Nessuno potrebbe dire che Trump mi stia simpatico: sin dall’inizio della sua parabola politica la sua rozzezza mi ha turbato e scandalizzato, sebbene essa avesse almeno il merito di far comprendere a tutti come stavano le cose e come agisse il padrone americano. tuttavia il pericolo è che a questo punto si scambi il mandante con il sicario e cioè che si pensi a Trump come l’autore di una politica folle, mentre la vera follia risiede altrove e precisamente negli impostori che si fingono medici della società e soccorrevoli sostenitori dei cosiddetti diritti umani che sono semplicemente usati come leve per imporre sempre più disuguaglianza. Sappiamo bene dalle testimonianze di chi gli è stato vicino nell’ultimo decennio, che le sue intenzioni erano molto lontane da ciò che vediamo. Per esempio Tucker Carlson, uno dei trumpiani della prima ora che è ormai passato sul fronte dei detrattori, riferisce che The Donald, non volesse assolutamente una guerra con l’Iran verso la quale era spinto fin dalla sua prima presidenza: “Trump era d’accordo con me da dieci anni, e ne ho parlato con lui per dieci anni. Sapete, c’era una forte pressione su Trump affinché gli Stati Uniti entrassero in qualche modo in guerra con l’Iran, e quindi io ero lì, a parlargliene, e gliene parlavo anche poco prima che iniziasse questa guerra. Non ho mai percepito in lui alcun entusiasmo al riguardo. Non credo che volesse farlo; penso che comprendesse appieno le potenziali conseguenze. … Il fatto è che era sottoposto a un’enorme pressione, sia da parte del Primo Ministro israeliano che dei sostenitori di Israele negli Stati Uniti, e lo hanno spinto a farlo. Ora, come hanno ottenuto il potere di farlo? Non conosco la risposta a questa domanda.”

Tucker insomma afferma di aver discusso la questione con Trump per anni, e che Trump era d’accordo con lui e comprendesse appieno le potenziali conseguenze della guerra. La “vera pressione” sulla Casa Bianca sembra essere arrivata dal Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, un elemento che molti analisti ora utilizzano per spiegare la decisione di Trump. Tuttavia è noto che le medesime pressioni c’erano state anche nel 2019 quando Trump impegnato nella campagna per il secondo mandato, riuscì a resistere alle insistenze per attaccare l’Iran. All’epoca, doveva essere profondamente preoccupato per i finanziatori, i sionisti, gli evangelici e per il materiale compromettente che Netanyahu, la CIA, l’MI6 o il Mossad potessero possedere su di lui. Cosa è cambiato nel frattempo? Si tratta di un decadimento mentale, di una incipiente senilità del carattere? Oppure alle pressioni di Israele se ne sono aggiunte altre? Parrebbe di sì, in particolare quelle dell’ambasciatore britannico, Sir Kim Darroch. Non bisogna mai scordarsi che Israele è una creazione dell’Impero britannico, il cui scopo era quello di fungere da testa di ponte dell’Impero nel Mediterraneo orientale, facilitandone l’egemonia in questa regione vitale e ricca di risorse. I beneficiari finali sono stati e rimangono gli interessi bancari, il cui principale incentivo a esercitare il controllo politico è convertire la ricchezza derivante dalle risorse della regione in titoli di proprio interesse. Tanto che la base giuridica apparente per la fondazione di Israele fu la Dichiarazione Balfour, indirizzata dal Ministero degli Esteri britannico a Lord Walter Rothschild , rampollo di una delle più potenti dinastie ebraiche e bancarie del mondo.

Da allora il panorama del potere non è poi cambiato molto, le stesse dinastie di allora sono sostanzialmente al comando e sebbene al loro interno i rapporti di forza siano cambiati, la loro influenza complessiva non soltanto non è diminuita, ma è anzi aumentata con la finanziarizzazione delle economie occidentali. Al punto che queste oligarchie sono in grado di costringere governi che si definiscono democratici alla guerra, a prescindere da ciò che pensano o desiderano i loro leader e i loro elettori. È inutile giustificare tutto ciò con l’impulsività, l’incompetenza  competenza, la superficialità o l’incapacità di pensare strategicamente di Trump. Se una singola nazione ha scatenato oltre l’80% di tutti i conflitti militari internazionali dal 1946, il problema non è Trump; il problema è insito nel sistema e non saremo in grado di risolverlo attraverso le elezioni, men che meno attraverso le “legittime istituzioni del sistema”, a meno che non si prenda atto della situazione reale e si cambino le regole del gioco, limitando i poteri finanziari e relegandoli alla loro funzione originaria di supporto dell’economia produttiva. Personalizzare troppo è esattamente ciò che vogliono le oligarchie.