandate a spasso da un giorno all’indomani diverse redazioni di stazioni televisive regionali. E la Catalonia minaccia di rompere l’unità dello stato spagnolo. In Italia, per ora nulla, si vede che l’esercito invisibile non ha bisogno di “rompere” alcunché qui da noi, probabilmente siamo già fin troppo mansueti.
    In Grecia la Troika ha obbligato a licenziare dipendenti pubblici nella polizia, nel fisco e in altri settori chiave della pubblica amministrazione. A Italia e Spagna è stato finora risparmiato quest’assalto all’arma bianca. Ma l’Italia è al primo posto per l’aumento selvaggio della tassazione sulla casa, elevata a livelli espropriativi, e che nei prossimi 10-20 anni garantirà la perdita del 75% del valore di ogni bene immobile (è un semplice calcolo basato sul fatto che secondo i dati ISTAT nel quarto trimestre del 2013 le case hanno perso il 6% del proprio valore!).
    Negli ultimi 12 mesi c’è stato in Europa un discreto traffico di CD contenenti nomi di politici e somme di conti correnti in paradisi fiscali. Il tutto è sembrato a volte mirato a colpire in certe direzioni specifiche ma a volte ha avuto un andamento anarchico finendo per randellare a destra e a manca, specie in Grecia. A Italia e Spagna è stato finora risparmiato l’equivalente di una lista Lagarde, probabilmente l’esempio greco ha messo in riga i politici italiani rendendone superflua l’introduzione. Un’altra spiegazione è che le denunce di corruzione sono già praticamente quotidiane in entrambi i paesi (specie il nostro) e dunque un’eventuale lista Lagarde poco avrebbe aggiunto a quanto già sappiamo. Inoltre, in entrambi i paesi, i potenti hanno potenti mezzi per difendersi dalle accuse di corruzione: in Spagna i vertici della magistratura sono interamente nominati dai politici ed esiste la pratica dell’indulto annuale. In Italia sappiamo tutti cosa c’è: è un po’ caotico ma funziona.
    Intanto abbiamo visto gli Stati Uniti prima e, ora, l’ONU accanirsi contro il Vaticano in attacchi concentrici che hanno dell’incredibile. Come i paesi europei sembrano in preda ad una perdita irrefrenabile di sovranità, anche nazioni di tradizione millenaria che non c’entrano nulla con l’UE vengono ora messe nell’angolino e trattate a pesci in faccia: oltre al Vaticano c’è anche la Svizzera regolarmente coartata dagli Stati Uniti con procedure degne di essere impugnate davanti a un tribunale penale internazionale. E che dire del piccolo Lussemburgo, pienamente integrato nella élite dei paesi del Nord apparentemente vincitori di questa crisi, che subito dopo l’haircut cipriota, venne minacciato con l’argomentazione che anche le sue banche gestivano una massa monetaria incompatibile con i fondamentali di un paese lillipuziano, esattamente come era successo con Cipro.
    Ma neanche la Germania può dirsi sicura. Dopo le proteste della Merkel per le intercettazioni cui era stata assoggettata, siamo stati stupefatti nel notare che diversi centri di potere economico USA facevano partire delle bordate inusitate contro la Germania “rea” di avere un surplus della bilancia dei pagamenti troppo elevato. Finora la Germania era stata la dominatrice incontrastata della crisi, vederla per una volta nella posizione dello scolaretto impaurito è stato decisamente istruttivo, quasi edificante. Ma le perplessità nascono anche dal vedere l’accanimento del governo tedesco verso i propri superricchi: non vi è giorno che non escano nuove notizie su nomi di industriali celebri coinvolti in conti esteri non dichiarati. Un governo che volesse trarre vantaggio dalla crisi dei propri partner europei non avrebbe alcun interesse a pubblicizzare le debolezze dei propri VIP, che sono, fino a prova contraria, i principali interlocutori del potere politico.Così, per l’Europa, intesa in senso geografico e non solo come Unione Europea, si delinea un comune destino, un comune precipitare nell’abisso del caos e dell’irrilevanza in un movimento dove l’unica luce in fondo al tunnel che l’avrebbe potuta salvare, ossia la sovranità delle sue nazioni, è stata spenta già molti decenni fa. E non si è più riaccesa.

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