Povera Europa, mai così caduta in basso, mai così preda della profonda ipocrisia in cui vive e che si è rivelata nella sua pienezza il 9 maggio, quando a Mosca si è festeggiato il giorno della Vittoria sulla Germania nazista che dovrebbe anche segnare la rinascita dei vari Paesi del continente. Al contrario il cancelliere Merz, ha bacchettato il leader slovacco Fico per aver partecipato alle cerimonie che si sono svolte a Mosca per celebrare la ricorrenza, invece di fare da chierichetto alla triste Giornata d’Europa che vorrebbe ricordare il medesimo evento, ma senza alcun titolo per farlo. Maria Zakharova ha gelato il bancario berlinese che è ormai disprezzato nel suo stesso Paese, dicendo che senza la vittoria sovietica non ci sarebbe stato alcuna Europa e ha perfettamente ragione. Ma avrebbe potuto affondare il coltello molto più a fondo perché in effetti scaricare sulla sola Germania nazista la responsabilità della guerra all’Urss è storicamente un non senso: a quell’ennesimo tentativo di conquistare la Russia parteciparono infatti oltre all’Italia fascista, anche Romania, Bulgaria, Finlandia, Slovacchia e Croazia con le loro truppe regolari, mentre contingenti confluiti in reparti autonomi o inquadrati nelle Waffen SS anche Francia, Olanda, Belgio, Danimarca, Norvegia e Spagna.
Spesso abbiamo la tendenza, peraltro asseverata da una narrazione degli eventi priva di qualsiasi consistenza, non solo a enfatizzare l’apporto inglese e statunitense che tuttavia fu secondario rispetto al fronte russo e che, come al solito, visse soprattutto di vittime civili, ma anche a sovrapporre le formazioni che si opponevano al nazismo con la Resistenza italiana che ebbe invece tutta un’altra dimensione e natura: altrove si trattava di gruppi piccoli e per giunta intesi soprattutto a combattere l’occupante, ma senza alcuna altra istanza. Tanto per dirne una, furono molti di più i norvegesi e gli olandesi che si arruolarono nelle Waffen SS che quelli che partecipavano ai gruppi di resistenza che infatti non ebbero alcun ruolo bellico e spesso nemmeno politico. Ma intanto il timore di poter allargare l’area di influenza dei fascismi, ha sempre premiato le favole e impedito di fare davvero i conti con la storia. Ed è così che adesso ci ritroviamo con una Ue gestita da folli che ancora e di nuovo vogliono andare in guerra con la Russia, non ne vogliono riconoscere il ruolo e tornano alle demonizzazioni del passato.
Questo fa il paio con la vicenda in Ucraina, una regione che è stata l’epicentro della guerra contro la Russia, sia dopo la prima guerra mondiale, che durante la seconda e lo è ancora oggi: tutte le volte che gli europei e i loro padroni americani hanno tentato di metterci mano è stato un disastro. al momento dello scioglimento dell’Urss, l’economia ucraina era tecnologicamente avanza e molto diversificata, grande quanto quella Germania e il Paese contava 52 milioni di abitanti. Ora la sue economia è addirittura più piccola di quella della Moldavia che è la nazione più povera del continente, la sua popolazione è più che dimezzata attestandosi sui 22 – 23 milioni di abitanti – come rileva anche il ministero per le politiche sociali di Kiev- e ha il più alto tasso di mortalità e il più basso indice di natalità del mondo intero. È in poche parole un Paese devastato, ostaggio sacrificale della follia occidentale che oggi se ne serve per condurre una guerra alla Russia, esaltando per giunta il collaborazionismo dei banderisti e dei movimenti di ispirazione nazista che sono il collante un Paese di fatto distrutto e la cui demolizione è cominciata ben prima dell’operazione speciale. La storia si ripete come farsa.
Questo è stato sottolineato da Putin nel discorso per l’81° anniversario della Vittoria: “Ricorderemo per sempre l’impresa del popolo sovietico: furono loro a restituire sovranità a quegli Stati che capitolarono alla Germania nazista e divennero complici sottomessi dei suoi crimini”. La complicità degli europei viene smascherata, il retropensiero di un’oligarchia dominante non tanto dissimile da quella di un secolo fa, si materializza oltre le mille ipocrisie che la nascondono. E alle quali molti fingono di credere. E niente, in effetti, potrebbe suscitare meno sorpresa che la svolta autoritaria dell’Ue proprio mentre si rivolge alla guerra come sua raison d’etre.


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