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I barbari nella fortezza

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Manifestazione in Cile contro l’aumento della denutrizione e della fame in uno dei Paesi modello del liberismo sud americano. Una dimostrazione di giornata delle tesi espresse in questo post

Mi fa rabbia, ma allo stesso tempo pena per la pochezza intellettuale, la continua quasi ossessiva insistenza sugli ignoranti al governo, come se tra l’altro prima avessimo avuto Pericle e non la gentucola che conosciamo, esperta più che altro in mazzetteria aggravata e grandoperismo da crollo.  Del resto il termine stesso di ignoranti denuncia il primitivismo di certe considerazioni da bottega del caffè virtuale, perché questi non sono affatto ignoranti, non più dei predecessori comunque, ma hanno una qualità diversa e  peculiare che li distingue: sono dei barbari e non potrebbe essere diversamente perché se fossero “civili” nell’accezione reazionaria e globalista che il termine ha assunto, non potrebbero rappresentare ciò che in effetti sono. Dopo quarant’anni di neoliberismo conclamato e di progressiva macelleria sociale, la battaglia politica deve per forza trovare nuovi canali che non sono quelli degli azzimanti imbecilli al servizio dei padroni delle ferriere i quali continuano a spacciare le ragioni del mercato e del profitto come uniche realtà fondanti, attraverso le modalità e la retorica a cui siamo purtroppo assuefatti.

 

D’altra arte i barbari dilagano oltre i confini quando l’avversario si è indebolito e la sua cultura ha esaurito la forza propulsiva: siamo dunque nel pieno di quelli che vengono chiamati “momenti Polianyi” (vedi nota) in cui le forze politiche tradizionali cominciano ad essere considerate come nemiche delle classi popolari e sono sostituite da nuovi soggetti la cui caratteristica è quella di non essere assimilabili alle mappatura politiche precedenti: nel caso specifico di sostenere un ritorno alla sovranità popolare e del sistema di garanzia della cittadinanza fondata sullo stato e non su una vacua e indefinita governance. Essi devono per forza essere barbari visto che la civiltà è oggi definita dal globalismo neoliberista ed è in questa incubatrice che si sono formale le classi dirigenti della politica, ma l’ignoranza non c’entra proprio nulla, tanto che, per fare un esempio, la tedesca Afd è nata nelle università, ancor meglio nelle facoltà di economia e sociologia  ed lì che trova il suo radicamento progettuale.

Ci si può anche rammaricare che la sinistra in’Europa occidentale e segnatamente in Italia non sia stata capace di afferrare il momento e di costituire un canale di trasmissione per queste forze per il momento Polianyi che si preparava, ma ciò è accaduto probabilmente per l’incapacità di elaborazione del pensiero di Marx frenata in qualche modo dall’esistenza di un cosiddetto socialismo reale e dunque dal legame a  un’ortodossia di fatto che permetteva angolature diverse, ma non aggiunte e allargamenti di orizzonte che si è poi perpetuata negli anni successivi. Così alla fine queste sinistre residuali hanno concordato con il pensiero neoliberista sull’inesistenza del popolo  anche se non ancora della società come credevano sia la Thatcher che Reagan. e la cosa è stata ribadita recentemente anche da Panebianco al quale risulta quasi impossibile scrivere qualcosa di sensato rispetto alla realtà e non ai propri interessi di carriera e di ceto. Ora dire che esistono solo le classi e non i popoli è un po’ troppo semplicistico e alla fine questa forma di facile elementarismo ad oltranza viene sussunta e arruolata nei gorghi dall’entropia culturale neoliberista che ha tutt’altra origine e tutt’altri scopi. Va detto a questo proposito che le teorie cosiddette liberali sono nate in ambito anglosassone e successivamente imposte dall’impero, vale a dire che sono state espresse in una lingua dove non esiste una chiara distinzione fra popolo e gente (ricordate il berlusconismo?) tanto che il Confucio del neo liberismo, von Hayek pur essendo un nobile austriaco, ha scritto tutte le sue opere principali in inglese essendo di fatto impossibile concepirle senza l’ambivalenza del termine people. Ora che il Volk (popolo) non sia la Leute (gente) può anche portare in certe condizioni e per gli errori delle forze popolari che dovrebbero contrastare questi esiti invece di favorirli in nome del mercato, come purtroppo è accaduto 80 anni fa, ad avere ein Volk, ein Reich ein Führer, ma non bisogna dimenticare che la con la “Ggente” del globalismo ci sono state nel mondo circa 200 guerre (alcune delle quali grottescamente fatte sulla base della separazione su base etnica come in Jugoslavia) e oltre 50 milioni di morti ad essere proprio prudenti.

Il fatto è che la Gente indistinta è facilmente manipolabile e schiavizzabile, si può  tentare di convincerla che la democrazia è lusso, quasi un intollerabile eccesso, mentre i popoli con la loro rete di relazioni di base sono un osso molto più duro, non è facile ridurli a Panebianco e acqua come i singoli desideranti dispersi e incatenati al mercato. Perciò stiamo come nella fortezza Bastiani, insensatamente ammaliati dalla routine mentale, ma privi di senso senza i barbari.

Nota  Karl Polanyi (1886 1964) è il fondatore dell’antropologia economica e ha studiato in modo molto approfondito il rapporto tra economia, società e  Stato. La sua opera fondamentale è “La grande trasformazione”,  la cui tesi centrale è che l’ “utopia liberale”  portata dal capitalismo consisteva nella tendenza irresistibile alla mercificazione totale dell lavoro, della natura, del denaro e delle relazioni sociali mentre il mercato autoregolato era il mezzo e lo scopo di subordinare la società e lo Stato alla logica dell’accumulazione capitalistica. Egli ipotizzò un movimento ciclico prima  caratterizzato dalla realizzazione di politiche radicali pro-mercato e dopo dalla reazione della società contro di esse, soprattutto verso le sue enormi sofferenze sociali provocate da quest visione. In questo senso la globalizzazione capitalista vive già in questo ciclo di risposta a partire dalla crisi del 2007 ed è  percepita come predatoria, alienante e sempre più incompatibile con i diritti sociali, la democrazia e con la dignità umana. Ovvio che da questa situazione ci sono solo due vie d’uscita: o l’autoritarismo oligarchico o la democrazia sociale.Non ci sono terze vie e i tentativi di vecchie classi dirigenti delle forze popolari di resistere nell’ambiguità sono fallimentari. 

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Il ponte e le biciclette della sinistra padronale

imparare ad andare in bici è facile se sai come fareCome funziona la mente umana e perché essa è così incline al pre .giudizio, ovvero agli errori cognitivi, anche nei casi in cui questi sono evidenti? Una risposta sintetica, ma plausibile e che ciò avviene essenzialmente per ragioni “economiche”: il cervello risparmia energia, tempo di risposta e neuroni se può inserire notizie ed eventi in uno schema formato dalla propria esperienza, dall’ambiente e dal contesto culturale nel quale vive, dalla cerchia di conoscenze, nonché dagli interessi sia materiali che psicologici dai quali è orientato e sovrastato senza che nemmeno se ne accorga. E’ un po’ come sciare, guidare, andare in bicicletta, azioni che dopo qualche tempo diventano automatiche, non hanno più bisogno di riflessione, ma i cui meccanismi purtroppo funzionano anche quando la riflessione è una parte essenziale del problema.

Naturalmente non è che vi voglio annoiare con queste generalità, per giunta indebitamente liofilizzate, ma è per dare un senso ad alcune cose inspiegabili. Come è possibile, ad esempio, che possa essere usato contro il povero governo Conte, la rivelazione dell’Espresso ( che ha più meno gli stessi padroni di Atlantia e del Pd srl) secondo cui nel febbraio scorso sarebbe stato messo in luce il degrado dei cavi del ponte Morandi?. In quel periodo infatti era in carica il governo Gentiloni che sarebbe rimasto nella sala dei bottoni almeno per gli affari correnti fino al primo giugno dunque è semmai al governo piddino o anche a lui che bisognerebbe chiedere conto dell’inazione. O magari a nessuno dei due esecutivi visto che un degrado dei cavi di sostegno del ponte per un 10 o 20 per cento non giustifica il crollo visto che queste strutture sono progettate per essere sovradimensionate di tre volte rispetto al necessario. Il degrado veramente grave era altrove, ma non compariva minimamente nelle documentazioni Atlantia e visto che non viviamo nel migliore dei mondi possibili, è anche pensabile che non si tratti solo di noncuranza assassina, ma che lo studio  sullo stato dei cavi sia stato commissionato come depistaggio dai veri problemi della struttura e futuro alibi.

Ma ancora:  come è possibile che la volontà governativa di rescindere la concessione ad Atlantia  dopo la strage possa essere contestata come una violazione dello stato di diritto, quando l’essenza di quest’ultimo è o dovrebbe essere la difesa degli interessi generali, purtroppo niente affatto tutelati dai governi che piacevano a questi irredimibili imbecilli? Non si minaccia la galera per gli eventuali colpevoli che semmai saranno condannati in via definita fra trent’anni, si tratta solo di rescindere un contratto che palesemente non è stato onorato da Atlantia. Ma sappiamo bene come queste e altre espressioni di pensiero primitivo siano funzionali a preservare i capisaldi del neoliberismo e lo spirito reazionario dei suoi oligarchi che non vogliono in alcun modo che la rapina delle privatizzazioni finisca: in questo caso lo stati di diritto viene usato per negarne l’essenza e ridurlo a vacuo formalismo per rimbombare in certe teste vuote.

E tanto per uscire da questa specifica vicenda come è possibile che alcuni illustri rappresentanti della sinistra inneggino alla cura Tsipras per la Grecia e si facciano forti di una palese balla, quella del superamento della crisi grazie alla troika, che non solo è contestata sul piano economico da quegli stessi che l’hanno imposta, ma sapendo che questa presunta salvezza  non comporta alcun miglioramento nella vita delle persone, anzi normalizza e acuisce una drammatica caduta caduta di civiltà che si condensa nello sfascio del settore sanitario, con un aumento esponenziale di mortalità  dovuta a mancanza di medici ormai emigrati altrove, di medicine, in particolare quelle salvavita, all’abbandono delle strutture e alla mancanza di presidi tecnologici: più di tre milioni di persone sono nell’impossibilità di curarsi persino l’influenza, tanto che il numero dei morti ormai supera di gran lunga quella dei nati e c’è chi festeggia perché una vergognosa bugia viene a salvare le loro ineffabili coscienze da salotto buono.  Che volete, abbandonare le prescrizioni della sinistra gaberiana o il futile settarismo precotto, richiederebbe uno sforzo di comprensione ormai impossibile, come dimostra anche l’obsolescenza elettorale: per certa gente pensare è come andare in bicicletta, tanto per esistere.


Alesina e Gavazzi, la coppia che scoppia sull’euro

imageLa confusione regna sovrana. Anzi per la verità più che di disordine mentale si potrebbe parlare di disaggregazione del pensiero unico messo di fronte alle sue antinomie e ai suoi fallimenti, evidenti, ma tetragonamente negati. Ricordate la coppia diabolica Alesina – Giavazzi che dalle pagine del Corriere della sera è stata per anni aedo e mentore sia delle ricette neo liberiste che dell’austerità e ovviamente dell’euro, compari e guardie del corpo del montismo, spacciando come teoria economica quella che in realtà è una scelta politica in favore della disuguaglianza? Quelli insomma che a partire dalla crisi che ha fatto saltare le illusioni, sono stati anche potenti motori del clima di paura sullo spread e dunque sul ricatto finanziario, nonché Cassandre a chachet dei disastri che avrebbe provocato un abbandono della moneta unica.

Ora però sembrano aver cambiato idea o meglio si preparano a farlo perché in un articolo dedicato alle nefandezze del nuovo governo, in particolare alle intenzioni  di modificare la legge Fornero sulle pensioni e di studiare forme di reddito di cittadinanza, essi sembrano aprire una sorta di via d’uscita dalle loro stesse convinzioni. Infatti essi insistono sul disastro totale che comporterebbe l’adozione di eventuali provvedimenti in tema di spesa pubblica perché esso spaventerebbe i detentori esteri di titoli italiani, sia di stato che privati, portando ad una sorta di Armageddon di vendite e dunque anche di perdita di valore. Tuttavia essi si auto smentiscono quando, dopo aver socchiuso le porte di questo inferno,  sostengono che dopotutto una via d’uscita è possibile: “C’è un modo per sottrarsi al giudizio degli investitori internazionali: ricomprarci i titoli che in passato abbiamo loro venduto. In teoria è possibile. L’Italia ha una posizione finanziaria netta rispetto al resto del mondo sostanzialmente in pareggio, cioè abbiamo tanti debiti quanti sono i crediti che vantiamo. Vendendo le attività estere che possediamo potremmo in teoria ricomprarci tutti i titoli italiani detenuti da investitori esteri. Bisognerebbe nazionalizzare le banche ed espropriare i cittadini obbligandoli a vendere, ad esempio, titoli svizzeri per sostituirli con Btp. Vorrebbe anche dire uscire dal mercato unico europeo e probabilmente dall’euro. Tutto è possibile. Ma se non si ha il coraggio di farlo, allora bisogna fare i conti con gli investitori internazionali“.

Dopo anni e anni di profezie catastrofiche il cambiamento di registro è evidente: non si tratta più di necessità draconiane, di infallibili leggi economiche, di volontà inscalfibile del Leviatano mercatista, ma solo di volontà politica e dunque anche di coraggio. La coppia a suo tempo autrice di un pamphlet intitolato “Il liberismo è di sinistra”, frutto del confusionismo contemporaneo ( si potrebbe anche dire che la sinistra è liberista) nonché  del tentativo di vendere ideologie politiche e sociali acconciate da considerazioni economiche cogenti, adesso sta svicolando all’inglese, senza dare troppo nell’occhio, dalle barricate reazionarie dell’establishment nazionale. Lo fa in maniera discreta al tempo stesso tracotante, lanciando una sorta di guanto di sfida e scommettendo che gli italiani non avranno il coraggio di trovare autonomia e sovranità sotto l’infuriare della narrazione neo liberistae neo catastrofica, talmente pervasiva da scaturire persino da riviste come Le Scienze che con il pretesto di raccontare gli esperimenti di reddito di cittadinanza in Finlandia e Kenya, non ha perso occasione di lanciare più di un ombra sulla fattibilità di queste esperienze.

A prima vista potrebbe sembrare strano questo comportamento dei due, ma esso invece è perfettamente razionale, visto che la moneta unica è oggettivamente fallimentare, così come l’animus delle istituzioni europee determinato da essa a partire dai primissimi anni ’90 e dunque la sua dissoluzione potrebbe avvenire da qualunque parte, anche senza una defezione dell’Italia dai diktat europei, è di vitale importanza salvaguardare per la razza padrona nostrana un’uscita a destra dall’euro, evitando che si facciano riforme che sia pure in maniera timida tentino di recuperare un minimo di logica distributiva del reddito. Infatti il significato di fondo del pezzo è che si possono fare cose prima dichiarate impossibili, ma a detrimento dei ricchi e dunque si presentano sempre come negative. E’ ormai impossibile non prendere questa strada perché quando persino un economista di sistema come Hans Werner Sinn cita Ralf Dahrendorf e le sue profetiche parole “l’unione monetaria è un grave errore, un obiettivo donchisciottesco, imprudente e fuorviante, che non unirà, ma spezzerà l’Europa’“, significa che ormai stiamo arrivando alle svolte decisive.


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