La versione ufficiale del precipitoso ritiro dell’operazione Freedom che si proponeva di liberare Hormuz è che essa è stata osteggiata fin dall’inizio dall’Arabia Saudita che era giunta a negare il proprio spazio aereo agli aerei Usa e per giunta trovava opposizione anche in altri Stati del Golfo, avvisati solo quando il piano era già in atto. Ma qualcosa non funziona in questa narrazione: quale era in sostanza questo piano che si proponeva di aprire lo stretto scortando le petroliere e i cargo? Possibile che gli americani pensassero di poterlo fare sfidando la reazione dell’Iran? Infatti adesso sembra che in realtà ci sia stata una battaglia aeronavale in cui le forze Usa hanno tentato di colpire le postazioni costiere iraniane e i Mas di Teheran per far passare le proprie unità militari. Ma non ci sono riuscite: gli iraniani dicono di aver danneggiato quattro unità a stelle strisce, che si sono poi allontanate e di aver costretto altre due a ripararsi presso l’isola di Abu Musa finendo poi per incagliarsi. I combattimenti sono durati ore e la marina americana ne è uscita sconfitta. Questa almeno è la versione data da da Mehdi Mohammadi, consigliere del presidente del Parlamento iraniano.
Non possiamo sapere se questi dati siano esatti o esagerati, ma di certo le varie versioni del progetto Freedom che si sono susseguite in poche ore trasformandosi da tentativo militare di forzatura dello stretto di Hormuz a semplice e vacuo coordinamento per le rotte, sono talmente prive di senso da far pensare che effettivamente ci sia stata un tentativo di forzatura di Hormuz che si è risolto in un ennesimo smacco. Ovviamente non abbiamo fonti occidentali che sulle sconfitte tacciono sempre in maniera assordante e che quando non possono negare gli abbattimenti di aerei o l’allontanamento delle navi ricorrono alle solite scuse del fuoco amico oppure di incredibili incendi delle lavanderie, delle toilette o di chissà che altro. La fantasia non manca di certo e chi ha un po’ di anni sulle spalle ricorda come persino l’offensiva del Têt in Vietnam fu fatta passare come una importante vittoria delle forze americane, mentre era stata una cocente sconfitta inflitta loro dalle forse regolari del Nord Vietnam. Ero ancora sui banchi di scuola, ma lo ricordo bene, anche grazie a una fotografia famosa, quella del Vietcong in procinto di essere ucciso da un ufficiale sud vietnamita con un colpo alla tempia. Però poche settimane dopo il presidente Johnson decise di ritirarsi dalla vita politica e di dare inizio a colloqui di pace che furono poi portati a termine dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense Henry Kissinger, durante la successiva amministrazione di Richard Nixon.
il fatto è che allora il Vietnam brulicava di corrispondenti di quasi tutti i giornali occidentali, che allora erano giornali e non bollettini di propaganda, quindi era impossibile far finta di niente di rimanere in silenzio o di fornire una narrazione coordinata con il ciclostile del potere. Adesso invece tutto accade senza che ci siano occhi a vederlo e negare a tutti i costi qualsiasi capacità degli avversari è un imperativi non soltanto per ragioni militari e di prestigio, ma, in questo caso, anche per questioni economiche: l’annuncio di un fallimento di project Freedom in maniera così catastrofica avrebbe provocato panico e fatto rialzare i futures, mandando all’aria le possibilità di Trump di sottrarsi all’aura di sconfitta che ormai lo assedia. In realtà è proprio questo che ossessiona la Casa Bianca: essere sottoposta a una pressione planetaria e anche interna per chiudere il capitolo Iran, ben sapendo che così gli Usa perderanno il Medio Oriente. L’Iran dal canto suo sta cercando contatti diplomatici con Arabia Saudita, Qatar e Kuwait per ripristinare l’esportazione delle materi prime energetiche nel mondo e se un accordo in tal senso venisse raggiunto, l’influenza statunitense nella regione verrebbe cancellata. Di certo Israele si vendicherebbe e di certo in modi che trascinerebbero The Donald nel fango. Trump insomma non ha vere carte in mano e gli scacchi militari potrebbero far precipitare la situazione che per ora rimane in bilico: ora sembra che abbia perduto anche a battaglia navale, ma deve tenere tutto nascosto.


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