Annunci

Archivi tag: Mes

Salvataggio Mps cavallo di troika

A vocavalo-de-troialte dispiace essere buoni profeti, cosa che in Italia purtroppo accade sempre più spesso, e così anche la previsione ( Sopra la banca il governo campa, sotto la banca il popolo crepa ) che i 20 miliardi accantonati dal governo per salvare Mps e le altre banche in sofferenza avrebbero pesato sui bilanci e favorito l’ingresso della troika al governo diretto del Paese si  rivelata ahimè esatta nonostante le smentite di Padoan e il coro quasi unanime dei media. Infatti da Bruxelles e forse sarebbe meglio dire da Berlino sono arrivate due letterine in cui si fissa in 8,8 miliardi il fabbisogno di denaro per salvare Mps e si dettano anche le modalità con cui l’operazione dovrà essere portata a termine che poi sono le medesime adottate per la Grecia, come riconosce persino il Sole 24 ore.

Nella sostanza, il fatto di non concedere deroghe sul debito e sulle banche in crisi non ha altro scopo che spingere il governo a richiedere un intervento del Mes (Meccanismo europeo di stabilità)  che per statuto chiede come contropartita massacri sociali, ovvero l’applicazione delle ricette e dei diktat della troika, quel cieco rosario di ricette economico -trash cui si ispira la Ue e che convengono solo all’egemonia continentale tedesca, valvassore dei poteri finanziari globali. Si tratta dunque di una mossa politica delle oligarchie europee che ormai vogliono stroncare definitivamente l’Italia e ridurla allo stato della Grecia per papparsela completamente ed evitare eventuali sorprese. Naturalmente tutto questo lo si deve all’inazione o all’azione delirante di Renzi e del suo governicchio Napolitano dipendente che le ha sbagliate proprio tutte lasciando il nuovo governo fotocopia senza armi per evitare il peggio.il peggio per noi s’intende.

Ma mi chiedo se questo ceto politico e il suo partito più rappresentativo, ovvero il Pd, nonché padrone reale del Montepaschi, vorrebbe davvero evitare il peggio, anche qualora ce ne fosse la possibilità. Io penso proprio di no: mettere l’Italia nelle mani della troika, svenderla a Berlino è l’unico modo per cercare di conservare il potere residuo di fronte alla totale perdita di credibilità e a un consenso espresso solo dai clientes e dai padroni dei media e delle banche: se non può più sperare nel consenso si può però agire sul terrore insito in una Ue ormai decotta che tutto questo porti a una svolta politica capace di rimettere in discussione i trattati, le colonne portanti della costruzione europea oligarchica e iperliberista, come la straordinaria vittoria del No fa presagire. E dunque la troika diventa il suo maggior elettore, la sua impalcatura di sostengo, tanto più che alla peggio può scaricare ogni responsabilità su poteri esterni e tentare un’operazione di riverginamento. E’ un ultima spiaggia che potrebbe piacere molto a qualche presidente emerito affetto da demenza senile, tanto che quasi quasi verrebbe da pensare come  errori e distrazioni sulla questione bancaria, ovvero sul quel gigantesco sistema Ponzi che è ormai la finanza, siano più frutto di un lucido disegno per far commissariare il Paese dalla troika, piuttosto che il frutto di spontanea cialtroneria e subalternità.

Comunque sia c’è da aspettarsi una nuova stagione di massacri sociali, di nuova austerità, sacrifici e impoverimento le cui conseguenze verranno affrontate con un aumento della repressione e nuove torsioni autoritarie che può essere evitato solo con una grande mobilitazione popolare e con la definitiva rottura della finzione di rappresentanza che va vanti ormai da due decenni.

Annunci

Gattopardismo selvaggio: dai cafoni ai Gentiloni

vignetta-4-comandantiIl sistema di potere italiano dalla baldanza ottusa e cafona del renzismo è repentinamente entrato in una fase amletica, anzi drammatica: non può permettersi di lasciare la parola alle urne per evitare il licenziamento in massa, ma non ha nemmeno voglia di prendere in mano il bandolo della matassa ed è forse una delle prime volte nella storia repubblicana che non si assiste al feroce scontro per salire a Palazzo Chigi. Persino il presidente Mattarella in uno dei rari momenti di vita non vegetativa si è stupito del fatto che la delegazione del Pd dopo riunioni e vertici di ogni tipo, non abbia fatto nomi e abbia lasciato al Colle ogni decisione. Ma il fatto è più che comprensibile: il successore di Renzi più che un premier sarà una vittima sacrificale, uno che dovrà caricarsi sulle spalle tutti i guasti provocati dai mille giorni del guappo in aggiunta si diktat europei. E la stessa cosa vale per i ministri che presumbilmente rimarranno al loro posto, salvo pochi casi con i quali si tenterà di dare un contentino ai trombati delle precedenti comunali: non sia mai che uno come Fassino rimanga disoccupato.

In queste condizioni è difficile per non dire impossibile un Renzi bis o l’impegno di un personaggio di peso nel Pd come Franceschini: solo un uomo di secondo piano può pensare di accettare l’avventura, ma deve essere anche un fedele valletto dell’Europa austeritaria e della Nato sempre più guerriera, un uomo talmente senza palle da prenderle in leasing dai poteri che contano. E direi che nella ridda di nomi Gentiloni è quello che risponde meglio a questo identikit, tanto più che mai potrebbe aspirare alla massima carica governativa se non in un momento di emergenza – casta come questo. A lui probabilmente  toccherà trovare i soldi per affrontare la crisi bancaria che ormai avanza a grandi passi, ma anche gli sforamenti dalle assurde regole europee divenuti un peso di piombo dopo che non si è realizzata la ripresa e la crescita favoleggiate a reti unificate: ci vogliono miliardi per Monte Paschi e probabilmente per altre sette banche, ci vogliono circa una quarantina di miliardi solo per rientrare nelle imposizioni di Bruxelles ed evitare lo scatto delle clausole di salvaguardia vale a dire l’aumento dell’iva al 25% nel 2018 e al 25,9% nell’anno successivo

C’ è un solo modo per evitare questi provvedimenti che giungerebbero come un macigno prima della naturale scadenza delle elezioni politiche : aumentare altre tasse per così dire meno in vista  e procedere a tagli in sordina, ma drammatici non per aggredire gli sprechi, la corruzione che ne deriva o le spese militari, ma per devastare ancora una volta la sanità, la scuola, l’ambiente, le tutele, le promesse fatte ai terremotati, le pensioni. Tutte cose che potrebbero essere essere gestite dai media per attenuarne l’impatto. Quindi Gentiloni o un personaggio analogo è in un certo senso l’ideale per tentare di galleggiare con l’ambiguità melliflua del democristiano di sacrestia su questi nodi ed è anche il personaggio perfetto per essere ufficialmente il primo a delegare alla troika il governo del Paese attraverso il prestito al Mes cui si dovrà ricorrere quanto prima per tamponare la questione banche. Bisogna capire che l’ideale per la cupola politica è evitare per quanto possibile le elezioni, cercando di allontanare l’appuntamento della primavera che segnerebbe il disastro del Pd e dunque di tutto l’asse su cui si regge il potere interno e quello esterno della Ue. Ci si può anche riuscire, trasformando gli errori clamorosi, la mancanza di visione, la subalternità in emergenze che rendano “inopportune” le elezioni

La parola d’ordine è vivacchiare in attesa di qualcosa, mentre si piccona il Paese. Chi meglio di Gentiloni, valletto di un catering politico che serve indifferentemente Vaticano, Nato, Ue e circoli reazionari con l’impeccabile aplomb che solo un uomo senza idee può possedere? Chi potrebbe più di lui rassicurare Bruxelles, l’Fmi e i generali di Washington? E’ davvero un non uomo per tutte le stagioni.


Più euro, meno Europa

euroUn’idea chiara della situazione europea e del modo con cui la razza padrona italiana gestisce le cose la dà, con straordinaria chiarezza, Saccomanni: finché era ministro si prostrava a Bruxelles come un mussulmano alla Mecca, adesso che è stato sbattuto fuori dal governo rivela che il debito pubblico italiano sta aumentando, non per cattiva gestione, ma solo per finanziare i vari fondi europei, per alimentare il Mes e per le varie operazioni di “salvataggio” di Grecia e Irlanda.

Non è che Saccomanni sia peggio degli altri, è che la pressione e i ricatti del sistema finanziario sui governi sono diventati ossessivi, l’Europa ha cessato di essere uno spazio di libertà e persino un ensemble economico coerente: l’euro ne ha cambiato la natura, gli scopi e paradossalmente ne ha minato la già fragile unità, creando meccanismi che hanno portato a un totale disequilibrio tra Paesi di serie A e di serie B, impedendo qualsiasi bilanciamento di natura monetaria. Non solo: è diventato in mano al sistema finanziario e alla sua ideologia, il killer dello stato sociale e delle tutele sul lavoro.

E’ ormai qualche anno che gli economisti meno legati al sistema di potere lo dicono e da qualche tempo persino l’ Fmi dà segni di conversione (vedi qui ) forse cominciando a temere che la moneta unica come strumento di riduzione della democrazia possa aver fatto il suo tempo e finisca per innescare processi di rigetto del pensiero unico. Il fatto è però che in 12 anni, anzi 15 (l’euro come moneta ufficiale, anche se non circolante, è entrata in vigore il primo gennaio del ’99) il progetto europeo  è stato totalmente assorbito dalla logica della moneta unica (ma non certo comune) tanto che da qualche tempo qui e là nel mondo autorevoli voci cominciano a parlare di un fallimento politico dell’Unione europea stessa. Recentemente lo storico Wilfried Loth ha detto che il progetto di un continente unito è stato esclusivamente elitario e ha sempre evitato di confrontarsi con i popoli, cosa che ormai non è più gestibile. Proprio in questi giorni è stato riesumato un articolo dello storico Niall Ferguson di Harward, il quale in buona sostanza sostiene le stesse cose e parla – da un punto di vista ultra amerikano – di un progetto fallito.

Però badate che qui non si tratta solo di opinioni per quanto autorevoli che cominciano tuttavia a moltiplicarsi, ma di una realtà assai più concreta: non è certo un mistero che la Merkel vorrebbe sovrapporre all’Ue una serie di trattati e contratti bilaterali tra la Germania e i singoli Paesi del sud Europa. Un modo per salvare l’euro e svuotare dall’interno l’Unione.  A questo punto, vista la vicinanza delle elezioni continentali, converrebbe cominciare a chiedersi se sia razionale e politicamente sensato, mettere da parte la questione della moneta unica, considerare le posizioni critiche tout court come populiste e rischiare la disgregazione dell’Europa per non avere il coraggio di fare un passo indietro.

Che questo  sia un tabù per le forze conservatrici o anche socialdemocratiche che sono quanto meno molto più sensibili al richiamo dei potentati finanziari e bancari, dei ricchi insomma, piuttosto che a quello dei ceti popolari, che i media mainstream legati per necessità ai padroni del denaro, demonizzino le posizioni critiche sulla moneta unica invocando una generica più Europa, che un pensiero unico iniettato sottopelle durante trent’anni faccia accettare la dissoluzione di ogni stato sociale, agiti continuamente la carota fantasmagorica della ripresa e cancelli così la razionalità dentro le paure è un conto.  Ma che questo avvenga anche per quelle forze che vorrebbero esprimere una concezione diversa è francamente incomprensibile: l’assetto attuale, tutto innestato sulla moneta unica, sui suoi inevitabili squilibri, è di fatto il meno Europa che si possa immaginare, se si intende il vecchio sogno.


Il caso Napolitano, un re dimezzato alla corte di Berlino

NapolitanoAngelaMerkelGhignoR400La cosa davvero straordinaria e avvilente insieme è che dentro la querelle intorno a Napolitano e alle manovre per portare Monti a Palazzo Chigi, vengono prodotte quantità industriali di ipotesi, scenari e chiacchiere, mentre sono del tutto trascurati gli interrogativi più ovvi, le considerazioni più evidenti, le dolenti note dell’Italia trascinata nel declino:  chi “consigliò” e impose a Napolitano, già dal giugno del 2011, una sostituzione di Berlusconi con Monti senza passare per il vaglio delle elezioni che avrebbero visto vincitore il Pd? Quali poteri lavorarono per creare la situazione di emergenza che rese possibile concretizzare il piano e gettare il Paese in un clima di  allarme e di paura che ha consentito di mettere mano allo sfascio dello stato sociale in nome dell’austerità?

Non certo Berlusconi che fu estromesso, non certo Bersani e men che meno si trattò di capricci in proprio dell’uomo del Colle che infatti ha trovato modo dire che la scelta del professore fu tema di approfondite consultazioni. Consultazioni con chi, con i corazzieri?  Ieri ho provato a dare una risposta ipotetica, ma concreta: con il sistema di potere che fa riferimento alla Merkel e ai potentati finanziari di cui Monti era un figlioccio, con il benestare degli Usa. Una tesi tutt’altro che azzardata viste le prese di posizione della cancelliera nell’autunno scorso ( vedi  quiqui ).

Che da allora l’Italia sia entrata in uno stato coloniale nel quale una politica di miserabile cabotaggio ha come unico scopo e senso quello di “stare ai patti” europei lasciandosi come spazio di libertà solo la difesa accanita delle proprie rendite e quelle della classe dirigente, non può sfuggire a nessuno. Ma come si vede dalle domande che non ci si pone di fronte al caso Napolitano, ci troviamo di fronte a un caso di evidenza inconfessabile, sulla quale viene steso un tappeto di europeismo peloso e convenzionale che purtroppo anche gran parte della sinistra residuale ha fatto proprio per interessi di bottega delle piccole elites rimaste quando non di riformisti occasionali che aspettano un passaggio per Strasburgo, prendendo a noleggio Tsipras.

L’evidenza inconfessabile da noi, è peraltro esplicita in Germania: la cancelliera tedesca dopo aver messo a punto il governo della grosse koaliton con i socialdemocratici , ha chiaramente snudato la spada di Brenno nel dicembre scorso, sostenendo “Prima o poi, senza la necessaria coesione, l’Euro esploderà”. Il clangore della lama sul piatto della bilancia si è sentita fino in Australia, ma non da noi, dove l’astuta formulazione è stata spacciata  da pusher mediatici per il germe di un’Europa più solidale o  “tagliata” con il miraggio di fantomatici aiuti e piani Marshall.  In realtà la coesione della Merkel non stava certo ad indicare un sistema di trasferimenti finanziari che implicherebbero, secondo calcoli specifici, passaggi dalla Germania verso la periferia tra i 220 e i 232 miliardi all’anno, una cifra sotto il cui peso l’economia tedesca crollerebbe e che dimostra efficacemente come pensare di uscire dall’austerità mantenendo l’euro, sia solo un non senso, giusto la preghierina della sera. Peccato che non sia la testata di un quotidiano.

In realtà mentre la Corte Costituzionale di Karlsruhe tiene a bada le idee piuttosto vaghe di federalismo europeo dichiarando che la Ue è un’organizzazione internazionale il cui ordinamento è derivato dagli stati che mantengono la padronanza dei trattati, la Merkel, come ha sostenuto nel contesto della frase sull’euro riportata, pensa a contratti vincolanti fra Berlino e singoli Paesi del Sud Europa, modulati inizialmente attraverso il Fiscal compact e il Mes, atti a far sì che gli stati della periferia sopportino i costi di adeguamento necessari alla sopravvivenza dell’euro, mentre la Germania sarà l’unica a trarne profitto. Recentemente gli economisti Laurent Faibis e Olivier Passet hanno pubblicato su Les Échos un saggio in cui spiegano perché l’euro può giovare solo a un Paese stabilitosi al vertice del processo industriale e perché, invece di mettere la moneta unica al servizio dell’economia, è l’economia ad essere sacrificata in nome dell’euro.

Insomma il progetto Merkel, imperniato sulla moneta unica, non ha niente a che vedere con l’Europa diversa che ci si aspetta, si vagheggia, si prega, anzi ha piuttosto a che vedere con la creazione di un organismo parallelo e antitetico alla Ue che veda la Germania al centro di una rete di trattati di ferro di carattere sia economico, sia politico -sociale. Le recenti dispute in Grecia in seno alla troika, ma anche questa vicenda italiana intorno al Quirinale e ai suoi evidenti suggeritori, dimostrano che si sta andando proprio in questa direzione. Forse sarebbe il caso di comprarci una bussola, invece di chiedere indicazioni per strada.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: