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Il subcommissario Rex all’Unità

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Mi è successo più di una volta che, interrogata da un pubblico ufficiale sulla mia professione, alla risposta “giornalista”, quello incalzante mi chiedesse “e l’edicola dove ce l’ha?”. Non ho mai sentito grande spirito di appartenenza alla corporazione, dal cui ordine professionale mi sono cancellata da tempo. Allora non mi sono offesa, oggi probabilmente sarei lusingata.

Così,  premesso che, come ormai è obbligatorio fare, tramite dichiarazione di principio, ogni volta che ci si esprime, non amo la violenza berciante degli spintoni e delle gomitate, ammetto che se non mi piacciono le forche, ci sono però alcune cricche che sottoporrei volentieri alla forche caudine, a una vergognosa  gogna, mica  quella mediatica, a una umiliante berlina.

Eh si, santo cielo, sfido chiunque a non desiderare pubblico ludibrio per i giornalisti italiani, dopo aver sentito alcuni rappresentati della stampa d’opinione insorgere per le barbariche sopraffazioni, per i brutali attacchi condotti ieri a Palermo, contro alcuni colleghi e di conseguenza contro la libertà d’espressione, l’informazione, i diritti dei cittadini a conoscere la verità, la democrazia. Non  a caso le corporazioni funzionano così. Ed infatti si sono sentiti colpiti, e quindi ugualmente vittime del dovere, quelli della Trilateral, gli opinionisti della “Stampubblica”, il mostro nato con la benedizione dello Stato per garantire una autorevole velina al regime e un quotidiano al prezzo di due al servizio del partito e dell’opinione unica, quelli del Corriere, ridotto all’ombra della Gazzetta dello Sport, che hanno subito senza fiatare sanguinose ristrutturazioni, tutti quelli cioè, che da anni lavorano – e questa sarebbe una novità – alla inesauribile fabbrica del falso, per drogarci a comando di illusioni e rassicurazioni, di bugie e mistificazioni, di minacce e timori, come comandano i padroni, tutti: editori impuri, inserzionisti, suggeritori della politica che somministrano agli amici echi dagli arcana imperii in modo da consolidare le carriere dei loro protetti, aziende che fanno foraggiano sfrontate marchette, governi che alimentano il mercato degli aiuti alla libera editoria.

A colmare la misura stamattina a interpretare il biasimo generale per le intemperanze degli antipatici simpatizzanti 5Stelle,  passati da popolino scostumato a  plebaglia bestiale, c’era il  neo condirettore dell’Unità, in provvisoria sostituzione della diversamente Maria Teresa Meli, la Fusani, che solitamente riveste l’ambizioso e prestigioso ruolo di “porte parole” del premier. E proprio l’uomo più dinamico del parlamento: è uno spettacolo la sua biografia su Wikipedia,  con quella sua indole alle folgoranti conversioni, in modo da non perdersi mai un passaggio sul carro dei vincitori, spesso annunciati con orgoglio, in modo da poter accumulare incarichi anche solo onorifici da esibire con fierezza, perfino quello di Subcommissario, si, proprio così, una specie di sub comandante Marcos, del Pd in un Municipio di Roma, insomma quell’Andrea Romano, ha somministrato agli incauti telespettatori una lectio magistralis sul termine “regime” incautamente associato alla stampa.

La sua diagnosi da “storico” è che l’assoggettamento al governo, il culto della personalità  di un ducetto imposto dall’impero, la fedeltà indiscussa a una ideologia, la soggezione al padronato, la liberazione di un’indole alla rimozione sconcia, al silenzio colpevole, che perfino le statistiche internazionali attribuiscono ai media italiani sarebbero una perversa montatura, un complotto disfattista ai danni non solo della “maggioranza”, del Si che deve garantirla, ma anche della Verità. Quella “loro”, quella della deformazione dei fatti, quella comodamente dimenticata, quella del belletto passato sui dati e sui numeri, quella sull’elusione di responsabilità e doveri, quella della paura e dell’intimidazione come quella della distrazione con futili motivi.

Per suffragare l’immagine epica di guerrieri in prima fila nella battaglia per l’informazione, tutti hanno ricordato i giornalisti morti ammazzati, per quella infame abitudine di nascondere dietro a qualche eroe, a qualche martire, a qualcuno che ha preso sul serio il suo lavoro, un esercito codardo e dimissionario da compiti e doveri imposti da una delle professioni più vecchie del mondo, che, come l’altra, ma con minori meriti, è finita a puttane.

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8 responses to “Il subcommissario Rex all’Unità

  • Anonimo

    I fascismi nascono proprio così: con la gente che giustifica o accetta o semplicemente ignora gli attacchi fisici alla stampa.

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  • Il subcommissario Rex all’Unità | NUOVA RESISTENZA antifa'

    […] Sorgente: Il subcommissario Rex all’Unità | Il simplicissimus […]

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  • Angelo Kinder

    Certe volte è frustrante, abietto, dover assistere a peana elevati alla maggioranza di Governo (qualsivoglia sia) da parte dei maggiori TG nazionali e dei più potenti organi di stampa (‘La CorRepubblika della Stampa’) e fiele puro gettato su una forza politica che ha la colpa gravissima di cercare di governare la Capitale che era roba loro, di balbettare nel forgiare una classe di amministratori che non si costruisce dall’oggi al domani, perché in Italia, oltre alla iattura di avere degli incompetenti sesquipedali in certi ruoli di vertice, dobbiamo pure pagare la mora di avere un ceto dirigenziale tra i più disonesti, malversatori e pappalucchi al mondo – ce la giochiamo coi Paesi del Sahel e con la Corea del Sud, qualcuno dica a Cantone & Cantoncino-Corradino che sembrano usciti da una favola panglossiana – (e purtroppo le due iatture non si elidono, come in altri posti, ma qui, nel ‘Balpaese'[= Nazione che si sorregge sulle menzogne], ahimè, si sommano).
    Abbiamo il Presidente (?) del principale Servizio (??) Pubblico (???) che è stato nominato non si sa da chi, né da cosa, Presidente della Trilateral Italia, e non si batte ciglio. Stanno affilando le armi in vista del ‘referenzum’, ovviamente. Giocheranno sporco, come sono abituati da decenni a fare. Siamo arrivati alla aberrazione totale (con lo scredito che ne deriva) dei numeri sparati ‘ad mentula canis’ dell’ISTAT (=Idiozie Seriali x Turlupinare Allocchi Taroccando) che ci fa sapere dopo due anni e mezzo che la csdtt “Ripresa” (il famigerato Totem, al modo di come lo considerava Lévi-Strauss) non è arrivata nel 2015, bensì un anno prima, guarda caso quando si è insediato l’attuale illegittimo Governo, proprio in Febbraio, guarda tu che combinazione (appunto: che “combinazione”…). Lo stesso ISTAT che prima piange una perdita pazzesca di export nel secondo trimestre del ’16 e poi la corregge con numeri senza tabelle di riferimento. Lo stesso ISTAT che segnala in una noticina da clausoletta microscopica degna di un contratto astruso rifilato da qualche piazzista di assicurazioni ‘à la carte’ (ripresa dagli organi di disinformatsija di cui sopra, riuscendo nell’impresa di ridurne ulteriormente le dimensioni a pochi teramicromillimetri…) che la vendita al dettaglio nel mese di Luglio è diminuita dello 0,3% (non accadeva dai tempi delle oche in Campidoglio: tu chiamala, se vuoi, “Ripresa”…). Insomma potremmo continuare per esempi millanta e millanta che tutta notte canta. Voglio dire solo che non sono soltanto degli arruffoni mentecatti che cascano al primo fact checking incrociato, ma hanno in serbo qualcosa di più forte in vista del referendum. E quello io temo.

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  • tentare, nuoce

    Dal me ch’è un me d’un labronico in fuga, la garanzia che Livorno ne partorisce anche di molto peggio

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  • Anonimo

    “un complotto disfattista ai danni non solo della “maggioranza”, del Si che deve garantirla, ma anche della Verità. ”

    orwellianamente si potrebbe iniziare a dire che la mistificazione e disinformazione sono Verità… siamo presi proprio bene.

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