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Pil virus

Un-altro-anno-in-caduta-libera-per-l-economia-veneta_articleimageLe previsioni più ottimistiche  dicono che il coronavirus o meglio tutta la vicenda costruita intorno a questa nuova sindrome influenzale farà diminuire di un punto il Pil italiano che ancora deve riprendersi dalla mazzata del 2008, ma dal momento che la nostra trasformazione in appestati planetari colpirà proprio i settori sani dell’economia, vale a dire export e turismo, non è difficile immaginarsi che la mazzata sarà ancora più dura  e che occorre attendersi una crescita della disoccupazione e al contempo delle sofferenze bancarie, un aumento dello spread e del deficit tali da rendere praticamente inevitabile la sottomissione al nuovo Mes e alla troika, in poche parole alla speculazione finanziaria, che ci renderà poveri per parecchie generazioni, esattamente come è accaduto alla Grecia. Singolare che l’epidemia influenzale di nuovo conio sia calata proprio nel momento in cui l’adesione al nuovo Meccanismo di stabilità ha suscitato resistenze e lo scontento di molta parte del milieu economico italiano oltreché perplessità e paura da  dei risparmiatori; inesplicabile il fatto che lo Stivale con le minori relazioni con la Cina degli altri partner europei sia diventato il maggior focolaio mondiale del Covid 19 dopo la Cina dove tuttavia ormai la sua diffusione è stata fermata; suicida l’allarmismo idiota che è stato sparso a piene mani e che forse si salda con la consapevolezza degli italiani di non poter ricevere grande aiuto da strutture sanitarie che si vanno via via smantellando e da soldi che non ci sono mai quando servono davvero giusto per ubbidire ai folli diktat europei che vengono violati oggi proprio da chi li ha imposti.

Cosa sia andato storto è impossibile da dire così come è ancor più impossibile comprendere se, come e da chi qualche passaggio della via crucis sia stato scioccamente favorito, magari come distrazione dalla nuova crisi in atto. Ma non mi interessa il “Grande Complotto” perché la stupidità, l’improvvisazione e l’inazione sono sufficienti a surrogarlo agevolmente:  faccio semplicemente notare che la santa Ue dei contromiracoli per far fronte all’epidemia ha stanziato appena 280 milioni di euro per l’intero continente e si può pensare che le ulteriori spese peseranno sul calcolo dei deficit come del resto è stato anche per ogni altro disastro naturale. In Cina le cose sono andate diversamente anche perché il governo si è immediatamente reso conto che l’epidemia, nonostante una gravità comparabile a quella dell’influenza, sarebbe stata usata come un arma contro il Paese e dunque ha stanziato 50 miliardi di euro, per mettere in quarantena una regione con 60 milioni di abitanti, per costruire nuovi ospedali, assumere nuovo personale e per sostenere le imprese durante questa battaglia. Addirittura ad Hong Kong nonostante l’impero abbia reclutato  i mafiosi e i loro soldati ( e persino nazisti reclutati in Ucraina) per bloccare le leggi sull’estradizione facendo passare tutto questo come battaglia di libertà, ha stanziato altri 14 miliardi di euro per compensare un calo del pil di quasi il 3%, distribuendo aiuti direttamente ai cittadini  per 1.200 euro a testa, intervenendo con sgravi fiscali alle imprese e  sostenendo le famiglie. L’insieme di questi provvedimenti si tradurrà alla fine in un aumento di pil e non in una sua diminuzione, come invece accade da noi.

Cose del tutto inimmaginabili in Europa, anche riducendo la scala e infatti ci troviamo a fare una insulsa e avvilente lista della lavandaia con a disposizione solo pochi mserabili spiccioli che sono veramente un’offesa alle speranze riposte in tempi lontani nell’unione continentale.  Qui con tutta evidenza si confrontano due modelli, quello liberista e quello ad economia pianificata e mista  che si sta rivelando più efficiente ed è anche per questo che la guerra alla Cina sta diventando parossistica: benché non possa certamente essere definito uno stato comunista di tipo sovietico, il pubblico è sempre prevalente, governa il mercato e non vi è succube o semplice espressione amministrativa delle sue volontà, le ragioni economiche non sempre prendono il sopravvento sulle ragioni di vita. Ma ormai tutto ciò che non fa riferimento adorante al privatistico e al profitto senza limiti è un nemico da abbattere: basta semplicemente vedere la guerra che in Usa infuria verso il candidato Sanders contro il quale è sceso in campo persino un miliardario, non con lo scopo di vincere, ma per non far vincere uno che parla di socialismo senza prima farsi il segno della croce. Diventa sempre più chiaro che bisogna uscire da questa logica e bisogna liberarsi dei poteri da cui essa promana solo per sopravvivere dignitosamente.


Mes, la commedia degli inganni

cornuti-e-mazziatiCome era facilmente immaginabile o almeno prevedibile il governo, anzi i due governi Conte che si sono succeduti bel 2019 hanno barato sul Mes, ovvero sul nuovo Meccanismo di stabilità europeo che di fatto è un’arma puntata alla testa dell’Italia: nonostante il parere contrario del Parlamento esso è stato firmato e le promesse successive di ridiscuterlo si sono rivelate semplicemente il pretesto della cricca europeista per prendere tempo, evitare un braccio di ferro che sarebbe stato perdente e far trovare il Paese di fronte al fatto compiuto, ovvero alla chiusura dei giochi: ad aprile infatti il nuovo Mes, ormai blindato da Bruxelles, verrà firmato  senza alcuna di quelle modifiche che erano state ventilate a tradimento  per calmare le acque. Secondo qualcuno e una per tutti  Lucrezia Reichlin (figlia del parlamentare Pci  Alfredo Reichlin) che lavora alla London Business school, la  quale ha dichiarato a metà gennaio al Financial Times, che con la vittoria del Pd in Emilia – Romagna “il governo avrà mano libera per firmare il Mes”.  Si tratta di una tesi forte e che tuttavia spiega in maniera incisiva l’andamento della campagna elettorale, la sua trasformazione in ultima spiaggia apparentemente contro Salvini, la nascita improvvisa delle sardine,  il ritorno forzato all’ovile di qualche personaggio che inizialmente si era schierato contro il Mes. Insomma di un insieme troppo grosso per l’ “azienda” dissestata  del Pd.

Certo bisognava fare molto chiasso perché dietro il Meccanismo europeo di stabilità si nasconde uno scandalo che non è stato reso affatto chiaro ai cittadini, anzi è stato accuratamente nascosto: esso non fa parte del diritto europeo, ma è un accordo intergovernativo fra Stati. Dunque non esiste alcun obbligo di siglarne la variazione perché sono in questione i trattati fondamentali dell’Unione. E’ una scelta che per di sé non equivale affatto a mandare in cristi  la costruzione istituzionale della Ue , non è un obbligo e non c’è dubbio che le variazioni apportate, benché possano sembrare di poco conto ad un’indagine superficiale, cambiano la natura di questo organismo. Fino ad ora esso è stato uno strumento a sordida vocazione ordo liberista che in cambio di aiuti finanziari agli Stati membri in difficoltà chiedeva contropartite sociali in termini di tagli di welfare, di diritti, di salari , di servizi universali come la scuola e la sanità, di pensioni. Ma finora era la commissione europea che in ultima analisi doveva verificare le condizioni in cui versa lo Stato che richiede assistenza, di giudicare se tali condizioni  rappresentavano un rischio per la stabilità finanziaria dell’Eurozona e di negoziare le condizioni  dell’aiuto. Con la riforma è invece il Mes stesso, ovvero un organismo essenzialmente privato che  suggerirà le valutazioni e le condizioni, ma questa volta totalmente da un punto di vista tecnocratico, senza più alcuna parvenza di giudizio politico  e per giunta interamente dalla parte dei creditori. E’ fin troppo ovvio che con poche parole cambia tutto e il Mes diviene da semplice strumento, il governatore effettivo dell’economia continentale, senza più alcuna remora politica, perché sarà esso a decidere con meccanismi a maggioranza che di fatto rendono Germania e Francia padrone della situazione. Insomma diventa ufficiale la divisione tra Paesi di serie A e di serie B, i primi che possono tranquillamente evitare le “cure” della troika anche se sforano le regole del fiscal compact e i secondi che potranno essere costretti a farsi derubare come la Grecia.

Come se questo non bastasse la riforma del Mes prevede che il Paese richiedente aiuto  possa di fatto essere costretto a una ristrutturazione del debito, anche a fronte di condizioni molto lontane dal default e secondo considerazioni totalmente meccaniche. Anzi il Mes stesso solo avanzando dubbi sui conti non farebbe che innescare un meccanismo auto avverante portando a una caduta dei titoli che naturalmente coinvolgerebbe anche  i privati. Che queste variazioni abbiano nel mirino l’Italia che gode del maggior risparmio privato continentale non c’è alcun dubbio. Così come non esistono dubbi sul fatto che le modifiche al Mes costituiscono di fatto la cessione di sovranità ai mercati realizzando il reale obiettivo politico delle oligarchie europee, ovvero quello di imporre l’ordine ordoliberista e la disuguaglianza attraverso uno strumento finanziario totalmente slegato dalla politica. Chi ha sperato che tutto questo fosse semplicemente un’ effetto dell’incompletezza della costruzione continentale e continua a chiedere “più Europa” si rivela un patetico illuso: l’incompletezza è invece esattamente ciò che serve al sistema per arrivare alla società della disuguaglianza, con stati ridotti  al minimo e di fatto alla funzione di gendarmi  dello status quo , senza elezioni che contino qualcosa, senza possibilità di scelta.

E’ vero che tutto questo si sta schiantando come un treno in corsa contro il muro della realtà , ma proprio per questo è ancora più repellente la resa degli ominicchi di governo e ai loro quaquaraquà di piazza, la loro ipocrisia e fedeltà ai loro burattinai che per loro senza idee e prospettive  sono esattamente ciò che per Feuerbach erano le foglie di gelso per i bruchi. Solo che non producono seta, ma una sostanza diversa e affine al concime. Per una poltrona val bene un Mes,

Per approfondire la questione: Mes, chi mesta nel torbido e nel torpido

inasprire-il-vincolo-esterno-il-meccanismo-europeo-di-stabilita-e-il-mercato-delle-riforme

 


Legttimità al Punt & Mes

CarpanoE’ veramente strano che mentre i servitori più zelanti e ottusi dell’Europa oligarchica si straccino le vesti per evitare che il governo metta un veto ai cambiamenti nel Mes, inaugurando le più incredibili  giustificazioni a fianco delle mistificazioni rituali, debba essere Wolfgang Munchau editor del Financial Times e personaggio influente del milieu di Bruxelles e di Berlino a dire che per l’Italia sarebbe una follia rinunciare a mettere il veto sul nuovo meccanismo di stabilità, così penalizzante per il Paese  e che se lo facesse non succederebbe nulla di ciò che viene paventato. Il ragionamento è semplice, lineare, realistico e non intriso delle perenni ipocrisie dell’europeismo di maniera: l’Italia è troppo grande perché la si possa far fallire e quindi anche le vendette dell’oligarchia devono tenere conto di questa realtà, sono minacce con scarso contenuto. D’altro canto anche al di là della questione Mes, porre il veto è finalmente l’occasione “per riequilibrare  le strutture di  potere della zona euro, che sono molto sbilanciate a favore dei creditori” anche a causa del fatto che il nostro Paese “ha una lunga storia sull’ accettare leggi Ue contrarie al proprio interesse nazionale, come il fiscal compact…”.

La cosa, detta da uno dei padri predicatori dell’europeismo economico,  è talmente evidente che suscita immediatamente l’interrogativo su questa passività che, ben lontana dal favorire una reale integrazione, facilita e asseconda il suo esatto contrario, ovvero lo sviluppo dell’egemonia e della disuguaglianza non solo sul piano sociale, ma anche tra Paesi. Per quale motivo la classe politica nel suo complesso ha mostrato questa abulia suicida nei confronti dell’Italia e dei suoi interessi vitali? Qui non si tratta solo degli errori e dei mal riposti miraggi del passato e nemmeno della sciocca perseveranza in essi, non solo della forza residua delle illusioni o ancora di quella sostituzione ideologica che è avvenuta nella sinistra rimasta orfana dell’Urss: c’è qualcosa di più radicato in questo atteggiamento rinunciatario, in questa rassegnazione. del ceto politico italiano nel suo complesso. Io la chiamerei una crisi di legittimità che spinge quasi inconsciamente ad abbandonarsi ad altri poteri sovranazionali, a volersi fare semplici amministratori cui spetta soltanto una funzione esecutiva. La legittimità è qualcosa di più complesso del semplice potere, è qualcosa che secondo i politologi borghesi dell’inizio del secolo scorso, da Gaetano Mosca a Max Weber, è qualcosa che ha che fare non soltanto col  perseguimento  di motivi motivi razionali rispetto allo scopo, ma ha anche una base morale, di prestigio e di esemplarità, quanto mai necessaria quando la politica deve passare attraverso il consenso. Tutto questo è venuto meno con lo choc di mani pulite seguito alla caduta del muro, due eventi assai più collegati tra di loro di quanto non si sia portati a pensare e che ha completamente mutato  stravolto il quadro politico.

A dire la verità la questione risale alla fine del secondo conflitto mondiale quando in pochi anni furono marginalizzate le ragioni della Resistenza e controllate strettamente le forze democratiche nell’ambito di una logica che vedeva il Paese come semplice pedina del gioco geopolitico. Per decenni la scarsa legittimità dell’ensemble politico è rimasto celato dalla divisione bipolare del mondo e dalla sua riproduzione domestica tra la maggioranza democristiana e l’opposizione social comunista. E’ vero che la sperimentazione del centro – sinistra costituì un eccezione, un tentativo di riscatto da questa condizione e tuttavia fu ben presto chiaro che la formula era praticabile solo nella misura in cui le forze di sinistra si adeguavano alle tesi e alle visioni del capitalismo in procinto di diventare ultracapitalista. Quando questa tensione venne meno e giunse  la fine del bipolarismo e con la quasi contemporanea apertura del vaso di Pandora della corruzione e dei comitati d’affari, questo sistema politico ha dovuto cercare altrove le ragioni  della propria legittimazione profonda, qualcosa che andasse al di là delle ondivaghe leggi elettorali tra la sponda maggioritaria e quella proporzionale alla ricerca di una stabilità politica che poteva essere garantita solo da una rinnovata legittimazione del sistema. Qualcosa che andrebbe posto come premessa visto il clamoroso fallimento dei tentativi di rinnovamento.

E’ anche per questo che non riusciamo ad essere partecipi dell’Europa, ma solo subordinati da essa n modo suicida nella speranza che sia la altrui legittima a garantire la nostra ormai tarlata da troppi vizi, troppo a lungo praticati


Mes, chi mesta nel torbido e nel torpido

conte_muralesL’Italia ancora una volta si è tradita da sola consentendo a una classe dirigente corrotta e incapace di mettere le basi per la rovina del Paese, consentendo all’informazione del padrone di abbindolare con le giravolte di furbini e Fubini, inseguendo le tristi e futili cronache sui figli di papà in piazza sotto la guida della lobby del petrolio , lasciandosi sedurre dall’abitudine al quieto vivere e tranquillizzata dalla propria stessa incredulità. Probabilmente il Mes, il meccanismo europeo di stabilità non è un argomento coinvolgente ed è per giunta così complesso da richiedere un’attenzione ormai così faticosa da essere esercitata solo per le questioni personali: per questo il complesso il Paese fa fatica a pensare che le variazioni apportate a questo meccanismo possano essere letali, esattamente come un correntista non pensa che la propria banca lo sta per fregare.

Certo le correzioni a questo strumento possono parere marginali se non si capisce a fondo il meccanismo e dunque ci si lascia facilmente convincere dalla canea euro padronale, nonostante il vulnus ricevuto dalla democrazia dal fatto che sia stato dato l’assenso senza il Parlamento anzi contro il Parlamento. Ma non mi voglio perdere in chiacchiere e dico subito quali sono le variazioni fondamentali del Mes rispetto al passato. La prima che costituisce la cornice storica in cui si inscrive il cambiamento è che questo istituto, finanziato dai soldi pubblici dei Paesi dell’area euro (l’Italia vi ha già conferito 14, 3 miliardi su una quota di 125) , potrà, attraverso un fondo di risoluzione, soccorrere le banche private e finanziare l’operatività degli istituti che falliscono. Tecnicamente queste operazioni non dovrebbero pesare sui debiti pubblici, ma in realtà è solo un modo pedante per nascondere la sostanza del fatto che saranno comunque i soldi di tutti i cittadini a salvare le banche private. Se poi colleghiamo questa variazione con il fatto che il Mes può intervenire mettendo a  disposizione “linee di credito con poche o nessuna condizione anche a Paesi dai saldi di bilancio sani, ma colpiti da choc” risulta evidente  che il nuovo trattato ha tra i suoi scopi quello di salvare le banche tedesche e in particolare Deutsche Bank e Commerz bank (senza dimenticare le disastrate Landesbanck)  dall’enormità di titoli spazzatura che hanno in pancia: solo la bad bank creata per gestire le perdite di Deutsche  ha già 200 miliardi di sofferenze. Dunque anche i cittadini italiani  dovranno finanziare il salvataggio di istituti di credito che sono stati causa ed effetto dell’euro egemonia tedesca.

Il secondo cambiamento, politicamente rilevante, è che in caso un Paese chieda sostengo ( è basta ben poco alla mafia finanziaria per ottenere questo effetto in caso qualche governo facesse qualcosa di sgradito)  non è solo la Commissione di Bruxelles a decidere se il Paese in questione è in grado di restituire o meno il prestito, ma anche il Mes che da mero strumento diviene decisore, visto che può unilaterlmente rifiutare l’aiuto  e indurre dunque un default che causerebbe enormi perdite per le banche, ma soprattutto per le famiglie e i singoli. Insomma si passa da considerazioni che se non altro in via teorica considerano anche l’interesse generale a un sistema dove conta solo l’opinione finanziaria. In termini pratici questo innesca un circolo vizioso perché un diniego del Mes e un suo giudizio negativo sulla restituibilità del debito, provocherebbe di per sé solo un meccanismo di defaut favorendo un impennata degli interessi sui titoli di stato.

Se colleghiamo questo ai meccanismi decisionali il quadro  è ancora più inquietante perché testimonia che l’egemonia tedesca con la complicità francese, è ormai un fatto acclarato. Infatti il Mes potrà decidere a maggioranza qualificata con l’85% delle quote, escluse però le astensioni: dunque visto che Germania e Francia hanno da sole quasi il 50  per cento delle quote possono bloccare qualsiasi azione, ma anche imporre qualsiasi cosa vogliano con l’aiuto  o anche semplicemente l’astensione di Paesi ad essi collegati come Austria e Olanda. Quindi di fatto siamo completamente prigionieri e solo dei venduti o dei cretini ( ma l’una cosa non esclude l’altra) possono pensare e dire che i cambiamenti sono insignificanti e che tutto è come prima: a parte il fatto che non c’è alcun bisogno che vi sia una richiesta esplicita di aiuto per innescare un giudizio sulla capacità di restituire il debito visto che Commissione europea e la BCE possono concludere che la mancata adozione urgente di una decisione costituirebbe una minaccia per la sostenibilità economica e finanziaria dell’euro zona e dunque sono in grado di mettere in modo un meccanismo auto avverante sul default, c’è il fatto che la decisione finale perde ogni connotato politico e viene affidato nella sostanza a un milieu di banchieri.

Per la conclusione di tutto questo mi limiterò a riportare un brano di Pasolini suggeritomi da un amico prezioso per le sue indicazioni: “L’Italia e non solo l’Italia del Palazzo e del potere è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: contaminazioni tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto (ma oggi potrebbero essere anche le piazze delle Sardine ndr). Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di “raptus”: Era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti”.


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