Niente redenzione

redenzione-quadro-moderno-dipinto-oil-on-canvas-70x70cm-118976Ricordo un film di qualche anno fa del quale non ricordo assolutamente il titolo in cui una tizia, con un complice che si finge medico, svuota le tasche del fidanzato, facendo finta di essere malata terminale. Ma ci sono parecchi racconti che si sviluppano in maniera tragica, comica o consolatoria partendo da diagnosi infauste che poi si rivelano sbagliate vuoi per errore, vuoi per dolo. Ed è in qualche modo ciò che stiamo vivendo in queste settimane durante le quali una sindrome influenzale un po’ più severa del normale ( ma alcuni epidemiologi pensano, sulla scorta di dati consolidati disponibili, meno severa)  è stata enfatizzata oltre ogni limite per accrescere il potere di un sistema giunto al disfacimento e favorire forme di controllo sociale sempre più soffocanti tanto da rendere di fatto inagibile la democrazia. Non mi interessa in questo momento prendere in esame la composizione di questa miscela esplosiva, la proporzione di panico, di calcolo, di dolo, di errore, ma l’importante è che ci sono cascati tutti e maggiormente i più critici nei confronti del sistema liberista.

Posso capire perché: la segregazione, gli impedimenti al consumo, la caduta economica verticale, e per alcuni Paesi come l’italia irrecuperabile, stanno creando l’illusione che nulla sarà come prima, che il globalismo è finito e che nella nuova dimensione di vita si potrà recuperare una parte di umanità perduta e  disciolta nel mercato, un po’ di bellezza e di speranza scomparsa nell’atarassia del consumo. Me lo auguro, ma purtroppo faccio fatica a pensare a una qualche palingenesi proprio a partire dalla evidente dissimmetria fra la causa e l’allarme: senza dubbio il globalismo riceverà un colpo decisivo nella sua dimensione orizzontale, ma non in quella verticale che consiste nello sfascio degli stati, delle sovranità, della partecipazione in favore di poteri di “mercato” rappresentato da istituzioni finanziarie e potentati multinazionali. Basti pensare che in Usa la crisi del Covid non solo ha alterato le presidenziali favorendo in sostanza la battaglia fra due miliardari e le loro cosche, ma ha anche privatizzato in un certo senso il tesoro visto che sarà la BlackRock , la più grande società di investimenti a gestire il piano di aiuti dello stato per ciò che riguarda le aziende. E questo nel quadro di previsioni assolutamente pessimistiche fatte un mese e mezzo fa secondo le quali in Usa avrebbero potuto esserci dalla 250 alle 300 mila vittime del Covid. Certo è una cifra grande, anche se palesemente pompata, ma parliamo di un Paese dove muoiono di cancro 610 mila persone l’anno, circa 50 mila di sindromi influenzali e dove l’influenza suina di una decina di anni fa  provocò (parlo sempre degli Usa) 180 mila morti, ma a differenza del Covid soprattutto tra persone giovani  e 300 mila decessi se si tiene conto di quelli indiretti, ovvero quelli in cui queste sindromi costituiscono il colpo di grazia. Eppure chi la ricorda oggi la suina del 2009? Qualcuno è rimasto chiuso in casa tremante come gelatina e con il secchio dell’acqua pronto per l’untore che va a passeggio?

Ciò che voglio mettere in evidenza è che un’epidemia si crea o si nasconde a piacimento: la nostra conoscenza si è allargata in maniera enorme, ma è completamente astratta perché nel frattempo il mondo interiore si è avvizzito ed è dunque facile preda del si dice essendo lo stesso universo interno un riflesso inerte di quel si dice. Se qualcuno pensa che non potendo più andare alle Seycelles o al ristorante gourmet o magari non potendo fare il pieno di inutili gadget solo per questo ci dedicheremo alla variazioni Goldberg invece che all’insulsa musicaccia da computer o che leggeremo qualche buon libro al posto delle cinquanta sfumature del cazzo, si sbaglia di grosso. E ancora più si sbaglia se pensa che la nuova situazione potrà portare a nuove visioni politiche alla voglia di riconquistare i diritti perduti: ognuno sarà molto più occupato a sopravvivere e ad accettare il panem e i circenses che offre il convento. La povertà sopita dall’elemosina, l’affanno di un lavoro senza diritti aumenteranno paradossalmente la dipendenza dal potere. Non vediamo, già adesso, come dominati da un’assurda paura che viene instillata ad ogni ora, il governo ci prende in giro con piani da centinaia di miliardi che semplicemente non esistono, che semmai dovranno essere chiesti alle banche private come prestiti, per cui diventeremo dei debitori a vita mentre  il Mes condizionerà le nostre vite?  Non siamo felici dei 600 euro per aver perso un lavoro via Dpcm epidemico? No, non c’è redenzione se non c’è ribellione.

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7 responses to “Niente redenzione

  • Anonimo

    Si può vedere:

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  • morenomarangoni

    È’ interessante osservare come in questo periodo di sussidi di Stato ai liberi professionisti o partite iva comunque, solitamente superiori agli importi del redditi di cittadinaza, NON ci sia alcuna criminalizzazione (!) di detti sussidi…

    la lotta di classe destrorsa e borghese si palesa anche in questi dettagli.

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  • morenomarangoni

    È’ interessante osservare come in questo periodo di sussidi di Stato ai liberi professionisti o partite iva comunque, solitamente superiori agli importi del redditi di cittadinaza, NON ci sia alcuna criminalizzazione (!) di detti sussidi…

    la lotta di classe destrorsa e borghese si palesa anche in questi dettagli.

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    • Anonimo

      Nei 2 miei commenti qui sopra, Non mi spiego come possa essere apparso il nome di morenomarangoni che figurava fra i followers, che Non sono io.

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  • andrea z.

    Elias Canetti riconosce che ciò che rende davvero pericoloso un potente, o meglio ciò che può fare di ciascun uomo un potente pericoloso, è proprio la sua facoltà di impartire ordini e di infiggerli come spine nella carne viva di chi è a lui subalterno.
    Chi vuole riuscire ad aggredire il potere, deve guardare negli occhi senza timore il dominatore e trovare i mezzi per sottrargli la sua spina.
    Solo il comando eseguito fa rimanere la sua spina in chi vi ha obbedito. Chi ha eluso gli ordini non deve neppure conservarne la traccia.
    Libero è solo l’uomo che ha imparato a non rispettare gli ordini, e non quello che se ne libera soltanto in un secondo tempo.
    Lo scrittore si riferiva in particolare al nazismo e ai suoi servitori, ma il consiglio potrebbe essere esteso ad altri regimi e governi.

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  • Parole e pensieri a bassa voce

    Esatto

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