Dall’incontro fra Trump e Xi non sembra essere emerso nulla di importante riguardo alla guerra all’Iran, che era invece divenuta il tema dominante del vertice di Pechino. Già questo la dice lunga sulla sostanziale sconfitta americana che non è soltanto militare, ma strategica: la Casa Bianca sperava che proprio la Cina potesse essere il punto di svolta, convincendo Teheran a ripensare alcuni punti della propria piattaforma per la pace, permettendo a Trump di cantare vittoria o per meglio dire di dare materiale alla macchina narrativa occidentale di costruire un ennesimo mito bugiardo. Ma i cinesi non ci pensano nemmeno ad accontentare il tycoon di Washington per alcuni motivi ben chiari. Il primo e anche il più ovvio è che Pechino non solo è alleato dell’Iran, ma punta su questo Paese come uno dei nodi della Via della Seta oltre che dell’alleanza asiatica e interpreta questa aggressione anche come un tentativo di danneggiare gli interessi cinesi.
La seconda ragione è che gli Stati Uniti sono stati sconfitti sul piano militare dimostrando la loro estrema difficoltà nel proteggere i Paesi del Golfo che era invece la premessa essenziale sulla quale si basava la loro manipolazione in Medio Oriente. Inoltre ha agito in maniera talmente subordinata ad Israele che ora la loro parola, le loro promesse non valgono un soldo bucato, visto che il governo criminale di Netanyahu è in grado di influenzare in maniera decisiva Washington, sia ricattando direttamente The Donald, sia facendo leva sulle lobby sioniste che controllano una considerevole fetta del Congresso. Questo è quello che succede quando si agisce con stupidità. Lo stesso Brzezinski, ovvero il principale ispiratore della strategia che gli Usa hanno seguito negli ultimi 40 anni, aveva messo in guardia contro questa situazione: “noi americani non dovremmo seguire Israele in una guerra contro l’Iran come un mulo imbecille”. E, invece è accaduto proprio questo.
Ma il terzo motivo è quello più importante: l’aggressione all’Iran e i modi con cui è stata portata avanti, si sta ritorcendo a catena contro tutti gli interessi geostrategici americani e ha essenzialmente dato all’Iran l’opportunità di farsi avanti, di mostrare i muscoli e far vedere di avere un controllo pressoché permanente sullo Stretto di Hormuz e sulle enormi risorse, non soltanto energetiche, che vi transitano. Tale situazione, inoltre, ha danneggiato molto più i Paesi occidentali di quanto non abbia colpito la Cina e l’Asia in genere. Pechino ha una riserva strategica importante, ha diversificato le proprie fonti di approvvigionamento, ha immense quantità di carbone, produce oltre la metà delle energie rinnovabili sul pianeta, ha persino la possibilità di rifornirsi di petrolio dall’Iran via terra , quindi deve preoccuparsi molto meno degli americani e di tutti i loro alleati, compresi quelli vicini come il Giappone e la Corea del Sud che stanno già facendo i loro conti su cosa voglia dire essere “difesi” dagli Usa in cambio dell’appoggio alle avventure imperiali.
Come se questo non bastasse, della situazione ha approfittato anche il maggior alleato della Cina, ovvero la Russia che sta vendendo petrolio a prezzi molto più alti e che sta vincendo la sua battaglia per le petroliere ombra che nessuno si sogna più di fermare. L’asse della resistenza ne esce enormemente rafforzato. In realtà il tentativo Usa di gestire in qualche modo il caos energetico per potersi di nuovo presentare come i tutori delle sorti planetarie, ha finito proprio per dimostrare il contrario, ovvero che Stati Uniti non sono in grado di farlo, hanno leadership di una straordinaria mediocrità e che il loro enfatico arsenale bellico è un golia dai piedi di argilla. Inoltre economie produttive con una forte presenza del pubblico, stanno dimostrando di essere molto meglio attrezzate per affrontare le crisi.
Così Trump che si è portato dietro tutti i tycoon dell’informatica, ovvero proprio i tizi che in qualche modo, costituiscono il nerbo della politica anticinese, nel giro di un mese ha visto ribaltarsi tutti i suoi piani e il sonno della ragione in cui è sprofondata l’America si è tramutato in incubo. È stato il mese in cui il mondo è cambiato. Pechino non ha alcun interesse a togliere le castagne dal fuoco a tutto vantaggio di Washington: aspetterà che Trump passi lungo il fiume. Naturalmente tutt’altro che vivo.


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