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Caro amico, ti scrivo

letteraAnna Lombroso per il Simplicissimus

Caro amico, ti scrivo perché pare proprio, l’ha detto la televisione, che ci sarà una trasformazione dal nuovo anno: sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno. Grazie alla strenna anticipata, quel buon Recovery Found che ha preso il posto del feroce Mes, offrendo a formiche e cicale un pacchetto di “prestiti” saliti da 250 a 360 miliardi, e “sovvenzioni”, scese da 500 a 390 miliardi.

Come è giusto la banda dei 4, i frugali  (Olanda, Svezia, Danimarca, Austria) merita gli sconti dei contributi al bilancio comunitario per il periodo 2021-2027 – così si incamerano  26 miliardi –  e alla Germania, che se ne piglia altri 25,6. A noi che abbiamo  cantato estate e inverno spettano 127 miliardi di prestiti e 82 di “sussidi”, concessi tra il 2021 e il 2024,  e che dal 2026 andranno restituiti, o aumentando quello che paghiamo per stare seduti al tavolo dei grandi a guardarli mentre mangiano e ridacchiano di noi, oppure con un aumento della pressione fiscale.

Ti chiederai e allora com’è che sono tutti contenti? Mi sono fatta l’idea che quello che tra noi chiamavamo l’atto di fede nell’Europa, sia diventato un superstizione, un rito apotropaico che richiede “fioretti” alla divinità come si faceva una volta. E dire che di che sacrifici si possa trattare lo sappiamo bene, fa testo quella famosa letterina a 4 mani di Draghi e Trichet entrata nella leggenda più di quella di Totò e Peppino e che ha avuto il seguito che sappiamo in un paese poco lontano da noi, dove è stato effettuato il test dell’efficacia delle armi sperimentali.

Ti ricordi, no? Come si ingiungeva all’Italia indolente e dissipata  di ravvedersi per “ripristinare la fiducia degli investitori” con  “una profonda revisione della pubblica amministrazione”, con “privatizzazioni su larga scala” e  “la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali”, con la doverosa “riduzione del costo dei dipendenti pubblici, se necessario attraverso quella dei salari”.  E con l’auspicata “riforma del sistema di contrattazione collettiva nazionale” e l’imposizione di “criteri più rigorosi per le pensioni di anzianità” insieme a “riforme costituzionali in grado di inasprire le regole fiscali”. Mi pare che ci fossero anche gli improrogabili tagli al welfare, eseguiti scrupolosamente a vedere quello che è successo negli ultimi mesi.

Pensa che ci sono stati momenti, come dopo Sigonella per Craxi, che il sussulto d’orgoglio del Cavaliere Gran Marpione sembrò quasi un riscatto della patria fierezza, che infatti venne seguito dalla caduta dal cielo dell’uomo in grigio della provvidenza. La storia si ripete e non insegna nulla, quindi non stupirti se sembrano tutti soddisfatti di quello che li attende quando ripagheremo le sovvenzioni con il doveroso e implacabile contributo da mettere insieme con un aumento della tasse, quando il beneficio ottenuto sarà più o meno un punto di Pil, quando i “prestiti”,  che vanno a aumentare il debito pubblico, richiederanno l’intervento severo e occhiuti di qualche divinità dello spread.

Sai cosa c’è? Quando uno come noi evade dallo smartworking, si astrae dal ciarlare dell’opinione pubblica testimoniata dalla stampa tradizionale e dai social, scopre che c’è un sacco di gente che non ha diritto di parola e nemmeno di convinzione dettata dall’esperienza, scaffalisti del supermercato, commesse e cassiere, baristi e bagnini, magazzinieri e pony al sevizio delle uniche attività poco toccate dalla pandemia, cassintegrati che non hanno visto un quattrino, partite Iva e piccoli imprenditori che hanno messo in piedi la procedura per ottenere in contributi per la rinascita e cui le banche rispondono sollevano mille ostacoli e obiezioni.

Mettici anche quelli che hanno qualche patologia per i quali già prima la prevenzione era uno slogan della Pubblicità Progresso e che non vengono da mesi e non saranno per mesi sottoposti a controlli e indagini diagnostiche.  E questi non sono fiduciosi e speranzosi, come non lo sono i precari, le donne che fanno il part time in casa, metà lavoratrici e metà casalinghe, infermiere, e insegnanti di sostegno, quelli che hanno perso il posto o lo perderanno in mille situazioni già labili, effimere e incerte prima del Covid.

Proprio non ci credono alla generosità profusa a piene mani dall’Europa, non confidano che quella carità pelosa in sostituzione della solidarietà faccia arrivare qualcosa anche a loro, e men che mai  reputano che il ceto politico e amministrativo immagini e poi realizzi delle riforme per il bene comune e l’interesse generale, a vedere la compagine governativa della quale fa parte chi ha contribuito alla devastazione della scuola, della sanità,  del territorio, alla cancellazione dei diritti e delle conquiste del lavoro, insieme a eterni nuovi venuti che non possono più contare sulle qualità originali dell’impreparazione, dell’incompetenza, della improvvisazione.

È che appunto su questi campioni non si effettua un’analisi della percezione, perché a contare in termini di consenso, quando il voto è un timbro notarile su decisioni imposte e obbligate, sono le “opinioni” che devono formare la resistenza ai nuovi pericoli, populismo e sovranismo, quelle di chi a un’opposizione di classe a anticapitalista preferiscono la sinistra fighetta baluardo contro certi ammutinamenti elettorali e di piazza del popolo bue che vota Salvini, Trump e la Brexit, e che vogliono morto di fame o almeno invisibile in qualità di rifiuti della globalizzazione, delle multinazionali, del liberismo, da conferire in discarica, quella delle periferie, dei borghi da trasformare in Disneyland, delle fabbriche e delle miniere da convertire in tunnel dell’orrore e tiro a segno.

È più facile così, arruolare tutti insieme Le Pen e Sanders, Salvini e Mèlenchon, Sanders e Podemos, in modo da alimentare una comune e condivisa diffidenza, in modo da condannare all’ostracismo insieme ai fascisti dichiarati anche chi denuncia e combatte il fascismo, declinazione dell’unico totalitarismo che il Parlamento Europeo non mette all’indice, quello economi e finanziario, il suo sfruttamento, la sua pervicace guerra condotta contro diritti, libertà, uguaglianza.

Ecco, nemmeno io credo che ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, perché non mi convince la pretesa superiorità morale di una sovranità sovranazionale dove una nazione piega le regole- e l’euro – agli interessi della sua posizione di predominio economico, dove alcune nazioni si insigniscono dell’onore di dare il loro placet o di ostacolare governi, dove gli stati giurando fedeltà hanno subito in cambio della onerosa affiliazione la perdita di poteri e competenze. Dove sulle democrazie e sulle carte costituzionali pesa l’anatema di essere il frutto, velenoso per la compattezza della superpatria, delle lotte di resistenza dei popoli.

E nemmeno credo che anche i muti potranno parlare, perché ogni giorno si fanno strada censure e autocensure per zittire quelli che la voce ce l’avrebbero. Per quello ti scrivo, per distrarmi un po’ mentre già vedo gente mettere i sacchi di sabbia vicino alla finestra.


Ricatto politico: quello che non volete sapere sul Mes

s-l400Ormai la pressione interna ed esterna per spingere il governo a sottoscrivere il prestito da 35 miliardi del Mes si è fatta talmente continua e ossessiva da spingere chiunque abbia conservato un minimo sindacale di lucidità,  a chiedersi da cosa derivi tanta insistenza nel farci scegliere uno strumento finanziario che nessun altro Paese vuole, che ci darebbe a prestito miliardi che abbiamo già a credito dal Meccanismo di stabilità e dai suoi predecessori ( vedi qui ) e che potrebbero essere benissimo raccolti attraverso l’emissione di normali buoni del tesoro. Ma d’altra parte siamo nel pieno di una campagna mediatica che a quanto a menzogne non è seconda a nessun altra: il livello delle omissioni e dei depistaggi rende arduo comprendere una questione in sé assolutamente chiara e semplice, ma che sembra divenuta un’inestricabile matassa che vorrei provare a sbrogliare. Le due argomentazioni principe dei “messianici”  sono la prima un inganno prospettico e la seconda una squallida presa in giro: 1) L’interesse richiesto dal Mes è inferiore a quello di eventuali Bpt dunque tale prestito è conveniente; 2) tutti ci assicurano che i soldi del Meccanismo di stabilità non saranno soggetti a richieste di austerità e riforme sociali regressive, nonostante che il “contratto” che andremo a sotto scrivere contenga proprio queste clausole di condizionalità sulle quali dovrebbe vigilare la troika.

Il primo punto è quello chiave e in effetti esso viene presentato in maniera subdola: i buoni del tesoro in effetti hanno interessi che vanno dal 1,2 all’1,6% , mentre i soldi del Mes da restituire in 10 anni ne hanno uno dello 0,76%, almeno in questo 2020. Ma attenzione mentre l’interesse dei Bpt viene stabilito dalle aste e vale per tutto il periodo di emissione del titolo, è cioè a tasso fisso, gli interessi del Mes variano ogni anno sulla base del finanziamento del Mes stesso e non è detto specie di tempi di crisi epocale verso la quale ci avviamo, tali interessi non possano salire anche in maniera esponenziale. Insomma la differenza è tra un tasso fisso e un tasso variabile del tutto imprevedibile. Ma ci sono anche altre cose da dire che cambiano completamente la questione e smascherano la truffa : innanzitutto i Bpt  ricadono sotto la legge italiana e le spese non sono sottoposte ad alcuna revisione, mentre il Mes è un istituto che ha sede in Lussemburgo e ha quella legge come riferimento; in secondo luogo i titoli di stato  vengono acquistati principalmente dagli italiani e in tal modo gli interessi pagati dallo stato vanno a sostenere l’economia interna il che complessivamente riduce l’apparente vantaggio offerto dal meccanismo di stabilità a zero. Inoltre l’altro grande acquirente di Bpt è la Bce nell’ambito del quantitative easing e questa poi passa i titoli alla Banca d’Italia che versa gli interessi al Tesoro sotto forma di utile. Dunque ancora una volta il costo complessivo sarebbe uguale a zero. Insomma con una semplice emissione di titoli di stato poteremmo raccogliere agevolmente una cifra tre o quattro volte superiore a quella gentilmente “offerta” da Mes e per giunta a condizioni reali e non solamente nominali molto migliori.

Queste considerazioni sono essenziali per passare al secondo punto, ovvero a quello della condizionalità e qui siamo al delirio perché i soldi anche se specificatamente concessi per le spese sanitarie nell’ambito del cosiddetto Mes light, anche se non esiste alcun piano di spesa che pure dovrebbe essere essenziale all’operazione, prevedono comunque di sottoscrivere gli articoli del regolamento del Meccanismo (peraltro entrato anche nei trattati europei) che a partire dal secondo anno e fino al ripagamento del debito prevedono la possibilità di controlli da parte della Commissione e della Bce sui bilanci dello stato, sulle spese e sulle entrate fiscali. Ora una pletora di personaggi ci dice, ma solamente a voce, tramite i verba volant, che queste clausole verranno sì sottoscritte, ma non saranno applicate. Chiunque si guarderebbe bene dall’accettare una simile assurdità e vorrebbe qualcosa di scritto, un memorandum aggiuntivo, un impegno, un documento di agreement,  invece non vengono date che pacche sulle spalle orali su quello che in sé è già una truffa, ovvero quella di prestarci i nostri soldi (vedi qui) .

E veniamo al terzo punto, non citato all’inizio, ma che in realtà è il cuore della vicenda: firmando il Mes ci esponiamo a un costante ricatto politico: non ci vuole un genio per capire che le promesse di non applicare le regole comunque sottoscritte può venire meno nei confronti di un governo che non sia gradito a Bruxelles e Berlino. Siamo perciò di fronte a un espediente per bloccare qualsiasi via d’uscita politica e per condizionarla almeno per un decennio, imponendo di accettare un pugno di miliardi del resto già nostri. Né si può dire che alla brutta si potrebbero ripagare subito i 35 miliardi ( magari ricorrendo appunto a un’emissione di bpt) perché anche questo non è automatico e il Meccanismo potrebbe dire di no e mandare la troika a controllarci. Si tratta insomma di una forma di sudditanza che il sistema politico nel suo complesso intravede come la salvezza per stesso : peggio vanno le cose, più una politica priva di senso, di idee e men che meno di ideali si deve legare a poteri esterni.


In mano a chi ha gestito l’affare Grecia

greciacrisiNon so come sia nata la leggiadra espressione avere la faccia come il culo, ma di certo essa appartiene di diritto alla nuova Repubblica entrata nella muta degli Elkann, noti filantropi di se stessi. Il quotidiano che fu di Scalfari, tutto proteso a farci scegliere il Mes ci propina una sonnifera intervista a un tal Gianmariuolo, ops errore di digitazione, Giammarioli segretario generale del Mes il quale come un imbonitore da piazza ci assicura che il soldi del meccanismo ci faranno bene e sono senza né clausole per le famigerate riforme, né ricette di austerità. Ci piace che siano ascoltate voci terze e disinteressate, ma vorremmo anche sapere chi è questo personaggio così rassicurante che di solito non compare mai nelle cronache. Ebbene è un allievo della Bocconi montiana, poi andato all’università di Los Angeles, una trasferta del tutto inutile dal punto di vista della conoscenza, anzi spesso è l’esatto contrario, ma necessaria a qualunque carriera di spicco per i rampolli dei ricchi: l’aver frequentato un  qualunque masterificio anglosassone è solo una garanzia di appartenenza ideologica  e di fedeltà al capitalismo e alle elite, una sorta di segno massonico di riconoscimento. E infatti subito dopo aver conseguito questo attestato il nostro è finito all’Fmi, poi al Minstero dell’economia, poi alla Bce e infine al Mes. Ma la cosa straordinaria è che costui è stato coordinatore del team Grecia dal 2015 al 2019, mietendo gli straordinari successi che conosciamo, è insomma l’uomo a cui si deve il benessere finalmente raggiunto da quel Paese. Anzi proprio in virtù di questi risultati così positivi   è stato promosso a segretario generale alle dipendenze dirette del capo supremo del meccanismo, ovvero il tedesco Klaus Regling.

Ora chiamare a tranquillizzare gli italiani chi ha gestito il crollo della Grecia non so se sia una svista o un’aperta presa per i fondelli, fatto sta che basta leggere qualche riga per rendersi conto che si tratta di una polpetta avvelenata: innanzitutto si dice che l’Italia potrebbe prendere a prestito fino a 36 miliardi ( ma noi siano creditori per oltre 50 miliardi  del meccanismo, vedi   Mes, la più grande truffa del secolo , quindi ci faremmo prestare nient’altro che soldi nostri) per usarli in campo sanitario, anzi per comprare vaccini come Giammarioli specifica. Ecco che la lingua batte dove il dente duole e s’intuisce benissimo che l’insistenza sull’utilizzo esclusivamente sanitario dei fondi del Mes  ci fa comprendere bene come anche una piccola deviazione di tali fondi su altri capitoli di spesa sarebbe la scusa per cambiare le carte in tavola e reintrodurre quelle condizionalità che oralmente e non per iscritto si dice  di voler togliere. C’è poi un altro argomento da affrontare ossia il fatto che il ricorso al Mes sia automaticamente visto dai mercati come un segnale d’allarme sulla solvibilità del debito pubblico, provocando così un vigoroso aumento dello spread e degli interessi sui titoli. che vanificherebbero immediatamente i vantaggi di interessi praticamente zero sul prestito e accollerebbero enormi carichi negli anni a venire. Ma Giammarioli rassicura, come deve aver fatto con i greci: dai contatti con i maggiori investitori parrebbe che non sia così e insomma ci invita a fare scelte decisive sulla base di elementi del tutto personali e di impressioni soggettive, non di argomentazione serie e oggettive.

Insomma Giammarioli è usato come tecnocrate, ma non tanto nella sua funzione specifica, bensì come testimonial, come un Del Piero che pubblicizza l’acqua che fa fare plin plin. Non si può nemmeno per un momento pensare di affidare scelte decisive per il Paese e per tutti i cittadini alle sensazioni di un personaggio con tutto l’interesse a portarci verso il Mes, che egli considera come il cane da guardia dell’euro. Cose del genere sarebbero ammissibili se venissero organicamente presentate e confrontate con tutte le posizioni presenti nel discorso pubblico, non se si presenta una tesi unica come fa la stampa mainstream ormai da anni, confinando a fake news tutte le altre opinioni. Del resto a settembre quando Giammarioli è passato dal glorioso team Grecia alla segreteria generale del Mes disse che questo istituto “non assicurerà più solo assistenza finanziaria nei casi di crisi di liquidità. I governi hanno anche deciso che firmeremo insieme alla Commissione europea i futuri eventuali memorandum di intesa con i Paesi che hanno bisogno di aiuti”. Insomma viene prospettato un più netto ruolo politico del meccanismo, invece qui non si prospetta alcun memorandum sulla non condizionalità del prestito, ma si emettono solo rassicurazioni verbali, il che già di per sé è altamente sospetto.


Mes, la più grande truffa del secolo

toto-1024x504-640x342Come c’era da aspettarsi gli appelli a rivolgersi al Mes si moltiplicano dopo che la Merkel  insieme ai suoi pesci guida ha detto che dobbiamo farlo: non sia mai che ai padroni si disubbidisca. E per rendere la cosa più digeribile, l’informazione main stream tenta di convincerci che quei soldi non saranno condizionati alle regole del Mes stesso: noi firmiamo un contratto che prevede la condizionalità, ma la controparte ci assicura oralmente che poi queste clausole sottoscritte  non verranno applicate, insomma una truffa alla nigeriana. Se davvero in tutto questo ci fosse buona fede basterebbe redarre un documento d’intesa o un memorandum che mettesse nero su bianco l’assenza di condizionalità presenti o future e non ci sarebbero più problemi, ma di certo Bruxelles  non ci pensa nemmeno a lasciar perdere l’osso.  Già avrebbe poco senso l’invito a procurarci 35 miliardi – una goccia nel mare del debito pubblico e una cifra di gran lunga inferiore alle necessità – da questo meccanismo invece che sul mercato dei capitali come fanno tutti gli altri, se non ci fosse un retro pensiero, un’altra Grecia, anzi in questo caso una magna Grecia da creare.

Ma anche se avessero le migliori intenzioni e volessero rassicurarci anche per iscritto  saremmo comunque di fronte alla più grande truffa del secolo: quei 35 miliardi che ci verrebbero prestati sono infatti interamente nostri. Al Mes abbiamo già conferito 14,3 miliardi come prima tranche dei circa 80 che ci spetta versare come quota parte dei paesi dell’eurozona e sono già quasi la metà della somma che ci verrebbe prestata.  Attenzione però il Mes non nasce dal nulla e sostituisce altri strumenti precedenti, in particolare il Fondo europeo di stabilità finanziaria ( Efsf ) a cui abbiamo dato 43 miliardi e 500 milioni che sono finiti a finanziare Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Cipro con prestiti a lunga scadenza. Si tratta comunque di crediti sostanzialmente dentro l’eurozona. Insieme ai soldi del mes si tratta di crediti per oltre 57 miliardi. Tutte cose che è possibile leggere sul sito della Banca d’Italia e non sono confutabili. Dunque udite udite perché questo non accade nemmeno con i più infimi cravattari: ci vengono prestati i soldi che noi abbiamo già prestato ad altri nell’ambito dei meccanismo dell’eurozona. Qualcosa ancora peggiore del Recovery found che arriverà a paziente già morto, ma  che comunque utilizza sempre i soldi già dati dai Paesi al bilancio comunitario. Tutto questo peraltro è visibilmente inutile perché questi “aiuti” vengono dati ai Paesi che non hanno più credito, mentre i titoli italiani vengono presi d’assalto con una domanda che è di solito del 50 o del 60 per cento superiore all’offerta.

Tuttavia non possiamo dire che Bruxelles e Berlino ci vogliono truffare anche perché la cosa è talmente evidente che sarebbe circonvenzione di incapace: chi vuole truffare il Paese è invece la sua classe dirigente fallimentare che non vede l’ora di aver la troika in casa per poter fare ciò che vuole senza pagare pegno e che quindi ordina all’informazione di disinformare gli italiani, di confonderli, di dire cazzate e persino di far credere che il buon padrone rinuncerà alle clausole dei contratti che andremo a firmare. E nasconde agli italiani una verità evidente: che senza l’Italia l’Europa crollerebbe dandoci così una enorme capacità di contrattazione che non abbiamo mai minimamente sfruttato.  Così si fanno chiacchiere e  infinite discussioni sulle chiacchiere, ovvero metachiacchiere, mentre il Paese è in caduta libera. Al fondo però la verità è una sola: il sistema euro è ormai marcio fino al midollo e queste, manovre “messianiche”  non sono altro che l’estremo tentativo da parte di chi ha lucrato sulla moneta unica, di tenere in piedi una costruzione del tutto artificiale e ormai contraria ad ogni buon senso. Altro che Mes bisognerebbe piuttosto pensare agli epitaffi  per un mondo di cui qualcuno ci vuol fare essere l’ultima vittima.


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