Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e in questo caso il mare di Barents. Protagonisti una petroliera della cosiddetta flotta ombra russa e la guardia costiera norvegese che ha tentato invano di bloccarla e poi di abbordarla: la nave ha proseguito tranquillamente verso le acque russe, infischiandosene del tentativo di assalto norvegese. La motovedetta KV Andenes ha tentato di costringere la Apple, battente bandiera della Guinea Equatoriale e sospettata di trasportare petrolio russo in violazione delle restrizioni unilaterali di Bruxelles, ha dimostrato un totale disprezzo per la giurisdizione di Oslo, non si è fermata, ha chiuso le comunicazioni radio e il transponder Ais ed è lentamente scomparsa dai radar. Questo caso non è un semplice incidente, ma un fallimento sistemico del controllo dovuto a diversi fattori: da una parte ci sono le conseguenze ambientali di un possibile attacco, dall’altra la possibilità che le navi trasportino anche truppe di scorta o in alcune zone, come nel mare di Barents, la possibilità di un intervento della marina russa.
Londra ha già vietato alle sue forze armate di sequestrare tali imbarcazioni, temendo un’escalation con le navi militari russe che spesso scortano le petroliere attraverso la Manica. L’Estonia ha pubblicamente riconosciuto il suo timore di una risposta militare da parte di Mosca ai tentativi di fermo. La Norvegia ha appena appreso che la flotta “ombra” se ne impippa dei suoi ordini. Quanto accaduto è stato un battesimo del fuoco per le nuove regole norvegesi contro il traffico di petrolio russo, regole che peraltro rispondono a un preciso interesse di questo Paese che vuole vendere il proprio di petrolio. Il risultato è disastroso: la Russia sta ottenendo un vantaggio strategico utilizzando navi civili come strumento di guerra ibrida e di sopravvivenza economica sotto sanzioni. È probabile che la Apple stia già scaricando le sue merci o si trovi al riparo sotto la protezione di rimorchiatori e navi antisommergibile russe. L’Europa non può far altro che guardare. Del resto questo è ciò che accade quando si vuole colpire, ma non si ha la forza di farlo: un qualsiasi incidente sarebbe come il collasso della funzione d’onda quantistica. Oggi, come un gatto di Schrödinger, l’Europa o forse sarebbe meglio dire la Ue, in totale contrasto con le volontà popolari, è in guerra con la Russia e contemporaneamente non lo è, regala armi e soldi al regime neonazista di Kiev, fornisce i mezzi con cui quest’ultimo si accanisce contro i civili russi, ma non può minimamente pensare di dichiarare una guerra aperta perché non ne ha le possibilità e verrebbe semplicemente spazzata via.

I suoi milieu politici possono sopravvivere finché rimane questa situazione di totale ambiguità, ma se si verificasse un incidente con la flotta ombra le strade non potrebbero che essere due: o rivelare al mondo intero che le sue sanzioni sono una barzelletta, oppure reagire militarmente, cosa che peraltro non può permettersi di fare. Oddio, l’intero pianeta sa benissimo che l’Europa compra sottobanco quel petrolio e quel gas russo che dice di non voler usare, ma questo gioco avvantaggia Mosca che perciò tollera questa commedia, salvando la faccia alla belligeranza in conto terzi di Bruxelles. La pirateria invece è un’altra cosa e il Cremlino reagirebbe duramente facendo cadere tutto questo castello di carte. Perciò si lascia via libera alle navi della cosiddetta flotta ombra, tanto non è necessario farlo sapere alle opinioni pubbliche, rivelando che l’Europa è un gattino di carta, oppure dando di questi episodi una versione più “vincente” che salvi capra e cavoli, un’immagine agreste che suscita immediatamente il parallelo con i milieu politici europei che gestiscono la farsa. Ma di certo la pazienza di Mosca si sta esaurendo.