Forse avrebbe dovuto essere un colossal hollywoodiano, ma sembra davvero un B movie, con pessimi attori presi dalla strada, budget modesti, recitazione da cani, regia fallimentare e copione di mediocrissima qualità. Anche il titolo “Attentato a Trump” sa di déja vu e non riesce a coinvolgere, anzi si rimane delusi di fronte a un’azione che in realtà non c’è mai stata: solo il sonoro degli spari, i servizi che tirano via Trump, Melania, Vance e gli altri uomini di governo, ma lasciano tutti gli altri invitati in balia del presunto attentatore: 2600 persone sotto i tavoli. Però non c’era alcun vero pericolo perché il set era molto sicuro. E infatti parecchi dei presenti, superato lo choc, si sono portati a casa lo champagne: dopotutto le comparse hanno diritto al proprio cestino. E immaginate, nessuna vittima, solo un agente che si è preso una pallottola fermata dal giubbotto e subito dimesso.

Non era mai successo che un presidente e anche il suo vice partecipassero a un galà in onore dei giornalisti accreditati alla Casa Bianca, perché di solito è solo il portavoce del presidente che si fa vedere in tali occasioni, ma questa volta, chissà come mai, all’ Hilton di Washington c’erano proprio tutti, compresi molti membri dell’amministrazione, visto che Trump cercava in qualche modo di giustificare le parole di fuoco che spara ogni giorno contro la stampa ed era anche il luogo ideale per un innocuo attentato: chiunque poteva raggiungere la lobby dell’albergo e sparare dei colpi che si sarebbero sentiti perfettamente nella grande sala del ricevimento, senza per questo poter superare la cortina di uomini armati fino ai denti che difendevano il presidente. Anzi ci si chiede come sia possibile che il presunto attentatore non sia stato né ucciso e nemmeno ferito pur essendo in piena vista, cosa questa che possiamo considerare come una falla nel copione e fa ritenere che l’uomo, dopo aver esploso qualche colpo, si sia prontamente arreso. Il fatto è che Trump ha bisogno di tutto questo per superare le elezioni di medio termine che sono davvero a rischio per lui e i repubblicani e dal momento che il primo attentato, quello vero, aveva sortito un effetto straordinario, ha cercato di ripetere il miracolo. Ma basta vedere i molti filmati disponibili per capire che la cosa era preparata: i cattivi attori non sanno immedesimarsi nella parte, non hanno frequentato l’actor studio, né sanno nulla del metodo Stanislavskij e si vede benissimo che non erano impauriti e che si aspettavano questo colpo di follia. In particolare Trump che tiene tantissimo a se stesso e in altre occasioni è apparso terrorizzato, non cambia nemmeno l’espressione del volto.

L’attentato viene a puntino anche per sottrarre Trump all’isolamento internazionale: immediatamente gli sono arrivati messaggi di solidarietà trasformando un pazzo guerrafondaio in una sorta di eroe, omaggiato da tutti i leader occidentali e del Washington consensus. Ormai Trump non ha che se stesso in carne, ossa e poco cervello, da offrire all’opinione pubblica: le promesse sono state tutte tradite, la sua condotta sfiora il crimine di guerra, ma si offre come un San Sebastiano martire, sperando con questo di superare le proprie difficoltà. Con qualche ragione: il regicidio ha un grande effetto sulla mente americana, anche quando il re è disprezzato. Adesso manca soltanto la ciliegina sulla torta, che si scopra come l’attentatore, un 31enne californiano che aveva acquistato legalmente le armi usate per questa sparatoria propiziatoria, fosse stato ingaggiato dagli iraniani per uccidere l’assassino del governo di Teheran. Il che ci starebbe pure, se non potessimo arguire che i reclutatori sono stati altri e che la Casa Binaca vuole colpire con una macchia morale i suoi oppositori interni. Vabbè, tre anni di carcere e un bel conto in banca. Ci starei pure io.