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2016: il sipario strappato

torre-babele-anthoniszIl 2016 si chiude nella medesima atmosfera con la quale era iniziato, con una clamorosa bugia della Cnn, costruita a sua volta su una menzogna del clan Clinton Obama, ovvero la presunta intromissione di Putin nella campagna elettorale americana, facendo venire alla luce il verminaio di Hillary: nessuna scuola anglo americana è stata chiusa a Mosca ad onta del fatto che dovrebbero essere chiuse dovunque, a prescindere, come veicolo di infezione imperiale. Né Putin ha espulso americani quale ritorsione per la cacciata di diplomatici russi attuata dal peggior presidente Usa di due secoli, un atto inconsulto e stupido perpetrato al solo scopo di dare credito a una bugia che lui stesso e il suo clan si erano inventati e che persino l’intelligence è restia ad avallare. Anzi il leader russo li ha invitati sulla piazza rossa per festeggiare il capodanno. Ma naturalmente tutta l’informazione  occidentale, quella supponente e che fa finta di controllare le notizie, si è bevuta fino in fondo il calice dell’ultima balla dell’anno: ha trasformato in realtà una pura invenzione.

Tuttavia anche se inizio e fine presentano le medesime stigmate, negli ultimi 365 giorni molto è cambiato rispetto all’anno precedente facendo del 2016 un anno di passaggio nel quale il dominio narrativo del pensiero unico è stato messo seriamente in crisi: la Brexit, la vittoria di Trump, il No alla riforma costituzionale in Italia, i guai della della Merkel in Germania, la crisi senza uscita dell’Ucraina arancione dove gli oligarchi si sono mangiati tutti i finanziamenti occidentali, la nuova crisi argentina da eccesso liberista del neo presidente, la caduta di Aleppo sono tutti sintomi conclamati di una caduta di credibilità delle elites occidentali e dei loro strumenti di persuasione che va di pari passo con lo sfaldamento dell’ordine unipolare a guida americana e servitù europea. Naturalmente siamo solo all’inizio di una crisi e di un  processo che però nel corso del 2016 ha acquistato forza e visibilità, nonostante gli sforzi giganteschi per nascondere le falle nel sipario strappato.

E dire che erano state prese tutte le precauzioni per evitare le reazioni all’impoverimento, alla sottrazione di democrazia, di diritti e di libertà che sono state tentate elaborando un complesso e contraddittorio menù che da una parte dell’atlantico giocava su un aumento di eccezionalità nazionalistica oltreché di paure e contemporaneamente di cosmopolitismo imperiale, dall’altra parte con la repressione della sovranità e dunque della cittadinanza stessa. Il tutto cercando di contenere le potenze emergenti o riemergenti con le guerre periferiche fatte digerire a cittadinanze sempre  più impoverite con lo spauracchio del terrorismo, i cosiddetti trattati commerciali nell’ambito di una strategia fallimentare che ha finito per riavvicinare potenziali duellanti come la Cina e la Russia. Ma l’avanzata neo liberista si è impantanata quando anche i ceti che la sostenevano, le piccole borghesie in primo luogo, si sono accorte via via di essere le vittime e non le eredi del mondo a pensiero unico, il che è avvenuto, per qwanto riguarda il nostro continente a partire dall’affare bancario di Cipro nel 2013.

In tutto questo l’Italia è stata come un vaso di cocccio a causa di alcune circostanze concomitanti: da un lato la lunga stagione del berlusconismo ha praticamente azzerato la politica e ridotto il ceto dirigente a livelli di tale desolante mediocrità, subalternità e ambiguità etica  da accettare senza alcuna analisi critica i tratti capestro dell’Europa e senza nemmeno darsi la pena di interrogarsi sulla funzione dell’euro. Questo ha causato effetti drammatici con l’impoverimento di vasti strati della popolazione, l’aumento esponenziale della corruzione, la deindustrializzazione, tagli selvaggi al welfare che tuttavia non sono riusciti a contenere il debito pubblico che anzi è vigorosamente cresciuto in un regime di tatle assenza di sovranità monetaria. La creazione di caos in Medio  Oriente di cui il Paese è complice e guardone, ha per di più fatto aumentare l’immigrazione, mentre in contemporanea è esplosa l’emigrazione giovanile per mancanza di lavoro remunerativo, di lavoro dignitoso e di lavoro tout court che ormai è quasi esclusivamente appannaggio dei ceti dirigenti. Del resto che ci si poteva aspettare dopo cinque anni di governi di palazzo del tutto appiattiti su altri poteri sostenuti da un Parlamento illegittimo?

E tuttavia gli italiani sono ancora vivi e hanno mandato il loro primo serio messaggio con il No. E man man mano che la situazione continuerà a degradare e sempre più possibile che venga proprio dall’Italia la scintilla che darà fuoco all’Europa., soprattutto se dovessimo subire con l’assenso del ceto politico una guida diretta da parte della troika. Per questi motivi il 2017 sarà un anno zero per questo Paese.Che è poi l’unico motivo per il quale si può davvero brindare.


Pasticciaccio brutto sul Colle, mentre l’Ue getta la maschera

96646_16Non se lo aspettavano: né Renzi, né Mattarella, e tanto meno Napolitano che è il grande vecchio al telecomando pensavano che il no vincesse davvero e soprattutto non in proporzioni tali da richiedere imperativamente le dimissioni del premier prima dell’approvazione della finanziaria. Così si è arrivati al pasticciaccio indecoroso al quale assistiamo e nel quale si somma tutta l’ignavia e la cialtroneria di un ceto politico che è ormai soltanto una formazione di molluschi aggrappati ai palazzi parlamentari: Mattarella, il presidente sagoma a due dimensioni, nemmeno per un attimo ha pensato di indurre Renzi ad approvare la finanziaria prima della consultazione popolare come sarebbe stato ovvio, probabilmente perché non glielo ha suggerito Napolitano che è la sua terza dimensione e anche adesso si rifugia nell’astensione da ogni proposta. Così adesso ci troviamo con il guappo che scalpita come un dannato per andarsene e il duo Mattarella – Napolitano che vogliono costringerlo a rimanere fino all’approvazione della legge di stabilità.

Tutto questo però nasce dalle promesse ingannevoli perpetrate durante tutta la lunghissima campagna elettorale: la legge di stabilità non poteva in nessun caso essere approvata prima  del referendum semplicemente perché altrimenti il guappo avrebbe scoperto il proprio bluff, avrebbe mostrato a tutti che ancora una volta stava prendendo per il naso il Paese e che molti provvedimenti erano semplicemente fumo negli occhi e voto di scambio, compresi i famosi 85 euro ai dipendenti pubblici per i quali non vi è traccia di copertura. Inoltre questo avrebbe costretto l’Europa di Bruxelles a venire allo scoperto sconfessando le “aperture” di pura facciata messe in piedi per aiutare il guappo nella sua campagna contro la Costituzione. Infatti già ieri l’Eurogruppo, ovvero il consesso dei ministri delle finanze della Ue  ha chiesto straordinarie correzioni al bilancio, incaricando la Commissione Europea di dettare al governo italiano i passi necessari per ridurre il debito. Ma non si astiene dal suggerire in proprio la ricetta: privatizzazioni selvagge ed entrate straordinarie (leggi tasse)  per tirare fuori i 15 miliardi che mancano dopo mille giorni di gestione demenziale, cialtrona e condita di innumerevoli menzogne.

E’ fin troppo chiaro che se Renzi dovesse firmare, sia pure come ultimo atto, una legge di stabilità lacrime e sangue, invece di lasciare ai successori il compito di maneggiare la castagna bollente preparata con le sue manine, subirebbe un altro durissimo colpo: anche i media più fedeli, anche i vegliardi domenicali più incalliti nello spaccio del renzismo per nome e contro del trafficante che risiede in Svizzera,  potrebbero nascondere l’evidenza: che per un anno il Paese è vissuto nell’immobilismo e dentro la narrazione completamente fasulla di un imbonitore , funzionale solo al referendum. Ma tutto questo, un premier in evidente confusione emotiva, un presidente terrorizzato dal dover decidere qualcosa, un Pd trasformato in banda di dervisci danzanti al cospetto del proprio declino, ma ormai privo di qualsiasi personaggio in grado di cambiare rotta o ancor meglio di recidere il cordone ombelicale con questo partito degli equivoci per cercare aria pura, si configurano come un’ennesima offesa alla volontà degli elettori: queste dimissioni congelate sanno di beffa, di incoerenza e di presa in giro. Perché è chiaro che assieme ai domiciliari di Renzi a Palazzo Chigi viene artificialmente messo in freezer anche il resto, compreso un Parlamento nato non soltanto da una legge elettorale dichiarata anticostituzionale, ma ormai lontanissimo dal rispecchiare la realtà del Paese.

I nodi stanno venendo al pettine: i parlamentari del Pd e del fritto misto alleato, sono ormai terrorizzati, come del resto le oligarchie europee, dalla sola idea di elezioni e faranno di tutto e di più per evitarle, per assemblare col lego un ennesimo governo tecnico, anche se al loro arco non ci sono che manovre di corridoio e di aula visto che la realtà va altrove, da quella economica intrecciata indissolubilmente ai diktat europei privi di qualsiasi senso a quella sociale che si è rimessa in movimento.  Proprio per questo ieri dicevo che la guerra è appena iniziata, una guerra per ritrovare la democrazia e per non finire come la Grecia.

 


Basta un Si per curare l’epatite: Renzi senza vergogna

Matteo Renzi contestato durante la visita a TrevisoFinalmente le grandi multinazionali del farmaco che del resto con la sanità italiana fanno grandi affari, sono state messe all’angolo da Renzi e dalla sua banda armata di chiacchiere: fino a una settimana  sapevamo che bastava un Si per curare il cancro, poi che la stessa medicina era una magica soluzione per i bambini diabetici e ora a Palazzo Chigi hanno scoperto che la stessa pillola serve anche per curare l’epatite. L’uso inumano e spregevole della malattia e del dramma per la campagna referendaria basterebbe  a definire il livello morale del governo, ma sarebbe insufficiente a descrivere la realtà perché le affermazioni sull’effetto taumaturgico del sì sulla sanità italiana è una tale gigantesca bugia che nemmeno riescono a trattenersi dal dimostrare apertamente, ancor prima delle urne, la vacuità delle loro chiacchiere, come dimostra la cancellazione  dei 50 milioni per fronteggiare l’emergenza sanitaria provocata dai veleni dell’Ilva,

Questi vogliono a tutti i costi privatizzare la sanità, è chiaro come il sole anche se certamente non lo rivelano, ma è impressionante come un sistema informativo ormai al soldo, insegua ciecamente  la menzogna insita in questi spot degradanti di governo: infatti con la riforma del titolo V° si vuole far credere di voler riunificare la sanità riportando allo Stato le disposizioni generali di tutela della salute ed eliminando così le disparità. Ma in realtà questo è già previsto dalla Costituzione attuale e incarnato nei protocolli sui livelli essenziali di assistenza che stabilisce gli standard di cura. Al contrario la manipolazione guappo renziana della Carta fondamentale non tocca per nulla il vero problema, ovvero lo squilibrio in termini di finanziamenti e di risorse organizzative tra le varie regioni e aree del Paese. Queste cose  dipendono invece dal governo e Renzi potrebbe farlo domani se proprio la cosa lo interessasse.

Ma se in giro ci sono delle carogne per le quali ci vorrebbe una Norimberga, mi fanno davvero pena i poveracci in senso morale e intellettuale che applaudono a queste enormità, che fanno finta di credere agli argomenti inesistenti, ad ogni clamorosa bugia, a quell’atmosfera maligna, incompente, furba e ottusa rappresentata da Renzi e dai suoi ministri, si fa per dire. Il quale tra l’altro, mentre chiede riforme per la governabilità utilizzando gli argomenti che abbiamo visto, lascia trasparire in un modo palese la sgovenabilità democratica di cui è portatore, ovvero tutto il retroterra di affari, di menzogne, di piduismo, di voto di scambio, di gestione autocratica grazie all’occupazione del parlamento, di totale subalternità tranne che nell’assegno di mantenimento politico che lui e  la sua banda si sono dati. Il tutto incartato nell’albagia cretina  dei politogi alla Cazzola che addirittura chiede  il colpo di stato dei carabinieri in caso di sconfitta. Mi fa pena il partito del guappo che con suprema irresponsabilità ha portato il paese allo scontro e dunque al baratro, scambiando le proprie convenienze di poltrona e di tangente con quelle della comunità nazionale, stracciando il patto sociale.

Così è fin troppo chiaro che qualora vincesse il Si, il Paese finirebbe per spaccarsi completamente e in maniera molto più radicale e profonda che all’epoca di Berlusconi, portando al disastro anche economico e spero vivamente anche molti culi al caldo del sì.  . Solo una vittoria netta del No potrà evitare questo baratro, non solo salvando la Costituzione, ma anche sconfessando un Parlamento formatosi in base a una legge elettorale dichiarata anticostituzionale e tutti le deiezioni viventi o semi viventi come certi emeriti, che ha creato nel frattempo.


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