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Eterogenesi virale

Ci sono paurosi, imbecilli, ignoranti volontari e furbetti , i primi vittime e i secondi carnefici che battono la l’ideale frusta virale. Ma a volte basta un’immagine per dipingere la realtà e accartocciare le parole e forse attraversare la barriera neuronale formata da antiche pratiche diventate ormai abitudini mentali e niente di più. Ecco una tabella che illustra i dati ricavati dal sito che la Johns Hopkins university, partner della fondazione Gates,  dedica al Covid 19. Vi si vede chiaramente come le segregazioni siano inutili, anzi dannose dal punto di vista epidemiologico, in quanto esprimono un livello di panico indotto che nelle prime settimane ha portato i sistemi sanitari a commettere clamorosi errori che sono all’origine di gran parte dei decessi. Decessi che comunque sono spesso artefatti, ovvero attribuiti al Covid anche in caso di malattie terminali di tutt’altra origine, ma che anche così non sono di per sé particolarmente preoccupanti, almeno in relazione a quanto accade normalmente. Si pensi ad esempio ai 399 morti per milione dell’Italia: ebbene ogni hanno solo per infezioni ospedaliere la mortalità è di 1200 persone  per milione, senza che nessuno dica niente.  Perseverare in queste pratiche della paura  è dunque uno dei più chiari esempi di eterogenesi dei fini e delle informazioni.

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Metamorfosi di un’epidemia

20080713-kafkaC’è un bellissimo racconto di fantascienza di cui ahimé non ricordo il titolo e nemmeno l’autore,  che narra di un astronauta sbarcato su Marte dopo un fortunoso naufragio della sua navicella e incappa nei resti di un’antica e avanzatissima civiltà sepolta, tanto avanzata che alcuni sistemi ancora funzionano. Purtroppo ciò che mangiavano e bevevano i marziani era tossico per l’uomo e così la speranza di poter sopravvivere si tramuta ben presto in disperazione mentre i pochi viveri e la poca acqua rimasta nella navicella semidistrutta si esauriscono e lui tenta di penetrare i segreti della civiltà marziana. Tuttavia poco a poco l’astronauta nota che il cibo e l’acqua della città sepolta diventano man mano meno nocivi , che giorno per giorno variano di consistenza e sapore, che non gli fanno più tanto male, anzi pian piano cominciano a piacerli a dargli nutrimento, che persino l’aria prima troppo rarefatta ora può essere respirata consentendogli di staccare il respiratore proprio quando era ormai agli sgoccioli. Egli si convince che la città e la sua intelligenza artificiale abbiano compreso di cui aveva bisogno e l’abbiano prodotto, ma quando casualmente nella sue peregrinazioni nella città sotterranea passa davanti a una superficie di metallo lucido si accorge che è lui ad essere diventato un marziano.

Ora non ci potrebbe essere specchio migliore di questa pandemia per vedere le mutazioni che sono avvenute in questa civiltà sepolta del neoliberismo:  un certo ambiente una volta definito genericamente progressista pensava che il sistema stesse dando in qualche modo nutrimento alle esigenze di libertà, benché puramente individuali, avesse maggiore attenzione alle donne e alle discorsi di genere, si preoccupasse per i diritti umani, in particolari dei migranti, ad onta del fatto che essi migrassero proprio per sfuggire a guerre e rapine indotte dal sistema, che il globalismo fosse come un manifesto di Toscani, che l’unità europea si stesse finalmente realizzando, sia pure attraverso le doglie dell’austerità che non si potevano contestare troppo senza il pericolo di un aborto spontaneo, che il razzismo fosse ormai all’angolo con l’elezione di un presidente Usa “abbronzato, anche se permanevano i fascisti alla Salvini. Certo c’erano anche dei problemi: le conquiste sociali cancellate, le relazioni di lavoro ridotte a ricatto, il welfare sotto attacco, le guerre in catena di montaggio, il terrorismo, le periferie ribollenti per un’integrazione solo dichiarata, un enorme aumento della disuguaglianza sociale . Ma c’erano anche dei trucchi mentali, delle facili scorciatoie e delle parole d’ordine per rendere meno duro l’impatto con queste realtà: il famoso scontro generazionale che inseme giustificava la precarietà, i bassi salari e l’attacco alle pensioni come forma di riequilibrio e non di ingiustizia, il sovranismo come parola dispregiativa per chi non era un cittadino del mondo erasmizzato e tendente a confondere chi  rivendica una sovranità popolare esplicitamente connotata in termini di classe o di diritti e il nazionalismo destrorso e infine il populismo per raccogliere  in un solo sacco per l’umido tutto ciò che non era conforme a questo modello creato con penosi bricolage ideologici. Insomma questo ambiente pensava che il sistema fosse ancora in qualche modo riconducibile dentro l’alveo keynesiano di riformismo.

Invece basta passare davanti a un qualche specchio per rendersi conto che in realtà è stato proprio questo ambiente complessivo ad essere mutato a tal punto da ritenere naturale e quasi ovvia la messa in mora della costituzione e dei più elementari diritti umani, da apprezzare la comparsa di ambigue oligarchie sanitarie che dettano l’agenda, da arrendersi alla tentazione dell’autoritarismo e della tecnocrazia che non è  meno forte anche se espressa da personaggi ridicoli. Tutto sotto il patetico slogan di “scegliere la vita” che unisce la casalinga bene di Voghera al costituzionalista  Zagrebelsky. Non è strano per non dire grottesco che un’influenza, fosse più severa del normale,  induca a gettare alle ortiche un’intera cultura politica comprese le sue fondamenta? Si, sarebbe strano se non fosse che in realtà il pensiero unico ha ormai  trasformato questo ambiente a tal punto da essere ormai la punta diamante del globalismo e della finanziarizzazione. Esso plaude a provvedimenti di sapore autoritario e fascista che bypassano il parlamento con la scusa di uno stato di eccezione da raffreddore, si abbassano a credere ai salvifici i passi dell’Europa che prepara il cappio e sostengono a spada tratta l’operato del governo nonostante le gigantesche balle su miliardi gratuiti  in arrivo e le spaventose manipolazioni epidemiche. Insomma plaudono a tutto ciò che in cui si incarna il fascismo salvo professare l’antifascismo. Si direbbero fascisti su marte o replicanti dentro Blade runner.

Tutto ciò è davvero molto triste perché si delinea una battaglia senza esclusione di colpi e di vittime, tutta all’interno del campo capitalista, senza alcun soggetto organizzato  in grado di formulare un pensiero sociale alternativo. Che ne sarà del Paese dentro questa trasformazione planetaria che tra l’altro sta già portando l’Unione europea in stato preagonico senza che la classe dirigente riesca a prendere in considerazione questa ipotesi ormai imminente? Per giunta dentro una recessione di portata tale – e forse appositamente provocata – da non avere paragoni se non con  il collasso totale durante la guerra?  Da qui dovrebbe ricominciare la Resistenza.


“Aiuti” europei: era meglio morire di Covid

bruxelles-04022020-il-presidente-del-consiglio-giuseppe-conte-incontra-a-palazzo-berlaymont-la-presidente-della-commissione-europea-ursula-von-der-leyen-620x430Se si può capire che la paura atavica della peste favorisca una paralisi cognitiva che fa il gioco del grande capitale con un virus che va e viene, che sparisce e ricompare a seconda delle convenienze politico affaristiche, non si comprende in alcun modo come possa essere motivo di un nuovo orgasmo eurpeista per il cosiddetto Recovery Found, appena ribattezzato con  termini inglesi da pubblicità ingannevole come New Generation Found e per la gioia dei decerebrati aumentato da 500 a 750 miliardi. Davvero non si può concedere la buona fede a chi dolosamente proclama e a chi crede che questo possa risollevare le sorti del’economia italiana colpita e affondata da una manica di mentecatti che ha chiuso tutto sparando numeri fasulli su morti e contagiati ancora più di quanto non si faccia nel resto del mondo e che adesso con le mascherine prodotte e importate dai famigli degli stessi parlamentari, con il ridicolo “distanziamento sociale”controllato da 60 mila percettori di reddito di cittadinanza, sta devastando anche il turismo davvero per nulla.

Forse è più facile descrivere  questo “fondo di nuova generazione” che esprime tuttavia un vetusto propagandismo del nulla con uno specchietto per non allodole: la chiarezza dei fatti e delle cifre trasforma in piombo l’oro fasullo delle “scelte rivoluzionarie” diffuso dai mascherinomani in tutti i sensi. Non è affatto  un caso che tra europeismo resiliente ad ogni evidenza e adesione acritica alla narrativa pandemica ci sia una totale sovrapposizione con intere masse di accecati che danno fiato alle trombe: ah se c’era Salvini tutto questo non arrivava.  Bè a parte il servilismo e la mancanza di senso dello stato  e della stessa idea di Europa che questi straccioni politici esprimono, niente, ma proprio niente di tutto questo contiene un’oncia di verità.

  1. Secondo quanto è dato di sapere si tratta di 500 miliardi di stanziamenti e 250 di prestiti, per tutti i Paesi Ue e per i prossimi tre anni, ma non c’è assolutamente  nulla a fondo perduto come vorrebbero far credere i pinocchietti di lotta e di governo. I 500 miliardi vanno infatti coperti con i contributi degli stati membri e con qualche artificio contabile. E questo per l’Italia significa dare 96,3 miliardi della sua quota a Bruxelles per riceverne – nel migliore dei mondi possibili – circa 82 a fondo perduto. Insomma una fregatura da 14 miliardi.  A questa mirabile operazione si aggiungerebbero circa 90  miliardi di prestiti ovviamente condizionali: quindi ciò che dice il governo per bocca di Gentiloni, vale a dire che ci sono 172 miliardi a disposizione dell’Italia è tecnicamente vero, è invece una vergognosa bugia il fatto che essi siano a fondo perduto e soprattutto non tiene conto che almeno 60% di quella cifra è formata da soldi nostri
  2. Ma come verranno reperiti questi soldi, sia quelli di stanziamento che quelli per i prestiti?  Ovvio con euro tasse e tasse statali. Si tratta di imposte sulle società digitali, su quelle energetiche, su una galassia di altre attività, che alla fine i cittadini sconteranno con l’aumento dei prezzi. Ma si andranno anche a prendere direttamente i risparmi delle persone: se questo è un regalo chi lo dice è un bandito.
  3. Al contrario di quanto affermano Giuseppe e si suoi fratelli, l’accesso a questi soldi per gran parte nostri non sarà senza condizioni, ma imporrà le solite “riforme”, ovvero tagli di spesa pubblica, paradossalmente della sanità, delle pensioni, delle tutele e dei diritti del lavoro, almeno per quello che ne rimane. Questo è scritto nero su bianco nei documenti della Commissione, nelle dichiarazioni di ogni membro del direttorio europeo e nella stampa europea è un dato scontato.
  4. E’ certo da ciò che emerge che una consistente fetta dei finanziamenti globali riguarderà il  piano verde europeo, per capirci i quello delle auto elettriche e della automazione digitale, esattamente quello voluto dal settore automobilistico tedesco in grave ritardo su questo e su cui la Merkel aveva posto la sua spada di Damocle.
  5. E’ abbastanza evidente che questo fondo truffaldino è stato ideato per far accettare ai partner europei il ridimensionamento della Bce che, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale tedesca, non avrà più le mani libere per intervenire sui mercati ed immettere liquidità per migliaia di miliardi.
  6. Si ha notizia del fatto che alcuni istituti finanziari stiano già individuando, secondo uno schema alla greca, i beni pubblici italiani che dovranno essere messi a garanzia dei prestiti, si tratta di zone turistiche o archeologiche, di infrastrutture portuali  o aeroportuali, terreni del demanio. E’ molto probabile che il Foro romano, gli scavi di Pompei, l’isola d’Elba alcune zone della Toscana vengano di fatto strappate al Paese.

 

E’ davvero straordinario che  tutto questo possa suonare come una vittoria per l’Italia e un  rilancio dell’Europa, quando invece si tratta della tomba del Paese e anche dell’idea di Europa comunitaria. Infatti ciò che appare evidente è che dalla crisi programmata e artificiale che stiamo vivendo potrà salvarsi solo chi dispone di sovranità monetaria o gestisce di fatto, come la Germania, monete uniche e spurie. Era meglio morire di Covid.


Paranoici e schizofrenici

Uomo-riflesso-in-uno-specchio-rottoAgli inizi degli anni 70, quelli in cui il neoliberismo cominciava a farsi strada e a sovrapporsi al capitalismo di matrice keynesiana, il commediografo Neil Simon scrisse Il prigioniero della Seconda strada che in anni successivi divenne celebre per l’omonimo film con Jack Lemmon. La storia dal finale aperto o per meglio dire elusivo racconta di Mel Edison, dirigente di un’azienda pubblicitaria, licenziato dopo molti anni di attività per una delle crisi cicliche dell’economia, che comincia a pensare a un complotto diretto contro di lui e contro la classe media americana. E’ la prima volta, almeno che io sappia, che la sindrome del complotto viene tematizzata a livello personale e riferita direttamente a uno stato di depressione e disordine mentale. Certo, a mezzo secolo di distanza, potremmo pensare che i disturbati erano quelli, compresi noi spettatori degli anni ’70, che compativano il povero Mel il quale non faceva altro che proiettare in un oscuro disegno diretto da qualcuno, le tendenze e le logiche che cominciavano a farsi strada nelle società occidentali.

E probabilmente da allora che un fattore paranoico è sempre stato associato al complottismo, una categoria spuria nella quale non entrano come sarebbe corretto solo le tesi più stravaganti e assurde, ma tout court ogni interpretazione diversa da quella imposta dall’informazione ufficiale, che dagli anni ’70 ad oggi si è concentrata in pochissime mani secondo le distopie  complottiste in voga negli anni ’80. E tuttavia in una società malata, non certo per qualche virus, alla paranoia che trova il suo placebo o la sua catarsi proprio nello smascheramento del disegno e dei suoi burattinai , non si contrappone quello che potremmo chiamare uno stato di equilibrio e di sanità mentale, bensì una patologia assai più grave : la schizofrenia. Essa è evidente soprattutto in quelli che potremmo definire i ceti colti, ossia la massa di manovra intellettuale del potere che  è costretta a lacerarsi tra la narrazione per la quale viene richiesta una recensione favorevole, anzi ubbidiente e i dati disponibili. La cosa è più che mai evidente in questa vicenda dell’epidemia dove mentre è fin troppo chiaro dalle cifre e persino dalla confusione  ad hoc delle cifre che si è di fronte ad una radicale enfatizzazione di una sindrome influenzale volta ad ottenere mutazioni sociali, peraltro talvolta anche esplicita,  il ceto colto è costretto a rimuovere il principio di realtà e l’evidenza dei fatti e negare assolutamente non tanto l’esistenza congiure e complotti che sono la fase ingenua e in certo senso primitiva del dubbio, quanto l’azione di dinamiche e strategie intrinseche al sistema, l’azione di gruppi di potere in concorrenza tra loro, manovre occulte e condizionamenti e insomma tutto ciò che fa parte della normalità sociale. Esso crede solo al virus e non fa una piega nemmeno quando gli uomini di scienza sui quali hanno giocato tutta la loro posta, dicono che è una disdetta la fine dell’epidemia perché così non si può fare un vaccino e si perdono miliardi.

La sola apertura di un qualche strappo nella tela, la comparsa di un’incoerenza, il sospetto di una manipolazione sono in grado come nello Jenga di far crollare tutta la costruzione ed è per questo che non vengono tollerate defezioni: esse, purché circoscritte, non sono molto pericolose per la narrazione globale, ma sono rischiose per l’instabile equilibrio dei singoli abitanti delle torri d’avorio date loro in concessione dal potere. Il ceto colto, ad onta della sua stessa ragione di esistenza, ha bisogno di risposte cognitive rassicuranti, di appoggiarsi e dare appoggio alle tesi ufficiali o se del caso alla divulgazione scientifica, anche quando essa non è palesemente in grado di dare risposte coerenti . Esso pare voler ignorare ciò che sa benissimo, che le informazioni e le conoscenze non vengono da un qualche iperuranio, ma sono fabbricate dentro le dinamiche sociali in atto, sono dunque sempre orientate  a interessi, strategie e non sono aliene da mistificazioni e fraintendimenti. Per questo quando Giorgio Agamben, sulla base dei dati concreti, ha scritto dell’invenzione della pandemia, non ha aperto una doverosa discussione, ma è stato assalito dalla muta elkaniana di Micromega in nome di una Scienza con tanto di S maiuscola che finora ha proposto decine di visioni differenti.

Ciò che emerge da tutto questo è che paradossalmente l’anticomplottimo appare più rassicurante e credibile del complottismo proprio nella misura in cui è cognitivamente più compromesso e più distante dalla razionalità. Il paranoico viene immediatamente riconosciuto perché la sua reazione è più basica, più arcaica e la sua difesa consiste appunto nella esternazione delle sue tesi. Lo schizofrenico invece può rimanere nascosto dentro la sua separazione per anni, fino a che, come nel caso di questa pandemia a scopo di mutazione sociale, non non sfodera lo stiletto griffato per asserire la natura criminosa del dubbio e dell’argomentazione. Del resto se solo ci si riflette un po’ anche un bambino comprende che una giusta dose di dietrologia è un’atteggiamento più sano di fronte alla negazione totale di qualsiasi cosa non faccia parte dell’apparenza narrata. L’eccesso certo è patologico, ma lo anche di più l’eccesso opposto, ed è anche più pericoloso  quando impedisce  la discussione su temi che riguardano il potere e rende il mondo cognitivamente più primitivo e disarmato.

Mel Edison supera la sua sindrome complottista crogliolandosi nel pensiero di seppellire sotto una palata di neve il vicino che lo aveva insultato, ma se fosse stato lucido come vorrebbero certi personaggi, avrebbe negato di essere stato licenziato o magari avrebbe ritenuto sacrosanta la sua espulsione dal lavoro. La palata di neve se la sarebbe tirata da solo che oggi appare come l’atteggiamento più normale e responsabile.


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