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Russofobia alla puttanesca

nato-basi-russia“Probabilmente russi”… la grande stampa, quella che verifica le notizie, quella che è scesa in battaglia contro la post verità del web, ci fornisce questo delizioso quadretto degli instancabili novellieri di Repubblica che cercano  di vendere fumo sulla misteriosa intrusione nei server dell’Aeronautica militare avvenuta più di sei mesi fa per carpire i segreti dell’F35 . Probabilmente gli stessi che si sono introdotti nei computer del nostrano ministero della difesa, due anni fa, che hanno sbugiardato la Clinton in favore di Trump, che hanno reso noti i nomi degli atleti occidentali dopati alle Olimpiadi di Rio. Non c’è dubbio che non possano essere che un gruppo di cattivissimi hacker russi decisi a rendere la vita difficile all’occidente.

Naturalmente si tratta solo di un teorema, anzi di un delirio senza alcuna pezza d’appoggio tanto che lo stesso giornale è costretto a rivelare la nullità delle proprie supposizioni scrivendo che da mesi i massimi esperti stanno cercando di capire cosa sia davvero successo, anche se lo fa dopo aver lanciato la tesi russa, ben sapendo che la maggior parte dei lettori si ferma al primo capoverso. Per giunta il teorema oltre ad essere banalmente steso a tappetino sul conformismo americano della fazione obamiana, è tutto innestato nei vaneggiamenti collettivi del renzismo e non può nascondere il non senso e la cialtroneria di fondo per tre semplici motivi: Putin non è certo così stupido da affidare al medesimo gruppo azioni così diverse, l’aeronautica militare non dispone affatto dei segreti sensibili dell’ F 35, nemmeno di quello più importante cioè che  non si tratta affatto dell’areo più avanzato al mondo, ma di una ciofeca dai costi stratosferici su cui gli stessi comandi Usa hanno fortissimi dubbi e i cui compratori si stanno via via ritirando. Quindi è del tutto inutile andare a cercare cose dove non ci sono, tanto che proprio questa esclusione dell’Italia dalle tecnologie di punta (benché abbia speso 3 miliardi per partecipare al disgraziato progetto) è stato uno degli argomenti di chi si opponeva all’acquisto insensato di questi caccia.

Però oltre ai suggerimenti che arrivano da Washington, o meglio da una parte dei suoi servizi, c’è da chiedersi come mai questa storia di presunto spionaggio, peraltro inverificabile e attribuita tout court ai russi, salti fuori soltanto adesso, tanto più che l’attacco informatico sarebbe stato respinto e ci sarebbe tutto l’interesse a non scoprire le carte per meglio difendere gli ineffabili segreti. Ma si  tratta di una domanda retorica, la risposta è evidente: bisognava in qualche modo creare un contraltare e un elemento di distrazione dopo il caso Occhionero, quello dei fratelli masso americani, che hanno spiato per anni 19 mila, tra politici, imprenditori, ricercatori, alti funzionari italiani e i cui referenti  informatici sono tutti nel cuore degli Usa, rendendo impossibile una pista alternativa anche se chiamarli Oci ciornie sarebbe una tentazione per Repubblica. Non c’è bisogno di Wikileaks che ieri lo ha detto apertamente per capire che si tratta “probabilmente della Cia” e/o di altri servizi tanto più che il modus operandi, ovvero lo spionaggio a tappeto, è proprio quello dell’intelligence americana che nelle sue colonie agisce su più fronti, dallo spionaggio industriale al condizionamento della politica e degli affari.

E’ difficile trovarsi di fronte a un caso così tipico di narrazione sospetta prodotta dalla “corporazione della verità” per compensare realtà evidenti. Un parte dell’oligarchia liberista crede ormai che solo la guerra o uno stato di continua belligeranza può allontanare o ammansire la reazione delle masse impoverite e sempre più private di di diritti e per questo deve procedere alla costruzione di un nemico, meglio ancora se esso è quello tradizionale, entra meglio nelle teste. Per questo nell’italietta ridotta a sotto colonia, lo zoccolo di potere è portato ad imitare ciò che sta avvenendo in Usa: oh si anche noi abbiamo gli spioni “probabilmente russi” . Purtroppo abbiamo anche improbabili giornali.

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Lectura dantis del potere: Ricordati di me che son il Pisapia

210857219-b1bf9abe-4717-44e6-bcf8-91e0e58bb1c0In anni che sembrano ormai lontani, quando il sindaco di Firenze, battezzato da Blair e da J.P. Morgan si arrampicava verso Roma, spendeva e spandeva in cene, viaggi, in assurdi tentativi di rintracciare la Battaglia di Anghiari oltre che nello scasso speculativo della città e del contado, dissi nella incredulità di alcuni amici piddini che Renzi avrebbe distrutto il partito. E infatti ora è accaduto. Tanto accaduto che il partitone di Repubblica cerca di prevenire possibili uscite ostili a sinistra dal partito, rispolverando il crossdresser politico Pisapia, con infatuazione renziana incorporata,  come possibile leader di un sedicente Campo progressista che faccia tornare al voto “istituzionale” quel terzo abbondante di elettori dem passati al No, per poi allearsi grottescamente al Pd di Renzi che anche nel momento della sconfitta rivendica il Job act, la buona scuola, le spese militari, le trivelle, il massacro delle pensioni. Insomma una sorta di Sel 2 che ripercorra sotto forma di farsa la storia già triste della dissoluzione della sinistra in Italia.

Non viene lasciato nulla di intentato pur di evitare che il potere possa passare in mani non fidate, non disponibili a qualunque massacro sociale, svendita del Paese, umiliazione del lavoro, rifiuto di un bellicismo servile nei confronti della Nato o che pensi di mettere bocca nelle decisioni di Bruxelles sulle vicende italiane. Già in questi giorni viviamo il dramma di Mattarella che aveva firmato un contratto da comparsa e che ora si trova a recitare la parte principale, tirato per la giacchetta da Napolitano e dai potentati della Ue  in via diretta. Del resto si tratta di operazioni elitarie che sembrano facili in un contesto di politica azzerata dove i parlamentari sono semplici pedine il cui unico pensiero è mantenere il posto sulla scacchiera, i partiti delle scatole vuote disposte a a consegnarsi al primo leader che passa, mentre qualsiasi verità può venire assemblata a piacere: peccato che il referendum abbia sancito un profondo distacco, un abisso tra Paese reale e ceto dirigente nonostante  uno tsunami mediatico di appoggio al Sì, milioni di soldi pubblici spesi illegalmente dalla propaganda renziana e a quanto sembra anche frequenti tentativi di ricatto aziendale sul voto: questi giochetti hanno palesato i loro limiti, prima che la loro infamia, anzi sono in totale contrapposizione col risultato del referendum e lo spirito dal quale è nata la vittoria senza appello del No. Che è anche e finalmente la confutazione del meno peggio, di quello naturalmente fabbricato ad arte dai media e che si rivela infallibilmente essere il peggio in assoluto.

Quindi, sebbene si stia lavorando giorno e notte, non sarà facile trovare il bandolo, l’ennesimo personaggio di palazzo per sostituire Renzi e neanche salvare il Pd srl, con le manovrine alla Pisapia o chi per lui per imbastire l’ennesima falsa sinistra. Intanto perché siamo già entrati in una fase nuova e in gran parte inesplorata e poi perché nei prossimi mesi tutti i nodi lasciati intatti da Renzi e dal suo premierato su twitter verranno al pettine a cominciare dalla questione bancaria che per essere affrontata ha bisogno di una ventina di miliardi che non ci sono e in presenza di una legge di stabilità che già contiene sforamenti su cui Bruxelles mugugna e chiede conto. L’unica strada è chiedere un prestito al Mes, l’istituto di strozzinaggio  politico il quale per intervenire chiederà garanzie all’altezza della sua sinistra fama e consistenti in un programma di tagli alla greca o forse ancora peggiori, controllati dalla troika. Probabilmente Renzi pensa che standosene nascosto dentro la segreteria del Pd, mentre il suo successore che si narra potrebbe essere Grasso, sodale di Mattarella  subisce tutti i contraccolpi,  spera di scampare agli effetti nefandi del proprio stesso governo e magari tornare alla ribalta come salvatore della patria, anche questa volta contando frottole, ma sempre nella parte di utile burattino dell’ordo liberismo. Chissà magari fondando un proprio partito se il Pd risulyerà irrecuperabile.

Ma prima bisogna passare per le elezioni ed evitare anche grazie ad operazioni Pisapia che l’area piddina perda troppo, diventi insicuro come ufficio di collocamento parlamentare e dia origine a qualche fuoriuscita reale non costruita e controllata dai padroni del vapore. Poi verrà calerà la mannaia, anche se a Bruxelles fremono per il ritardo con cui si deve procedere al massacro finale, questi italiani mai puntuali, nemmeno quando devono essere scannati. L’unico modo per sfuggire a questa sorte è sottrarre potere proprio agli ambienti di soccorso finanziario che hanno permesso il degrado dell’economia e della democrazia e che si appoggiano non solo sul raggiro degli 0 virgola qualcosa, sui numeri manipolati, sulla proprietà dei mezzi di comunicazione, ma anche sulla straordinaria ambiguità e falsità delle innumerevoli forme di centro sinistra che fanno sa specchietto per le allodole. Abbiamo salvato la Costituzione e ad essa dobbiamo riferirci per dire No  a queste operazioni di bottega, a questi prodotti adulterati che tendono a renderla marginale ea relegarla in fondo al cassetto. Ma bisogna dire di No adesso, prima che le logiche messe in moto si scatenino e portino ad esiti drammatici, costruire un’alternativa vera. lasciando marcire quella falsa.


Per l’Istat siamo felici: la nuova vergogna del Si

9cb31a6d-e6f4-4d85-b4af-47eda69673f2_largeIl referendum costituzionale, più ancora di altre occasioni, ha spalancato il vaso di Pandora di un Paese eticamente devastato, economicamente umiliato, privo di spina dorsale, nel quale alla continua vergogna istituzionale che di certo non giunge inaspettata dalla gang di Guappo Renzi, la quale ha approntato persino una elettorale scheda truffaldina, si aggiunge quella ignobile dei clientes del regime di ogni tipo, dagli speculatori  del farmaco, ai trafficanti di rifiuti fino ai talentucoli e figli di papà che campano di televisione e di spot, che hanno bisogno bisogno di piegare una testa che spesso è solo un’ipotesi di lavoro.

Sappiamo che una grande quantità di soldi pubblici, sono stati spesi per far sapere agli italiani all’estero che bisogna votare Sì, secondo un tipico metodo da lettera di Berlusconi, per non parlare dei due milioni di euro, sempre di tutti, spesi per uno spot del Sì spacciato per comunicazione sociale; Repubblica ci informa che dicendo sissignore si curerà meglio il cancro riprendendo un argomento del Cavaliere; il lugubre Del Rio, ignaro di ogni elementare correttezza ha invitato i sindaci a mobilitarsi per il sì; la Boschi invita fare stalking per far passare il massacro costituzionale; De Luca, lo squallido vigilante di Salerno, che dice di fregarsene della costituzione mentre a Ercolano il Pd ha avuto la faccia di appropriarsi dell’immagine di Falcone per propagandare il proprio prefascismo da debosciati. Ma questo è ancora niente perché persino l’Istat ha gettato la maschera e si è rivelato per quello che è: un organismo di governo che fa carte false pur di asserire le verità del padrone di turno. Certo gli standard internazionali con la loro visione politica tutta amerikana, lo aiutano molto a metter un velo di piombo sulla realtà senza dover fare esame di coscienza, ma ancora non basta e perciò tira fuori ad orologeria un’indagine che attesta la ritrovata felicità degli italiani, un puro ballon d’essai con il solito scopo di aizzare i titoli dei media di regime a corto di buone notizie da far bruciare nella caldaia del Si.

Non c’è che dire precari sempre più precari, disoccupati con sempre meno speranze, pensionati e pensionandi sempre più derubati, operai licenziati e riassunti con salario inferiore, hanno improvvisamente scoperto di essere più soddisfatti delle loro condizioni di vita e hanno persino una migliore percezione della situazione economica. Dico subito che questo tipo di sondaggi su campioni la cui effettiva correttezza rimane segreta e sconosciuta, oltre ad essere infinitamente manipolabili non hanno alcun  senso e soprattutto non hanno alcuna validità scientifica, né possono essere ascritti a qualche disciplina che abbisogna di rigore. Concetti vaghi e indefiniti come quella di “soddisfazione per la propria vita” o di “percezione” lasciati alla libera interpretazione sia dell’intervistato che dell’intervistatore, dunque inutili e per giunta congegnati in maniera (la divisione in vari capitoli , famiglia, amicizia, lavoro, tempo libero, socialità e via dicendo la cui incidenza relativa, del tutto “politica” determina il risultato finale) da poter tirare fuori dal cilindro qualsiasi coniglio, sono puri strumenti di falsificazione e di narrazione opportunista. Si tratta di nient’altro che concrezioni dell’antropologia liberista, condite di un po’ di matematica per far sembrare credibili al profano le favole del potere.

Si può capire che le statistiche sull’occupazione – tanto per fare un esempio – siano falsate in ingresso basandosi su una concezione ideologica della società e considerando come occupato un disoccupato che ha svolto un’ora di lavoro in una settimana, ma questi sciocchi giochini della felicità e della fiducia sono manipolati anche in uscita a seconda delle necessità e delle urgenze che vengono dal governo da cui del resto l’Istat dipende. Il che significa che da esso dipendono posizioni, stipendi, assunzioni e quindi sono costretti a seguire quello che impone l’asino di Palazzo Chigi e a mettere insieme numeri da circo, acrobazie in punta di canna, ma di quelle pesanti .  Del resto Winston Churchill che di potere e dei suoi intrighi se ne intendeva parecchio diceva che ” sole statistiche di cui ci si può fidare sono quelle che abbiamo falsificato”.


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