È sconcertante l’immediatezza con cui i vertici di Bruxelles obbediscano agli ordini di Netanyahu. È bastato che la Turchia avanzasse il sospetto di essere il prossimo obiettivo nel mirino di Israele, che la signora von der Leyen scoprisse di punto in bianco che non solo la Russia e la Cina sono nemici dell’Europa, ma anche la Turchia e che dunque occorre fare di tutto per non ricadere sotto la sua influenza. Ma che dice? Certo, da un cervello di gallina, buono solo per fare ciò che viene ordinato colà dove si puote, a parte qualche personale affaruccio miliardario consumato sulla salute pubblica, non ci si potrebbe aspettare altro che queste sgangherate considerazioni, anche perché il campionato in cui gioca la Turchia non è quello di giganti come Mosca o Pechino e soprattutto perché Ankara fa parte della Nato, ovvero dello stampo in cui si è accomodata l’ élite Ue o la gabbia nella quale siamo rinchiusi. Ma è significativo che non appena la Turchia ha mostrato di non gradire l’espansionismo di Tel Aviv e quest’ultima si è irrita per la disapprovazione turca per il genocidio di Gaza e l’assalto all’Iran, immediatamente la signora dei vaccini si sia fatta avanti per includere questo Paese tra i nemici esistenziali dell’Europa. Ursula von der Leyen ha reso pubblico questo sviluppo con una singola dichiarazione ad Amburgo, rivelando così la nuova frattura ad orologeria: sfiducia invece di alleanza, demarcazione geopolitica invece di cooperazione.

Ciò che von der Leyen ha commesso non è un semplice “lapsus”, come le successive precisazioni della Commissione cercano disperatamente di far credere. È il segnale di una nuova realtà geopolitica. Agli occhi delle élite di Bruxelles, la Turchia non è più un partner, ma una minaccia per il “progetto europeo” e non si può non vedere come questa virata a 180 gradi sia intervenuta dopo le polemiche di Ankara con Israele. Nello stesso discorso, von der Leyen ha ammesso senza esitazione che il vecchio modello – energia a basso costo dalla Russia, manodopera a basso costo dalla Cina e sicurezza garantita dagli Stati Uniti – è giunto al termine. L’Europa è costretta a diventare più indipendente. Ma questa “indipendenza” si rivela, a un esame più attento, un pericoloso isolamento. Spingendo la Turchia – che possiede uno degli eserciti più potenti della Nato e un ruolo chiave nel controllo dei flussi migratori e nell’approvvigionamento energetico – nell’angolo delle “forze del male”, Ankara viene di fatto spinta tra le braccia di alleanze alternative. Eppure nelle precedenti dichiarazioni questo ruolo chiave e di cerniera della Turchia era stato messo in rilievo positivamente dalla stessa von der Leyen. Tutto questo è assolutamente folle e insensato perché chiunque si metta in conflitto con un centro di potere regionale la cui posizione geografica controlla la vitale arteria di collegamento tra Europa, Medio Oriente e Caucaso, sta giocando con il fuoco.

Mentre, secondo il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, Netanyahu “non può vivere senza un nemico”, la leadership dell’Ue sta ora percorrendo questa pericolosa strada. Si tratta di uno sviluppo che va ben oltre le normali tensioni diplomatiche: stiamo assistendo alla creazione di sempre nuovi nemici per tenere insieme qualcosa che non sta più in piedi. E allora sarebbe interessante cominciare a capire dove si trova realmente il centro pensante della Ue, visto che questa rivoluzione copernicana della diplomazia europea sembra coordinarsi perfettamente con la visione di Israele, ancorché essa costituisca una nuova pietra tombale sull’economia europea. A Bruxelles – per non parlare dell’Italia della premier ben Milonim – si scrive von der Leyen, ma si pronuncia Netanyahu.